L’apparente specificità della clinica

di Mauro La Forgia
«atque», 6-7 n.s., 2009, pp. 123-134

Scarica intero Articolo
  1. Una crisi ininterrotta

 

La “crisi” dell’opzione riduzionista (connotata, al fondo, da una più o meno esplicita scelta naturalistica) che caratterizzava le cosiddette psicologie del profondo o dell’inconscio (freudiana, junghiana, adleriana e quant’altro) è, a ben vedere, un processo che inizia col nascere di queste psicologie e continua fino ai nostri giorni, senza che se ne intraveda un’esplicita conclusione; anzi, continuano ad esistere gruppi isolati ma agguerriti che negano la crisi dell’opzione suddetta, agendo di fatto come instancabili rivificatori del suo stato comatoso. Continua a leggere ›

Pubblicato in Articoli

Per una psicoterapia fenomenologica

di Giovanni Stanghellini
«atque», 6-7 n.s., 2009, pp. 113-122

Scarica intero Articolo
  1. L’arco ermeneutico: spiegare e comprendere 

Paul Ricoeur è considerato probabilmente il più importante maestro dell’ermeneutica contemporanea. La particolarità che caratterizza il suo lavoro è cercare una sintesi tra fenomenologia ed ermeneutica. In questo scritto si prende avvio dall’opera di Ricoeur, e in particolare dalla nozione da lui elaborata di “arco ermeneutico”, per il lustrare i rapporti tra ermeneutica, fenomenologia e psicoterapia. Continua a leggere ›

Pubblicato in Articoli

La psicoterapia, l’ironia, l’onestà

di Maria Ilena Marozza
«atque», 6-7 n.s., 2009, pp. 99-112

Scarica intero Articolo
  1. La perdita dell’evidenza naturale dello psicoterapeuta “attempato”

Egli non pensava molto, soltanto, senza mutar posizione e con un leggero

tentennare del capo, rivedeva la propria vita e la vita, in generale, che d’im

provviso gli appariva così lontana e strana, quel tumulto superfluo, rumoro

so, in mezzo al quale era stato e che inavvertibilmente s’era ritratto da lui e Continua a leggere ›

Pubblicato in Articoli

Sfondi della psicoterapia analitica

di Enzo Vittorio Trapanese
«atque», 6-7 n.s., 2009, pp. 59-98

Scarica intero Articolo
  1. Fondamenti elementari della psicoterapia

1.1  Il termine “relazione” indica, in senso molto generale, un qualsiasi tipo di rapporto (per esempio, di causalità o di co-esistenza) tra due o più cose, eventi, fenomeni o dati scientifici e, per estensio ne, un qualsivoglia legame o vincolo tra due o più persone. La psicoterapia è, nel suo significato più antico, tradizionale ed elementare, una relazione temporaneamente stabile tra due persone che coinvolge una pluralità di fattori percettivi, cognitivi, affettivi ed emozionali.  Continua a leggere ›

Pubblicato in Articoli

La terapia attraverso il linguaggio: dall’approccio analitico a quello simbolico

di Paolo Francesco Pieri
«atque», 6-7 n.s., 2009, pp. 21-58

Scarica intero Articolo
  1. Lo psicoterapeuta che intenda definire la propria pratica con l’espressione “psicologia analitica” sta adottando la denominazione che Carl Gustav Jung assegnò nel 1911 parlando di una psicologia delle relazioni tra la coscienza e l’inconscio, e di una psicologia che nel suo darsi è capace di riflettere su se stessa e quindi di ripensare i metodi e le verità che in quella stessa pratica vanno emergendo.

Nell’esercizio della sua pratica egli ha certamente acquisito una serie di sensibilità: egli considera che ogni suo processo conoscitivo dell’altro mostra il legame circolare con la conoscenza di se stesso, Continua a leggere ›

Pubblicato in Articoli

Naturalità e innaturalità delle psicoterapie

di Giovanni Jervis
«atque», 6-7 n.s., 2009, pp. 11-20

Scarica intero Articolo

 

