La psicopatologia delle passioni nella medicina antica

di Mario Vegetti
«atque», 17, 1998, pp. 7-20

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  1. C’è un dato di fatto in apparenza paradossale. La psicopatologia delle passioni, o invero la psicopatologia nel suo insieme, non costituisce per la medicina antica un campo autonomo di conoscenza e di problematizzazione eziologica, diagnostica e terapeutica. La questione della psicopatologia entra nella medici na molto tardi e, come vedremo, per influenze allogene; certamente, essa è estranea alla prima grande stagione della medicina antica, quella che si suole chiamare tradizionalmente ‘ippocratica’ (fra quinto e quarto secolo avanti Cristo).

Non che, naturalmente, non siano presenti negli scritti ippocratici riferimenti a quadri morbosi a carico delle funzioni mentali, come le ‘freniti’, la mania (follia) o l’epilessia; ma si tratta in ogni caso Continua a leggere ›

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Intervista

di Dieter Henrich
«atque», 16, 1997, pp. 199-216

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Professor Henrich, è ampiamente diffusa ormai la definizione di “epoca postmetafisica”; a partire da siffatta descrizione della situazione epocale si ritiene plausibile chiarire quali motivi abbiano condotto alla forma­zione di un pensiero metafisico o postmetafisico, ma questo chiarimento non ha più il significato di riconoscere la peculiare pretesa della creazione metafisica. Anzi, tale prospettiva conduce ad una critica del tema metafisico e all’affermazione che un’esistenza matura dovrebbe farne a meno. Qualche volta Wittgenstein è chiamato come testimone di questa tendenza che considera la metafisica un palliativo e che decide di farne a meno. Rispetto a questa decisione della situazione speculativa come si colloca la Sua filosofia? Continua a leggere ›

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Dissipazione e coscienza

di Giuseppe Vitiello
«atque», 16, 1997, pp. 171-198

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  1. Verso una scienza della coscienza

Nel 1994 e nel 1996 si sono tenuti a Tucson in Arizona due Congressi internazionali dedicati al tentativo di inquadrare in un contesto scientifico unitario ricerche e studi sulla coscienza che vengono condotti in settori disciplinari diversi (medicina, psicologia, filosofia, fisica, biologia, neuroscienze etc.). In queste note cercherò di illustrare uno dei temi della discussione che ha forse maggiormente attirato l’attenzione dei convenuti, e cioè l’uso di modelli basati su teorie quantistiche. A questo scopo introdurrò alcuni concetti della teoria quantistica dei campi applicata alla materia vivente; Continua a leggere ›

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La coscienza secondo Hegel

di Italo Valent
«atque», 16, 1997, pp. 143-170

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1. Hegel, pensatore della razionalità a tutto tondo, non si è tuttavia lasciato stregare dalla purezza abbagliante della ragione: «La pura luce e la pura oscurità son due vuoti, che son lo stesso. Solo nella luce determinata – e la luce è determinata dall’oscurità -, quindi solo nella luce intorbidata, si può distinguere qual cosa». Una riserva di tal genere investe anche la pretesa luminosità della coscienza, ovvero di quella condizione umana che si vorrebbe per definizione com pos sui, trasparente, vigile, e che per ciò stesso sareb be sinonimo di certezza e realtà, come reclamava il cartesiano “cogito ergo sum”. Eppure, secondo una antichissima convinzione, desti e dormienti si appartengono tanto quanto giorno e notte: una tesi eraclitea, questa, che inciderà nel profondo il progetto filosofico Continua a leggere ›

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Distinzione e riflessione

di Giuseppe Trautteur
«atque», 16, 1997, pp. 127-142

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In un volume nato da un convegno sulla coscienza, i curatori (Marcel e Bisiach, 1988) sentirono la necessità di difendere la legittimità del loro oggetto di studio. Qualche anno dopo, l’incredibile aumento e il largo consenso delle pubblicazioni sull’argomento ci hanno liberato dalla necessità di una tale giustificazione. E tuttavia il venire meno di questa necessità porta ancora con sé una certa inquietudine. Per qua le motivo se ci si occupa della coscienza si sente il bisogno di spiegare meglio cosa ciò significhi al nostro collega che magari sta lavorando, per dire, alla teoria dell’omotopia, mentre egli non sente la stessa esigenza? Credo che la ragione sia che lo studio della coscienza è in larga misura ricerca intorno a ciò che “coscienza” significa. Peggio: non vi è alcuna metodologia Continua a leggere ›

