Note su percezione, intuizione e complessità nella psicologia di C. G. Jung

di Giorgio Concato
«atque», 4, 1991, pp. 149-172

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Cercherò di circoscrivere e di evidenziare a grandi linee il tema della relazione fra percezione e conoscenza nel pensiero di Jung, consapevole di poter soltanto accennare a problematiche che necessiterebbero di un più sostanzioso approfondimento. Penso tuttavia che una panoramica che dia risalto e ordine agli spunti numerosi ma sparsi della riflessione junghiana sul tema della percezione sia utile a evidenziarne l’attualità e la prospettiva epistemologica.

1.   L’esistenza di una realtà in sé è solo una tonalità affettiva della sensazione

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Dalla confusione ‘ronzante e fiorita’ di James al bambino ‘supercompetente’. Note sulla genesi della percezione visiva

di Maria Farneti
«atque», 4, 1991, pp. 129-148

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In questi ultimi trent’anni, in seguito al molti plicarsi delle ricerche sul primissimo sviluppo infantile e alla utilizzazione di approcci metodologici nuovi e sofisticati, sono stati raggiunti risultati ed acquisizioni di grande valore euristico, che hanno certamente messo in crisi l’immagine del neonato passivo e immaturo, scarsamente sensibile alle sollecitazioni del mondo esterno: e la percettologia infantile ha avuto sicuramente un ruolo di primo piano nel mettere in luce comportamenti e competenze precoci che hanno rivelato un mondo originario straordinariamente ricco, molto più organizzato di quanto prima si ritenesse. La ricerca procede spesso nella direzione in cui le nostre intuizioni, credenze o immaginazione ci portano, soprattutto laddove si pensa di trovare Continua a leggere ›

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I molti problemi insoluti della percezione che rivolve i problemi

di Stefano Tognozzi
«atque», 4, 1991, pp. 109-128

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La percezione di fronte ai problemi

Gli innegabili progressi compiuti negli ultimi decenni nel campo della percezione visiva hanno dato una lunga serie di risposte parziali, ma hanno eluso alcune questioni fondamentali. La strada verso la spiegazione della percezione quotidiana, ovvero della situazione in cui ognuno di noi si trova per circa due terzi dell’esistenza, è ancora in buona parte da percorrere.

Le difficoltà in questo settore della ricerca sono state amplificate da un uso spesso equivoco dei termini chiave, a partire da quello stesso di “percezione”. Con questa etichetta si sono indicati di volta Continua a leggere ›

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Complessità e autoorganizzazione nella percezione

di Riccardo Luccio
«atque», 4, 1991, pp. 91-108

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Il tema che intendo affrontare in questo lavoro è quello dei livelli a cui operano i processi percettivi. Si tratta di un tema centrale nella ricerca sui rapporti tra percezione e processi cognitivi in genere, e le domande a cui ha dato origine hanno ricevuto risposte molto diverse, a seconda dei riferimenti concettuali degli autori che se ne sono occupati. Disgraziatamente, molto spesso la scarsa definizione di termini utilizzati in contesti diversi con differenti significati ha anche portato a introdurre nel campo un bel po’ di rumore. Questa nota vorrebbe essere allora anche un modesto contributo a una chiarificazione del campo; per usare un’espressione che diverrà più chiara in seguito, vorrebbe fungere da filtro per giungere almeno a un buon “abbozzo primario” del problema. Continua a leggere ›

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Percezione e conoscenza

di Lucia Pizzo Russo
«atque», 4, 1991, pp. 45-90

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Assumendo l’e che congiunge percezione e conoscenza come atque -con tutta la ricchezza semantica che le pertiene -mi pare opportuno partire dalle cosiddette illusioni ottico-geometriche, che «riem piono pagine e pagine dei manuali di psicologia». Tenterò di rendere conto di un percorso che ha inizio con Guillaume, si chiude (nel senso di un ritorno all’inizio) con Bozzi ed è intervallato da una variega ta molteplicità, in cui acquistano un rilievo particolare, per i miei interessi presenti e passati, Arnheim e Piaget.

