Ricerca di senso e psicoanalisi in Wittgenstein

di Maria Consuelo Ugolini
«atque», 5, 1992, pp. 111-130

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1.    Estetica e psicoanalisi 

Riportando le Conferenze tenute da Wittgenstein nel 1930-33, G.E. Moore ci dice che Wittgenstein considerava il libro di Freud Il motto di spirito e le sue relazioni con l’inconscio come un buon esempio di errore filosofico che consiste nel fare confusione tra il conoscere la causa e il conoscere la ragione di qualcosa: «Diceva, per esempio, che (…) ciò che dice sembra scienza mentre in realtà è soltanto un modo d’esprimersi meraviglioso». Secondo Wittgenstein, nonostante la pretesa freudiana di presentare le spiegazioni psicoanalitiche come spiegazioni scientifiche, volte a reperire la causa dei sintomi nevrotici in un fatto appartenente ad una realtà storicamente determinata e suscettibili di verifica empirica, queste sono in realtà pseudo spiegazioni; indagini che dietro la forma di Continua a leggere ›

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L’arte e il pensiero. Il pensiero dell’arte

di Franco Rella
«atque», 5, 1992, pp. 99-110

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1. Arte e filosofia

Schopenhauer nel XIX secolo dichiara, riassumendo una lunga tradizione, che la pittura è la meno filosofica di tutte le arti. I pittori sono sempre stati, nei secoli, più o meno concordi con questa affermazione, ribadita nel nostro secolo anche da Savinio pittore e filosofo. Siamo, a questo proposito, ancora nel l’ambito definito dal pensiero platonico, per il quale soltanto la filosofia sa “smembrare l’oggetto, seguendone le nervature” e poi “abbracciarlo in uno sguardo d’insieme e ricondurre tutto a un’unica forma”, che non è più la “figura” dell’oggetto stesso ma la sua idea, la sua Continua a leggere ›

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Arte combinatoria e processi di pensiero nelle Città invisibili di Italo Calvino

di Bruno Ferraro
«atque», 5, 1992, pp. 71-98

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Esaminerò gli elementi strutturali e emblematici delle Città Invisibili, dopo aver evidenziato alcuni aspetti della poetica di Calvino contenuti nel racconto Il conte di Montecristo ed in altri saggi ora raccolti in Una pietra sopra. Nel saggio La sfida al labirinto (1962) Calvino visualizza il groviglio, la complessità, la molteplicità delle rappresentazioni del mondo con la forma di un labirinto, “l’archetipo delle immagini letterarie del mondo”, come lui stesso la definisce. E, sempre nello stesso saggio, Calvino dice: “Da una par te c’è l’attitudine oggi necessaria per affrontare la complessità del reale, rifiutandosi alle visioni semplicisti che non fanno che confermare le nostre abitudini di rappresentazione del mondo; quello che oggi ci serve è la mappa del labirinto la più particolareggiata Continua a leggere ›

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Dall’‘Accademia Spagnola’ al romanzo storico. Appunti sulla spiegazione e sulla messa in intreccio nell’opera di Freud

di Mario Lavagetto
«atque», 5, 1992, pp. 45-70

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1. L’ Accademia Spagnola

La prima tra le grandi amicizie che costellano l’esistenza di Freud e ne segnano il percorso è quella con Eduard Silberstein. Le lettere che ci restano coprono un arco di dieci anni, e costituiscono una testimonianza non solo sulla vita, ma anche sulla formazione culturale e intellettuale di Freud. Nel loro insieme sono (possono essere considerate) i verbali di un’associazione segreta, stipulata tra due adolescenti e retta da statuti minuziosi e circostanziati per proteggerla dall’esterno. Una società che i due fondatori hanno battezzato Accademia Spagnola assumendo a loro volta, secondo le Continua a leggere ›

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Shahrazàd e la psicoterapia

di Gianfranco Trippi
«atque», 5, 1992, pp. 25-44

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Dove nulla può avere un esito,

il risultato non è che la prova

del non risultato previsto e, insieme,

del Nulla. Continua a leggere ›

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Narrazioni e suoni di flauto

di Carlo Sini
«atque», 5, 1992, pp. 11-24

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Secondo Friedrich Creuzer l’esercizio della parola è dapprima simbolico e in un secondo tempo mitico . Inizialmente la parola è endeictica: essa evoca, nomina, accenna, indica, fa apparire, fonda e di scrimina. La parola è qui un rivestimento (endeixis), cioè un render manifesto (alethes), aprendo il mondo nelle sue cose. Questa nominazione dei primordi è lo stato ancestrale del linguaggio che caratterizzò (come disse Vico) l’età degli Dei, oppure anche (come disse Cassirer riferendosi a Usener) la metafora originaria. Nella sua natura affonda le radici la parusia dionisia ca del Dio, il suo urlo sospeso tra il bestiale e il divino, nonché la rivelazione del gesto e della danza, dell’identificazione e della proiezione tramite il corpo, l’orgia ditirambica in cui l’origine della comunità si celebra, Continua a leggere ›

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Oggetto percettivo e percezione

di Mariano Bianca
«atque», 4, 1991, pp. 197-212

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1. Introduzione

In termini psicologici la percezione è un processo per mezzo del quale vengono acquisite ed elaborate informazioni sul mondo del sé e dell’altro da sé. Da un punto di vista strettamente biologico la percezione svolge diverse funzioni, ma soprattutto quella di far si che ogni essere vivente sia in grado di far fronte alle insidie del mondo allo scopo di massimizzare la propria attesa di vita. Senza un apparato percettivo la maggior parte degli esseri viventi non sarebbero in grado di sopravvivere al loro ambiente. Non si tratta in generale di una forma di adattamento, inteso come un processo Continua a leggere ›

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Lettura razionale dell’oggetto e tenacia dei linguaggi consolidati

di Paolo Galli
«atque», 4, 1991, pp. 191-196

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Questa indagine può apparire contorta perché cerca di porre il pensare lo spazio architettonico come una questione non predeterminata dalla rappresentazione. Poche cose sono conosciute, ciò che è conosciuto lo è approssimativamente, ciò che è possèduto lo è precariamente.

Sembra che il costruire dell’architetto possa rappresentare una metafora della conoscenza.

L’uso metaforico della parola spazio conduce facilmente da realtà fisiche a realtà mentali. Da un lato iltempo nel ricordo si comprime nei mille alveoli dello spazio, dall’altro lato il tempo è evocato Continua a leggere ›

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La schizofrenia: una patologia della funzione simbolica. Anomia percettiva e devianza del conoscere

di Luigi Aversa
«atque», 4, 1991, pp. 183-190

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Precisazioni metodologiche

È opportuno precisare, onde sgombrare il campo da alcuni comprensibili ma facili fraintendimenti, che il senso del mio discorso non vuole affatto negare altre ipotesi interpretative del fenomeno schizofrenico, ma,  partendo da una premessa umile, e cioè che qualsiasi fenomeno psichico porti in sé una sovrabbondanza di senso che non è possibile esaurire totalmente, proporre una riflessione sul complesso problema della schizofrenia da un punto di vista culturale. Ho parlato di umiltà del ,mio discorso ma voglio anche esplicitare che tale “umiltà teorica” non è  affatto da intendersi come Continua a leggere ›

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Sul non-nato

di Paulo Barone
«atque», 4, 1991, pp. 173-182

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A Samuel Beckett in memoriam

 

Io venni in luogo d’ogni luce muto

che mugghia come fa mar per tempesta

se da contrari venti è combattuto Continua a leggere ›

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