Il sé molteplice di Fernando Pessoa

di Marco Piazza
«atque», 9, 1994, pp. 173-192

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  1. Moltiplicazione di sé ed eteronimia

 

Possiamo intendere il “sé” come il luogo pre-coscienziale di un’esplorazione riflessiva che il soggetto o persona può, in qualsiasi momento della sua esistenza, compiere, raggiungendo in tal modo una sorta di coscienza della propria coscienza. In tale senso il “sé” potrebbe ridursi alla mera funzione pronominale che svolge nel la lingua (nel senso che rimanda a un soggetto in un atto ostensivo autoriflessivo). Nel momento in cui la persona si riconosce ed esplora il proprio “sé” -nel senso che rivolge lo sguardo su se stessa -, quest’ultimo, oggettivato e rappresentato, può essere definito Continua a leggere ›

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Il sé tra ambiguità e narrazione

di Giuseppe O. Longo
«atque», 9, 1994, pp. 153-172

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Prima che il mio maestro venisse a me,

non sapevo di esistere. Vivevo in un mondo

che era un non-mondo. Non posso sperare

di descrivere adeguatamente quel tempo Continua a leggere ›

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L’‘io’ biologico

di Alberto Clivio
«atque», 9, 1994, pp. 141-152

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  1. Le basi genetiche dell’individualità

Ogni essere vivente è assolutamente “unico” nelle sue caratteristiche fisiche; anche disponendo di un registro accurato di tutti gl i esseri umani che hanno popolato la Terra da che l’Uomo esiste, non si riuscirebbe mai a trovare due persone perfettamente uguali che non siano gemelli identici. Quest’individualità, caratteristica di ciascun essere vivente, non riguarda soltanto le caratteristiche esteriori, ma si estende anche alle proprietà meno evidenti, a quelle sub-microscopiche, fino ad arrivare allo stesso materiale genetico. Continua a leggere ›

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Formazione del Sé e patologia borderline

di Gian Giacomo Rovera
«atque», 9, 1994, pp. 127-140

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Le problematiche connesse alla formazione del Sé ed alla patologia borderline non costituiscono un binomio indissolubile, ma sono peraltro più o meno direttamente interconnesse.

La polisemia dei termini e l’utilizzazione di modelli psicopatologici differenti fa si che tali argomenti evochino spesso, non solo un ‘impostazione ad alto grado di complessità, ma pure un’impressione di ambiguità epistemologica.  

I . La tematizzazione del “Sé” acquista significati diversi a seconda delle matrici teoriche: o come nucleo della coscienza autoriflessiva, o come struttura permanente e continuativa nel percorso Continua a leggere ›

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Lo specchio delle brame. L’io e il soggetto agli esordi della teoria lacaniana

di Gianfranco Trippi
«atque», 9, 1994, pp. 101-126

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« Ci si serve dell’ io come ìl Bororo si serve…

del pappagallo. li Bororo dice: sono un pappagallo.

Noi diciamo: io sono io [je suis moi]. »

L’io freudiano tra riflessione e transitivismo Continua a leggere ›

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L’lo e il Sé

di Giorgio Sassanelli
«atque», 9, 1994, pp. 87-100

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In maniera un po’ scherzosa e paradossale, entrerò nel vivo della questione muovendo dalla sensazione piuttosto diffusa che l’estendersi e l’affermarsi dell’uso del termine “Sé” abbia finito per costituire una sorta di discriminante fra due figure di psicoanalista: l’una più ‘buona’ ed empatica che, per l’appunto, presta attenzione soprattutto al Sé del paziente; l’altra meno empatica e disponibile, per non dire ‘cattiva’, che si rivolge prevalentemente al suo Io. Ma da dove nasce quest’impressione sia pure soggettiva? Ritengo che essa derivi dalla prevalente connotazione che i due termini hanno assunto nel loro uso abituale; ve diamone qualche esempio. Continua a leggere ›

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Attualità e evoluzione del concetto di ‘Sé’ in psicoanalisi, (intervista di Francesca Cesaroni)

di Massimo Ammaniti
«atque», 9, 1994, pp. 69-86

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D. –Quali sono attualmente, nell’ambito della Psicoanalisi, le potenzialità del concetto di “Sé”? 

 –Credo che il concetto di “Sé” abbia cominciato ad assumere un ruolo ed un peso importante nella teoria psicoanalitica, dopo gli anni ’50 e da allora abbiamo assistito ad una sua imponente evoluzione. Tuttavia di questo concetto, che indica la specificità dell’individuo e lo caratterizza all ‘interno della molteplicità degli individui della sua Continua a leggere ›

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La fuga in sé. Variazioni sul tema della coscienza

di Fabrizio Desideri
«atque», 9, 1994, pp. 47-68

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“Autocoscienza”: se c’è una parola-chiave, un concetto fondamentale, che nella storia della filosofia moderna ha giocato “il ruolo principale”, è proprio questa. Così notava Dieter Henrich in apertura ad un importante saggio del 1970 dedicato a questo tema . A tale osservazione c’è solo da aggiungere che nessun altro termine del lessico filosofico è stato oggi problematizzato con maggiore radicalità. E quando si dice problematizzato, non si intende affatto quella ‘spensierata’ rimozione della consistenza del problema che si può trovare nelle varie forme del carnevale Post-moderno dove, immancabilmente, si festeggia la morte del Re-Soggetto. Semmai una messa in questione di quei presupposti che si ritenevano saldi fondamenti. Una messa in questione che ha in generale a Continua a leggere ›

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Il principio dell’io. Io, gli altri, l’alterità come abisso

di Mario Ruggenini
«atque», 9, 1994, pp. 21-46

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I. L’io come principio: ma da dove comincia l’io?

Da dove parte il discorso sull’io, ovvero qual’è il principio dell’io? La risposta a questa domanda non cessa di apparire scontata alla cultura prevalente, ispirata dalle grandi decisioni metafisiche della modernità. Essa fa appello, subendo la forza di un vincolo istituito da Cartesio, a una presenza di sé a sé che appare innegabile, anzi, dopo secoli di cartesianismo più o meno sofferto, pressoché a portata di mano al più ordinario impegno di riflessione. Tale autopresenza sembra altresì preliminare all’esperienza che ciascuno fa delle cose e degli eventi del mondo, ivi inclusa la possibilità di Continua a leggere ›

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La voce del Sé e la signora Darwin

di Carlo Sini
«atque», 9, 1994, pp. 9-20

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La voce del Sé ( Self) cominciò a parlare in inglese centoventi anni fa, in uno scambio di lettere tra un grande scienziato, allora sulla cresta dell’onda di un mare non poco tempestoso, e un giovane filosofo, matematico e psicologo, destinato a una morte prematura e all’ingiustizia tuttora permanente di una scarsa fama. Lo scienziato era l ‘inglese Charles Darwin; il filosofo l’americano Chauncey Wright, amico di William James e di Charles Peirce, allora poco più che giovanotti di belle speranze, “corifeo” (come dirà Peirce riandando a quegli anni) di quel “Metaphysical Club” di Cambridge, Mass., dai cui disordinati in contri germinò l’idea-guida del pragmatismo americano . Continua a leggere ›

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