“Leucippo e il suo discepolo Democrito pongo
no come elementi il pieno e il vuoto, chiamando l’u
no essere e laltro non essere, (…) onde essi afferma
no che l’essere non è affatto più reale del non essere, Continua a leggere ›
“Leucippo e il suo discepolo Democrito pongo
no come elementi il pieno e il vuoto, chiamando l’u
no essere e laltro non essere, (…) onde essi afferma
no che l’essere non è affatto più reale del non essere, Continua a leggere ›
L’architettura del campo della coscienza è destrutturata nello stato d’animo delirante; la confusione ed il panico inesprimibile della catastrofe dell’io possono sfociare nella certezza della apofania, e accade che la metamorfosi di significato del mondo esterno si coaguli nella elaborazione secondaria di un sistema delirante. Inizia così una storia di schizofrenia, un mondo vissuto nel segno dell’intrusione: “intrusione nell’oggetto, intrusione da parte dell’oggetto si inseguono, si incatenano, e talora si mischiano.
Ma in prima persona una paziente schizofrenica (Patricia Ruocchio) scrive di sé: Continua a leggere ›
Se, come scrive KELLY , «l’uomo sta alla propria organizzazione cognitiva come lo scienziato sta alla propria teoria», anche il delirante inventa e costruisce una propria teoria del mondo che può giungere -anche se non invariabilmente -a sacrificare «la capacità di essere plausibile>, vale a dire il «criterio della plausibilità sociale». E in questo senso che appare possibile istituire una analogia tra le descrizioni di due situazioni apparentemente molto lontane: la descrizione della fase che precede lo sviluppo di un delirio e la descrizione della fase che precede, nel la voro di uno scienziato, il Continua a leggere ›
Premessa
Le definizioni del delirio sono infinite; e ciascuna di esse non riesce se non a cogliere un aspetto di questa esperienza psicopatologica così enigmatica e così rivoluzionaria rispetto alle abituali modalità di comunicare (di entrare-in-relazione) con gli altri-da-sé e con il mondo.
Mettendo-fra-parentesi ogni impostazione ideo logica (quella rigidamente noso-logica della psichiatria clinica in particolare), e cercando di vivere e di tematizzare il delirio nella sua immediatezza fenomenologica, non si sfugge alla intuizione (antepredicativa) che nel delirio si abbia a che fare con un disturbo della intersoggettività: come ha inteso dimostrare W. BLAN KENBURG in un suo Continua a leggere ›
La simultaneità , come aspetto costitutivo della presenza, è emersa lentamente e faticosamente alla coscienza del pensiero occidentale. La consapevolezza che ogni cosa avviene simultaneamente, e che l’accadere dell’evento si accompagna sempre al più genera le con -accadere del mondo, è un’acquisizione relativamente tarda e al tempo stesso fortemente precaria, che stenta a radicarsi nelle nostre coscienze.
Solitamente siamo portati a riconoscere solò ad uno sguardo retrospettivo alcuni aspetti della simultaneità, quegli incroci che, considerati a posteriori, ci stupiscono, assumendo le sembianze Continua a leggere ›
Una frase che compare nel saggio: “Delirio, scacco gnoseologico, limiti della comprensibilità” di A. BALLERINI E M. ROSSI-MONTI, pubbli cato nel n° 1di Atque, del maggio ’90, mi ha indotto ad alcune riflessioni che potrebbero forse essere utilizzate anche in campo psicologico e psichiatrico, oltre a quello antropologico, nel quale mi colloco. La frase è la seguentè: “Il mondo che affiora nei contenuti del delirio, e che è rappresentativo del delirio in generale, e del suo declinarsi in maniera personale e irripetibile, è responsabile della distanza in cui si collocano le varie forme di delirio rispetto all’osservatore, forse più ancora di quanto siano le strutture modali del delirare” (pag. 66). Continua a leggere ›
C’è il delirio; c’è la conoscenza; e c’è la conoscenza del delirio. È tutto? non c’è altro? Manca qualcosa. Una casella è rimasta vuota. Sta lì sotto gli occhi, nella più palese evidenza, ma – strano – non ci si fa caso, nessuno ci bada e, nessuno ne parla: manca il delirio della conoscenza. E di questa casella dimenticata e, per così dire, rimossa che vorrei occuparmi qui.
A che gioverà questo proposito? Al delirio, alla conoscenza, al loro rapporto, o a un’altra cosa ancora? Ma si dovrebbe allora domandare: giova poi assumere sin dall’inizio la prospettiva di questo mondo? La prospettiva non ha già deciso troppo e non è ma gari proprio a essa che risale quell’oblio dal quale siamo partiti? Sospendiamo dunque ogni domanda per concentrarci su quest’unica: che Continua a leggere ›
I. Il fare artistico
Nel saggio Eupalinos ou l’Architecte Paul Valéry immagina l’incontro di Fedro e Socrate nell’aldilà. Essi discorrono del fluire del tempo, dell’eternità, della conoscenza.Fedro parla a Socrate di un amico architetto, Eupalino, costruttore del tempio di Artemide, tante volte in vita ammirato insieme.Le argomentazioni di Eupalino riportate da Fedro servono ad introdurre un aspetto particolare della conoscenza, quello costruttivo.Socrate rifletterà che il conoscere non è un riconoscere in senso platonico ma un construire, un fare realizzativo. Ogni sapere al quale non corrisponda un potere Continua a leggere ›
La conoscenza prende avvio da qualcosa che si situa nella dimensione delle emozioni. Lo suggerisce la stessa costruzione etimologica del sostantivo emozione: dal francese émotion, derivato da émouvoir (commuovere, mettere in movimento), che a sua volta trae origine dal latino motio-onis (moto). L’emozione segna un punto a partire dal quale qualcosa nel soggetto umano si mette in movimento. Le direzioni e le strategie del pensiero si modellano e definiscono su questo terreno.
Le strutture attraverso le quali pensiamo il mondo non sono sempre autoevidenti. Siamo lavorati da una rete infinita di presupposti che operano in noi silenziosamente, spesso senza che se ne Continua a leggere ›
Le considerazioni che seguiranno – brevi e appena abbozzate -devono innanzitutto confessare il fatto che si propongono in assenza di una vera e propria tradizione di lettura del testo junghiano nonché nella inesistenza di una istituzione che abbia finora voluto assumere le caratteristiche di una ‘scuola’. Le riflessioni che qui si offrono sono quindi rappresentative di nulla più che del personale punto di vista di chi scrive ed è bene che ne sia consapevole anche il lettore.
È d’altra parte incontestabile che l’attuale situazione dello junghismo si presenta, relativamente al l’elaborazione testuale e alle ultime proposte teoriche, in modo eterogeneo e discorde anche a Continua a leggere ›