Empatia psicoanalitica ed empatia naturale

di Mario Rossi-Monti
«atque», 25-26, 2002, pp. 127-138

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Gli imbrogli dell’empatia

Il termine empatia si è col tempo appesantito di incrostazioni che lo hanno reso quasi improponibile. Se non altro per la genericità e la vaghezza con cui è stato spesso tirato in ballo da approcci psicoterapici di carattere “romantico”, ma anche per qualità onnipotente di “toccasana” che gli è stata spesso attribuita. Tuttavia la parola “empatia” continua ad indicare (ma anche in qualche misura a nascondere) un ambito di studio di grande interesse, all’interno del quale si intrecciano differenti prospettive: fenomenologia, psicoanalisi, psicopatologia, neuroscienze. Continua a leggere ›

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L’analista, l’empatia e l’inconscio

di Luigi Aversa
«atque», 25-26, 2002, pp. 117-126

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1. Il potere dell’analista

Carl Gustav Jung, parlando del complesso e articolato processo dell’esperienza analitica, ha usato alcune metafore di grande pregnanza simbolica per cercare di illustrarne gli aspetti più profondi e oscuri; per descrivere quel sottile gioco di proiezioni reciproche che vanno tecnicamente sotto i nomi di ‘transfert’ e ‘controtransfert’ e per spiegarne l’utilizzazione in senso trasformativo ha usato come metafora l'”alchimia”, quell’antica scienza precorritrice della chimica che aveva per fine la padronanza delle leggi “sottili” della natura e che dava il “potere”, a chi possedeva quest’arte, di Continua a leggere ›

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Il fumo e il fuoco

di Marino Rosso
«atque», 25-26, 2002, pp. 81-116

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AVVERTENZA: In molti sensi e attraverso molte vie il testo di finzione (fiction) si è fatto protagonista della cultura del nostro tempo, tanto che una proposta di filosofia finzionale non richiederebbe attualmente al cuna giustificazione. Si potrebbe anche ricordare il detto di Wittgenstein: «Philosophie kann man ei gentlich nur erdichten (A rigore si può fare filosofia solo fingendola)». Tuttavia non è in osservanza ai modelli oggi prevalenti, o all’idea anticipatrice di Wittgenstein, che un saggio sul solipsismo assume appropriatamente i caratteri della finzione: si tratta, a mio avviso, di una necessità teoretica specifica. Parlando di solipsismo, di solito si trascura la considerazione elementare che, propriamente, non può darsi qualcosa come il solipsismo: oppure sì, ma unicamente come Continua a leggere ›

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Empatia e comprensione

di Carlo Sini
«atque», 25-26, 2002, pp. 73-80

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Il termine empatia è sovente usato per indicare il possesso di personali doti “psicologiche”: ci sono persone che si considerano particolarmente dotate di empatia e non di rado ne danno dimostrazioni empiriche e pratiche di una certa evidenza. Così intesa la nozione si dilata notevolmente: dalle capacità “sensitive” di individui in ogni senso inconsueti, all’uso professionale di tale nozione, per esempio in vari rami ben noti della psicologia o nella teoria estetica (a partire da gli studi di R Vischer, Th. Lipps e H.S. Langfeld).

Non è però mai esaurientemente chiarito a cosa propriamente ci riferiamo quando parliamo di empatia. A mio avviso l’inconveniente nasce dalla presupposta convinzione che l’empatia debba essere Continua a leggere ›

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Empatia e rappresentazione della conoscenza

di Silvano Tagliagambe
«atque», 25-26, 2002, pp. 35-72

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1. Lo spostamento dell’empatia dal piano psicologico a quello logico

Quali sono i punti di forza e di debolezza di una teoria, come quella dell’empatia (dal greco empatheia, “passione”), secondo la quale la chiave per la comprensione di un altro soggetto consiste nella capacità di proiettare se stesso nella sua struttura interna e di identificarsi con lui in una sorta di comunione affettiva?

Questa è una delle domande cruciali che Popper si pone quando si interroga sul processo attraverso il quale un soggetto conoscente qualunque può arrivare a comprendere le azioni di un altro essere Continua a leggere ›

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Il valore cognitivo delle emozioni

di Aldo G. Gargani
«atque», 25-26, 2002, pp. 25-34

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1. Nella tradizione filosofica occidentale le emozioni e gli affetti sono stati trattati in maniera subordinata. Il secondo libro della Retorica di Aristotele è un’analisi del flusso delle emozioni e delle passioni ma in posizione marginale, come entità di terza classe rispetto alla conoscenza e alla volontà. Non veniva riconosciuta una diffusività delle emozioni nell’àmbito del pensiero come invece veniva attribuita alla volontà. Ad esempio S. Agostino nel De civitate Dei dichiara che «la volontà è in tutti i moti dell’animo, anzi tutti i moti dell’animo non so no altro che volontà». In quella Continua a leggere ›

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Empatia e distanza

di Fabrizio Desideri
«atque», 25-26, 2002, pp. 7-24

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Et animus meus animai est

et ego animai sum, duo tamen non sumus

Seneca, Lettere a Lucilio, XIX.113.5

1. Come sottrarsi alla retorica che connota oggi il di scorso sull’empatia. Anzitutto ricordando che la discussione intorno al problema significato con tale termine è relativamente recente (se per recente Continua a leggere ›

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Freud e Wittgenstein: mitologia del quotidiano e linguaggio della scienza

di Filippo Accurso
«atque», 23-24, 2001, pp. 159-194

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Premessa

Il rapporto Wittgenstein-Freud non si esaurisce in un semplice rapporto intellettuale per lo più indiretto. È, piuttosto, una complessa mescolanza di discepolanza critica e ammirazione perturbata da par­te del filosofo austriaco nei confronti del padre della psicoanalisi .

Un rapporto complesso in cui la dimensione umana sembra assumere una piega decisamente favorevole a Freud se consideriamo che Wittgenstein si è professato un seguace (almeno fino alla fine Continua a leggere ›

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Ansia in gravidanza: una condizione di normalità?

di Donatella Poggiolini, Vanna Valoriani, Paola Benvenuti e Adolfo Pazzagli
«atque», 23-24, 2001, pp. 135-158

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1. Introduzione

È osservazione comune che durante una normale gravidanza si manifestino nella donna stati di ansia, anche intensa e duratura, spesso in coincidenza con alcune fasi dell’evoluzione gestazionale, che trovano scarso accoglimento da parte delle fìgure sanitarie deputate ad assisterla ma che costituiscono un’esperienza signifìcativa nella rappre sentazione dell’identità personale. La presenza di ansie comuni a tutte le donne, non si deve comunque considerare né un indicatore di disturbi psichici nella madre, né un qualcosa che predice particolari difficoltà nelle relazioni con il bambino. Anzi, essa Continua a leggere ›

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Capire la paura. Lo sviluppo della rappresentazione della paura tra i cinque e i dodici anni

di Eleonora Cannoni
«atque», 23-24, 2001, pp. 109-134

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Chi conosce Vladimiro/il vampiro che di sera/

esce dalla sua tomba/con una gran brutta cera?/

È vestito di un nero mantello,/sulla testa ha un largo cappello./

Con i suoi denti aguzzi/il sangue vuol succhiare,/ Continua a leggere ›

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