Sul sé gruppale

di Francesco Corrao
«atque», 11, 1995, pp. 11-24

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Nella vita psichica del singolo l’altro è regolarmente pre­

sente come modello, come oggetto, come soccorritore, come nemico, e pertanto […] la psicologia individuale è al tempo

stesso, fin dall’inizio, psicologia sociale

(S. FREUD, Psicologia delle masse sociali e analisi dell’io) Continua a leggere ›

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Critica del metodo e utopia pluralista del relativismo di P.K. Feyerabend

di Luciano Handjaras
«atque», 10, 1994, pp. 127-141

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«Ammetto di mirare a qualcosa che può essere un’utopia. Ma vedi, non voglio rimpiazzare i maniaci di una sorta con i maniaci di una sorta differente: gli ebrei con i cristiani, i dogmatici con gli scettici, gli scientisti con i buddisti. Voglio mettere fine a tutti i fanatismi e a tutti gli atteggiamenti umani che incoraggiano la pazzia e facilitano il suc cesso dei suoi profeti»’. Così, Feyerabend ha indicato l’obiettivo più importante e il senso di un suo impegno nel dialogo filosofico: la lotta contro ogni tipo di assolutismo e la difesa del valore di una libertà che sia innanzi tutto mentale. Al tempo stesso, egli ha riconosciuto aperta mente il carattere utopico della propria prospettiva, intravedendone il rischio: che quell’impegno si risolva in pura tenione negativa e si esaurisca solo in Continua a leggere ›

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‘Vedere la scienza con l’ottica dell’artista’: note su Feyerabend e il significato filosofico dell’arte

di Alessandro Pagnini
«atque», 10, 1994, pp. 111-126

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I. La vita.

Il motto famoso dell’autocritica di Nietzsche, posta a prefazione de La nascita della tragedia , in cui si auspica di guardare alla scienza con gli occhi dell’arte, e all’arte con quelli della vita, potrebbe essere una per fetta epigrafe per molti scritti di Feyerabend; sebbene Nietzsche e soprattutto il suo artista, tratteggiato con enfasi romantica come il depositario di una verità tragica epicamente profetizzata, non compaiano mai tra le figure cui l’epistemologo austro-americano accredita particolare riconoscenza. Continua a leggere ›

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Anarchismo, irrazionalismo, post-razionalismo

di Luigi Lentini
«atque», 10, 1994, pp. 93-110

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1.  Il metodo inesistente 

L’anarchismo costituisce il più radicale tentativo di dichiarare finalmente concluso il discorso sul metodo. Esso infatti risolve ilproblema del metodo semplicemente negando l’esistenza del metodo, ossia dissolvendo l’oggetto stesso e il presupposto del discorso.

Che il sapere scientifico sia una forma di conoscenza caratterizzata da un ben preciso insieme di regole, che ne governa la costruzione, è convinzione comune a tutta la riflessione filosofica sulla Continua a leggere ›

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Sulle italiche fortune del professor Feyerabend

di Enrico Bellone
«atque», 10, 1994, pp. 77-92

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  1. In molte letture italiane dei testi scritti da Paul Feyerabend è presente un ingenuo equivoco che gode di ampia e interessata popolarità. Esso consiste nella credenza che esista una sorta di legarne di causa ed effetto tra due nuclei dell’attività filosofica di Feyerabend. Il primo nucleo ha a che fare con l’analisi che Feyerabend ha condotto, circa un quarto di secolo fa, sull’empirismo e su taluni aspetti della filosofia della scienza di Karl Popper. Il secondo nucleo, invece, affonda in quell’atteggiamento di critica radicale e ludica della razionalità tout court che porta al dadaismo o anarchismo epistemologico propugnato da Feyerabend. L’equivoco sta dunque nel credere che la critica della filosofia empirista sfoci necessariamente nel crollo della razionalità scientifica. Esso è curioso in quanto lo stesso Feyerabend dichiara più volte che i drammi della filosofia non implicano drammi per la prassi scientifica.

