Articoli

La rivista “atque” continua la sua pubblicazione in formato cartaceo per i tipi di Moretti & Vitali di Bergamo, ma d’ora in poi gli articoli di tutti i fascicoli – esclusi quelli degli ultimi due anni – sono leggibili (in formato pdf) su questo sito e scaricabili in maniera completamente gratuita.

Sicché i fascicoli di “atque” dal 1990 (anno della sua fondazione) sino a quelli di due anni fa sono ad accesso libero e quindi aperti a ogni forma di ricerca, mentre gli altri hanno un “embargo”, per l’appunto, di due anni – naturalmente il formato cartaceo di tutti i fascicoli rimane disponibile presso le librerie (vedi “librerie amiche”) e ordinabile all’editore (ordini@morettievitali.it).

Essendo digitalizzato l’intero archivio storico, per individuare gli articoli e poterne fare le ricerche sia per autore che per parola chiave, basta consultare questo indice articoli e qualora interessi scaricare il file pdf, cliccare sul titolo.

Ricerca Fascicoli e Articoli
Tipo
Anno
Fascicolo

Un episodio di fine secolo

di Remo Bodei
«atque», 1, 1990, pp. 91-106

I.

  1. Vorrei mostrare come, negli ultimi decenni dell’Ottocento, nasca un nuovo paradigma: quello di un io costitutivamente multiplo e scisso, che consegue una relativa unità grazie a un sistema egemoni co di alleanze e di tensioni tra gli elementi che lo compongono. Poiché, inoltre, non avrò modo di soffermarmi analiticamente su un arco di problemi dotati di un’intrinseca e ineludibile complessità, suggerisco di prendere in considerazione la mappa generale dei per corsi di ricerca che conducono a un simile paradigma e di indicare alcune direttrici della sua diffusione. 

(altro…)

Note sulla paradossalità dello psichico negli scritti di C.G. Jung

di Amedeo Ruberto
«atque», 2, 1990, pp. 125-134

Le considerazioni che seguiranno – brevi e appena abbozzate -devono innanzitutto confessare il fatto che si propongono in assenza di una vera e propria tradizione di lettura del testo junghiano nonché nella inesistenza di una istituzione che abbia finora voluto assumere le caratteristiche di una ‘scuola’. Le riflessioni che qui si offrono sono quindi rappresentative di nulla più che del personale punto di vista di chi scrive ed è bene che ne sia consapevole anche il lettore.

È d’altra parte incontestabile che l’attuale situazione dello junghismo si presenta, relativamente al l’elaborazione testuale e alle ultime proposte teoriche, in modo eterogeneo e discorde anche a (altro…)

Lo spazio della filosofia

di Salvatore Natoli
«atque», 3, 1991, pp. 125-142

Discutere di RORTY all’intersezione di pragmatismo ed ermeneutica, significa assumerlo prioritariamente come emblema, vale a dire come il punto in cui vengono a confluire due modalità fondamentali della dissoluzione della scientificità della filosofia o più propriamente della filosofia intesa come scienza. Ecco, se c’è un interesse singolare in questo personaggio, è proprio dato da questa confluenza. Due grandi traiettorie con due diverse provenienze ambientali e di tradizioni che vengono, meno paradossalmente di quanto non si pensi, a confluire in un punto: la dissoluzione della filosofia come scienza. Allora, se così è, discorrere di RORTY diventa un’occasione aurea per parlare del senso della filosofia, perché proprio della filosofia ne va in questo bilancio. Una volta (altro…)

Il messaggio freudiano e la psichiatria del presente

di Fausto Petrella
«atque», 1, 1990, pp. 107-116

Nella ricorrenza nel 1989 del cinquantesimo anniversario della sua morte, Freud è stato oggetto di innumerevoli commemorazioni nelle più diverse sedi. Le celebrazioni di questo tipo consistono spes so in un rituale al quale evidentemente corrisponde un bisogno col lettivo; e nel caso di Freud a questo cinquantenario si è dato da più parti l’ampio rilievo richiesto dall’omaggio a una genialità che ha ormai assunto le forme di un mito, dal quale molti oggi si sentono ri specchiati.

Ma al di là del rituale, per lo psichiatra può trattarsi di una circostanza che lo induce a riflettere sul proprio operato professionale e in generale a valutare il peso dell’influenza del pensiero freudiano (altro…)

Legame emotivo e conoscenza

di Piero Fidanza
«atque», 2, 1990, pp. 135-144

La conoscenza prende avvio da qualcosa che si situa nella dimensione delle emozioni. Lo suggerisce la stessa costruzione etimologica del sostantivo emozione: dal francese émotion, derivato da émouvoir (commuovere, mettere in movimento), che a sua volta trae origine dal latino motio-onis (moto). L’emozione segna un punto a partire dal quale qualcosa nel soggetto umano si mette in movimento. Le direzioni e le strategie del pensiero si modellano e definiscono su questo terreno.

