Affetti e delirio

di Arnaldo Ballerini e Andrea Ballerini
«atque», 13, 1996, pp. 19-30

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La storia della psichiatria può essere vista come la lotta, mai terminata del tutto, scriveva Jaspers (1913 59), fra i sostenitori di una psicosi “unica” di cui le varie forme cliniche psicotiche sono solo tappe o fasi e i sostenitori dell’esistenza di forme psicotiche fra lo ro naturalmente diverse. Quest’ultima linea di pensiero è stata quella apparentemente vincente, da E. Kraepelin (1904) in poi, anche se il “fantasma nosografico” della psicosi unica continua a riaffacciarsi sotto forme sempre diverse.

Fra le varie dicotomie nella nosografia psichiatrica fondamentale è stata quella fra campo del delirio e campo dei disturbi dell’umore. Infatti essi rinviano per la clinica psichiatrica a due grandi Continua a leggere ›

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Epistolario

di Friedrich Nietzsche-Mathilde Maier
«atque», 12, 1995, pp. 173-198

Friedrich Nietzsche-Mathilde Maier, “Epistolario”, «atque», 12, 1995, pp. 173-198

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La difesa dell’illusione metafisica: una ‘wagneriana’ risponde a Friedrich Nietzsche

di Giuliano Campioni
«atque», 12, 1995, pp. 165-172

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Il terzo volume dell’edizione italiana dell’Epistolario contiene le lettere di Friedrich Nietzsche che vanno dal 1875 al 1879: periodo decisivo per la definitiva conquista della propria identità filosofica che, come tale, trova espressione e consapevole forma di vita:

«ora oso seguire di persona – egli scrive – le orme della saggezza ed essere filosofo io stesso: prima i filosofi li veneravo» (lettera 729, p. 298). L’epistolario, con l’apparato che dà ampiamente conto degli interlocutori e delle testimonianze indirette, aiuta a comprendere il complesso e sofferto periodo di transizione che è percepibile, nei suoi sviluppi e cestire, soprattutto nei frammenti postumi. Continua a leggere ›

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Risposta ‘originale’: vetta ermeneutica del Rorschach

di Federico Barison
«atque», 12, 1995, pp. 154-164

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Le risposte originali Rorschach sono emblematiche per l’argomento “creatività Rorschach” che è un argomento molto confusamente e troppo parcamente trattato dai ricercatori Rorschach. Ed è anche per questo che intendo occuparmene qui.

Come è consuetudine dei miei collaboratori e mia, per lo più preferiamo nelle comunicazioni “scientifiche”, e così in questa, accennare appena ai principi filosofici che ispirano le nostre ricerche, cercando di concentrare il nostro interesse e quello dei lettori su ciò che la vivente clinica rivela agli strumenti da noi scelti per l’indagine. A precedenti comunicazioni rimandiamo per la discussione Continua a leggere ›

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Al limite del rappresentare: nota su immaginazione e coscienza

di Fabrizio Desideri
«atque», 12, 1995, pp. 135-153

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In conclusione al libro su L’Imaginairel Jean-Paul Sartre tematizza il rapporto tra coscienza e immaginazione con una radicalità che merita di essere interrogata oltre le implicazioni inerenti alla sua filosofia in generale (quale si disegna ne L’ etre et le néant) e alle sue ricerche precedenti, in particolare a quelle svolte nel saggio su L’imagination. Qui, si ricorderà, Sartre aveva difeso una concezione dinamicamente attiva dell’immagine: un suo carattere psichicamente sintetico che la identifica con “un certo tipo di coscienza”. Secondo tale identificazione l’immagine non si può risolvere né in una copia-segno di qualco sa né in una traccia mnestica di una percezione e ciò appunto in quanto si pone sempre come “coscienza di qualche cosa”, come una sintesi attiva di un mol Continua a leggere ›

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Immagine metodologica e ‘realtà’ scientifica sulla teoria anarchica della conoscenza

di Luigi Lentini
«atque», 12, 1995, pp. 107-134

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La malattia metodologica 

1. In apertura di Contro il metodo Feyerabend, nei panni del filosofo medico che dopo lungo e attento esame ha finalmente scoperto il giusto rimedio per la grave malattia che da tempo affligge il suo pazien te, afferma con tono deciso e un po’ enfatico che l’anarchismo «è senza dubbio una eccellente medicina per l’ epistemologia e per la filosofia della scienza». E subito, quasi a contenere lo stupore che un tale coup de thédtre può legittimamente suscitare, con tono rassicurante soggiunge: «non è difficile trovarne la ragione» . Così, dopo il clamoroso annuncio prende avvio il tentativo, Continua a leggere ›

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I molti e l’uno in alchimia: l’immaginatio come luogo di integrazione e di confusività della materia psichica

di Stefano Fissi
«atque», 12, 1995, pp. 79-106

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Da En Soph, ossia dall’Uno più generale, fu prodotto l’Universo, che è Adarn Kadmon,

ilquale è Uno e Molti e dal quale

e nel quale sono tutte le cose.

K. von Roserothl

 

Tu non realizzerai mai l’Uno, che tu cerchi, Continua a leggere ›

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L’immaginazione all’origine della realtà psichica

di Maria Ilena Marozza
«atque», 12, 1995, pp. 63-78

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1 L’immaginazione come fondamento del “liberopensiero “ 

Conflitti dell’anima infantile è un piccolo saggio scritto da Jung nel 1909, con l’intento di supportare il materiale descritto da Freud nel caso clinico del Piccolo Hans. Inesso, Jung parla dello sviluppo della curiosità sessuale di una bambina di quattro anni, Anna, impegnata nella comprensione dell’enigma della nascita di un fratellino. Il tipico procedere della comprensione infantile tra piccole crisi di angoscia fobica, osservazioni pertinenti, elaborazioni fantastiche ed oniriche fu in questo caso intercalato da spiegazioni paterne tendenti a ridurre l’angoscia e il proliferare nella bambina di fantasie distorte, metten dola al corrente della verità scientifica riguardo al concepimento ed alla nascita. Continua a leggere ›

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La visibilità da conquistare: note sull’immaginazione in analisi

di Paolo Aite
«atque», 12, 1995, pp. 47-62

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Il potere di evocare immagini in assenza

continuerà a svilupparsi

in un’umanità sempre più inondata

dal diluvio delle immagini prefabbricate? Continua a leggere ›

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Creatività

di Silvano Tagliagambe
«atque», 12, 1995, pp. 25-46

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Vedere la realtà con gli occhi dell’arte 

«Ciò che danno la pittura e la grafica viene apprezzato, al limite, co me scoperta di un’autentica realtà “altra”, che una volta conosciuta attraverso l’artista riconosciamo poi da soli, perché la vediamo attraverso i nostri propri occhi».

Così il grande pensatore russo Pavel Florenskij, matematico e filosofo, teologo e teorico dell’arte definisce e inquadra la funzione specifica della creatività artistica, il cui carattere essenziale, a suo Continua a leggere ›

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