Fenomenologia e psicologia

di Umberto Soncini
«atque», 6, 1992, pp. 81-106

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Nel pensiero husserliano il complesso rapporto tra filosofia fenomenologico-trascendentale e psicologia presenta un iter sostanzialmente omogeneo e coerente dallo scritto La filosofia come scienza rigorosa fino alla Crisi delle scienze europee. Nel celebre scritto di Logos Husserl evidenzia che il limite della psicologia empirica, sin dagli inizi del secolo XVIII, è consistito nel volere fare uso di un metodo scientifico/sperimentale conforme sul piano psichico al metodo delle Naturwissenschaften equiparando positivisticamente Naturwissenschaften e Geisteswissenschaften. Difatti far proprio il modello scientifico naturale non può significare che reificare surrettiziamente I’Erlebnisstrom, avviluppandosi in assurdi teorici dai quali emerge sempre di nuovo la tendenza a porre problemi pri Continua a leggere ›

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Il giro della parola. Da Heidegger a Lacan

di Pier Aldo Rovatti
«atque», 6, 1992, pp. 71-80

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In una recente discussione a proposito di Lacan e Heidegger, o meglio di Lacan con ljeidegger, Gerard Granel ha parlato di “fraternità” tra scritture. E noto e ampiamente documentato (cfr. le ricostruzioni di Elisabeth Roudinesco) l’interesse di Lacan per Heidegger; altrettanto risaputo è il sospetto di Heidegger per questo “psichiatra” che gli invia due volumi di “scritti” baroccheggianti e che forse lui stesso avrebbe bisogno dello psichiatra. Fatto sta che i loro pochi incontri avvengono nel registro di un silenzio più imbarazzato che pieno di promesse. Qualcosa come una collisione: come di due tempeste che si affrontano, secondo l’immagine di Granel, che vuole così suggerirci che, se di una consonanza si tratta, essa va trovata dentro un turbinio oppositivo. Il “dire” di Lacan e Continua a leggere ›

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La verità di rango superiore. Considerazioni sui Seminari di Zollikon

di Carlo Sini
«atque», 6, 1992, pp. 59-70

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I Seminari di Zollikon, recentemente apparsi in traduzione italiana , registrano, come si sa, gli incontri tenuti da Martin Heidegger con un gruppo di medici, psichiatri e analisti tra il 1959 e il 1969. Fu Medard Boss, medico e analista svizzero scomparso un anno fa, il promotore di questi ormai celebri incontri seminari, svoltisi per lo più nella sua stessa casa. Di essi viene fornito il protocollo, corretto e approvato dallo stesso Heidegger. La parte seconda del volume contiene lo stenogramma delle conversazioni private che lo stesso Boss ebbe con Heidegger tra il 1961 e il 1972. Segue una raccolta di lettere inviate da Heidegger a Boss, e infine un articolo e una conferenza di quest’ultimo rispettivamente dedicati a Binswanger e al significato del pensiero di Heidegger per la Continua a leggere ›

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La psicoterapia delle psicosi e le sue premesse filosofiche

di Eugenio Borgna
«atque», 6, 1992, pp. 45-58

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La questione di fondo

Non c’è psichiatria senza una impostazione filosofica che la tematizzi: lo ha scritto a suo tempo con drastica chiarezza H. Tellenbach  in pagine che sono decisive in ordine al problema delle connessioni fra psichiatria e filosofia.

In particolare, la psichiatria è stata profondamente influenzata dal pensiero di Martin Heidegger; e la pubblicazione di Essere e tempo è stata colta, ed è stata vissuta, da Ludwig Binswanger come la Continua a leggere ›

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L’atteggiamento filosofico fondamentale delle psicoterapie

di Mario Francioni
«atque», 6, 1992, pp. 37-44

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I concetti nosologici di per sé terapeutici secondo Minkowski

