Il senso dell’alterità onirica

di Maria Ilena Marozza
«atque», 7, 1993, pp. 107-122

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  1. L’alterità limite della   coscienza 

Il testo junghiano ci confronta spesso con una onirica come concezione del sogno che può, a tutta prima, lasciare perplessi: una concezione che -di contro al tentativo freudiano di aprire il sogno all’esplorazione e alla comprensione cosciente tramite la ricerca dei significati che preesistono alla sua formazione – mette in risalto piuttosto l’aspetto di incomprensibilità, di irriducibilità, di lontananza e di estraneità assoluta per la coscienza interpretante del fenomeno onirico. In tal senso il sogno viene visto come un evento naturale, un fatto biologico, una realtà oggettiva di cui la coscienza non può che prendere atto nella sua autoevidenza, rinunciando ad ogni presupposizione di si gnificato nei suoi riguardi, poiché esso, come ogni fatto di natura, è di per sé assolutamente Continua a leggere ›

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Distanze

di Sergio Vitale
«atque», 7, 1993, pp. 95-106

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Le tue opere ti avvicineranno agli uomini;

le tue opere te li estranieranno.

Talmud Babilonese, Edujot 85

 

L’ente che noi stessi siamo è Continua a leggere ›

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Il sacro e l’alterità

di Adriano Fabris
«atque», 7, 1993, pp. 81-94

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Nella riflessione sulle problematiche che concernono la sfera del divino -una riflessione che si è ampiamente sviluppata, nel nostro secolo, ad esempio entro i contesti della fenomenologia e della filosofia della religione -la nozione di sacro si è imposta, fra altri concetti, come una cifra particolarmente atta a indicare le diverse modalità della dimensione religiosa e volta a qualificarla nella sua specifica autonomia. Se si leggono ad esempio le pagine della Fenomenologia della religione (1933, 1956) di Gerardus van der Leeuw si può notare come questa categoria venga ad assolvere una duplice funzione, che il fenomenologo semplicemente registra nella sua elaborazione comparata del materiale proveniente dai diversi ambiti religiosi. Da un lato, essa contribuisce a definire ciò che Continua a leggere ›

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L’alterità come soglia critica

di Fabrizio Desideri
«atque», 7, 1993, pp. 65-80

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Sempre, ogni tentativo di pensiero e ogni più o meno misera messa in scena delle virtù riflessive del nostro discorrere, conoscono l’indecisione del provare a dire, la perplessità dell’inizio. E forse perplessità, indugio, moltiplicarsi del dubbio sono già figure iniziali dell’esercizio filosofico del pensiero. Figure che indicano come una qualche distanza si sia già guadagnata rispetto all’ovvio nel quale perlopiù viviamo e ci muoviamo; come già si cerchi di assumere un «altro» sguardo all’interno della nostra sfera abitualmente percettiva; come nella nostra mente si ‘finga’ un «altro» mondo. Se tutto ciò è probabile, certo è invece che perplessità, indugio, una indecisa e multipla dubbiosità raggiungono una misura quasi paralizzante quando il tema che ci proponiamo è quello dell'”Altro”. Continua a leggere ›

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Le figure dell’altro da pre- a trans-figurazioni

di Diego Napolitani
«atque», 7, 1993, pp. 45-64

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SERENATA INDIANA

di Eugenio Montale

 

È pur nostro il disfarsi delle sere.

E per noi è la stria che dal mare

sale al parco e ferisce gli aloè. Continua a leggere ›

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Evento, confine, alterità

di Silvano Tagliagambe
«atque», 7, 1993, pp. 11-44

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Il fico sterile e l'”uomo-comunità”.

 

Andava da Betania a Gerusalemme,

oppresso anzi tempo dalla tristezza dei presentimenti.

Sull’erta un cespuglio riarso; fermo Il su una capanna il fumo,

e l’aria infuocata e immobili i giunchi Continua a leggere ›

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ll sentimento della ricorsività. Sulla possibilità del cambiamento attraverso la filosofia e la psicoterapia

di Sergio Vitale
«atque», 6, 1992, pp. 185-206

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Chiamava questo: aspettare con tranquilla pazien

za. È una grande norma. Gli uomini mutano da

loro stessi, quando non si vuole espressamente

mutarli, e invece gli si offre inavvertitamente l’oc Continua a leggere ›

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Segno, Simbolo e conoscenza. Per una epistemologia critica del pensiero di Jung

di Paolo Francesco Pieri
«atque», 6, 1992, pp. 159-184

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«Non è ancora abbastanza chiaro che quando di

­ ciamo “psiche” accenniamo simbolicamente al

l’oscurità più fitta che si possa immaginare? Sta

all’etica del ricercatore riconoscere dove finisce Continua a leggere ›

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Gadamer, Jung e Bateson. Il colloquio psicoterapeutico in forma di dialogo

di Giorgio Concato
«atque», 6, 1992, pp. 131-158

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È possibile considerare il colloquio psicoterapeutico come un dialogo? Rivedere il colloquio terapeutico attraverso il modello di dialogo offertoci dalla tradizione filosofica, ci aiuta a capirne la peculiare struttura comunicativa, nonché le possibilità e i limiti della comprensione che in esso si realizza?

Per entrare nel senso di questi interrogativi, mi rivolgerò innanzitutto alla riflessione sul dialogo platonico a cui Gadamer dedica un capitolo di Verità e Metodo. Continua a leggere ›

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Il rapporto Freud-Mach: una prima ricognizione

di Mauro La Forgia
«atque», 6, 1992, pp. 107-130

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1.   Considerazioni preliminari 

Difficilmente si troverebbe un saggio storico su Freud che trascuri di citare, con fini specifici o con puro gusto notazionistico, quel passo della lettera a Fliess in cui Freud confida scherzosamente (ma non troppo!) all’amico il desiderio che un giorno potesse leggersi, in una lapide posta sulla pensione al Bellevue in cui soleva risiedere con la famiglia, che: “In questa casa, il 24 luglio 1895, al Dr. Sigm. Freud si rivelò il segreto del sogno”.

Citazione, come si diceva, usuale (e ormai anche un po’ consunta, cui non vengono però, in genere, aggiunte le righe successive, che presentano, invece, un rilievo non indifferente. “Tuttavia quando Continua a leggere ›

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