Thymós

di Giorgio Concato
«atque», 2, 1990, pp. 107-124

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1. Il linguaggio dei ‘segnali’ emotivi 

Nella costituzione essenzialmente dualistica dell”apparato psichico’ stabilita da Freud, in cui «l’Io rappresenta ciò che può dirsi ragione, ponderatezza, in opposizione all’Es che è la sede delle passioni» , emozioni e affetti hanno un’esistenza episodica ed evanescente. La disattenzione o l’incertezza di Freud riguardo alle emozioni, nonostante la loro importanza decisiva per la traslazione, è evidente sia nella teoria generale della psicoanalisi che nella teoria della tecnica. La realtà effimera delle emozioni è come un frammento scisso e fluttuante all’interno della teoria generale, Continua a leggere ›

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Il problema della definizione sociale di realtà

di Enzo Vittorio Trapanese
«atque», 2, 1990, pp. 93-106

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  1. Com’è noto, alcune differenze fondamentali dividono di norma il pensiero sociologico da qualsiasi precedente riflessione sulla vita col­lettiva.

Infatti, la sociologia si configura:

a) come definitiva acquisizione dell’idea che la società è un oggetto distinto dallo Stato e dalla ‘società politica’, composto dall’interrelazio­ne di una pluralità di elementi pre-politici (od extra-politici) e suscettibi­le di essere descritto autonomamente ; Continua a leggere ›

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L’idea di zòon politikòn e la conoscenza come costruzione

di Alfonso Maurizio Iacono
«atque», 2, 1990, pp. 79-92

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  1. Se si assume che la conoscenza è una costruzione della realtà, e non una sua rappresentazione; se si ammette che un sistema vivente è autonomo e chiuso e che il suo rapporto di conoscenza con il mondo esterno non dipende da una pretesa corrispondenza fra ciò che per comodità si può indicare come ‘interno’ e come ‘esterno’, ma da un’attività produttiva dell’ ‘interno’ che, di fronte alle perturbazioni esterne, si autorganizza per mantenere una realtà stabile; se si afferma che, per esempio, l’ambiente non viene scoperto, ma inventato dal sistema che vi interagisce; se si parte da tali presupposti epistemologici e se li si applica agli esseri umani, sorgono inevitabilmente alcune domande. Cosa fa sì che la conoscenza della realtà non sia il prodotto del solipsismo? Come gli esseri umani condividono le medesime categorie di pensiero? Co me fanno a comprendersi a convivere? Che posto occupano le interazioni sociali nei processi di costruzione della realtà?

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Estetica dell’analisi

di Sergio Vitale
«atque», 2, 1990, pp. 61-78

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In breve, è bene

pensare anche affabulando 

E. Bloch

Sentimenti nell’analisi 

C’è una concezione assai diffusa della psicoanalisi, suffragata da una certa lettura dell’opera freudiana, secondo la quale l’esperienza dell’ analisi appartiene al dominio della ricerca oggettiva della Continua a leggere ›

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Le ‘convinzioni del sentimento’: desiderio e ragione nella psicologia del profondo

di Maria Ilena Marozza
«atque», 2, 1990, pp. 41-60

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Si deve senz’altro alla psicoanalisi il tentativo più radicale di fondare sulla passione l’intera origine del la vita psichica. Peraltro, Freud e Jung elaborano due concezioni estremamente diverse del rapporto tra desiderio e ragione, da cui derivano visioni inconciliabili della psicologia.

In uno degli scritti più brevi ma più importanti per la messa a punto della sua teoria, Precisazioni sui due principi dell’ organizzazione psichica (1911), Freud, partendo dall’interrogativo di quale sia «il significato psicologico del mondo reale esterno nella struttura del­ le nostre teorie» , delinea le vicende del desiderio primario nell’impatto con la realtà. L’attività desiderante, con la sua Continua a leggere ›

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Homo loquens. Immagini della comunicazione e immagini dell’uomo nel pensiero contemporaneo

di Sergio Moravia
«atque», 2, 1990, pp. 15-40

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Ma il guajo è che voi, caro, non saprete mai, né io vi potrò

mai comunicare come si traduce in me quello che voi dite.

