Oltre la svolta ermeneutica?

di Riccardo Dottori
«atque», 14-15, 1996, pp. 9-38

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Interpretazione e legittimazione 

Nell’ultimo volume della raccolta delle sue opere da lui stesso curata Gadamer parla di svolta ermeneutica (hermeneutische Wende) per caratterizzare quella rottura che il pensiero di Heidegger ha rappresentato nel panorama filosofico europeo del nostro secolo. Questa svolta va naturalmente distinta da quella che noi siamo ormai soliti attribuire al pensiero di Heidegger, detta la Kehre, e che indica invece il mutamento di prospettiva nel pensiero di Heidegger, od il suo rovesciamento, in quanto dalla impostazione ancora di stampo trascendentale del suo pensiero egli sarebbe passato a Continua a leggere ›

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Nosografia e psicopatologia: un matrimonio impossibile?

di Mario Rossi-Monti e Giovanni Stanghellini
«atque», 13, 1996, pp. 179-194

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1. Psicopatologia, semeiotica, nosologia e nosografia 

Il termine psicopatologia ha ormai acquisito un ampio alone semantico tanto da venire spesso usato con differenti significati. In senso più generale con “psicopatologia” si indica la patologia psichica nel suo complesso ed il termine coincide quindi con l’oggetto della psichiatria. Frequentemente viene impiegato per fare riferimento ad una descrizione precisa e minuziosa dei sintomi psichiatrici ed in questa accezione la psicopatologia finisce per coincidere con la semeiotica psichiatrica. Negli Stati Uniti una tradizione che risale a James, Prince e Meyer ha scelto il termine psicopatologia per Continua a leggere ›

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Sulla psicopatologia: caute riflessioni di uno psichiatra che non disdegna la psicoanalisi, di uno psicoanalista che non disdegna la psicopatologia

di Fausto Petrella
«atque», 13, 1996, pp. 155-178

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Vorrei prendere l’avvio da un notevole scritto di Gerd Huber e Gisela Gross (1995), che sintetizza i criteri psicopatologici che lihanno guidati nella loro lunga ricerca su ciò che hanno chiamato “sintomi­ base” della schizofrenia, per fare alcune considerazioni generali sullo stato attuale della psicopatologia. Così facendo esprimerò sinteticamente, spero nel modo più esplicito, le mie posizioni odierne verso la psicopatologia, intesa come disciplina fondamentale per la psichiatria, ma rispetto alla quale esiste, ormai da molto tempo, una innegabile situazione di crisi. Tenterò anche di dire in quale senso – sulla scorta di Jaspers – ritengo invece indispensabile la psicopatologia, e per quali ragioni mi appare manifesto un suo deperimento, da considerarsi negativo e preoccupante. Un certo Continua a leggere ›

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La perdita del sentimento del Sé. Tra psicopatologia fenomenologica e psicoanalisi

di Giovanni Gozzetti
«atque», 13, 1996, pp. 145-154

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Se sia caratterizzante nella melanconia il disturbo dell’umore, pur qualitativamente distinto dalla tristezza, oppure un particolare tipo di non sentire è una questione di un significato psicopatologico molto attuale, come indicato da un recente articolo di Alfred Kraus. A questo interrogativo la prima psicoanalisi di S. Freud e K. Abraham aveva apportato un fondamentale contributo.

Sono convinto che la individuazione nel 1911, da parte di K. Abraham della base personalistica predepressiva, assieme alla perdita del sentimento del Sé nel melanconico messa in luce da Freud nel 1915, col dar voce e corporeità all’Oggetto introiettato, rappresentino due grandi scoperte, non solo per la psicoanalisi, ma anche per la psicopatologia della melanconia. Allora si era cercato di capire Continua a leggere ›

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Psicopatologia: realtà di un mito

di Luciano Del Pistoia
«atque», 13, 1996, pp. 121-144

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Il problema

Psicopatologia è parola colta – se non quasi esclusivamente specialistica – che denota le manifestazioni patologiche della psiche: umana e non solo umana. Molti ricorderanno infatti uno dei prestigiosi Colloques che Henri Ey organizzava a Bonneval! Il suo titolo era: Psichiatria animale e vi si poneva ap punto la questione dell’esistenza di una psicopatologia delle bestie (A. Brion, H. Ey, 1965).

