23 n.s./2018
CRITICA DEL VISSUTO

a cura di

Fabrizio Desideri e Paolo Francesco Pieri

 

PREFAZIONEFabrizio Desideri e Paolo Francesco Pieri // saggi / Sulla genesi della partizione tra interiorità ed esteriorità. Analisi fenomenologiche Luca Vanzago / Contro l’ossessione della fine. Per un “vissuto” di collaborazione Ubaldo Fadini / Asimmetrie che contano. Wittgenstein sul dolore, la prima persona e le altri mentiGabriele Tomasi / Per un’ontologia del vissutoLuca Pinzolo / Linguaggi della vaghezza. Oltre il mito dell’interiorità Maria Ilena Marozza / Sulle tracce dell’esperienza. Walter Benjamin tra critica del vissuto e uomo nuovoMarina Montanelli / Cavalli e asini, muli, bardotti e carpe. Storia, invenzione, memoria e verità in psicoanalisiFausto Petrella / Vedere l’irreale. Vissuto d’immagine, vissuto di fantasiaClaudio Rozzoni / Contro il fanciullino. Infanzia cronica e sindrome di Peter PanMarco Mazzeo / Pereživanie: tema centrale della psicologia e psicoterapia nella Russia contemporanea. Breve nota storica – Luciano Mecacci // INDICE PER AUTORE DEGLI ARTICOLI DI “ATQUE” 1990-2018

 

 
 

[Anteprima delle prime pagine di ogni articolo del fascicolo.]

 

 

Questo fascicolo intende criticare l’idea di “vissuto” come accesso privilegiato alla mente e, confutando le nozioni di io e di soggettività che tale idea veicola, intende evidenziare come l’individuo sia fondamentalmente un teatro di processi oggettivi, dove i relativi significati (à la Wygoskji) vengono costituiti in modo congiunto dai partecipanti nel corso dei progetti che concretamente accadono all’interno dei sistemi delle norme collettive.

Con questa critica si vuole non già negare gli enti o gli stati mentali bensì far uscire dalla sterile separatezza in cui finirebbero col trovarsi: lo spiegare e il comprendere, il quantitativo e il qualitativo, la natura e la cultura, i fatti e i valori, ma anche l’esteriore e l’interiore, il tempo esteriore e quello interiore, la superficie e il profondo, l’ordinamento oggettivo e quello soggettivo del passato. E facendo decadere tali distinzioni solo apparentemente alternative, si vuole per l’appunto mostrare il loro vivo coinvolgimento e la loro reciproca (co)determinazione, come accade quando le cose si danno a vedere da un punto di vista sistemico.

Allontanandoci criticamente dalla separazione tra scienze della natura e scienze dello spirito, e dal contesto coscienzialistico della fenomenologia di Husserl, intendiamo affrontare una serie di questioni che nella vita collettiva, nella vita privata e in quella “cura parlata” che è il trattamento psicoanalitico e più in generale psicoterapeutico, sono tra loro intrecciate, per esempio: la storia, la memoria, l’esperienza e il linguaggio.

 

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Sulla genesi della partizione tra interiorità ed esteriorità. Analisi fenomenologiche

di Luca Vanzago
«atque», 23 n.s., 2018, pp. 17-29

In questo testo il problema della relazione tra interiorità ed esteriorità viene esaminato da un punto di vista fenomenologico. Partendo dalle nozioni principali di Husserl, la questione viene esaminata alla luce dell’appropriazione di Merleau-Ponty del metodo fenomenologico. In particolare, la questione è discussa alla luce della concezione fenomenologica della natura di Merleau-Ponty, vista come il livello primordiale da cui viene generata la separazione stessa, così come la connessione, tra interiorità ed esteriorità. L’approccio di Merleau-Ponty è basato sulla sua idea di soggettività incarnata e il suo ulteriore approfondimento alla luce di un rinnovato approccio alla Natura.

