Il dove e il quando della coscienza nel cervello

di Daniel C. Dennett e Marcel Kinsbourn
«atque», 3-4 n.s., 2008, pp. 131-182

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Non sono davvero sicuro se gli altri non riescano a percepirmi o se, una frazione

di secondo dopo che il mio volto abbia interferito con il loro orizzonte,

un milionesimo di un secondo dopo che essi abbiano posato il loro sguardo

su di me, subito inizino a cancellarmi dalla loro memoria: dimenticato prima Continua a leggere ›

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Fermare il tempo. Applicazioni di cronografia romana

di Riccardo Scarcia
«atque», 3-4 n.s., 2008, pp. 113-130

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Fly envious Time, till thou run out thy race,

Call on the lazy leaden-stepping hours,

Whose speed is but the heavy Plummets pace;

And glut thy self with what thy womb devours,

Which is no more then what is false and vain […], Continua a leggere ›

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Il presente come soap-opera

di Roberto Finelli
«atque», 3-4 n.s., 2008, pp. 99-112

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La “cattiva infinità”

 

Le società che hanno la sventura di esercitare uno scarso o stentato senso della storia compensano in genere tale mancanza di senso con la moltiplicazione e l’ipertrofia di narrazioni, in cui alla serie causale degli eventi, secondo la scansione del tempo, si sostituisce la giustapposizione del fantasticare e dell’associare soggettivo. All’autorevolezza della storia come magistra vitae, all’oggettività del passato, subentra l’attitudine antioggettivistica del revisionismo storico, secondo la quale il passato è un deposito caotico di eventi che possono essere ordinati e ricostruiti a piacimento dal visitatore- Continua a leggere ›

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Uno sguardo sul presente: relativismo, pluralismo e identità umana

di Fabrizio Desideri
«atque», 3-4 n.s., 2008, pp. 69-98

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Il presente anteriore del mondo

 

Obiettivo delle nostre riflessioni non sarà il presente psicologico: il presente della coscienza che definisce l’attualità di ogni esperienza, l’essere in atto di un qualsiasi commercio tra sé e il mondo. Un tale senso del presente è certamente primario per la costituzione di ogni soggettività, se non altro per il fatto che l’esser coscienti implica necessariamente essere, in qualche modo e misura, presenti a se stessi. La sua primarietà, però, non può dirsi ‘assoluta’ ossia puramente originaria. Può dirsi tale dal punto di vista fenomenologico, a patto di intenderla nello stesso tempo come derivata o, Continua a leggere ›

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Il presente e l’ontologia delle relazioni

di Silvano Tagliagambe
«atque», 3-4 n.s., 2008, pp. 17-68

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  1. Tempo e spazio

Almeno da quando Immanuel Kant, congiuntamente e indissolubilmente, li considera elementi costitutivi e cardini della nostra esperienza fenomenica, tempo e spazio sono spesso accomunati in un unico destino e posti sul medesimo livello.

In realtà, le cose non sembrano stare propriamente così per vari aspetti e soprattutto per le modalità di archiviazione e codificazione, nel nostro cervello, delle informazioni corrispondenti allo spazio Continua a leggere ›

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Il presente rappresentato

di Paolo Francesco Pieri
«atque», 3-4 n.s., 2008, pp. 9-13

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È assolutamente nel falso chi prende coscienza

del presente soltanto col negare il passato.

L’oggi non ha senso se non è posto tra l’ieri e il domani.

L’oggi è un processo di transizione, Continua a leggere ›

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L’impalpabile, Incontro con Eric Binet

di Vladimir Jankélélitch
«atque», 2 n.s., 2007, pp. 175-181

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Eric Binet La leggerezza dell’umorismo e il suo esser sparso nel la vita probabilmente fanno sì che sia difficile parlarne. Volendo concentrarsi su di esso, si rischia di sprofondare nel serio, sicché il progetto di fare un numero di rivista sull’umorismo può sembrare pretenzioso…

 

Vladimir Jankélévitch Tuttavia si può provare a pensare le cose che un po’ sfuggono al pensiero. Perciò l’umorismo è indispensabile ai filosofi. La sua complicità con la coscienza, il fatto che sia una funzione essenziale della coscienza, che sia la coscienza stessa nella sua funzione critica: tutto questo è eminentemente filosofico. Continua a leggere ›

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Tea for two. L’ironia nel jazz di Thelonious Monk

di Davide Sparti
«atque», 2 n.s., 2007, pp. 153- 174

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Ironia e jazz

 

‘Ironia’ è un termine difficile da applicare alla musica strumentale. Vi sono tuttavia almeno due modi di collegare il tema dell’ironia alla musica jazz. Il primo è quello dell’ironia visibile o meglio esibita, praticata a fini di intrattenimento, ben esemplificata da alcuni comportamenti da show o stage men più o meno eccentrici di Fats Wal ler, Louis Armstrong o Dizzy Gillespie. Ma come ha notato a suo tempo Adorno, dando prova delle loro doti clownesche, i musicisti (neri) rischiano di confermare il loro assoggettamento e la propria dipendenza dal pubblico bianco (Adorno ne Continua a leggere ›

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Ironia e romanzo

di Giuseppe Di Giacomo
«atque», 2 n.s., 2007, pp. 133-152

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A partire dalle considerazioni di Friedrich Schlegel prima e di György Lukács poi si è venuta rafforzando l’idea che l’ironia sia un elemento necessario nella produzione dell’arte moderna, identifican dosi con quella riflessione (filosofia) che nella modernità, come ha messo in evidenza hegel nelle sue Lezioni di estetica, è strettamente connessa all’arte. Secondo hegel, infatti «l’arte è per noi qualcosa di passato […]. Noi abbiamo bisogno del pensiero»: se l’arte è qualco sa di passato lo è perché è superata dalla filosofia. Questo supera mento non significa però che l’arte è finita, ma che ha perduto il suo primato in quanto esperienza di verità: vale a dire ha perduto la prerogativa di presentare sensibilmente il contenuto spirituale. Ora, do po l’avvento della filosofia, non solo il nostro Continua a leggere ›

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Note su ironia, consapevolezza e processo conoscitivo

di Mauro La Forgia
«atque», 2 n.s., 2007, pp. 123-132

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Ironia e consapevolezza del conoscere

 

Due dimensioni vengono in particolare sottolineate nelle indagini sull’ironia.

La prima riguarda la simultaneità dell’origine e della costituzione di ironia e consapevolezza, e cioè la qualità, che è propria del dispositivo ironico, «d’innalzare a seconda potenza la soggettività», in troducendo quell’incessante intreccio di prospettive che è proprio di una soggettività in continuo confronto con se stessa. La seconda mette in evidenza la qualità dell’ironia come modalità “negativa” Continua a leggere ›

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