La rimozione del simbolo

di Marco Innamorati
«atque», 1 n.s., 2006, pp. 87-100

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L’idea che il simbolo sia il rimosso del nostro tempo è stata proposta da Mario Trevi in uno dei suoi libri più noti e citati, vale a dire in Metafore del simbolo. Il presente scritto trae la propria ispirazione da tale idea e intende offrire un argomento a favore della sua plausibilità a partire da una riflessione storico-critica sul pensiero psicoanalitico. La tesi di fondo di chi scrive è che la storia del main­ stream psicoanalitico postfreudiano mostri un’apertura progressiva – sensibile quanto inconsapevole – alle istanze critiche del progetto della psicologia analitica, salvo ignorare completamente la concezione junghiana del simbolo. Si vorrebbe sostenere che questo fenomeno non sia privo di ragioni e proporre una spiegazione che comunque, essendo le premesse non certe, Continua a leggere ›

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Riflessioni sul simbolo in, e oltre, Freud

di Francesco Saverio Trincia
«atque», 1 n.s., 2006, pp. 61-86

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Intendo indagare quali siano il significato formale e la funzione del simbolo nella teoria freudiana del sogno. Lo farò nella forma più piana e più ‘ingenua’ possibile, seguendo il duplice criterio di circo scrivere l’esame ad alcune pagine (assumibili, con qualche prudenza, come esemplari nel senso di paradigmatiche) della Interpretazione dei sogni e dunque escludendo programmaticamente il grande numero di luoghi nei quali Freud parla di simboli e ne utilizza il concetto, e, d’altra parte, decidendo di concentrare l’attenzione sull’essenza ideale del simbolo, allo scopo di sottoporre a tensione critica quellà che si mostra con evidenza la sua funzione costitutiva. Questa sembra consistere nel rinvio a quell’altro da sé, cui esso ‘allude’ in virtù della sua strutturale dinamicità Continua a leggere ›

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Il simbolo: orma del sacro

di Umberto Galimberti
«atque», 1 n.s., 2006, pp. 41-60

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A Mario Trevi, in occasione del suo ottantesimo compleanno,

dedico questo mio contributo sul simbolo,

oggetto delle sue incomparabili e radicali riflessioni.

E questo in segno di riconoscenza per il suo insegnamento Continua a leggere ›

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Simbolo e linguaggio

di Emilio Garroni
«atque», 1 n.s., 2006, pp. 21-40

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Il tema che mi propongo di affrontare in questo breve saggio in onore di Mario Trevi, amico carissimo e studioso di prim’ordine, è un tema, spero, che dovrebbe stargli a cuore, almeno per ciò che vorrei dire, non per ciò che riuscirò effettivamente a dire: il rapporto tra percezione e linguaggio. La percezione sarà considerata qui come facoltà non solo di formare immagini degli oggetti sulla base di sensazioni, ma anche di riconoscerli e interpretarli (questo oggetto e non altri, visto sotto un certo profilo e non un altro), sfruttando l’incompletezza dei dati sensibili e la componente di indeterminazione che è propria della stessa organizzazione di quei dati in immagini interne. In questo senso la percezione sarà riservata agli animali umani, come loro mutazione costitutiva, e Continua a leggere ›

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Prefazione

di Bruno Callieri
«atque», 1 n.s., 2006, pp. 11-17

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A Mario Trevi, la figura più significativa dello junghismo italiano, dobbiamo la profonda revisione critica del pensiero di Jung, del suo innatismo archetipale e di un certo suo sostanzialismo; ma soprattutto cogliamo sempre più la sua meditata e convincente attenzione a valorizzare l’individuazione (la Selbstwerdung ) di fronte alla mente neuronale e alla gruppalità emergente, e ci sentiamo presi a fondo dalla sua teoresi che focalizza la funzione simbolica come attività sintetizzatrice degli opposti.