Il termine non è tuttavia univoco e presenta due accezioni distinte seppure vicine. «Curieusement […] psychopathologie signifìe à la fois le trouble mental étudié et la science qui l’étude» (D. Widloe Continua a leggere ›

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Psicopatologia e psicoterapia

di Nora D’Agostino e Mario Trevi
«atque», 13, 1996, pp. 97-120

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1.  Psicopatologia e psicoterapia: disgiunzione e rapporto

Psicopatologia e psicoterapia appaiono – soprattutto oggi -come regioni relativamente indipendenti del sapere che si sviluppa attorno all’ambiguo termine di “psiche”, disgiunte dall’appartenenza dell’u na all’atteggiamento tendenzialmente neutro della descrittiva e dal 1’appartenenza dell’altra all’atteggiamento necessariamente coinvolto e per lo più dubbioso e sperimentale della pratica. Della prima si può cercare legittimamente un’epistemologia e una metodologia critica, della seconda si potrebbe dare, a rigore, solo una “dossologia” (scienza dell’opinione, della congettura) se la Continua a leggere ›

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Nora: un’immagine letteraria dell’esaltazione

di Giacomo Calvi e Lorenzo Calvi
«atque», 13, 1996, pp. 87-96

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È noto che Binswanger ha dedicato molta attenzione al teatro di Ibsen e che ne ha tratto alcuni elementi di riflessione, soprattutto nella preparazione degli studi sulla esistenza mancata e sulla proporzione antropologica. Abbiamo pensato di affrontare anche noi almeno un dramma del medesimo autore per calarci nella stessa atmosfera culturale e partecipare più intensamente allo spirito della Daseinsanalyse. Abbiamo riletto Una casa di bambola, trovando nel personaggio di Nora un’immagine stupenda della esaltazione.

Per riassumere brevemente il dramma di Nora, basterà ricordare che si tratta d’una giovane donna, madre di due bimbi e moglie d’un uomo in carriera. La sua casa è una casa di bambola, perché Continua a leggere ›

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Inquadramento antropologico dell’esperienza d’incontro con lo psicotico

di Bruno Callieri
«atque», 13, 1996, pp. 61-86

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Un secolo fa lo psichiatra, determinato univocamente nell’ambito positivista e dal modo di pensare naturalistico, finiva per esaurire tutto il suo agire psichiatrico nell’atto dell’obiettivazione, reificando il paziente, spersonalizzandolo e soffocandolo in toto nell’anonimato di categorie etiopatogenetiche e nosologiche, di classi e classificazioni, secondo i canoni di un pensiero puramente nomologico.

Tale atto soddisfaceva appieno il suo operare, che restava essenzialmente adialogico, tutto conchiuso nella “spiegazione” e nell’identificazione causale psiche-cervello. La nota tesi griesingeriana (1863) “le malattie mentali sono malattie del cervello” veniva indebitamente assolutizzata, in un’ottica di medicalizzazione radicale dell’uomo sofferente psichicamente e/o disturbato nel Continua a leggere ›

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C’è ancora un senso nella psicopatologia?

di Eugenio Borgna
«atque», 13, 1996, pp. 51-60

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Una   premessa 

Non so se abbia ancora un senso parlare di psicopatologia in un contesto storico in cui, nei paesi nord americani ma anche in quelli europei, sembra dominare una psicologia biologica (una farmacopsichiatria nel migliore dei casi) estranea, radicalmente estranea, alla dimensione psichica delle esperienze psicotiche e neurotiche e intesa alla loro riduzione, alla loro nientifìcazione, in schemi (in funzioni) neurofisiologici e neurochimici. Continua a leggere ›

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Intenzionalità psicoterapeutica

di Gaetano Benedetti
«atque», 13, 1996, pp. 31-50

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1. Da quando, con Sigmund Freud, lo psichiatra ha studiato l’ammalato psichico dal punto di vista del suo esperire, ossia da poco più di cento anni a questa parte, il compito classico dello psichiatra si è esteso al polo opposto di quello iniziale, che era anzitutto descrizione del comportamento abnorme nello sforzo di contrapporlo alla norma. Da Freud in poi, il discorso nell’incontro con il malato psichico non è altrimenti concepibile che entro una continua dialettica fra quello che il fenomeno psicopatologico significa per noi e quello che il paziente esperisce nella relazione con noi. Il capovolgimento operato da Freud è immediatamente visibile nel fatto che mentre da un canto attraverso la comprensione dell’esperire del malato si è avuta la psicologizzazione della malattia Continua a leggere ›

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