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I presupposti dell’anarchismo epistemologico di Paul K. Feyerabend

di Silvano Tagliagambe
«atque», 10, 1994, pp. 53-76

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L’atteggiamento nei confronti di Paul K. Feyerabend di buona parte degli studiosi che se ne sono occupati e la valutazione della sua opera sono in larga misura influenzati e condizionati dal tono volutamente provocatorio e dallo stile irriverente dei suoi scritti. Oggi che questo pensatore critico e contestatore non è più tra noi è forse il caso di chiedersi che cosa ci sia “dietro la scena” del suo attacco contro il metodo e, in particolare, contro la filosofia della scienza e della sua polemica col razionalismo critico di Popper e con la metodologia della legge e dell’ordine di Lakatos. È quello che mi propongo di fare in questo scritto, che vuol essere un tentativo di chiarire le motivazioni dell’elogio della fantasia, dell’astuzia, della retorica, della comunicazione e del dialogo che ha avuto in Continua a leggere ›

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Il mito del mito. Confini problematici dell’epistemologia feyerabendiana

di Carlo Sini
«atque», 10, 1994, pp. 41-52

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Paul Feyerabend è stato il più geniale rappresentante della epistemologia contemporanea. La sua opera, che è ancora lungi dall’essere stata intesa e assimilata dal mondo degli scienziati e dei filosofi della scienza, ha svolto e svolge un’azione critica assai feconda. Il suo pensiero è pressoché l’unico, nell’ambito della riflessione epistemologica, a rivestire notevole interesse e rilevanza anche per il pensiero filosofico del nostro tempo; cosa che non si può dire, ad esempio, di Popper, le cui tesi hanno avuto certamente un gran peso per la storia dell’epistemologia, ma sono filosoficamente ingenue e primitive, ossia, contrariamente al clamore pubblico che da tempo se ne va facendo, del tutto irrilevanti. Queste premesse, che qui non verranno argomentate, sono lo sfondo a partire dal Continua a leggere ›

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P.K. Feyerabend: un ricordo e una riflessione

di Paolo Rossi
«atque», 10, 1994, pp. 27-40

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È sempre difficile stabilire se si ha un debito più profondo verso co loro che hanno scritto pagine con le quali ci si è immediatamente senti ti in sintonia oppure verso coloro che hanno scritto pagine capaci di sti molare la riflessione sostenendo tesi con le quali sembrava opportuno o addirittura necessario polemizzare. Con Feyerabend mi è capitata la seconda cosa. Nel 1974 si svolse a Capri un convegno i cui Atti vennero pubblicati a New York l’anno successivo’. Nella mia relazione, dedi­cata al tema dei rapporti fra la cosiddetta “tradizione ermetica” e la “rivoluzione scientifica”2 prendevo fortemente le distanze dalle tesi sostenute dai seguaci di Popper e, in particolare, da Feyerabend. Mi sembra va (e per la verità ancora mi sembra) che nelle loro discussioni i personaggi storici Continua a leggere ›

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Università e primi viaggi: un’autobiografia

di Paul K. Feyerabend
«atque», 10, 1994, pp. 9-26

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Mio padre era rimasto solo sin dalla scomparsa della mamma. Era sopravvissuto ai bombardamenti, ed era rimasto per settimane senza luce, riscaldamento e cibo a sufficienza; per risparmiare i soldi e le cose dormiva su coperte anziché su lenzuola e continuava a indossare solo la parte davanti di camicie già lise finché anche queste diventavano troppo logore per andarci ancora in giro. Come membro del partito nazista dovette iscriversi a un elenco ufficiale; temeva di essere licenziato e perdere la pensione.

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Il sé e i sé. Quale tipo di realtà?

di Paolo Francesco Pieri e Daniel C. Dennett
«atque», 9, 1994, pp. 193-196

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Firenze, 27 gennaio I994

 

Caro Professor Dennett,

 

a partire dalla lettura di Consciousness Explained recentemente tradotto in italiano [Coscienza. Che cos’è, Rizzoli, Milano, I 993], de sidero formulare alcune considerazioni e sottoporLe una domanda.

In quel testo sembrano intrecciarsi una teoria del cervello ed una teoria della mente. La prima è di tipo homuncolare, la seconda -dichiaratamente più astratta -fa esplicito riferimento all’idea del Sé Continua a leggere ›

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