 

Parole chiave: Husserl, Merleau-Ponty, Uexküll, fenomenologia, interiorità, esteriorità, genesi, genealogia

 

Le prime pagine di questo articolo non ancora pubblicato online, si trovano nello sfogliabile cliccando qui – l’intero articolo è ovviamente reperibile nel fascicolo in formato cartaceo presso le “librerie amiche” ed è ordinabile all’indirizzo ordini@morettievitali.it

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Contro l’ossessione della fine. Per un “vissuto” di collaborazione

di Ubaldo Fadini
«atque», 23 n.s., 2018, pp. 31-45

Questo saggio mira a mettere in evidenza la possibilità di riformulare la nozione di “esperienza vissuta”, rendendola più flessibile passando dalla sua connessione a un’immagine dell’essere umano in relazione.

 

Parole chiave: esperienza vissuta, relazione, parzialità, collaborazione, altro

 

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Asimmetrie che contano. Wittgenstein sul dolore, la prima persona e le altri menti

di Gabriele Tomasi
«atque», 23 n.s., 2018, pp. 47-81

In questo saggio presenterò alcune delle intuizioni di Wittgenstein sul provare dolore. Si tratta di uno stato in cui sembra farsi avanti il modo distintivo in cui gli stati “mentali” si presentano al soggetto che li vive. Commentando alcuni passi del celebre “argomento del linguaggio privato” e altre osservazioni sulla filosofia della psicologia, mostrerò che Wittgenstein, criticando la cosiddetta “immagine cartesiana” della mente, nel caso del dolore non concepisce la distinzione tra prima e terza persona come un’asimmetria epistemologica. Egli sembra piuttosto pensare che il punto di vista di prima persona sia definito da un senso di appartenenza, dell’esser-mio del dolore che provo perché io sono la persona che lo può esprimere. Dirò anche qualcosa sulla parallela tesi di Wittgenstein, che gli altri spesso riescono a sapere se provo dolore, mostrando che essa non esclude un senso (praticabile) della privatezza del dolore.

 

Parole chiave: Wittgenstein, dolore, “dualismo cartesiano”, espressione, prima e terza persona, privatezza e linguaggio privato

 

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Per un’ontologia del vissuto

di Luca Pinzolo
«atque», 23 n.s., 2018, pp. 83-110

Si tenta una lettura ontologica del vissuto, attraverso una costellazione di spunti teoretici che vengono fatti girare attorno ad alcuni aspetti della riflessione di Levinas. In primo luogo, si cerca di impiegare il “trauma”, e la sua temporalità, come paradigmatico per mostrare come il “vissuto” sia solo eco di qualcosa che si è prodotto altrove e in un altro tempo. In un secondo momento, il “corpo proprio”, anziché luogo o sede privilegiata dei vissuti, viene concepito come crocevia di flussi ambientali – elementi o atmosfere – che lo circondano e lo sovrastano. Si cerca, quindi, di delineare per sommi capi la via verso un’ontologia materialista dell’esteriorità, in cui il motivo naturalistico, pur in certo modo presente, non si chiude in sé stesso, ma apre a una dimensione etica e politica: i vissuti, eventi pre-individuali e a-soggettivi, si producono “tra” i corpi, disegnandoli nei loro profili, certo, ma anche definendone legami e alleanze.

 

Parole chiave: Levinas, fenomenologia, neofenomenologia. transindividualità, ontologia, atmosferologia, interfaccia

 

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Linguaggi della vaghezza. Oltre il mito dell’interiorità

di Maria Ilena Marozza
«atque», 23 n.s., 2018, pp. 111-131

Dopo aver discusso i rimandi semantici dei termini “incertezza”, “indeterminatezza” e “indefinitezza”, nel saggio ci si chiede in che modo queste dimensioni possano rappresentare un valore positivo per la talking cure. Vengono esplorate le diverse posizioni di Freud e di Jung. Quindi ci si sofferma sui modi di intendere il profondo legame tra l’indefinitezza atmosferica e l’indefinitezza linguistica. L’introduzione del concetto di atmosfera come ambito precategoriale consente di superare la netta distinzione psicoanalitica tra mondo interno e mondo esterno, proponendo piuttosto la co-appartenenza di ogni processo di soggettivazione al mondo di cui fa parte.

