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La rivista “atque” continua la sua pubblicazione in formato cartaceo per i tipi di Moretti & Vitali di Bergamo, ma d’ora in poi gli articoli di tutti i fascicoli – esclusi quelli degli ultimi due anni – sono leggibili (in formato pdf) su questo sito e scaricabili in maniera completamente gratuita.

Sicché i fascicoli di “atque” dal 1990 (anno della sua fondazione) sino a quelli di due anni fa sono ad accesso libero e quindi aperti a ogni forma di ricerca, mentre gli altri hanno un “embargo”, per l’appunto, di due anni – naturalmente il formato cartaceo di tutti i fascicoli rimane disponibile presso le librerie (vedi “librerie amiche”) e ordinabile all’editore (ordini@morettievitali.it).

Essendo digitalizzato l’intero archivio storico, per individuare gli articoli e poterne fare le ricerche sia per autore che per parola chiave, basta consultare questo indice articoli e qualora interessi scaricare il file pdf, cliccare sul titolo.

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A due voci. Quasi un dialogo per nastro magnetico, Glasharmonika e rumore di fondo

di Fabrizio Desideri
«atque», 20 n.s., 2017, pp. 17-30

Un tentativo di intrecciare un dialogo filosofico tra due entità immaginarie: vox reflexa e vox áltera sono i loro nomi. Il dialogo immaginario riguarda la voce come alterità originale. Tanti i riferimenti, tra cui: Hegel, Platone, Aristotele, Agostino, Daniello Bartoli, Derrida e molti altri ancora.

 

Parole chiave: voce, lingua, suono, animale, alterità, coscienza, Sé.

 

Le prime pagine di questo articolo non ancora pubblicato online, si trovano nello sfogliabile cliccando qui – l’intero articolo è ovviamente reperibile nel fascicolo in formato cartaceo presso le “librerie amiche” ed è ordinabile all’indirizzo ordini@morettievitali.it

Tra mutoli e scilinguati:
una rapsodia

di Silvano Facioni
«atque», 20 n.s., 2017, pp. 33-52

Quando cerchiamo di indagare il significato della “voce” dobbiamo considerare come essa sia stata studiata lungo la tradizione filosofica occidentale. In questo articolo cerchiamo di lanciare una sonda in alcune teorie rilevanti (Aristotele, Hegel, S. Agostino) e in alcune opere letterarie (Kafka, Artaud) per dimostrare che se la voce e la parola sono considerate principalmente come una singola questione, la voce sembra sfuggire a questa dicotomia.

 

Parole chiave: voce, scrittura, morte, silenzio, lingua, suono, significato, animale, ritmo, glossolalia.

 

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Dalla grana della voce
alla grana della scrittura.
Alcune riflessioni sulla parola
detta e scritta

di Giorgio Patrizi
«atque», 20 n.s., 2017, pp. 53-61

A partire dal percorso teorico e critico di Roland Barthes, tra gli anni ’70 e ’80, si definisce un processo che, attraversando la critica del post strutturalismo, rifiuta le tradizionali modalità della scrittura per sostituirvi quelle che ne testimoniano le radici materiali, corporee. Ricordando le riflessioni di Zumthor sulla tradizione della vocalità, il complesso quadro antropologico tracciato da Bologna sulla centralità dell’esperienza della voce, e quello dell’affabulazione propria della cultura militante femminista, sulle teorizzazioni di Adriana Cavarero, si approda al riconoscimento dei valori antiautoritari della voce, nella contrapposizione dialettica tra Pensiero unico e Pensiero del molteplice. Da Barthes a Ong, da Zumthor a Bologna, da Benjamin a Cavarero, la voce si confronta con l’universo dei corpi e delle parole, dette e scritte.

 

Parole chiave: voce, scrittura, corpo, critica, tradizione.