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L’identità è il destino dell’uomo

di Silvano Tagliagambe
«atque», 16, 1997, pp. 93-126

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  1. L’io come soggetto collettivo

Nella sua Introduzione a un recente, bel libro di Do­rato, sul quale avremo occasione di ritornare, Bodei ricorda un enigmatico frammento di Eraclito (119 DK), secondo cui ethos anthropo daimon, “il carattere dell’uomo è il [suo] destino”.

Forse questo passo, bellissimo e incisivo, può oggi apparirci meno oscuro, qualora si tengano presenti alcuni degli esiti cui è recentemente approdata l’analisi del problema dell’identità personale e Continua a leggere ›

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Psicodinamica intenzionale

di Mauro La Forgia
«atque», 16, 1997, pp. 73-92

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Un’overdose d’amore,

un’overdose anche per me

Zucchero (Sugar) Fornaciari, 1990

 

  1. Alcune occorrenze cliniche esemplificative

Un uomo sogna di vivere sott’acqua; abita una villa di stile spagnolesco che ricorda Cent’anni di solitudine; da qualche parte, una pietra osmotica consente il mantenimento di una bolla d’aria che Continua a leggere ›

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Materia, forma, mente e coscienza

di Stefano Fissi
«atque», 16, 1997, pp. 43-72

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Le forme del tutto esistono nella forma

dell’ intelletto che le abbraccia.

Ibn Gabirol, filosofo e poeta ebreo

dell’XI secolo.

 

Materia e mente nella scienza

 La scienza moderna si è costituita quando, con Galileo  e la creazione della fisica matematica, si è delimitato  l’oggetto d’indagine a ciò che era quantitativamente moderna misurabile, e per Continua a leggere ›

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Il velo dell’autocoscienza: Kant, Schiller e Novalis

di Fabrizio Desideri
«atque», 16, 1997, pp. 27-42

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1. La ricerca di Iside percorre in maniera spesso sotterranea (occulta) tutta la storia della cultura europea. È però nell’ambito dell’Illuminismo che questa ricerca per così dire emerge, si rende maggiormente visibile nella preoccupazione, comune a quest’epoca del pensiero, di trovare la fonte di ogni sapienza e con essa di ogni mitologia. Inquesta preoccupazione possiamo distinguere due aspetti tra loro strettamente correlati. Anzitutto, interrogando la figura di Iside, la Dea egiziana sposa-sorella di Osiride, l’Illuminismo europeo è alla ricerca di un simbolo che possa ricondurre Cristianesimo (Maria Vergine come tra sformazione-trasmigrazione dell’antico simbolo) ed Ebraismo ad una comune matrice e, proprio in virtù di questa riconduzione, permetta di “naturalizzare” il Continua a leggere ›

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Il mito della doppia trasduzione

di Daniel C. Dennett
«atque», 16, 1997, pp. 11-26

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Vi ricordate di Woodstock? Ora so come doveva sentirsi un poliziotto a Woodstock. Anche a Woodstock ci saranno stati buoni e cattivi poliziotti e mi sarebbe piaciuto essere un buon poliziotto, uno di quelli che andavano in giro dicendo «fumate pure ciò che vi pare e divertitevi senza dar fastidio a nessuno; fra un po’ sarà tutto passato. Possono volerci vent’anni, ma andate e lasciate che sboccino fiori dal deserto». Sono lieto che questo convegno abbia luogo perché rappresenta una grande opportunità di esporre alla luce abbagliante del deserto un’ampia varietà di idee, la maggior parte delle quali si dimo streranno sbagliate. Ma è giusto che sia così: è questo il modo in cui riusciamo a fare progressi nel campo di cui ci occupiamo. Il mio personale punto di vista, come ha Continua a leggere ›

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