«L’analisi – dice Freud – con la propria pretesa di curare le nevrosi assicurando il controllo delle pulsioni, ha sempre ragione in teoria, ma non sempre in pratica». Fra i fattori che intervengono a complicare le cose, egli cita, come è noto, in primo luogo la personalità dell’analista. Qui si inserisce la frase famosa: «è incontestabile che gli analisti non sempre hanno raggiunto nella loro stessa personalità quel tanto di normalità psichica alla quale intendono educare i loro pazienti». Nelle stesse pagine Freud non trascura di fare riferimento, sia pure in modo sommario, a un problema parallelo e però diverso da quello dell’equilibrio di personalità, che è il problema delle motivazioni dell’analista stesso. (Naturalmente il termi ne “motivazione” è moderno, e fa parte della Continua a leggere ›

Pubblicato in Articoli

Il linguaggio dell’apparenza. Note a partire dalla lettura junghiana di Joyce

di Giovanni Matteucci
«atque», 5 n.s., 2008, pp. 213-221

Scarica intero Articolo

 

Nel suo celebre saggio del 1932 dedicato all’Ulisse di James Joyce, Carl Gustav Jung solleva alcune questioni che possono essere utilizzate per impostare il problema del rapporto difficile tra ap parenza sensibile e linguaggio. A interessare qui non è il giudizio che Jung esprime sul capolavoro di Joyce, ma solo quei passaggi nei quali egli esamina l’Ulisse fornendo spunti che contribuiscono a mettere a fuoco in quale senso l’apparenza metta in scacco almeno parziale la funzione proposizionale e predicativa del linguaggio.

Jung attribuisce all’Ulisse un’uniformità monocorde di registro, essendo un’opera che a suo parere è volta a ribadire esclusivamente e all’infinito, sottraendosi a ogni partnership dialogica con il Continua a leggere ›

Pubblicato in Articoli

Creare attraverso le ‘parole’ lo ‘stato di mancanza di parole’

di Barbara Scapolo
«atque», 5 n.s., 2008, pp. 185-212

Scarica intero Articolo

Le langage n’étant qu’intermédiaire,

il ne faut pas […] s’arrêter à lui.

On ne s’arrête enfin qu’à

ce qui étonne le corps.

P. Valéry, 1911

 

in memoriam Ludovico Gasparini

 

 

 

Questo contributo aspira a fornire le coordinate di riferimento entro le quali intendere, in maniera specifica, la ricerca sul linguaggio intrapresa, senza soluzione di continuità, da Paul Valéry e, più in generale, la sua ricerca di una forma atta a esprimere e comprendere– nel senso forte di “tenere insieme” – l’homme total, secondo tutte le sue contraddizioni e “multivocità”. Si tenterà di mettere in Continua a leggere ›

Pubblicato in Articoli

Sensibilità, psiche e linguaggio nella riflessione estetica e antropologica di Helmut Plessner

di Alessia Ruco
«atque», 5 n.s., 2008, pp. 167-184

Scarica intero Articolo
  1. Antropologia filosofica e linguaggio 

Nell’opera fondativa della sua antropologia filosofica, I gradi dell’organico e l’uomo, Plessner inserisce la questione del linguaggio all’interno del capitolo sull’immediatezza mediata (vermittelte Unvermitteltheit), che insieme all’artificialità naturale e al luogo utopico costituisce uno dei tre criteri che contraddistinguono l’uomo in quanto essere vivente posizionato eccentricamente rispetto al proprio sé e al proprio campo esperienziale. Continua a leggere ›

Pubblicato in Articoli

Il procedimento sintagmatico del linguaggio e il problema della traduzione

di Helmut Plessner
«atque», 5 n.s., 2008, pp. 151-166

Scarica intero Articolo

 

Già discutendo le modalità dell’intuizione abbiamo riconosciuto che la funzione del linguaggio consiste nel fatto che attraverso la designazione essa rende interindividuale anche ciò che di natura non è o non è soltanto precisabile, analogamente all’aspetto qualitativo della dimensione psichica. Anima e linguaggio hanno pertanto una funzione in comune, anche indipendentemente dal fatto che il linguaggio designi lo psichico. L’eloquenza naturale senza segni, suoni o qualche altro gesto che ha come significato qualcosa mostra l’anima nei movimenti espressivi del corpo. Uno sguardo, un arrossire, un ritrarsi, sono sufficienti per il dialogo dell’anima, senza che siano i segni convenzionali a procurare il rapporto reciproco. La mimica che produce significati, che afferra l’importo di Continua a leggere ›

Pubblicato in Articoli
Ricerca Fascicoli e Articoli
Tipo
Anno
Fascicolo