Verso una verità che ci libera dalla dipendenza?

di Sergio Benvenuto
«atque», 18-19, 1998, pp. 165-188

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  1. Kathy è un’amica cinquantenne di New York che conosco da circa trent’anni. Ogni volta che la rivedo – anche a distanza di anni – le sento raccontare più o meno la stessa storia: che è stata o sta molto male, che vive sola oppure con la madre, e che non riesce mai a sfondare nelle due professioni parallele che da venticinque anni cerca di intraprendere -l’architettura e la psicoanalisi.

Figlia unica di madre nubile, non ha mai conosciuto il padre. Quando a ventidue anni tentò di avere un contatto con lui, la madre glielo proibì drasticamente. La prima vocazione travolgente di Kathy fu l’architettura. A vent’anni lasciò la cittadina della Pennsylvania dove era nata per New York, allo scopo di diventare una grande architetta, e avere molti amanti. Invece a New York fìnì col Continua a leggere ›

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Il soggetto tra continuità e discontinuità

di Angiola Iapoce
«atque», 18-19, 1998, pp. 149-164

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La proposizione

è un’immagine della realtà

(L. Wittgenstein, 1918)

 

-È come se fossi in piedi, tutta bianca, e improvvisamente, senza poterci fare niente, un peso fortissimo mi spinge giù, mi schiaccia e mi fa diventare tutta nera, e io non ci sono più, la mia mente non c’è più. Continua a leggere ›

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L’esperienza antinomica della psicoterapia

di Luigi Aversa
«atque», 18-19, 1998, pp. 139-148

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Confrontarsi con la visione del mondo è un compito che la psicoterapia as

segna immancabilmente a se stessa, anche se non tutti i pazienti si spingono

fino alle questioni fondamentali che esso comporta. La questione del metro

con cui valutare, e dei criteri etici a cui informare la nostra azione deve tro

vare una qualche risposta; poiché ilpaziente può in dati casi chiederci con Continua a leggere ›

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Verità ed efficacia in una prospettiva junghiana

di Marco Innamorati e Mario Trevi
«atque», 18-19, 1998, pp. 129-138

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Interrogarsi sul significato dei termini ‘verità’ ed ‘efficacia’, dal punto di vista dello psicologo, equivale innanzi tutto a porre in questione un assunto assai spesso surrettiziamente sottinteso dai professionisti della terapia analitica: l’assunto di una stretta correlazione o addirittura di una completa corrispondenza tra tali termini.

Si presuppone cioè che la verità sia di per sé efficace e che all’inverso l’efficacia sia prova di verità. Calando i freddi princìpi nella concretezza della psicoterapia, ciò equivale a dìre che si è portati a ritenere che una tecnica terapeutica rettamente fondata porti all’ottenimento di risultati positivi sul piano clinico e che l’ottenimento di tali risultati possa rinforzare l’opinione del terapeuta di aver Continua a leggere ›

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Appunti su ‘verità e efficacia’ nel lavoro psicoterapeutico

di Amedeo Ruberto
«atque», 18-19, 1998, pp. 117-128

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  1. Supponiamo che ci si presenti un individuo sostenendo di essere un cavallo: come potremmo accertarne la verità?

Probabilmente la maggior parte di noi, se non è medico, provvederebbe ad accompagnare il poveretto da uno specialista o lo inviterebbe caldamente a recarvisi al più presto. Se medico, metterebbe in vece mano al ricettario per prescrivere una congrua dose di farmaci. Una più esigua minoranza forse proverebbe a convincerlo dell’impossibilità di quello che sta affermando e qualche buon intenzionato magari cercherebbe di incastrarlo con un sillogismo del tipo: Continua a leggere ›

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Le parole dell’efficacia nella clinica psicoanalitica

di Mauro La Forgia
«atque», 18-19, 1998, pp. 105-116

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Curavo un bambino particolarmente interessante,

che all’inizio non parlava affatto.

Quando cominciò a parlare

si mise a soffiare tra le labbra. Quando gli chiesi: “Perché lo fai?”, Continua a leggere ›

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La ricerca della verità come etica della cura

di Maria Ilena Marozza
«atque», 18-19, 1998, pp. 89-104

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Infine non bisogna dimenticare che la relazione analitica

è fondata sull’amore della verità,

ovverosia sul riconoscimento della realtà,

e che tale relazione non tollera né finzioni né inganni.

(S. Freud, 1937) Continua a leggere ›

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Spiegazione, descrizione, racconto

di Sebastiano Ghisu
«atque», 18-19, 1998, pp. 65-88

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Introduzione

1. La finalità di quest’articolo consiste innanzitutto nel confrontare tra loro i concetti e le pratiche di spiegazione, descrizione e racconto, ricercandone così le possibili demarcazioni o interazioni. Si tratterà in secondo luogo di vedere se sia possibile tracciare una linea di confine tra testo narrativo e ciò che qui chia mo “testo cognitivo”, intendendo con tale espressione quei testi che veicolano teorie propriamente cognitive, scientifiche o non scientifiche, epistemiche o epistemologiche. Si cercherà quindi di vedere dove risieda la demarcazione (se una ve ne è) tra i due generi di testo che Continua a leggere ›

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Razionalità: vincoli a priori e indagini empiriche

di Antonio Rainone
«atque», 18-19, 1998, pp. 51-64

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1. Il principio di carità come garanzia dell’ efficacia interpretativa

Negli ultimi anni una parte cospicua dei dibattiti nella filosofia della mente e nella teoria della conoscenza è stata caratterizzata da una tensione fra approcci a priori e approcci empirici al problema della razionalità, fra teorie filosofiche della razionalità e indagini empiriche sui processi logico-inferenziali, sui princìpi che guidano la formazione delle credenze e sulle strategie che orientano l’esecuzione delle azioni. Questa tensione appare tanto più impressionante allorché si osservi come una sua fonte privilegiata sia costituita dagli scritti di uno stesso filosofo, W.V. Quine, che più di Continua a leggere ›

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Verità e pratiche sociali

di Ubaldo Fadini
«atque», 18-19, 1998, pp. 35-50

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È stato G. Deleuze a sottolineare come la produzione teorica di Foucault presenti una particolarità molto interessante: quasi tutti i suoi libri contribuiscono alla determinazione di una sorta di archivio, mediante strumenti decisamente originali e creativi, su “oggetti” come l’Ospedale generale nel XVII secolo, sulla clinica nel secolo successivo, sulla prigione nell’Otto cento; sulla soggettività nella Grecia antica e nel cristianesimo. Ma accanto a ciò, si deve prestare grande attenzione alla massa imponente dei colloqui che sempre hanno accompagnato la pubblicazione dei libri, riassumendosi nella dinamica dell’attualizzazione, vale a dire nella domanda su cosa “ne è oggi della follia, della prigione, della sessualità”, sulle “nuove modalità di soggettivazione”, che non sono Continua a leggere ›

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