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La rivista “atque” continua la sua pubblicazione in formato cartaceo per i tipi di Moretti & Vitali di Bergamo, ma d’ora in poi gli articoli di tutti i fascicoli – esclusi quelli degli ultimi due anni – sono leggibili (in formato pdf) su questo sito e scaricabili in maniera completamente gratuita.

Sicché i fascicoli di “atque” dal 1990 (anno della sua fondazione) sino a quelli di due anni fa sono ad accesso libero e quindi aperti a ogni forma di ricerca, mentre gli altri hanno un “embargo”, per l’appunto, di due anni – naturalmente il formato cartaceo di tutti i fascicoli rimane disponibile presso le librerie (vedi “librerie amiche”) e ordinabile all’editore (ordini@morettievitali.it).

Essendo digitalizzato l’intero archivio storico, per individuare gli articoli e poterne fare le ricerche sia per autore che per parola chiave, basta consultare questo indice articoli e qualora interessi scaricare il file pdf, cliccare sul titolo.

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Università e primi viaggi: un’autobiografia

di Paul K. Feyerabend
«atque», 10, 1994, pp. 9-26

Mio padre era rimasto solo sin dalla scomparsa della mamma. Era sopravvissuto ai bombardamenti, ed era rimasto per settimane senza luce, riscaldamento e cibo a sufficienza; per risparmiare i soldi e le cose dormiva su coperte anziché su lenzuola e continuava a indossare solo la parte davanti di camicie già lise finché anche queste diventavano troppo logore per andarci ancora in giro. Come membro del partito nazista dovette iscriversi a un elenco ufficiale; temeva di essere licenziato e perdere la pensione.

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Attraverso il dire

di Paolo Francesco Pieri
«atque», 8, 1993, pp. 43-66

Due o più persone che conversano, sono state raffigurate negli ambiti più diversi e sin dai tempi più lontani. È dalla Grecia antica sino ad oggi che la for ma letteraria del dialogo è stata una presenza costante nella poesia e nella prosa, nella tragedia e nella filosofia. Il lettore ricorderà il suo comparire nella poesia epica e nella lirica corale, nella poesia drammatica e nella tragedia. Dopo Eschilo, Sofocle ed Euripide, fu Erodoto che adottò il dialogo nella prosa storiografica. Platone, invece, gli diede in filosofia il più ampio spazio.

Sono posteriori a quelli già ricordati, i dialoghi di Luciano di Samosata. In epoca ellenistica anche l’idillio, ripreso poi da Virgilio nelle egloghe, assunse spesso una forma dialogica. A Roma, sarà (altro…)

Il principio dell’io. Io, gli altri, l’alterità come abisso

di Mario Ruggenini
«atque», 9, 1994, pp. 21-46

I. L’io come principio: ma da dove comincia l’io?

Da dove parte il discorso sull’io, ovvero qual’è il principio dell’io? La risposta a questa domanda non cessa di apparire scontata alla cultura prevalente, ispirata dalle grandi decisioni metafisiche della modernità. Essa fa appello, subendo la forza di un vincolo istituito da Cartesio, a una presenza di sé a sé che appare innegabile, anzi, dopo secoli di cartesianismo più o meno sofferto, pressoché a portata di mano al più ordinario impegno di riflessione. Tale autopresenza sembra altresì preliminare all’esperienza che ciascuno fa delle cose e degli eventi del mondo, ivi inclusa la possibilità di (altro…)

Perversione e caduta dell’alterità

di Sandro Candreva
«atque», 7, 1993, pp. 123-132

Dal punto di vista di chi ha a che fare quotidianamente con la psicopatologia, il fenomeno della pornografia testimonia pubblicamente di quale sia lo statuto dell’oggetto nel desiderio che si suole definire perverso.

Il punto di vista storico-sociale, per parte sua, svolge una funzione di riferimento indispensabile per collocare il fenomeno sullo sfondo di quel senso comune che alimenta terrestremente anche il più alato degli specialismi. (altro…)

Interrogativi attuali sulla cura

di Antonio Alberto Semi
«atque», 8, 1993, pp. 67-72

Curare, aver cura, prendersi cura di, preoccuparsi, naturalmente, cioè occuparsi prima che se ne occupi un altro; la questione della cura, se l’analisi sia una cura o meno, nel senso di una terapia o in che altro senso. Domande non prive di senso, ma certamente da collocare nel loro contesto, per poterle apprezzare anziché disprezzare. Perché certo sarebbe fuori luogo e senza senso domandarsi se l’analisi sia una cura -nel significato più comune del termine -quando ovviamente il dato reale è che la domanda di analisi è domanda di cura, che solo la sofferenza ed il desiderio di trovare altre modalità di essere possono motivare a curarsi, a rivolgersi ad uno psicoanalista, a investire tempo, danaro, fatica, emozioni in una pratica frustrante. Sarebbe fuori luogo e sarebbe anche sadico e (altro…)