La grande rilevanza del rapporto filosofia-psicoterapia non è certo deducibile soltanto dal fatto che alcuni psicoterapeuti inseriscono nei loro schemi terapeutici anche principi filosofici “mescolati” con altri fattori più pratici. Si tratterebbe, in tal caso, al massimo, di una integrazione o di un semplice contributo ad un efficace o almeno più deciso adattamento dei pazienti alla vita di relazione, magari in situazioni particolari. Il che non basta evidentemente né per individuare la suddetta rilevanza, né per definire addirittura l’essenzialità del rapporto filosofia-psicoterapia, come qui nel Continua a leggere ›

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Filosofia e psicoterapia

di Umberto Galimberti
«atque», 6, 1992, pp. 31-36

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«Sono ancora in attesa di un filosofo medico, nel

senso eccezionale della parola – inteso al pro­

blema della salute collettiva diun popolo, di un’e

­ poca, di una razza, dell’umanità -, abbia in fu Continua a leggere ›

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Inchiesta ingenua sulla natura della psicoterapia

di Mario Trevi
«atque», 6, 1992, pp. 15-30

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1.   L’interesse della filosofia per la psicoterapia

Un interesse forse sospetto, forse illegittimo serpeggia oggi nella letteratura filosofica. Paludato nell’ambigua assertività del linguaggio teoretico, più o meno declinato in sottolinguaggi specifici (linguistica, sociologia, etica, ermeneutica, epistemologia, persino teoria generale dei sistemi), quasi sempre schermato da un distanziamento lievemente ironico, è l’interesse per quella pratica d’origine medica e sempre più diffusa ai nostri giorni che vien detta genericamente psicoterapia. Non si tratta certamente di un fenomeno in qualche modo accostabile a quello che prese campo all’inizio del XVII secolo, vale a dire il rapidissimo convergere dell’interesse filosofico sulle scienze della natura o su quelle cosiddette esatte e sulle loro metodologie specifiche: troppo maestosa e Continua a leggere ›

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Pensare le regole(intervista a cura di Baldassarre Caporali)

di Hans Georg Gadamer
«atque», 5, 1992, pp. 169-178

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D. -Lei ha fatto apparire l’ermeneutica sullo sfondo di un lega me indissolubile fra l’uomo e le attività che è spinto a svolgere con gli altri, la sua propria prassi. Possiamo quindi dire che l’interpreta zione riceve il suo stimolo dalle strozzature della nostra condizione privata e sociale al fine di acquisire possibilità e libertà?

R. – Se lei mi domanda perché l’ermeneutica sia a mio parere un’adeguata base (una posizione di fondo) filosofica che può dire veramente qualcosa ai problemi della nostra società e della nostra vita privata, allora asserirei che il motivo risieda nella crescente regolazione della nostra vita tramite l’uso tecnologico della scienza. Continua a leggere ›

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Percorsi psicopatologici. La disforia e il tragico

di Giovanni Stanghellini
«atque», 5, 1992, pp. 155-168

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I. Il tema della “verità narrativa” si colloca all’interno di un orizzonte di rimandi, sia filosofici sia di pertinenza psichiatrica, che si compendia in una serie di antitesi teoriche la cui genealogia risale almeno fino al Teeteto platonico ed alla diatriba tra la tesi protago rea e la tecnica del dialogo socratico . Il problema radicale, infatti, che viene posto dal dialogo è se al medico-sapiente competa la ricerca della verità; la dottrina del sofista Protagora si scontra con quella socratica -gli esiti delle cui analisi sono non a caso così insistentemente aporetici -poiché il primo suggerisce di rinunciare alla ricerca della verità e di impegnarsi piuttosto nel persuadere l’interlocutore ad operare quel mutamento necessario affinché, se questi vive male nel proprio mondo, possa vivere in armonia con Continua a leggere ›

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L’orientamento prospettico-narrativo nella psicologia del profondo

di Stefano Fissi
«atque», 5, 1992, pp. 131-154

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-Che fai oltre al collaudatore?

-Sono un pediatra.

-Cosa?

-Una specie di pediatra. A Genova mi sono separato da mia moglie. Continua a leggere ›

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