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La rivista “atque” continua la sua pubblicazione in formato cartaceo per i tipi di Moretti & Vitali di Bergamo, ma d’ora in poi gli articoli di tutti i fascicoli – esclusi quelli degli ultimi due anni – sono leggibili (in formato pdf) su questo sito e scaricabili in maniera completamente gratuita.

Sicché i fascicoli di “atque” dal 1990 (anno della sua fondazione) sino a quelli di due anni fa sono ad accesso libero e quindi aperti a ogni forma di ricerca, mentre gli altri hanno un “embargo”, per l’appunto, di due anni – naturalmente il formato cartaceo di tutti i fascicoli rimane disponibile presso le librerie (vedi “librerie amiche”) e ordinabile all’editore (ordini@morettievitali.it).

Essendo digitalizzato l’intero archivio storico, per individuare gli articoli e poterne fare le ricerche sia per autore che per parola chiave, basta consultare questo indice articoli e qualora interessi scaricare il file pdf, cliccare sul titolo.

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Fascicolo

Realtà e possibilità di un incontro

di Marino Rosso
«atque», 7, 1993, pp. 133-144

Quando i Taìno  incontrarono quei marinai europei e il loro capitano su una spiaggia delle Antille nell’ottobre del 1492, si interruppe una separazione durata migliaia di anni. I paleoantropologi non sono in grado di dirci quante, ma sanno che si tratta un numero dell’ordine delle decine. Non sarà un’offesa alla verosimiglianza figurarci il momento iniziale di quella separazione: due piccoli gruppi di umani, in qualche luogo preciso del Vecchio Continente, forse dell’Africa, che si allontanano tra loro perdendosi letteralmente di vista. Forse erano due parti di uno stesso gruppo e le loro fattezze non erano neppure lontana mente caucasiche o mongoliche o altro che rientri nelle nostre classificazioni, e quello che possiamo chiama re il loro linguaggio non assomigliava a nessuno dei linguaggi (altro…)

L’ambiente della cura

di Cesare Maffei
«atque», 8, 1993, pp. 73-88

Solo perché l’essere-nel-mondo è essen

­ zialmente Cura fu possibile, nelle prece­

denti analisi, caratterizzare come prendersi

cura l’esser presso l’utilizzabile e come (altro…)

La negazione e l’‘altro’

di Rino Genovese
«atque», 7, 1993, pp. 145-154

Il nesso tra i concetti di negazione e di ‘altro’ emerge anzitutto dalla selettività all’opera nella percezione -e già nella sua dimensione prelinguistica, in quella che Husserl chiama l”esperienza antepre dicativa”. Nell’ambito di questa esperienza -che è un’esperienza recettiva, passiva, al di qua di ogni kantiana sintesi dell’intelletto – il lato in ombra delle cose viene tutt’al più presentito, senza che sia ancora possibile determinarlo precisamente. Dentro questa pura se lettività vale il principio omnis determinatio est negatio: non c’è selezione, infatti, senza che vi sia un questo che sta nel cerchio dell’ attenzione, ossia in primo piano, e un quell’altro che invece va sullo sfondo. Se osservo il libro che ora è sul tavolo, posso vederne la copertina e due lati, ma non il retro, la costola e il lato (altro…)

Il sapere nel gioco linguistico della cura. Un excursus attraverso l’opera di Freud

di Andrea Vaccaro
«atque», 8, 1993, pp. 89-104

Leggendo l’opera di Freud da una prospettiva wittgensteiniana , si può ricevere l’impressione di imbattersi costantemente in uno speciale gioco linguistico: quello della cura. Le proposizioni di Freud appaiono, cioè, avere la funzione di curare o, limitroficamente, di cercare una cura, di convincere a guarire (modificarsi), di insegnare a curare. Per attuare un gioco linguistico occorre che taluni elementi della proposizione acquisiscano una speciale fruizione grammaticale e semantica. Nel gioco linguistico della cura questa sorte ricade, in làrga misura, sul concetto di “sapere” o, con maggiore esattezza, sulla costellazione di termini quali “sapere”, “conoscere”, “ignorare”, “disconoscere” . Fra cura e sapere, non a caso, nella psicoanalisi freudiana, esiste idealmente una (altro…)

L’‘altro’ tra differenza e pluralità

di Baldassarre Caporali
«atque», 7, 1993, pp. 155-166

La parola differenza viene oggi usata, al di fuori dei contesti teorici nei quali è stata elaborata, con una varietà di accezioni che la connotano in relazione ad una molteplicità di fatti umani e sociali. In essi si rivela un’attesa di redenzione che assegna, alle qualità possedute da quei soggetti definiti da qualche “differenza”, una carica di assolutezza capace di risvegliarli all’azione.