La fuga in sé. Variazioni sul tema della coscienza

di Fabrizio Desideri
«atque», 9, 1994, pp. 47-68

“Autocoscienza”: se c’è una parola-chiave, un concetto fondamentale, che nella storia della filosofia moderna ha giocato “il ruolo principale”, è proprio questa. Così notava Dieter Henrich in apertura ad un importante saggio del 1970 dedicato a questo tema . A tale osservazione c’è solo da aggiungere che nessun altro termine del lessico filosofico è stato oggi problematizzato con maggiore radicalità. E quando si dice problematizzato, non si intende affatto quella ‘spensierata’ rimozione della consistenza del problema che si può trovare nelle varie forme del carnevale Post-moderno dove, immancabilmente, si festeggia la morte del Re-Soggetto. Semmai una messa in questione di quei presupposti che si ritenevano saldi fondamenti. Una messa in questione che ha in generale a (altro…)

Realtà e possibilità di un incontro

di Marino Rosso
«atque», 7, 1993, pp. 133-144

Quando i Taìno  incontrarono quei marinai europei e il loro capitano su una spiaggia delle Antille nell’ottobre del 1492, si interruppe una separazione durata migliaia di anni. I paleoantropologi non sono in grado di dirci quante, ma sanno che si tratta un numero dell’ordine delle decine. Non sarà un’offesa alla verosimiglianza figurarci il momento iniziale di quella separazione: due piccoli gruppi di umani, in qualche luogo preciso del Vecchio Continente, forse dell’Africa, che si allontanano tra loro perdendosi letteralmente di vista. Forse erano due parti di uno stesso gruppo e le loro fattezze non erano neppure lontana mente caucasiche o mongoliche o altro che rientri nelle nostre classificazioni, e quello che possiamo chiama re il loro linguaggio non assomigliava a nessuno dei linguaggi (altro…)

L’ambiente della cura

di Cesare Maffei
«atque», 8, 1993, pp. 73-88

Solo perché l’essere-nel-mondo è essen

­ zialmente Cura fu possibile, nelle prece­

denti analisi, caratterizzare come prendersi

cura l’esser presso l’utilizzabile e come (altro…)

La negazione e l’‘altro’

di Rino Genovese
«atque», 7, 1993, pp. 145-154

Il nesso tra i concetti di negazione e di ‘altro’ emerge anzitutto dalla selettività all’opera nella percezione -e già nella sua dimensione prelinguistica, in quella che Husserl chiama l”esperienza antepre dicativa”. Nell’ambito di questa esperienza -che è un’esperienza recettiva, passiva, al di qua di ogni kantiana sintesi dell’intelletto – il lato in ombra delle cose viene tutt’al più presentito, senza che sia ancora possibile determinarlo precisamente. Dentro questa pura se lettività vale il principio omnis determinatio est negatio: non c’è selezione, infatti, senza che vi sia un questo che sta nel cerchio dell’ attenzione, ossia in primo piano, e un quell’altro che invece va sullo sfondo. Se osservo il libro che ora è sul tavolo, posso vederne la copertina e due lati, ma non il retro, la costola e il lato (altro…)

Il sapere nel gioco linguistico della cura. Un excursus attraverso l’opera di Freud

di Andrea Vaccaro
«atque», 8, 1993, pp. 89-104

Leggendo l’opera di Freud da una prospettiva wittgensteiniana , si può ricevere l’impressione di imbattersi costantemente in uno speciale gioco linguistico: quello della cura. Le proposizioni di Freud appaiono, cioè, avere la funzione di curare o, limitroficamente, di cercare una cura, di convincere a guarire (modificarsi), di insegnare a curare. Per attuare un gioco linguistico occorre che taluni elementi della proposizione acquisiscano una speciale fruizione grammaticale e semantica. Nel gioco linguistico della cura questa sorte ricade, in làrga misura, sul concetto di “sapere” o, con maggiore esattezza, sulla costellazione di termini quali “sapere”, “conoscere”, “ignorare”, “disconoscere” . Fra cura e sapere, non a caso, nella psicoanalisi freudiana, esiste idealmente una (altro…)