Il Manuale di Psicologia di Paul Guillaume, libro di testo all’università, è il riferimento iniziale. Certo, mi era già nota la massima del buon senso comune sull’apparenza che inganna, e al liceo avevo Continua a leggere ›

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Valori condivisi e processi cognitivi

di Alfonso Maurizio Iacono
«atque», 4, 1991, pp. 37-44

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L’Introduzione alle Forme elementari della vita religiosa di Emile Durkheim costituisce un testo importante non soltanto per l’antropologia e la socologia della religione, ma anche per il problema della conoscenza. In tale testo Durkheim cerca di dare soluzione all’annosa questione filosofica dell’a priori sulla base della teoria, sua e della sua scuola, delle rappresentazioni collettive. Secondo Durkheim l’alternativa fra l’apriorismo e l’empirismo poteva essere superata grazie al fatto che esistevano sì condizioni a priori della conoscenza, ma si trattava di un a priori sociale, limitato al contesto socio-culturale entro cui un individuo percepisce, conosce, agisce, e differente da contesto a contesto. Continua a leggere ›

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Percezione e identità. Osservazioni sull’accadere del soggetto

di Sergio Vitale
«atque», 4, 1991, pp. 25-36

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D.SSA FLETCHER E chi è allora, lei?

ZELIG Come sarebbe, chi sono? Non lo so.

Queste domande sono difficili e…

D.SSA FLETCHER (interrompendolo) Leo- Continua a leggere ›

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La visione e le cose. Una conversazione sulla simultaneità

di Paolo Francesco Pieri
«atque», 4, 1991, pp. 11-24

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A Nel tempo è venuto ad insediarsi un sapere secondo cui c’è un nesso profondo tra l’osservazione scientifica e la teoria dello scienziato.

B Infatti, che l’osservazione sia carica di teoria già è sostenuto dal neo positivismo.

A Partendo da qui che tipo di riflessioni si possono fare?

B Intanto, dopo gli esiti della crisi dell’osserva zione neutrale non si può più parlare della scienza come forma migliore di conoscenza. Continua a leggere ›

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Lo spazio della filosofia

di Salvatore Natoli
«atque», 3, 1991, pp. 125-142

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Discutere di RORTY all’intersezione di pragmatismo ed ermeneutica, significa assumerlo prioritariamente come emblema, vale a dire come il punto in cui vengono a confluire due modalità fondamentali della dissoluzione della scientificità della filosofia o più propriamente della filosofia intesa come scienza. Ecco, se c’è un interesse singolare in questo personaggio, è proprio dato da questa confluenza. Due grandi traiettorie con due diverse provenienze ambientali e di tradizioni che vengono, meno paradossalmente di quanto non si pensi, a confluire in un punto: la dissoluzione della filosofia come scienza. Allora, se così è, discorrere di RORTY diventa un’occasione aurea per parlare del senso della filosofia, perché proprio della filosofia ne va in questo bilancio. Una volta Continua a leggere ›

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Fondamenti dell’apparato per pensare i pensieri

di Giuseppe Maffei
«atque», 3, 1991, pp. 105-124

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“Un giorno Krishna condusse Narada nel deserto, promettendogli che lo avrebbe guidato fino al mare, dopo molti chilometri di sabbia ardente. Trascorsi alcuni giorni di viaggio, lo pregò di andare a un piccolo villaggio a prendere dell’acqua, perché occorreva fare provvista. Così Narada si allontanò e passo dopo passo si avviò verso l’unico luogo abitato. Bussò alla porta di una casa e gli aprì una giovane donna assai bella, dai lunghissimi capelli marroni. Vedendola Narada dimenticò il motivo per cui era venuto lì e inziò a parlare con lei, per ore e ore. Narada dormì nel villaggio e l’indomani si presentò alla ragazza e così per giorni e giorni finché decise di chiedere la sua ma no. Lei acconsentì con un inchino e gli regalò il suo braccialetto. Si sposarono, rimasero a lavorare nel villaggio, Continua a leggere ›

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