Ansia, paura e panico tra psicologia e neurofisiologia

di Amedeo Ruberto e Antonella Leonelli
«atque», 23-24, 2001, pp. 95-108

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Come già accade per moltissimi termini di natura specialistica, anche per “ansia”, “paura” e “panico” l’uso popolare sviluppa significati per lo più generici e confusivi, con ampie aree di sovrapposizione e immancabili difficoltà di comprensione. Che il problema ci sia e che si estenda ben oltre il senso comune e il quotidiano colloquiare, si capisce anche dalle difficoltà che s’incontrano nella somministrazione (e, ovviamente, ancor più nell’autosomministrazione) di scale di valutazione in cui si chiede “quanto spesso si è stati ansiosi” supponendo, forse troppo ottimisticamente, che chi risponde sappia con chiarezza di cosa si sta parlando. Poiché, d’altra parte, è pur vero che non si può chiedere ai soggetti intervistati di attenersi nelle risposte ai criteri del Continua a leggere ›

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Tabù, paure e soggettività. Un percorso antropologico

di Claudia Mattalucci
«atque», 23-24, 2001, pp. 73-94

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In uno dei suoi saggi, Michel de Montaigne osservò come la paura, la “strana passione” che alternativamente mette le ali ai piedi o paralizza, non colpisca soltanto il volgo ma anche i guerrieri più valorosi. E se essa è comprensibile presso l’uomo comune, per il quale il mondo è popolato di fantasmi, morti viventi, lupi mannari, folletti e altre chimere, sorprende che anche gli eroi, i soldati e i gentiluomini possano esserne preda. La paura ottunde le loro qualità distintive: la prontezza, il coraggio, l’onestà e la capacità di giudizio. L’addestramento militare e la cultura non sono dunque di per sé sufficienti a mettere al riparo gli uomini da questa passione capace d’avere la meglio sugli altri sentimenti e sulla ragione stessa. Talvolta, afferma l’autore, i privilegi sono fonte di paura e Continua a leggere ›

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Paura della morte e anoressia. Mistica del digiuno tra Caterina Benincasa e Simone Weil

di Ines Testoni
«atque», 23-24, 2001, pp. 59-72

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Uno dei destini fondamentali del corpo è la vita, l’altro è la sua morte. Tra le due certezze oscilla la paura, emozione che si radica nel terreno del più abissale sentimento -l’angoscia di morte – su cui si edificano sistemi di conoscenza atti ad affrontare l’antico ed eccellente problema dell’uomo, quello del senso da attribuire all’esistenza e a ciò che la segue. L’angoscia, morsa entro cui il pensiero soffoca e l’azione implode, si rende visibile allo sguardo quando l’esistenza sia considerata in relazione alla morte. La paura è il sentimento da cui trapela la siderea oscurità da cui nasce il bisogno dell’uomo di definire le cause della sofferenza e le strategie per prevenirle o curarle. Qui si indaga il rapporto tra la paura della morte e una delle tecniche atte a ridurre il dolore che essa segnala: il Continua a leggere ›

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Radici antiche della paura

di Nicoletta Salomon
«atque», 23-24, 2001, pp. 43-58

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a Giulio Ciampi

per i suoi 80 anni

 

Le parole della paura cercano una classificazione rassicurante. Si vuole distinguere lo spavento come ptoesis, paura che accade, accidentale, momentanea, phobos effimero e fugace, che percuote davanti a un pericolo, prima del combattimento, durante un terremoto o un’eclissi; dalla paura che dura, hyponoia tou kakou, sospetto, congettura del male, deos. Continua a leggere ›

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La paura e il mostro. Linee di una ‘filosofia della simpatia’

di Ubaldo Fadini
«atque», 23-24, 2001, pp. 29-42

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Inquietudini

Nel suo informato testo sui mostri, F. Giovannini fornisce una breve storia dell’interesse per il mostruoso – dalla teratologia iniziale, legata al terrore per le mutazioni del corpo e in generale alle alterazioni della natura, fino alla teratologia sociale che si articola a partire dai mostri ottocenteschi – che mi sembra utile riprendere, soprattutto in vista di una identificazione del mostruoso odierno con ciò che è più “comune”, in un senso tutt’altro che negativo. Proprio una “analisi sociale” del mostro può infatti mettere in luce come quest’ultimo e società siano strettamente intrecciati: «( …) il Continua a leggere ›

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Paura e fame di futuro

di Alfonso Maurizio Iacono
«atque», 23-24, 2001, pp. 17-28

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L’uomo famelico di fame futura