 

Parole chiave: incertezza, indeterminatezza, indefinitezza, linguaggio, atmosfera

 

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Sulle tracce dell’esperienza. Walter Benjamin tra critica del vissuto e uomo nuovo

di Marina Montanelli
«atque», 23 n.s., 2018, pp. 133-146

Il presente saggio si propone di ripercorrere le tappe essenziali della riflessione di Walter Benjamin sul concetto di esperienza. Prende pertanto le mosse dai primi testi benjaminiani degli anni universitari che si confrontano con la filosofia kantiana e il neokantismo e con la fenomenologia di Husserl, dunque col problema dello statuto della dimensione trascendentale e del rapporto tra esperienza e linguaggio. Successivamente vengono analizzati i lavori più tardi che affrontano il tema dell’indice storico dell’esperienza e della critica al concetto di Erlebnis della filosofia della vita, mostrando la necessità di ridefinire la nozione di esperienza a partire dalle trasformazioni storiche imposte dalla modernità.

 

Parole chiave: Walter Benjamin, experience, language, transcendental, Erlebnis, history

 

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Cavalli e asini, muli, bardotti e carpe. Storia, invenzione, memoria e verità in psicoanalisi

di Fausto Petrella
«atque», 23 n.s., 2018, pp. 147-189

L’accento, posto in epoca postmoderna, sugli aspetti interattivi, inventivi, esplorativi dell’analisi, ha offuscato l’idea di verità, e il peso specifico della realtà storica, facendo apparire superflua o superata la tensione concettuale e metodologica tra il vero, il falso e il congetturale, così presente in Freud e nella psicoanalisi durante la prima metà del secolo passato. Il lavoro ripercorre alcuni momenti nodali dello sviluppo freudiano e postfreudiano circa la storia, confrontandoli con aspetti del dibattito storiografico attuale. Il lavoro mostra che il riferimento alla storia appare in Freud tutt’altro che ingenuo, senza tuttavia che egli sia disposto a liquidare o ridurre l’idea di obiettività e di realtà in nome di una visione psicologistica, relativistica e puramente soggettiva dell’esperienza e del lavoro clinico.

 

Parole chiave: storia, après-coup, trauma psichico, narrazione, verità, diventare soggetto

 

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Vedere l’irreale. Vissuto d’immagine, vissuto di fantasia

di Claudio Rozzoni
«atque», 23 n.s., 2018, pp. 191-209

Le analisi husserliane relative alla fantasia e alla coscienza d’immagine contenute nella Husserliana xxiii (1980) possono offrire un fondamentale contributo al più recente dibattito sulle teorie dell’immagine (queste ricerche sembrano persino anticipare – e poter dialogare con – alcune decisive questioni sollevate dalle filosofie dell’immagine sviluppatesi in ambito analitico). Di particolare importanza è il modo in cui Husserl tratta il rapporto fra il vissuto d’immagine e il vissuto di fantasia, arrivando a mettere in questione la nozione di “immagine mentale”. A partire da questa soglia critica, Husserl propone una teoria della fantasia in quanto presentificazione intuitiva non fondata su un medium iconico.

 

Parole chiave: fantasia, percezione, immagine, raffigurazione, presentificazione

 

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Contro il fanciullino. Infanzia cronica e sindrome di Peter Pan

di Marco Mazzeo
«atque», 23 n.s., 2018, pp. 211-225

Il mito dell’interiorità si avvale spesso di una figura coniata dal poeta italiano Giovanni Pascoli: il fanciullino. L’articolo ne illustra le fattezze criticando la lettura proposta da Giorgio Agamben. Il saggio, infine, propone di stabilire un legame tra questa figura poetica e il ruolo che nel capitalismo contemporaneo gioca la cosiddetta sindrome di Peter Pan.

 

Parole chiave: Agamben, capitalismo, neotenia, Pascoli, Wittgenstein

 

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