 

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Flatus Vocis. Voce e scrittura
tra Jacques Derrida e Giorgio Agamben

di Francesco Vitale
«atque», 20 n.s., 2017, pp. 63-80

L’articolo intende rendere conto della decostruzione derridiana dell’opposizione tradizionale tra voce e scrittura attraverso la critica della vulgata secondo la quale la decostruzione consisterebbe in una presa di partito per la scrittura contro la voce. La lettura critica del saggio “Experimentum vocis” di Giorgio Agamben, esempio recente di questa vulgata, permette di individuare l’autentica posta in gioco nella strategia adottata da Derrida: rilevare ciò che l’opposizione tradizionale tra voce e scrittura occulta nel determinare la voce quale elemento privilegiato, immediato e vivo, del logos; vale a dire la possibilità di descrivere le condizioni di possibilità della costituzione del senso nei termini che la tradizione attribuisce alla scrittura e quindi la possibilità di formalizzare tale condizioni attraverso la nozione di “arche-scrittura”.

 

Parole chiave: voce, scrittura, archi-scrittura, decostruzione, metafisica.

 

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La voce tra sonorità e respirazione
in Emmanuel Lévinas.
Abbozzo di una metafisica dell’atmosfera

di Luca Pinzolo
«atque», 20 n.s., 2017, pp. 81-105

Nelle conferenze giovanili tenute al Collège Philosophique e in alcune pagine di Altrimenti che essere, Lévinas propone l’immagine di una phoné articolata in una pluralità di voci in cui l’essere stesso emerge come “scisso in Medesimo e Altro”, per ricondurla, poi alla ritmica del respiro, intesa come dinamica di individuazione in cui il soggetto, già sempre installato nel proprio essere, lo assume su di sé e in sé come essere dell’Altro e del Medesimo. L’aria, elemento materiale dell’animazione del vivente, diventa sostanza dell’essere di ciascuno come essere in relazione.

 

Parole chiave: etica, fenomenologia, decostruzione, Lévinas, Derrida, linguaggio, ontologia, responsabilità, naturalismo presocratico, psicoterapia della Gestalt.

 

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Incunaboli estetici

di Ellen Dissanayake e Mariagrazia Portera
«atque», 20 n.s., 2017, pp. 109-124

Riflettendo sulla voce, non si può non porre attenzione alle interazioni precoci tra il bambino e chi se ne prende cura. È in tali scambi che è possibile percepire nitidamente come vengano a darsi comportamenti multimodali (vocalizzazioni, espressioni facciali e movimenti del corpo in forma esagerata). E cogliere come questi accadano in modo ripetuto e con modalità pienamente formalizzate. A partire da tali fenomeni, cui colloquialmente è stato assegnato il nome di baby talk, è d’altra parte possibile rintracciare come il comportamento estetico-artistico adulto venga a darsi in modo spontaneo e inintenzionale. È in questo senso, che il baby talk può essere assunto come la “culla” dove prendono forma gli “incunaboli estetici”: vale a dire quei dispositivi di base (ripetizione, stilizzazione, elaborazione, esagerazione, manipolazione dell’aspettativa) che utilizzati dai bambini e da chi se ne prende cura per modulare il reciproco coinvolgimento emozionale, vengono ripresi e “rifunzionalizzati” dagli artisti per coinvolgere e attrarre l’attenzione del pubblico. Partendo dalla teoria darwiniana dell’evoluzione per selezione naturale e traendo supporto empirico e sperimentale da una molteplicità di discipline differenti (dall’etologia alla neurobiologia, dalla psicologia dello sviluppo alla paleoantropologia), è da ritenere che il baby talk si sia evoluto più di un milione di anni fa, per incrementare sia le chances di sopravvivenza dei piccoli di Homo che il successo riproduttivo delle loro madri. Ed è altresì da ritenere che le arti – rifunzionalizzando gli incunaboli estetici già presenti e operanti nel baby talk – compaiano nei rituali per la prima volta al modo in cui le sperimentiamo e concepiamo ancora oggi: un making special, o artification, intenzionale e deliberato, che “exatta”, co-opta, l’“artificare” spontaneo dei bambini.

 

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Quando un corpo incontra
il linguaggio. Modulazioni vocali
nella talking cure

di Maria Ilena Marozza
«atque», 20 n.s., 2017, pp. 125-141

La voce è una dimensione di straordinario interesse quando l’attenzione nella talking cure si allontana dalla mera comprensione dei significati del discorso dell’analizzando, concentrandosi piuttosto sulla globalità dell’atto linguistico, nella sua valenza di azione corporea. Nella vocalità convergono molteplici funzioni. Nel saggio viene descritto in primo luogo il valore di appello intersoggettivo intrinseco alla natura stessa della voce. In secondo luogo ci si chiede in che senso la voce possa essere intesa come il segno di una singolarità individuale. In terzo luogo, ci si sofferma su che tipo di presenza singolare venga a essere espressa tramite la vocalità, e come sia proprio questa singolarità l’elemento più interessante nella talking cure.

