Il problema della coscienza nella scienza della mente

di Paolo Francesco Pieri
«atque», 20-21, 1999, pp. 179-190

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Ancora oggi alcuni studiano soprattutto la capacità di avere sensazioni e intenzioni e quindi ciò che noi chiamiamo “essere coscienti” . Quando parlano del l’esperienza cosciente, si riferiscono al fenomeno per cui la mente (degli esseri umani adulti, ma anche quella dei bambini dotati di linguaggio così come quella dei bambini prelinguistici, qualcuno aggiungerebbe, senza esitazione, quella degli animali domestici e dei computer), è costituita non da uno bensì da innumerevoli, e talora simultanei, stati co scienti qualitativi. Chiamandoli “qualia”, questi stessi pensano infatti a oggetti “ordinari” della mente, per esempio a: colori e odori, sapori e dolori; e an cora, piaceri e emozioni, intenzioni e desideri, speranze e stati d’animo. Come è esperienza di tutti, tali “stati qualitativi di Continua a leggere ›

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La coscienza nella metapsicologia postmoderna

di Stefano Fissi
«atque», 20-21, 1999, pp. 153-178

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  1. Crisi della razionalità psicoanalitica e dimensione postmoderna

 

Vi è nella psicologia del profondo una corrente che si dice postmoderna, e come tale mette in discussione i principi di razionalità e di illimitata progressione del sapere dai quali deriva il paradigma psicoanalitico, e tenta un recupero e una riattualizzazione di aspetti precedentemente criticati del passato. Il termine ‘postmoderno’ è ripreso dall’architettura, dove indicava l’opposizione ai valori stilistici del periodo “moderno” (dagli anni Venti agli anni Quaranta), contestandone i principi di razionalità e funzionalità in nome di una più ampia libertà di soluzioni stilistiche; è entrato nella discussione filosofica nel 1979, con la pubblicazione della Condizione postmoderna di ]. F. Lyotard. L’ironia e un rinnovato storicismo eclettico ne sono i tratti salienti, assieme alla tematizzazione Continua a leggere ›

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La psicopatologia in Théodule Ribot

di Marco Innamorati
«atque», 20-21, 1999, pp. 137-152

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La figura di Théodule Ribot appare segnata da un singolare paradosso storiografico. Riconosciuto in generale come protagonista chiave nello sviluppo della psicologia come disciplina scientifica da tutti gli storici della psicologia, da Boring a Brett, da Ellenberger a Berrios, egli risulta dedicatario di un nu mero proporzionalmente limitatissimo di studi monografici. Non esiste a tutt’oggi una sua biografia dettagliata, mentre l’ultima monografia sulla sua opera, intitolata Le philosophe Théodule Ribot (Du gas, 1924) risale a più di settantacinque anni orsono.

L’apporto storico di Ribot può essere apprezzato già soltanto prendendo in considerazione i suoi sin golari “primati” e scorrendo un sommario elenco dei suoi allievi e dei personaggi da lui Continua a leggere ›

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Livelli di coscienza e sensibilità clinica

di Mauro La Forgia
«atque», 20-21, 1999, pp. 127-136

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  1. Esiste una critica “esterna” alla psicoanalisi, che, sul piano teorico, pone in risalto il carattere desueto della teoria neurologica e, più estesamente, biologica che sottende la psicoanalisi e che, sul piano metodologico, contesta le procedure di raccolta dei dati, oltreché di verifica empirica, tipiche delle versioni “tradizionali” della disciplina.

Esiste, poi, un dibattito “interno” alla psicoanalisi, che ha posto in discussione alcuni fondamenti della teoria della clinica, in primo luogo i concetti di interpretazione e di insight, indebolendone o, addirittura, eliminandone significatività e incidenza nel processo terapeutico. Continua a leggere ›

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Trauma e dissociazione alla luce della teoria dell’attaccamento

di Giovanni Liotti
«atque», 20-21, 1999, pp. 107-126

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L’ultima edizione del Diagnostù: and Statistic Manu al o/ Mental Disorders (DSM-IV) propone, rispetto all’edizione precedente, di cancellare l’antico termi­ ne di Personalità Multipla – considerato a lungo adatto ad indicare il più completo ed emblematico fra i disturbi dissociativi della coscienza – e di sostituirlo con quello di Disturbo Dissociativo dell’Identità ( Dissociative Identity Disorder ). Invece che ad un essere umano con due o più personalità, la nomenclatura proposta dalla nosografia psichiatrica corrente ci invita dunque a pensare ad una identità dissociata, composta da due o più “stati di persona lità” (personality states) fra loro diversi, e non integrabili nella memoria di sé. Continua a leggere ›

