Il sonno e la coscienza (peripezie del sapere)

di Carlo Sini
«atque», 8-9 n.s., 2011, pp. 41-46

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“Sogno o son desto?” si chiede un personaggio da commedia. La sua implicita alternativa è tra sogno e realtà. Ma cosa mai è sogno ovvero qual è la sua realtà? La domanda è antica. Tra i numerosi aspetti problematici che la accompagnano uno in particolare è assai inquietante. Si potrebbe esprimerlo così: chi sogna nel sogno? In che senso il sognatore ha la medesima coscienza o è ancora colui che, al risveglio, dice: “Ho sognato”? I sogni ci accadono: non possiamo modificarne a piacere i contenuti e nemmeno intervenire a dirigerli verso fini desiderati, perché appunto “noi” che sogniamo in realtà non ci siamo, non siamo presenti a noi stessi, ovvero non siamo propriamente coscienti di ciò che ci accade (non siamo auto-coscienti), sebbene sia anche innegabile che le immagini del Continua a leggere ›

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Viatico après coup. Note di accompagnamento alla traduzione [di P. Valéry]

di Benedetta Zaccarello
«atque», 8-9 n.s., 2011, pp. 35-40

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Il lettore che s’avventuri nell’immenso diario astratto dei Cahiers (oltre ventinovemila pagine nell’edizione anastatica in folio), vi troverà a stento una manciata di rimandi alla vita vissuta del loro autore, e quasi nessun racconto redatto in prima persona, ad eccezione, curio samente, di qualche récit de rêve, di cui una buona parte si trova raggrumata nel quaderno da cui provengono i frammenti qui presentati. Si tratta di uno dei pochi cahiers tematici della serie degli oltre due cento che si considerano far parte di quest’opera-corpus, redatta tutte le mattine all’alba tra il 1894 e il 1945. Nella successione dei quaderni, Somnia – composto intorno al 1911 – precede un altro fascicolo a tema intitolato Langage, che a sua volta si lascia seguire da Temps. Continua a leggere ›

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Frammenti del Cahier Somnia

di Paul Valéry
«atque», 8-9 n.s., 2011, pp. 21-34

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Sogno

Ero in una sala da bagno che adesso è a piastrelle e cemento. C’era un parquet in legno. Colava acqua, abbondantemente – temevo le infiltrazioni e mi dicevo: Eppure è piastrellato – e cercavo le piastrelle – e trovavo invece dei buchi enormi. L’acqua colava nel soffitto sottostante. A forza di cercare la ceramica, ne trovavo tracce lungo i muri.

La perdita d’acqua era accompagnata da un significato morale d’indistinta minaccia. Come trovare la chiave di questa composizione? In questo sogno il ricordo della realtà, il ricordo in corso, al livel Continua a leggere ›

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Introduzione

di Paolo Francesco Pieri
«atque», 8-9 n.s., 2011, pp. 9-17

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Dentro il solco di un dialogo ormai ultraventennale tra esponenti della pratica filosofica e di quella psicoterapeutica, questo libro raccoglie differenti saggi che ruotano intorno al sogno, che la psicologia moderna – come già Platone e Aristotele – assume come l’azione dell’immaginazione nel sonno. Rispetto a questo, i saggi di cui il libro si compone, si soffermeranno sul fatto che ciò che nel pensiero fa problema è la discriminazione tra il sogno e la veglia, e sul fatto che la coscienza onirica vada colta nella sua relazione biunivoca con la coscienza desta, e ciò sia, in generale, nelle nostre pratiche quotidiane sia, nello specifico, nelle pratiche psicoterapeutiche. Continua a leggere ›

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La personalità dell’analista come principale strumento del lavoro analitico. Ma quale formazione?

di Margherita Vannoni
«atque», 6-7 n.s., 2009, pp. 249-258

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Il tema della formazione in psicologia analitica è molto ampio e la letteratura sull’argomento è comprensiva di posizioni che arrivano ad essere diametralmente opposte; le considerazioni che seguono su tale complesso, difficile e inesauribile tema riguardano solo alcuni aspetti vissuti come significativi durante la mia formazione analitica, ad oggi in corso. Quanto segue si limita quindi ad avere il valore del l’esperienza e della riflessione personale.  Continua a leggere ›

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L’analizzabilità del candidato-analista nel terzo millennio. Una professione in via di estinzione?

