Terrorismo suicida come patologia psico-sociale

di Anna Sabatini Scalmati
«atque», 3-4 n.s., 2008, pp. 421-446

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dall’inatteso arriva la paura

Frammento di Archiloco, VII sec. a.C.

 

Le guerre che dilaniano le regioni del pianeta, la scienza piegata alla politica, la pervasività dell’economia e l’industria culturale e ideologica chiedono alle scienze umane di cimentarsi con una visione olistica, un sapere che superi le scissioni, le unipolarità delle posizioni manichee e si apra a situazioni extraterritoriali, al disagio della civiltà segnato dall’inquietante discontinuità prodotta Continua a leggere ›

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Il presente dissociato

di Benedetto Farina
«atque», 3-4 n.s., 2008, pp. 391-418

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Una psiche per la psichiatria

 

Cominciamo con la conclusione. Da Il momento presente di Daniel Stern:

 

Sono il presente e la coscienza i centri di gravità, non il passato e l’inconscio […] ritengo che questa nuova prospettiva, legata al momento presente, modificherà sotto molti aspetti le nostre concezioni di fare terapia. Continua a leggere ›

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Al punto fermo del mondo che ruota

di Vittorio Lingiardi e Francesco De Bei
«atque», 3-4 n.s., 2008, pp. 355-390

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Qualunque sia il tempo che si usa, tutto ciò che si dice

è un atto presente. Il ricordo è sempre ora.

George Steiner, Dopo Babele

 

Non ho bisogno di tempo per sapere come sei: Continua a leggere ›

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Il presente in analisi

di Elena Cristiani
«atque», 3-4 n.s., 2008, pp. 341-354

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In Riflessioni teoriche sull’essenza della psiche Jung dice: «La coscienza dell’Io sembra dipendere da due fattori: anzitutto dalle condizioni della coscienza collettiva o sociale e poi dalle dominanti col lettive inconsce».

Questa affermazione richiede indubbiamente un ampliamento, sia tenendo conto d’altri aspetti della meta-psicologia junghiana, sia alla luce dei moderni sviluppi scientifici nell’ambito delle neuro scienze. Pur tenendo conto di quanto sopra, qui mi sembra importante riprenderla perché evidenzia una specificità dell’approccio junghiano nel considerare il ruolo della coscienza “collettiva o socia Continua a leggere ›

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Il tempo del puer

di Luciano Perez
«atque», 3-4 n.s., 2008, pp. 325-340

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A Mario Moreno

in memoriam

 

 

L’immagine di un bambino nudo che sorride radioso, un po’ scioccamente, mentre dall’altra parte un vecchio triste, rabbioso, malato e agghindato di uno sconcio perizoma se ne va, la lunga falce sulle spalle, a portare la sua vita malvissuta in un altrove sconosciuto e misterioso mi è suscitata da antiche sensazioni infantili, forse provocate da vecchie cartoline augurali o da ancora più antiche oleografie unte e bisunte sulle “dodici età dell’uomo” (evidentemente in rapporto con i dodici mesi dell’anno) poste sulla mensola dell’ampio camino di qualche secolare cascina o, soprattutto, dai Continua a leggere ›

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Psicopatologia e figure del presente

di Mario Rossi-Monti
«atque», 3-4 n.s., 2008, pp. 295-324

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Verso il bordo della cascata?

 

A metà degli anni Ottanta uno dei pochi grandi psicoanalisti italiani scriveva alcune pagine fondamentali intorno al cambiamento al quale sembravano andati incontro i pazienti che chiedevano di sdraiarsi sul lettino di uno psicoanalista. I nostri pazienti, si chiedeva Eugenio Gaddini, sono cambiati? e se sì, come sono cambiati? Ma gli psicoanalisti, proseguiva Gaddini, sanno che questa domanda è strettamente legata a un’altra: gli psicoanalisti sono cambiati? e se sì, come sono cambiati? Il problema riguarda quindi la coppia analitica, l’accoppiamento tra paziente e analista al Continua a leggere ›

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Bachelard e la ‘rottura’ fenomenologica dell’istante

di Daniela Palliccia
«atque», 3-4 n.s., 2008, pp. 257-291

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L’être humain n’est jamais fixé, il n’est jamais là, jamais vivant dans le temps où

les autres le voient vivre, où il dit lui-même aux autres qu’il vit […]. Où est le

temps qui marquerait d’un trait fort la dynamique de notre être, les dynamismes

multiples de notre être. Dans le règne du feu, nous sommes un brasier d’êtres. Continua a leggere ›

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Tempo in abbandono

di Antonino Trizzino
«atque», 3-4 n.s., 2008, pp. 241-256

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Ciò che sono perdona a ciò che fui.

Paul Celan, Sudario

  

A mezzogiorno il cielo è già tutto chiuso. Sulla croce, al buio, Gesù lancia un grido: «Eloi, Eloi, lama sabactani? [Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?]». La vita, per chi sospetta di essere capitato per sbaglio in questo mondo, è dolorosa e impervia. Inutile credere che la felicità sia desiderabile. Il messaggio cristiano è chiaro: senza abbandono, nessuna garanzia di esistenza. Perché il destino dell’uomo risponde non alla necessità, ma a una decisione che lo continua. Esige una vittima. Continua a leggere ›

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Alla presenza delle cose stesse. Saggio sull’attenzione fenomenologica

di Roberta De Monticelli
«atque», 3-4 n.s., 2008, pp. 219-240

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C’è una frase molto bella che potremmo assumere a filo conduttore di questa riflessione: «guardare il mondo con occhi spalancati». Una frase che si trova nell’Introduzione alla filosofia di Edith Stein, e la scelta di questa autrice nel vasto corpus dei fenomenologi non è casuale, benché non di autori qui vogliamo parlare, ma delle cose stesse. Colui che guarda il mondo con occhi spalancati è il filosofo. Il filosofo è tutt’occhi, il filosofo è l’occhio spalancato, se prendiamo la frase alla lettera, “ganz offenes Auge”; o forse, il filosofo è tutt’occhi, non è altro che sguardo. L’immagine giusta, qui, è piuttosto quella degli occhi sgranati del bambino che quella dello sguardo indagatore del detective o dello sguardo circospetto dell’uomo prudente, o perfino dello sguardo potenziato dalla lente del Continua a leggere ›

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La tirannide del presente

di Enzo Vittorio Trapanese
«atque», 3-4 n.s., 2008, pp. 183-216

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Se consideriamo […] il tratto di tempo che intercorre tra il sorgere del sole e il

successivo sorgere del sole, poiché uniforme è il genere di movimento su cui ci

basiamo, si individua un intervallo di tempo determinato quantitativamente e

così utilizziamo questo mezzo come misura; misura del tempo però, infatti il Continua a leggere ›

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