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Sulle origini della coscienza e del sé

di Mauro Mancia
«atque», 20-21, 1999, pp. 87-106

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1. Questo mio contributo comporta due vertici di osservazione relativamente alla coscienza, vertici che cercherò di collegare tra loro. Un vertice neurobiologico che riguarda in particolare la coscienza di base (o crude consciousness) e quelle funzioni come la veglia, l’attenzione, la percezione, la stessa memoria, che a questa coscienza si col legano. Un vertice psicologico e psicodinamico che investe in parti colare la coscienza di ordine superiore o coscienza di sé o autocoscienza (o differentiated consciousness ). Il collegamento che ho promesso di fare tra questi due vertici riguarda un vecchio irrisolto problema: quello della relazione tra mente e cervello e cioè tra psicodinamica e neuroscienze. Continua a leggere ›

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La coscienza e i suoi disturbi

di Luigi Aversa
«atque», 20-21, 1999, pp. 77-86

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  1. La coscienza come processo di ricategorizzazione

 

Volendo condurre una riflessione seria sul complesso fenomeno della coscienza, dobbiamo cercare d’analizzare quegli elementi essenziali e costitutivi che possono servirci per isolare un filo conduttore che faccia da guida al nostro discorso e che nel con tempo tenga conto di quel dato di riferimento estremamente importante che è l’esperienza clinica e psicoterapeutica.

L’analisi fenomenologica della coscienza ha ben messo in luce quali sono i suoi elementi fondamentali e costitutivi, identificandoli nel tempo, nello spazio e nell’intenzionalità. Ma tempo, spazio e Continua a leggere ›

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Parlando per i nostri Sé

di Nicolas Humphrey e Daniel C. Dennett
«atque», 20-21, 1999, pp. 41-76

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Così io recito in un sol personaggio

la parte dimolti: e nessuno contento.

Riccardo II.

 

1. Nei primi anni Sessanta, quando le leggi inglesi permettevano la nudità sul palcoscenico solo ad attori immobili, un padiglione alla Fiera di mezza estate di Cambridge offriva uno spettacolo interes Continua a leggere ›

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Kant: la malattia mentale come patologia della coscienza

di Fabrizio Desideri
«atque», 20-21, 1999, pp. 23-40

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1. Basta avere ascoltato con un poco di attenzione la Regina della notte nel Flauto Magico di Mozart, in particolare la penultima scena, per comprendere quanto sia fragile il trionfo illuministico di Sarastro e dei suoi sacerdoti che suggella l’opera. L’ Ewige Nacht (Eterna Notte), la cui sinistra potenza è qui evocata nella cupa tonalità in re minore – la stessa del concerto n. 20 per pianoforte e orchestra (il fa mosissimo k. 466), la stessa del Requiem -inabissan dosi precipitosamente con Monostatos e le tre dame annuncia qui il suo ritorno. Se non nella forma di un principio antiteticamente simmetrico a quello razio nalistico della luce, la Regina della notte mozartiana è destinata a tornare come ombra, come quell’om bra che la ragione alberga in sé: come un altro intimo Continua a leggere ›

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Disturbi della personalità e tragedia greca

di Françoise Frontisi Ducroux
«atque», 20-21, 1999, pp. 7-22

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Senza dubbio bisognerebbe cominciare definendo ciò che i Greci in tendevano per personalità, nozione culturale, il cui contenuto, per conseguenza, può variare.

Ci si limiterà qui a ricordare che sebbene le parole ‘persona’ e ‘personalità’ ci vengano dal latino persona, equivalgono al greco prosopon, che significa volto; la nozione di persona, come noi l’intendia mo, è pertanto prodotto dell’Antichità tarda e del Cristianesimo. L’uomo antico, creatura fondamentalmente sociale, si definisce in rapporto alla collettività, attraverso ciò che gli altri conoscono di lui, il suo nome, ilsuo statuto e il suo posto nella società, e il volto che lo identifica. Continua a leggere ›

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