 

Parole chiave: Talking cure, voce, corpo, linguaggio.

 

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Gesti vocali.
Conflitti tra mimesi e senso

di Carlo Serra
«atque», 20 n.s., 2017, pp. 143-157

Il saggio percorre la vicenda interpretativa del concetto di voce, sospesa tra la nozione di altezza e quella di imitazione. Lo statuto della voce, difficilmente arginabile all’interno della nozione di segno, viene interpretato rispetto alle componenti sonore, gestuali, materiche della dimensione vocale, con particolare riferimento alla dimensione dell’urlo. Per questo motivo, abbiamo tentato una rapida ricostruzione del concetto di vocalità in Lacan, dalle forme appellanti alla definizione progressiva dell’oggetto piccolo a. Giovandoci della interpretazione di Dolar, abbiamo portato in questione la stessa nozione di significante, che, in questo contesto, è un’espressione approssimata per definire il conflitto fra senso, connesso alla dimensioni sensibili della matericità vocale, e significato, che non può essere più inteso secondo una prospettiva referenziale, ma andrebbe riletto come sostrato permanente delle forme di modalizzazione, secondo la direzione husserliana che si articola dalle Ricerche Logiche fino alla Sintesi Passiva. Abbiamo quindi chiuso la nostra breve rassegna, proponendo il modello deittico dell’urlo, ripensato secondo queste modalità descrittive.

 

Parole chiave: voce, senso, mimesi, urlo.

 

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La voce delle parole

di Mauro La Forgia
«atque», 20 n.s., 2017, pp. 159-174

Il saggio prende in esame alcune celebri forme di dialogo presenti in letteratura (L. Tolstoj, A. Malraux) per cogliere diversi modi di esprimere il nesso tra parole e linguaggio interno. Tale analisi è poi sviluppata utilizzando gli studi di L. Vygotskij su pensiero e linguaggio e alcuni punti di vista fenomenologici (E. Husserl, L. Binswanger, J. Derrida) sul rapporto tra linguaggio e vita. Sulla base delle considerazioni svolte, sono infine avanzate indicazioni sulle forme più efficaci di ascolto e di espressione verbale in psicoterapia.

 

Parole chiave: linguaggio interno, pensiero e linguaggio, dialogo, cura con le parole.

 

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Il coraggio (e il bisogno)
di regredire. Dalla semantica
alla fonetica, dal significato
al puro e semplice
suono delle parole

di Silvano Tagliagambe
«atque», 20 n.s., 2017, pp. 177-208

Buona parte del pensiero contemporaneo si basa sull’idea che la funzione principale del linguaggio sia quella di rappresentare com’è il mondo e che pertanto la nozione di rappresentazione debba svolgere un ruolo fondamentale in ogni spiegazione del linguaggio e utilizzazione della lingua. Ma il crescente uso improprio e abuso del linguaggio alterano la conoscenza concettuale così come quella semantica e fanno sì che una parola o una frase perdano un significato per l’ascoltatore, che poi percepisce il discorso come suoni senza senso ripetuti. Può quindi essere istruttivo un passo indietro, una regressione al livello della fonetica, al solo suono delle parole, ed esaminare l’approccio radicalmente deflazionistico ispirato da Tarski e propagato da Quine e altri. Laddove appare il “devirgolettamento”, le nostre teorie semantiche tendono a perdere potere esplicativo. L’intuizione originale di Tarski era che la semantica vero-condizionale di qualsiasi lingua deve essere indicata in modo ricorsivo in un metalinguaggio distinto in termini di soddisfazione delle formule, che comprendono predicati e variabili libere, per evitare le forme paradossali di autoreferenzialità. Si conviene che questa posizione non includa la conoscenza semantica della lingua di riferimento, che si presenta a livello fonologico o ortografico.

 

Parole chiave: verità, dimostrabilità, autoriferimento, devirgolettamento, verisimilitudine, fonetica.

 

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