Nei suoi più noti transiti di pensiero, dalla Interpretatio duplex alle Metafore del simbolo, dall’ombra alle situazioni limite, con la mirabile conseguenza nel delta critico da lui così opportunamente Continua a leggere ›

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Terapia e fenomenologia. Hegel e la psicoanalisi

di Adriano Bugliani
«atque», 27-28, 2003, pp. 203-218

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Adriano Bugliani

  1. L’incontro tra Hegel e la psicoanalisi avviene dal punto di vista analogico, attenuando le barriere disciplinarle della definizione, termini e concetti, che lo hanno reso e renderebbero altrimenti raro e difficile. Del resto l’analogia che accosta fluttuando nello spazio eslege e intemporale, sommuovendo somiglianze e differenze, anima l’idealismo da Fichte a Hegel e la psicoanalisi da Freud a oggi. L’incontro che propongo è dunque sotto il segno della libera associazione e della libertà che la pura attività dello spirito, nel pensiero idealistico, ha sempre goduto nei confronti delle proprie concrezioni e transitorio solidificarsi, in quanto essa è “l’inversione di tutti i concetti e di tutte le realtà”, “frenesia”, “disgregantesi natura di tutte le relazioni” e “fiamma divampante che le consuma”, “vortice che si dissolve in se stesso e in se stesso si riproduce”.

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Antipsicologismo husserliano e anticoscienzialismo freudiano. Spunti comparativi

di Yamina Oudaï Celso
«atque», 27-28, 2003, pp. 173-202

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Yamina Oudai’ Celso

 

 

  1. Alle origini di un conflitto metodologico: due modelli teoretici al­ ternativi

Chiunque si avventuri nella frequentazione dei testi husserliani con qualche background di letture freudiane, o viceversa, non può non ravvisare un’evidente affinità di problematiche, di interrogativi, di questioni teoretiche di fondo che, pur nella divergenza delle soluzioni indicate dai due autori, si avviluppano comunque intorno al cruciale dilemma filosofico della soggettività. Continua a leggere ›

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Il silenzio del corpo e l’autismo. Dopo oltre cent’anni dalla Psicopatologia della vita quotidiana

di Maria Fiorina Meligrana e Roberto Manciocchi
«atque», 27-28, 2003, pp. 159-172

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Introduzione

Sono passati oltre cent’anni da quando Freud ha pubblicato “Psicopatologia della vita quotidiana”. Indubbiamente uno dei principali meriti che ancora oggi è possibile riconoscergli come pensatore è quello di aver modificato i confini del “patologico” e del “normale”, mettendo così in discussione l’idealistica immagine unitaria del soggetto autocosciente.

Certo, a partire dall’isteria molta strada è stata fatta passando per il conflitto, per il deficit, per le relazioni oggettuali, per le proposte accomodanti. Oggi appaiono ribaltati diversi problemi. Non si Continua a leggere ›

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La dimora estranea. Note su Freud e Tausk

di Antonino Trizzino
«atque», 27-28, 2003, pp. 139-158

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Quanto, infine, resta sconosciuto, è ciò che,

nello stesso momento, riconosco:

sono io stesso, nel momento sospeso della certezza,

io stesso nell’apparenza dell’essere amato, Continua a leggere ›

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Freud e Pavlov, e la Neuropsicoanalisi. Tre note storiche

di Luciano Mecacci
«atque», 27-28, 2003, pp. 125-138

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Una conversazione improbabile

Freud e Pavlov personalmente non si sono mai incontrati e attraverso i rispettivi libri e articoli si sono sicuramente conosciuti poco . In tutte le sue opere Freud cita Pavlov una volta sola, a proposito degli esperimenti pavloviani “sulle secrezioni di saliva”, e comunque senza alcun riferimento al significato delle ricerche sui riflessi condizionati per la psicologia e la psichiatria. Riferimenti a Freud e alla psicoanalisi si trovano invece in Pavlov, ma non tanto nelle pubblicazioni, nei libri o negli articoli, quanto nelle trascrizioni delle “conversazioni del mercoledì” tenute con gli allievi, appunto Continua a leggere ›

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