Da qualche anno noi tendiamo a concepire il futuro sempre più come una difesa o al massimo come un arricchimento piuttosto che come un’alternativa rispetto a cui commisurare lo stato di cose esistenti. Vi è, nella nostra epoca, una forte tendenza, fondame talmente conservatrice, che sembra attraversare tutte le ideologie e tutte le forze politiche. Il mondo occi­dentale moderno è stato caratterizzato dall’incessante bisogno di rivoluzionare sempre se stesso. Vale la pena di citare ciò che non è bon ton citare: «La borghesia – scrivevano Marx e Engels – non può esiste re se non a patto Continua a leggere ›

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Paura dell’al-di-là o angoscia del quasi niente?

di Enrica Lisciani-Petrini
«atque», 23-24, 2001, pp. 13-16

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Se c’è un autore che si è occupato con una meditazione inesausta e martellante del problema della morte, questo è senz’altro Jankélévitch. Ma – significativamente -in un libro di oltre cinquecento pa gine dedicato a La mort, riserva uno smilzo paragrafo, quello qui tradotto, e giusto sul finire del libro stesso al tema della paura di fronte a tale evento. Significativamente, dicevamo. Perché a quello che da sempre viene considerato l’atteggiamento normale e persino “morale” dell’uomo di fronte alla morte – la paura appunto -Jankélévitch non solo non ascrive nessuna o comunque un’importanza del tutto irrilevante, ma soprattutto attribuisce un significato di pura copertura di ben altro. Ed è intorno a questo ‘altro’, invece, che egli fa insi stentemente ruotare la propria Continua a leggere ›

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L’angoscia dell’istante e la paura dell’al di là

di Vladimir Jankélévitch
«atque», 23-24, 2001, pp. 7-12

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Se il quasi-niente, se l’essere-minimale dell’istante mortale è l’oggetto quasi-inesistente della nostra angoscia, l’al-di-là – concepito in maniera antropomorfica e come una variante dell’al-di-qua -, l’al-di-là con le sue minacce e i suoi pericoli sconosciuti, è l’oggetto dei nostri terrori. L’ellenismo e certe reli gioni della salvezza, per esempio, più che quell’angoscia, conoscevano questi terrori. Rispetto a questa paura dell’al-di-là, la fobia dell’istante mortale rappresenta allora quello che è il coraggio rispetto alla resistenza. Il coraggio – che sia coraggio di cominciare o coraggio di terminare – è, in entrambi i casi, la virtù per eccellenza dell’uomo che osa, cioè di colui che sa affrontare l’improvviso mutamento dell’istante: è uno stato di urgenza di fronte all’imminenza del pericolo che si Continua a leggere ›

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Lo stato di emarginazione della psicopatologia. Quali responsabilità per gli psicopatologi?

di Mario Rossi-Monti
«atque», 22, 2000, pp. 197-214

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La psichiatria comunitaria e il suo fondamento inespresso

 

Un importante storico della scienza ha scritto: “più vi spingerete verso il cuore di un problema storico strettamente delimitato, più finirete per incontrare, in quello stesso problema qualcosa che vi spingerà al di fuori, aldilà dei suoi confini” (Lovejoy, 1960). Approfondire il tema dell’influenza della psicopatologia fenomenologica sullo sviluppo della psichiatria comunitaria o territoriale significa immergersi in una congerie di influenze problematiche, di contatti e di ramificazioni che rimandano al clima culturale che fece da sfondo alla nascita della legge 180: dalle in fluenze della psichiatria Continua a leggere ›

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Jaspers, le rovine di Nietzsche

di Fabio Polidori
«atque», 22, 2000, pp. 183-196

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Serve un breve preambolo. Per dire anzitutto che forse, per parlare del Nietzsche di Jaspers e prima di far entrare in scena quest’ultimo, si dovrebbe partire da Nietzsche. Incominciando cioè da quella impressione, magari vaga e strana, che si riceve leggendolo; e soprattutto leggendolo attraverso i percorsi segnati da tutte, o tante delle interpretazioni che Nietzsche ha avuto. L’impressione che – al di là delle molte, nel suo caso moltissime versioni che ne abbiamo ereditate, pur estreme e tra loro in contrasto – qualcosa sia sempre riuscito a sottrarsi, come nucleo residuo, come sostanza, come identità. Qualcosa che comunque ci permette di riconoscere Nietzsche, un suo testo o una certa quale aria nietzscheana, subito, da appena un accenno. Niente di strano, si potrebbe subito Continua a leggere ›

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