di Gianfranco D’Ingegno
«atque», 6-7 n.s., 2009, pp. 235-248

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Negli anni del pluralismo in psicologia clinica, della libera com mercializzazione, il prodotto “psicoterapia” è divenuto a tutti gli effetti un prodotto di mercato regolato da meccanismi pubblicitari. Il paziente sta divenendo sempre più un cliente, non nel senso indicato dalla psicologia umanistica rogersiana, ma nel senso di essere divenuto terreno di conquista per l’esercito degli psicoterapeuti. Non so lo, ma negli ultimi anni si è addirittura assistito ad un aumento vertiginoso di pratiche d’ascolto che, pur non definendosi terapeutiche, difficilmente possono evitare sconfinamenti in altri territori, come nel caso del cosiddetto counseling filosofico, che nel sito web della Società italiana di counseling filosofico così si definisce: Continua a leggere ›

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Riflessioni su L’altro maestro

di Gerardo Botta
«atque», 6-7 n.s., 2009, pp. 223-234

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Non posso resistere a una considerazione generale, anche se breve, sull’evento-incontro che ci riunisce oggi: è una di quelle occasioni che, nella sua novità, si costituisce come un piccolo ma significativo segno dei tempi: l’indizio di qualcosa che cambia e si fa avanti in una scuola analitica che mostra un vero interesse per quanto hanno da dire gli allievi che in essa si formano.

La sensibilità coraggiosa, che attraverso questa occasione la scuola manifesta, è forse l’indice di una capacità di tollerare la propria messa in discussione senza considerarla una minaccia, né teme, così facendo, una perdita di autorevolezza, aggrappandosi a una vuota autoreferenzialità. Continua a leggere ›

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I neuroni specchio e l’ipotesi neurale: dalla simulazione incarnata alla cognizione sociale

di Vittorio Gallese
«atque», 6-7 n.s., 2009, pp. 181-219

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  1. Introduzione

 

Il punto di vista tradizionale nelle scienze cognitive sostiene che gli esseri umani sono capaci di comprendere il comportamento degli altri nei termini dei loro stati mentali – intenzioni, credenze e desideri – sfruttando ciò che comunemente si chiama “psicologia ingenua”. Secondo una veduta ampiamente condivisa, i primati non umani, scimmie incluse, non si affidano ad approcci fondati sul mentale per quanto riguarda il comportamento reciproco. Questo punto di vista prefigura una netta distinzione fra le specie non umane, confinate alla lettura del comportamento, e la nostra specie, per la quale la cognizione sociale fa uso di un livello diverso di spiegazione: la lettura della mente. L’indagine neuro scientifica della supposta esclusiva capacità umana di leggere la mente, tuttavia, Continua a leggere ›

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Essere nel mondo: io e il mio doppio

di Giuseppe Vitiello
«atque», 6-7 n.s., 2009, pp. 157-178

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  1. Il dilemma di Lashley

 

Negli anni quaranta, sulla base delle sue esperienze di laboratorio Karl Lashley osservava: «Qui è il dilemma. Impulsi nervosi sono trasmessi (…) da cellula a cellula attraverso definite connessioni cellulari. Eppure, tutto il comportamento sembra essere determinato da masse di eccitazioni (…) entro campi generali di attività, senza riferimento a particolari cellule nervose (…). Quale tipo di organizzazione nervosa può mai rendere conto di configurazioni di eccitazioni [che si propagano] senza ben definiti e specializzati canali di comunicazione cellu lare? Il problema è quasi universale nell’attività del sistema nervoso». Lashley arrivava così alla formulazione dell’ipotesi dell’azione di massa nel memorizzare e nel ricordare informazioni da parte del cervello. Le osservazioni Continua a leggere ›

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Del comprendere. A partire da Wittgenstein

di Fabrizio Desideri
«atque», 6-7 n.s., 2009, pp. 137-156

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Si potrebbe anche chiamare filosofia

tutto ciò che è possibile prima di ogni nuova scoperta e invenzione.

L. Wittgenstein

 

 

Comprendere in genere

 

Riguardo al problema della comprensione, come riguardo a ogni altro problema filosofico, sarà bene esercitare una sana diffidenza nei confronti di facili o difficili generalizzazioni, come se vi fosse Continua a leggere ›

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