Ciò comporta coerentemente che il fondamento di tali differenze si presti ad offrire spunti culturali a coloro che si raggruppano in associazioni che hanno la propria legittimità in un qualsiasi tratto distintivo capace di unire piccole collettività. Una volta trovatolo in appartenenze che trascendono la sfera degli orientamenti al valore riposanti sulla coscienza, esso dispiega una forza costrittiva (altro…)

La psicoterapia e il modo indicativo

di Giuseppe Maffei
«atque», 8, 1993, pp. 105-120

L’infinito

Giorgio era un signore trentenne che lamentava, prevalentemente, un continuo disadattamento sui luoghi di lavoro dovuto, a suo dire, ad un’ incontenibile violenza verbale vissuta, da un lato, come coatta ma dall’altro anche esibita e oggetto di autocompiacimento. Si trovava sempre in lite con tutti, perché, con tutti, nascevano sempre equivoci e questi accadevano perché nessuno, secondo lui, arrivava a comprenderlo: molti degli equivoci in cui cadeva erano comunque legati al fatto che gli altri prendevano sul serio le sue parole e pretendevano che lui fosse con seguente a quanto aveva (altro…)

L’‘altro’ invisibile

di Elisabetta Pizzichetti
«atque», 7, 1993, pp. 167-176

  1. L’ Invisibile 

Il mondo è la dimensione immediata dell’evidenza, della visibilità e della tangibilità. Come diceva Husserl: “Ci si mostra a tutta prima come evidenza di fatto, prima fra tutte e come apodittica, l’evidenza dell’esistenza del mondo” , o, con le parole di Merleau-Ponty, il mondo è “…questa possibilità di essere evidente in silenzio, di essere sottinteso” .

Ma, con la stessa evidenza e immediatezza, questa dimensione visibile si sdoppia, si accompagna con il suo contrario. Il “questo” si fa altro, ciò che aderisce ai nostri occhi e alle nostre mani lo fa al (altro…)

‘Curare’ o ‘prendersi cura di’. Un dilemma psichiatrico della responsabilità esistenziale

di Bruno Callieri
«atque», 8, 1993, pp. 121-132

È questa una domanda che, a prima vista, appare contraddittoria, quasi assurda, animata dall’ingenua o proterva pretesa di invadere, maldestramentee, campi eterogenei. Ma a me pare che un tale quesito, con le sue implicazioni ardite e forse utopiche, sia reso possibile e giustificato dal riconoscimento, perentorio, di una condizione: l’intimo rapporto tra esistenza e situazione, tra Daseinsanalytik e Daseinsa nalyse (Callieri, 1952). Va subito detto che questa endiadi assume di per sè la forma della problematicità: solo questa può indicare e illumi­nare il rapporto fra esistenza e situazione, per esempio, fra “avoidant structure o/ personality” e assunzione hic et nunc di un’incalzante e scottante decisione, di un’opzione comunque lacerante, giocata fra coerenza esistenziale di (altro…)

L’alterità e il mélange

di Marco Piazza
«atque», 7, 1993, pp. 177-196

In un passo non molto noto del Diario moscovita Walter Benjamin ci rivela le affinità profonde che intercorrerebbero fra le intenzioni della sua opera sul dramma barocco tedesco e quanto Proust ha sostenuto in due celebri brani della Recherche. Muovendo da quel passo e tentando poi di metterne alla prova il contenuto teorico attraverso l’analisi dei brani proustiani, vorrei qui tentare di delineare, sia pur molto parzialmente, due forme di disincantamento dalle convenzioni e di rovesciamento dei codici psicologico morali e culturali in genere, quali sono in diverso modo quelle di Proust e di Benjamin. Tali forme rimanda no entrambe ad un pensiero della complessità e dell’interdipendenza degli opposti che istituisce o rivela un luogo dove il linguaggio ha a che fare con l’alteri (altro…)

Il mondo della cura nel servizio psichiatrico territoriale

di Vieri Marzi
«atque», 8, 1993, pp. 133-144

Prima di parlare della cura dobbiamo identificare lo scenario in cui si svolge: il Servizio Psichiatrico Territoriale (SPT), che non è una istituzione antica, né una istituzione nuova, ma è una istituzione “inventata” ; una istituzione, cioè, che è collegata in un legame epocale, provvisorio e dialettico, all’istituzione “negata” , cioè alla “rivoluzione” psichiatrica italiana degli anni ’60-’70: legame dialettico per ché la negazione istituzionale era già costruzione nel la decostruzione.

Il vincolo che lega la psichiatria del territorio al la chiusura dei manicomi è la deistituzionalizzazione, intesa, oggi, come pratica della prevenzione della do manda di internamento. La psichiatria del (altro…)