Un episodio di fine secolo

di Remo Bodei
«atque», 1, 1990, pp. 91-106

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I.

  1. Vorrei mostrare come, negli ultimi decenni dell’Ottocento, nasca un nuovo paradigma: quello di un io costitutivamente multiplo e scisso, che consegue una relativa unità grazie a un sistema egemoni co di alleanze e di tensioni tra gli elementi che lo compongono. Poiché, inoltre, non avrò modo di soffermarmi analiticamente su un arco di problemi dotati di un’intrinseca e ineludibile complessità, suggerisco di prendere in considerazione la mappa generale dei per corsi di ricerca che conducono a un simile paradigma e di indicare alcune direttrici della sua diffusione. 

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Téchne o épistéme: quale stato della psicoterapia

di Mariano Bianca
«atque», 1, 1990, pp. 73-90

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In questo lavoro mi propongo due obiettivi: 1) formulare alcune considerazioni epistemologiche e 2) presentare alcune riflessioni, di stampo ‘tecnico’, relative – in generale – alla psicoterapia e – in parti colare – agli scopi che intende raggiungere.

Da quanto dirò, risulterà che la psicoterapia si presenta con una duplice natura: quella appunto che comprende la téchne e l’episteme. La psicoterapia, da un lato, si presenta come una vera e propria for ma di tecnica, cioè di terapia; dall’altro, come una pratica che ha una valenza di tipo cognitivo. Continua a leggere ›

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Delirio, scacco gnoseologico, limiti della comprensibilità

di Arnaldo Ballerini e Mario Rossi-Monti
«atque», 1, 1990, pp. 59-72

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Il delirio: una pietra angolare della psicopatologia

Il contributo è incentrato su una rilettura del concetto di delirio di rapporto sensitivo di Ernst Kretschmer . Sembra che questo concetto -per altro cosl fecondo di implicazioni teoriche, cliniche e psicodinamiche -sia andato incontro ad un incomprensibile oblio fino ad essere pressoché scomparso dal panorama della letteratura psichiatrica odierna.

Si tratta di seguire il filo rosso del delirare e del delirio che, sia nei suoi aspetti più strutturati ed esplicitati sia in quelli più sommessi ed evanescenti, rappresenta da sempre il campione esempla re Continua a leggere ›

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I segni della salute

di Carlo Sini
«atque», 1, 1990, pp. 49-58

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Nella Fisica Aristotele osserva che due sono i movimenti che producono il risanamento o la salute. Il primo è la iatreusis in quanto tecnica medica; il secondo è la ugiasis in quanto risanamento che pro duce la ugieia, la salute. Ora, non bisogna credere che la iatreusis sia la vera e propria causa della salute. La salute è una dote naturale, una proprietà che appartiene ai corpi nati da physis. Essa non può essere indotta da cure e tecniche mediche. Ne deriva che l’uomo, in quanto ente naturale, ha il risanamento in se stesso. Il risanamento è un processo spontaneo che le tecniche mediche possono solo favorire o stimolare. La salute è una condizione naturale che ha la sua causa in se stessa. Continua a leggere ›

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Configurazioni e metafore della psicologia e dell’analisi

di Mario Trevi
«atque», 1, 1990, pp. 29-48

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  1. Significati espliciti e significati impliciti di ‘psicoterapia’   

Il termine ”psicoterapia” nasce sul finire del secolo scorso per indicare una pratica medica antichis  sima: la cultura sciamanica risalente probabilmente al paleolitico e la medicina misterica dell’età classica ne sono solo due esempi vigorosi. Nella sobria accezione da vocabolario ‘psicoterapia’ indica qualsiasi cura attuata con mezzi psichici prescindendo radicalmente dall’oggetto della sua applicazione: esso può essere tanto la psiche quanto il corpo. La medicina psicosomatica è soltanto l’esempio più evidente ma anche quello più persuasivo di questa seconda applicazione. Poiché Continua a leggere ›

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Una macchia di inchiostro di Freud. Note sulla conoscenza dell’evento

di Sergio Vitale
«atque», 1, 1990, pp. 13-28

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È possibile che mai niente sia espresso

realmente, che sia reso nel suo anonimo

divenire, nessuno saprà mai esprimere il

vaniloquio dell’istante nascente, perché noi, Continua a leggere ›

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14 n.s./2014
LA PAROLA CHE IMMAGINA

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a cura di Mauro La Forgia e Maria Ilena Marozza

 

