La questione dell’etica in Freud e Jung

di Umberto Galimberti
«atque», 27-28, 2003, pp. 107-124

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In ogni tempo si è assegnato ali’etica il massimo valore

come se tutti se ne aspettassero importanti conseguenze.

Ed è vero che l’etica, come è facile riconoscere,

tocca il punto più vulnerabile di ogni civiltà. Continua a leggere ›

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L’inconscio è il mondo. Jean-Luc Nancy legge Sigmund Freud

di Federico Leoni
«atque», 27-28, 2003, pp. 81-106

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Nancy était un jour tombé en arret,

paralysé d’émotion devant!adite phrase de Freud

“Psyche ist ausgedehnt, weiss nichts davon”

Jacques Derrida Continua a leggere ›

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Tra Adler e Freud rammentando Jung

di Gian Giacomo Rovera
«atque», 27-28, 2003, pp. 65-80

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1. Quando nel 1902 il trentaduenne Adler (1870-1937) incontra il quarantasettenne Freud (1856-1939), Jung (1975-1961) ha ventisette anni e lavora con Bleuler al Burghölzli. In questo clima particolarmente creativo Freud è riconosciuto quale fondatore di una complessa teoria psicologica e psicopatologica, nonché di innovative metodiche psicoterapeutiche. L’originalità del suo pensiero, la ricchezza degli studi e il fascino esercitato dalla persona specie sui giovani colleghi è notevole. Il capostipite della psicoanalisi accomuna discepoli e genera dottrine in qualche modo compatibili fra loro, in quanto hanno una base dinamica comune che si dispiega in molteplici rami del sapere negli aspetti clinici, linguistici, simbolici, relazionali, culturali, artistici.Progressivamente, tuttavia, si Continua a leggere ›

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Inconscio e conscio in Dostoevskij

di Silvano Tagliagambe
«atque», 27-28, 2003, pp. 17-64

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1. L”‘uomodel sottosuolo” e la logica a base riflessa

Di Fedor Dostoevskij, Freud se ne occupò nello scritto Dostojewski und die Vatertèitungl che si articola in due parti. Nella prima egli prende in esame, in modo specifico, l’ultimo romanzo del grande scrittore russo e riconducendone l’essenza al complesso edipico lo pone in relazione con altri due capolavori della letteratura mondiale- l’Edipo re di Sofocle e l’Amleto di Shakespeare – che hanno come argomento l’uccisione del padre compiuta dallo stesso protagonista o da altro individuo con cui quest’ultimo di identifica.Nella seconda prende spunto dall’irrefrenabile passione di Dostoevskij Continua a leggere ›

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Da quando gli alberi non rispondono: Platone e Freud

di Carlo Sini
«atque», 27-28, 2003, pp. 7-16

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Non mi sembra interessante leggere Platone alla luce di Freud, e nemmeno utile. Non sono soltanto ovvie ragioni storiografiche e filologiche a distogliermene, ma ragioni ancora più strutturali e profonde, ragioni che cerco ora di riassumere.

Rinvenire in Platone numerose “anticipazioni” delle tesi e dei concetti che la psicoanalisi freudiana ci ha reso familiari è cosa agevole e anche, a prima vista, suggestiva e magari impressionante. Così procedendo, tuttavia, si suggerisce l’idea che la psicologia e l’antropologia freudiane contengano un rapporto di sostanziale vicinanza con la “verità ultima” dell’essere umano: una verità che Platone, Continua a leggere ›

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Tempo, memoria, empatia

di Amedeo Ruberto
«atque», 25-26, 2002, pp. 219-230

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1. Devo innanzitutto scusarmi per la grandiosità del titolo: è uno di quegli slanci entusiastici di cui poi rapidamente ci si pente, ma -sempre – dopo che la frittata è fatta. Si tratta di argomenti sui quali si di batte con ben maggiore competenza e autorevolezza da secoli e non si possono contenere in una breve comunicazione. E, a ben vedere, non sarei capace di sostenerne il peso neanche se avessi a disposizio­ne non venti minuti, ma venti ore o venti giorni… Ed è solo molto lievemente consolatorio pensare che tutto sommato, rimanendo in venti minuti che corrispondono grosso modo a cinque cartelle da leggere non troppo in fretta, potrei cavarmela con una pagina virgola sei periodico.Però, a forza di scusarmi, mi rendo conto che sono in qualche modo già entrato nell’argomento più Continua a leggere ›

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Il sé vulnerabile

di Giovanni Stanghellini
«atque», 25-26, 2002, pp. 199-218

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La crisi della psicopatologia e il coraggio della filosofia

 

La psicopatologia ha perso la sua anima filosofica e il coraggio delle grandi sintesi concettuali? Per buona parte degli psichiatri, la parola ‘filosofico’ è sinonimo di ‘speculativo’ e ‘non empirico’, dunque è impiegata per stigmatizzare affermazioni o teorie astratte, non basate sui fatti, non verificabili e co munque lontane dalla pratica medica. Tutt’al più, la filosofia è tollerata dai più indulgenti in quanto cornice storica o antefatto della psichiatria moderna, così come l’alchimia nei confronti della chimica. In nome dell’empirismo e della facile e rapida com prensibilità dei concetti, la Continua a leggere ›

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I territori selvaggi e proibiti della soggettività dell’analista

di Stefano Fissi
«atque», 25-26, 2002, pp. 171-198

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La via è come la si percorre.

Il Talmud

Il paradosso dello schermo opaco e della soggettività dell’analista

Nello stesso scritto in cui paga apertamente un debito a Jung, riconoscendogli il merito di aver posto l’accento sulla necessità dell’analisi didattica per emendare i residui nevrotici che come una “macchia cieca” affievolirebbero la percezione dell’analista, Freud conia a proposito di quest’ultimo un’altra celebre metafora, quella dell’essere opaco come una lastra di specchio, che rimanda al paziente soltanto ciò che gli viene mostrato . L’idea di Freud è che il processo analitico è localizzato primariamente nel paziente ed è soltanto facilitato dall’analista: perciò, il più importante Continua a leggere ›

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Empatia e introiezione

di Antonino Trizzino
«atque», 25-26, 2002, pp. 153- 170

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semi di tutto ciò che ho inmente,

li trovo ovunque.

J. G. Hamann

 1. Delirio e dialogo 

Ricomporre attraverso il contagio affettivo la linea spezzata tra io e mondo e quindi donare senso all’esperienza psicotica è insieme il metro e il fine dell’empatia. È questo lo spazio in cui isolamento Continua a leggere ›

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Empatie radicali e distali

di Mauro La Forgia
«atque», 25-26, 2002, pp. 139-152

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Iniziamo con una definizione: «L’empatia è una modalità conoscitiva adatta specificamente alla percezione di configurazioni psicologiche complesse».

La definizione appare in Narcisismo e analisi del sé, e cioè in quel testo a cui Heinz Kohut affida una prima sistematica trattazione delle novità da lui apportate alla teoria della tecnica psicoanalitica. Vale la pena di riconsiderarla, a trent’anni di distanza dalla sua formulazione, perché due locuzioni che vi compaiono -e cioè la locuzione «modalità conoscitiva» e il riferimento a «configurazioni psicologiche complesse» – tendono indubbiamente a esprimere una prospettiva epistemologica che faticheremmo ad associare ad alcune, correnti, utilizzazioni cliniche dell’empatia. Taluni esiti Continua a leggere ›

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