Le strutture attraverso le quali pensiamo il mondo non sono sempre autoevidenti. Siamo lavorati da una rete infinita di presupposti che operano in noi silenziosamente, spesso senza che se ne (altro…)

La visione e le cose. Una conversazione sulla simultaneità

di Paolo Francesco Pieri
«atque», 4, 1991, pp. 11-24

A Nel tempo è venuto ad insediarsi un sapere secondo cui c’è un nesso profondo tra l’osservazione scientifica e la teoria dello scienziato.

B Infatti, che l’osservazione sia carica di teoria già è sostenuto dal neo positivismo.

A Partendo da qui che tipo di riflessioni si possono fare?

B Intanto, dopo gli esiti della crisi dell’osserva zione neutrale non si può più parlare della scienza come forma migliore di conoscenza. (altro…)

Lutto e perdita del soggetto

di Piero Fidanza
«atque», 1, 1990, pp. 117-128

Nel gioco di intrecci che lega il soggetto umano ai punti a cui si rapporta, qualcosa si fissa con maggior consistenza rispetto ad altro. Particolari oggetti vengono privilegiati come luoghi di investi mento per la costituzione di relazioni complesse. Attraverso esse il soggetto si mette in scena coinvolgendo tutto il suo essere. Nel momento in cui un oggetto d’amore viene a mancare, si produce un effetto di disorientamento, di perdita (contemporaneamente dell’oggetto e del soggetto) che può essere analizzata e delineata nei suoi elementi costitutivi. A partire da questa premessa, è possibile ripensare la riflessione di Freud sul fenomeno del lutto. (altro…)

Fare artistico, fare analitico

di Lorena Preta
«atque», 2, 1990, pp. 145-156

I. Il fare artistico

Nel saggio Eupalinos ou l’Architecte Paul Valéry immagina l’incontro di Fedro e Socrate nell’aldilà. Essi discorrono del fluire del tempo, dell’eternità, della conoscenza.Fedro parla a Socrate di un amico architetto, Eupalino, costruttore del tempio di Artemide, tante volte in vita ammirato insieme.Le argomentazioni di Eupalino riportate da Fedro servono ad introdurre un aspetto particolare della conoscenza, quello costruttivo.Socrate rifletterà che il conoscere non è un riconoscere in senso platonico ma un construire, un fare realizzativo. Ogni sapere al quale non corrisponda un potere (altro…)

Percezione e identità. Osservazioni sull’accadere del soggetto

di Sergio Vitale
«atque», 4, 1991, pp. 25-36

D.SSA FLETCHER E chi è allora, lei?

ZELIG Come sarebbe, chi sono? Non lo so.

Queste domande sono difficili e…

D.SSA FLETCHER (interrompendolo) Leo- (altro…)

‘Atque’ e atque

di Alessandro Barchiesi
«atque», 1, 1990, pp. 129-130

 

Prima di diventare, sullo scorcio del secondo millennio, titolo di una rivista, la congiunzione latina atque trascorreva una tranquilla e proficua esistenza nei lessici e sul fondo delle grammatiche. Ad abbreviare il suo servizio attivo – atque non si è continuata nelle lingue romanze, e il privilegio è toccato alla sua rivale et – cooperarono diversi fattori. Doveva essere, soprattutto, una paroletta poco pratica, perché ingombrante (le particelle coordinative tendono, per comprensibili motivi, a essere mo nosillabiche), perché legata a problemi di selezione (nel buon uso latino, si preferisce davanti a consonante laforma alternativa ac), e anche perché troppo ricca di sfumature, come si dirà fra poco. Per quest’ultimo moti vo, va anche detto, atque continua ad avere i suoi estimatori – esiste in fatti, come è noto, una poeticità delle grammatiche e un’estetica delle congiunziòni. Il merito di atque (agli occhi benevoli dei suoi sostenitori) starebbe insomma in un certo eccesso di sfumatura e di intonazione, così insolito in una congiunzione copulativa che dovrebbe invece tendere a una funzionalità astratta, intercambiabile, e alla massima facilità d’uso. Atque è una congiunzione che (già dalla sua forma sonora) attira un po’ di attenzione su se stessa, più di quanto faccia et, più di quanto è normale attendersi da un anonimo operatore sintattico. (altro…)