INTRODUZIONE/Mauro La Forgia, Maria Ilena Marozza/IMMAGINI E PAROLE. CONTAMINAZIONI PERSUASIVE/Pietro Conte, “Metapherein. Il paradigma metaforico tra parola e immagine”/Graziella Berto, “Immagini di pensiero”/Mauro La Forgia, “Le immagini come prassi dell’eccedenza”/Michele Di Monte, “Metafore vi(si)ve? I limiti del linguaggio figurato nel linguaggio figurativo”/Tonino Griffero, “Forte verbum generat casum. Espressione e atmosfera”/L’ESPERIENZA DELLE IMMAGINI/Paolo Spinicci, “Immaginazione e percezione nell’esperienza pittorica”/Antonino Trizzino, “La fisica dell’immagine. Sguardo anatomico e sguardo poetico”/Elio Franzini, “Arte, parola e concetto”/Elena Gigante, “Del miraggio, della trasparenza. Le immagini sonore tra limite e sacro”/IMMAGINI E CURA/Gerardo Botta, “La traducibilità trasformativa del linguaggio”/Angiola Iapoce, “L’incompletezza dell’umano: configurare, costruire, testimoniare”/Gaetano Benedetti, Maurizio Peciccia, “Il disegno speculare catatimico”

 

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Il dibattito sulle immagini si è sviluppato, negli ultimi anni, in modo molto intenso. In questo fascicolo di Atque vorremmo affrontare questo tema con un’angolazione particolare, occupandoci degli effetti di senso prodotti dalle intersezioni, nelle pratiche comprensive umane, di immagini e linguaggio. Continua a leggere ›

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13 n.s./2013
PRIMA E TERZA PERSONA. FORME DELL’IDENTITÀ E DECLINAZIONI DEL CONOSCERE.

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a cura di Fabrizio Desideri e Paolo Francesco Pieri

 

INTRODUZIONE/Fabrizio Desideri, “Parva tragoedia gramaticalis ovvero Impossible love”/TESTI/Arnaldo Ballerini, “Dalla clinica del “caso” all’incontro: verso una psicopatologia della prima persona”/Roberta Lanfredini, “Materia cosciente fra prima e terza persona”/Rossella Fabbrichesi, “Sé, io, me: la psicologia della coscienza di Georg Herbert Mead”/Mariagrazia Portera, Mauro Mandrioli, “Chi sono io? Forme dell’individuo fra filosofia e biologia”/Michele Di Francesco, Alfredo Tomasetta, “Mente cosciente e identità personale”/Pietro Perconti “I limiti delle storie su se stessi”/Patrizia Pedrini, “Sul fallimento dell’autorità epistemica in prima persona”/Giampiero Arciero, “Il problema difficile e la fine della psicologia”/MATERIALI/Gertrude Elizabeth Margaret Anscombe, “La prima persona”/Nota bio-bibliografica a cura di Carlo Gabbani

 

[Anteprima del numero in cui sono visibili le prime pagine di ogni articolo.]

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Scena a due voci. A parlare sono la Prima e la Terza persona. La Prima (Ego/Io) parla/canta con lo stesso timbro di voce, a cambiare sono gli accenti: dal supplichevole allo scorato e così via. L’impressione, in ogni caso, è quella di un tono di voce impostato, leggermente artificioso e pateticamente teatrale. La Terza parla/canta alternando tre diversi registri (medio, acuto e grave) e si presenta con tre diverse figure equivalenti ai tre diversi generi: Ille/Lui, Illa/Lei, Illud/Esso (naturalmente i tre diversi registri si mescolano, con prevedibili prevalenze). Si tratta però della stessa Persona. Sempre si ha l’impressione di un dire/cantare naturale e disinvolto. A prevalere, anche laddove il discorso si fa concettualmente aspro dal punto di vista dell’astrazione, è il tono di una sovrana e bonaria ironia. A fronteggiarsi, dunque, sono solo due voci. Questo, però, non è un dialogo. È la rappresentazione della sua grammaticale impossibilità. Il dire delle voci è quasi cantato in forma di recitativo, tranne alcune eccezioni quasi tutte riguardanti la Prima persona […]. Continua a leggere ›

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11 n.s./2012
PERVASIVITÀ DEL CONTATTO

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a cura di Anna Gianni, Roberto Manciocchi e Amedeo Ruberto

 