Non avete parlato turco, no. Abbiamo usato, io e voi, la

stessa lingua, le stesse parole. Ma che colpa abbiamo, io e Continua a leggere ›

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I margini della conoscenza

di Paolo Francesco Pieri
«atque», 2, 1990, pp. 11-14

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L’uomo, il mondo e le parole non si danno mai in sé ma come effetti delle nostre pratiche conosciti ve che, nel loro instaurarsi, costringono questi tre ele menti a ridefinire le loro fisionomie e le loro stesse relazioni.

La conoscenza contemplativa

In un approccio di tipo contemplativo, il soggetto gli oggetti e i concett sussistono tra loro separatamente e prima e fuori della conoscenza. Inquesta modalità, la conoscenza viene a fondarsi Continua a leggere ›

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‘Atque’ e atque

di Alessandro Barchiesi
«atque», 1, 1990, pp. 129-130

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Prima di diventare, sullo scorcio del secondo millennio, titolo di una rivista, la congiunzione latina atque trascorreva una tranquilla e proficua esistenza nei lessici e sul fondo delle grammatiche. Ad abbreviare il suo servizio attivo – atque non si è continuata nelle lingue romanze, e il privilegio è toccato alla sua rivale et – cooperarono diversi fattori. Doveva essere, soprattutto, una paroletta poco pratica, perché ingombrante (le particelle coordinative tendono, per comprensibili motivi, a essere mo nosillabiche), perché legata a problemi di selezione (nel buon uso latino, si preferisce davanti a consonante laforma alternativa ac), e anche perché troppo ricca di sfumature, come si dirà fra poco. Per quest’ultimo moti vo, va anche detto, atque continua ad avere i suoi estimatori – esiste in fatti, come è noto, una poeticità delle grammatiche e un’estetica delle congiunziòni. Il merito di atque (agli occhi benevoli dei suoi sostenitori) starebbe insomma in un certo eccesso di sfumatura e di intonazione, così insolito in una congiunzione copulativa che dovrebbe invece tendere a una funzionalità astratta, intercambiabile, e alla massima facilità d’uso. Atque è una congiunzione che (già dalla sua forma sonora) attira un po’ di attenzione su se stessa, più di quanto faccia et, più di quanto è normale attendersi da un anonimo operatore sintattico. Continua a leggere ›

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Lutto e perdita del soggetto

di Piero Fidanza
«atque», 1, 1990, pp. 117-128

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Nel gioco di intrecci che lega il soggetto umano ai punti a cui si rapporta, qualcosa si fissa con maggior consistenza rispetto ad altro. Particolari oggetti vengono privilegiati come luoghi di investi mento per la costituzione di relazioni complesse. Attraverso esse il soggetto si mette in scena coinvolgendo tutto il suo essere. Nel momento in cui un oggetto d’amore viene a mancare, si produce un effetto di disorientamento, di perdita (contemporaneamente dell’oggetto e del soggetto) che può essere analizzata e delineata nei suoi elementi costitutivi. A partire da questa premessa, è possibile ripensare la riflessione di Freud sul fenomeno del lutto. Continua a leggere ›

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Il messaggio freudiano e la psichiatria del presente

di Fausto Petrella
«atque», 1, 1990, pp. 107-116

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Nella ricorrenza nel 1989 del cinquantesimo anniversario della sua morte, Freud è stato oggetto di innumerevoli commemorazioni nelle più diverse sedi. Le celebrazioni di questo tipo consistono spes so in un rituale al quale evidentemente corrisponde un bisogno col lettivo; e nel caso di Freud a questo cinquantenario si è dato da più parti l’ampio rilievo richiesto dall’omaggio a una genialità che ha ormai assunto le forme di un mito, dal quale molti oggi si sentono ri specchiati.

Ma al di là del rituale, per lo psichiatra può trattarsi di una circostanza che lo induce a riflettere sul proprio operato professionale e in generale a valutare il peso dell’influenza del pensiero freudiano Continua a leggere ›

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