È inutile ricordare, e proprio su Atque, come la rivoluzione psicoanalitica ci abbia lasciato un sospetto sistematico sulle pretese di autotrasparenza della mente, il dubbio sull’autolegittimazione del l’io, la sovversione delle forme di buona fede correntemente accreditate dalle convenzioni sociali. Riprendendo un tema che si era già affacciato in Schopenhauer e in Nietzsche, da Freud in poi una interrogazione più pressante viene rivolta all’attore, impegnato nei mille ruoli della vita privata e delle convenzioni mondane: «Sei proprio sicuro di sapere perché fai quello che stai facendo? Che recita è la tua? Fermati un attimo, guardati! Le vere motivazioni dei tuoi atti sono quel le che tu esibisci con tanta tranquillità oppure sono altre, che tu non sai, o non vuoi riconoscere?». Continua a leggere ›