PREFAZIONE Paolo Francesco Pieri/INTRODUZIONE Anna Gianni, Roberto Manciocchi, Amedeo Ruberto/PARTE PRIMA – INTENZIONALITÀ, RELAZIONALITÀ, ESPERIENZA/Luca Vanzago, “Le relazioni naturali. Il relazionismo di Whitehead e il problema dell’intenzionalità”/Roberto Ferrari, Ricardo Pulido, “L’esperienza animale del contatto. zoo-fenomenologia e addestramento meditativo”/Anna Fusco di Ravello, “Il giro della prigione”/Amedeo Ruberto, “Dell’impossibilità del non essere in contatto. Contributo allo sviluppo della psicologia analitica”/PARTE SECONDA – CONTATTO SIMBOLICO, RIMANDO, ASSENZA/Enrico Castelli Gattinara, “Zero come simbolo: uno sconfinamento indeterminato”/Attilio Scarpellini, “L’impronta. Trattenere i corpi, toccare le immagini”/Roberto Manciocchi, “Pratiche del contatto, pratiche del contagio”/PARTE TERZA – QUALE CORPO PER IL CONTATTO/Roberto Diodato, “The touch beyond the screen”/Massimo Caci, “Contatto vs perdita del contatto. Per una antropologia dell’ambiente da Eugène Minkowsky a Gilles Deleuze”/Anna Gianni, “Andirivieni di contatti tra corpo e mente”

 

Viviamo un mondo dispiegato dal nostro linguaggio e le relative pratiche.

Facendo un elenco un po’ alla rinfusa, posso dire che nel mondo delle pratiche psicologiche e gli ambiti confinanti, la fanno attualmente da padroni termini e concetti come: ‘relazione’, ‘differenziazione’, ‘individuale’, ‘spiegazione’, ‘distanziazione’, ‘astratto’, ‘mediatezza’, ‘segno’, ‘aut-aut’, ‘mente’, ‘oggetto’, ‘conscio’, ‘sapere’, ‘confini’. Continua a leggere ›

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10 n.s./2012
L’ORDINARIETÀ DELL’INATTESO

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a cura di Paola Cavalieri, Mauro La Forgia e Maria Ilena Marozza

 

PREFAZIONE/Paolo Francesco Pieri/INTRODUZIONE/Paola Cavalieri, Mauro La Forgia, Maria Ilena Marozza/PARTE PRIMA – FILOSOFIA/Enrico Castelli Gattinara, “Piccole grandi cose: fra ordinario e straordinario”/Felice Cimatti, “Quanto fa 25×20? Per una logica del cambiamento psichico”/Graziella Berto, “La cura della singolarità”/Ferdinando G. Menga, “L’inatteso e il sottrarsi dell’evento. Vie d’accesso filosofiche fra domandare e rispondere”/Tonino Griffero, “Alle strette. L’atmosferico tra involontarietà e superattese”/Elena Gigante, “Nòstoi inauditi. Dalla percezione sonora fetale all’ascolto analitico”/PARTE SECONDA – PSICOTERAPIA/Maria Ilena Marozza, “Dove la parola manca il segno. Negli interstizi trasformativi della talking cure”/Mauro La Forgia, “Fenomenologia e clinica dell’ordinario”/Giovanni Foresti, “Esperable uberty. Gli interventi clinici dell’analista come ipotesi di ricerca”/Paola Cavalieri, “Fenomenologia del primo incontro. Vissuti di estraneità e capacità di improvvisare del terapeuta”/Giovanni Stanghellini, Alessandra Ambrosini, “Karl Jaspers. Il progetto di chiarificazione dell’esistenza: alle sorgenti della cura di sé”

 

  1. Questo fascicolo di Atque nasce dall’idea di indagare su quelle fasi del lavoro psicoterapeutico nelle quali ci si affida all’esperienza ordinaria, all’immediatezza dei vissuti e dei comportamenti, affrancandosi da forme di lettura dell’altro (e di sé) trasmesse da teorie o tradizioni di riferimento. È nostra convinzione che questi luoghi di indagine abbiano da sempre segretamente caratterizzato ogni psicoterapia; che essi siano stati, e siano ancora, travolti da rappresentazioni e resoconti dogmaticamente fantasiosi di ciò che avviene in una seduta; che, viceversa, una maggiore attenzione a essi, e a ciò che in essi si insinua o si produce, possa costituire la via règia del contatto con quanto di sottilmente pervasivo e nascosto ci attraversa, ci lega agli altri e (nel rapporto con gli altri) ci costituisce.

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