Perché nella scienza non si piange e non si ride?

di Antonello Sciacchitano
«atque», 2 n.s., 2007, pp. 105- 119

Scarica intero Articolo

Molti miei pazienti in trattamento psicanalitico

usano ridere per confermare

la riuscita dell’operazione

che riporta fedelmente Continua a leggere ›

Pubblicato in Articoli

Sul ridere in alcune prospettive religiose

di Adriano Fabris
«atque», 2 n.s., 2007, pp. 93-104

Scarica intero Articolo

 

Vari modi di ridere

 

Aristotele sostiene che l’uomo è l’unico essere vivente in grado di ridere. Ciò è dovuto al fatto che egli è capace – vale a dire, che noi siamo capaci – di prendere le distanze dal mondo, dagli altri uomini, da se stesso. Anzi: in questa peculiare capacità di distanziamento sta, per Aristotele, lo specifico dell’umano. Ed è appunto perciò che Gadamer avvicina quest’osservazione all’altra tesi aristotelica, peraltro più nota, per cui l’uomo è l’animale dotato di logos: è l’essere, cioè, capace di linguaggio. Nell’uno e nell’altro caso, nel discorrere e nel ridere, è infatti in gioco una peculiare Continua a leggere ›

Pubblicato in Articoli

Morire dal ridere. Quattro figure del Comico

di Antonino Trizzino
«atque», 2 n.s., 2007, pp. 79-92

Scarica intero Articolo

Caduta. Fenomenologia di Willy il Coyote

 

Nettuno ha sposato Venere sul tardi.

Si scherza mica tutti i giorni in casa degli Dei.

L.-F. Céline, Scandalo negli abissi, 1959

 

Nel riso cade la necessità di un supporto. Di un suolo precedente qualsiasi iscrizione e disponibile alle iscrizioni che lo segneranno. Il taglio che si apre sotto di me è un antidoto alla ragione. Getta nel Continua a leggere ›

Pubblicato in Articoli

Il pozzo e la scala. L’umorismo etico di Wittgenstein

di Luca Lupo
«atque», 2 n.s., 2007, pp. 55-75

Scarica intero Articolo

L’inesprimibile (ciò che mi appare pieno di mistero

e che non sono in grado di esprimere)

costituisce forse lo sfondo sul quale

ciò che ho potuto esprimere acquista significato. Continua a leggere ›

Pubblicato in Articoli

Verso una petica dell’esistenza: l’‘umorismo’ di Pirandello

di Enrico Ghidetti
«atque», 2 n.s., 2007, pp. 49-54

Scarica intero Articolo

 

1907: Luigi Pirandello, spinto da un’emergenza di carriera – il concorso per accedere al ruolo di professore ordinario presso l’Istituto Superiore di Magistero di Roma – mette mano contraggenio a due libri che appariranno quasi contemporaneamente nel 1908: una raccolta di pagine critiche di diversa data (Arte e scienza, Roma, Modes) e il saggio L’Umorismo (Lanciano, Carabba), ricavato dagli appunti presi a lezione da una solerte allieva.

Il saggio reca una epigrafica dedica – «Alla buon’anima/ di/ Mattia Pascal/ bibliotecario» – che suonava irridente nei confronti del costume accademico del tempo. L’autore dedicava infatti solenne Continua a leggere ›

Pubblicato in Articoli

Umorismo alla lettera

di Carlo Sini
«atque», 2 n.s., 2007, pp. 41-48

Scarica intero Articolo

 

L’umorismo, dice Vladimir Jankélévitch nelle sue ammirevoli notazioni, è indispensabile ai filosofi. Infatti, egli dice anche, «è l’intero pensiero che è rivestito di umorismo». L’umorismo è una forma di «metacoscienza». È un atto che si rivolge su di sé, che applica anzitutto a sé ciò che fa valere per gli altri. L’umorismo, potremmo aggiungere, caratterizza eminentemente la figura del soggetto proprio nel senso in cui Wittgenstein nel Tractatus scrive che «Il soggetto non appartiene al mondo, ma è un limite del mondo» (5.632); e poi significativamente aggiunge: «L’io filosofico non è l’uomo, non il corpo umano o l’anima umana della quale tratta la psicologia, ma il soggetto metafisico, il limite – non una parte – del mondo» (5.641). In questo senso si può allora dire che Continua a leggere ›

Pubblicato in Articoli

L’umorismo e la rivincita dell’uomo debole

di Vladimir Jankélévitch
«atque», 2 n.s., 2007, pp. 39-40

Scarica intero Articolo

 

 

L’umorismo è come Dio: se ne può dire solo quello che non è. È sempre qualcos’altro. Lo si definisce negativamente, dall’esterno oppure con sentimenti affini, in riferimento a ciò che gli assomiglia, pur differendone.

Nell’umorismo non c’è un segreto da comprendere o da indovinare, come nella battuta o nel gioco di parole. È l’intero pensiero a esser rivestito di umorismo. Per esempio, in un umorista che fa il fal so ingenuo o dice amenità in tono tranquillo, non ci sono giochi di parole da cogliere, così come non c’è niente di determinabile, di pal pabile o di localizzabile. Il gioco di parole lo si può Continua a leggere ›

Pubblicato in Articoli

Umorismo e innovazione della conoscenza. La transizione dei codici simbolici e lo sconquasso nel corpo dei saperi

di Paolo Francesco Pieri
«atque», 2 n.s., 2007, pp. 11-38

Scarica intero Articolo

 

Lo psichico è da intendere come la quota dell’immaginazione umana dove si muovono ed emergono i codici simbolici dei processi cognitivi e affettivi. In questo senso, è l’insieme del continuo trans ito di codici simbolici differenti, e di contro, i suoi organi funzionali sono le immagini di noi e del mondo che in vario modo si formano.

La libido è un’energia psichica capace di assumere forme istintintuali e culturali un movimento gnoseologico oltre che affettivo. La libido, da cui il nostro “desiderio” è, infatti, la tensione che si attiva tra i differenti “valori” delle immagini della mente, o, in altre parole, la contrazione profonda che investendo il sistema conscio, manifesta l’esistenza di un qualcosa che l’oltrepassa, sotto la forma di Continua a leggere ›

Pubblicato in Articoli

Dialogo con Mario Trevi

di Luigi Aversa
«atque», 1 n.s., 2006, pp. 333-340

Scarica intero Articolo

Per quel che riguarda la psicologia,

tra i vari concetti di verità enumerati

dai filosofi e dagli storici della filosofia,

quello che sembra più convenire Continua a leggere ›

Pubblicato in Articoli

La solitudine del curante, la scissione mente-corpo e il deficit della simbolizzazione

di Vincenzo Caretti
«atque», 1 n.s., 2006, pp. 323-332

Scarica intero Articolo

 

 

La solitudine è quello spazio mentale dove si confrontano, si rielaborano e si trasformano, nell’immaginazione, i significati della nostra esistenza e della nostra esperienza del mondo. È nella nostra più segreta intimità che avvengono i processi più importanti relativi al Sé, quelli che orientano ilnostro modo di percepirci, di essere e di agire. Saper stare da soli rappresenta una preziosa risorsa quando è necessario modificare l’atteggiamento mentale o il nostro rapporto con gli altri, oppure quando dobbiamo risolvere un conflitto o una preoccupazione. Saper stare da soli significa saper stare, anche, con il proprio corpo: ascoltare le sensazioni degli stati fisici e come queste si correlano alle emozioni psichiche, ai vissuti e agli stati della coscienza. Continua a leggere ›

Pubblicato in Articoli
Ricerca Fascicoli e Articoli
Tipo
Anno
Fascicolo