Articoli

La rivista “atque” continua la sua pubblicazione in formato cartaceo per i tipi di Moretti & Vitali di Bergamo, ma d’ora in poi gli articoli di tutti i fascicoli – esclusi quelli degli ultimi due anni – sono leggibili (in formato pdf) su questo sito e scaricabili in maniera completamente gratuita.

Sicché i fascicoli di “atque” dal 1990 (anno della sua fondazione) sino a quelli di due anni fa sono ad accesso libero e quindi aperti a ogni forma di ricerca, mentre gli altri hanno un “embargo”, per l’appunto, di due anni – naturalmente il formato cartaceo di tutti i fascicoli rimane disponibile presso le librerie (vedi “librerie amiche”) e ordinabile all’editore (ordini@morettievitali.it).

Essendo digitalizzato l’intero archivio storico, per individuare gli articoli e poterne fare le ricerche sia per autore che per parola chiave, basta consultare questo indice articoli e qualora interessi scaricare il file pdf, cliccare sul titolo.

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Tipo
Anno
Fascicolo

Epistolario

di Friedrich Nietzsche-Mathilde Maier
«atque», 12, 1995, pp. 173-198

Friedrich Nietzsche-Mathilde Maier, “Epistolario”, «atque», 12, 1995, pp. 173-198

Oltre la svolta ermeneutica?

di Riccardo Dottori
«atque», 14-15, 1996, pp. 9-38

Interpretazione e legittimazione 

Nell’ultimo volume della raccolta delle sue opere da lui stesso curata Gadamer parla di svolta ermeneutica (hermeneutische Wende) per caratterizzare quella rottura che il pensiero di Heidegger ha rappresentato nel panorama filosofico europeo del nostro secolo. Questa svolta va naturalmente distinta da quella che noi siamo ormai soliti attribuire al pensiero di Heidegger, detta la Kehre, e che indica invece il mutamento di prospettiva nel pensiero di Heidegger, od il suo rovesciamento, in quanto dalla impostazione ancora di stampo trascendentale del suo pensiero egli sarebbe passato a (altro…)

Affetti e delirio

di Arnaldo Ballerini e Andrea Ballerini
«atque», 13, 1996, pp. 19-30

La storia della psichiatria può essere vista come la lotta, mai terminata del tutto, scriveva Jaspers (1913 59), fra i sostenitori di una psicosi “unica” di cui le varie forme cliniche psicotiche sono solo tappe o fasi e i sostenitori dell’esistenza di forme psicotiche fra lo ro naturalmente diverse. Quest’ultima linea di pensiero è stata quella apparentemente vincente, da E. Kraepelin (1904) in poi, anche se il “fantasma nosografico” della psicosi unica continua a riaffacciarsi sotto forme sempre diverse.

Fra le varie dicotomie nella nosografia psichiatrica fondamentale è stata quella fra campo del delirio e campo dei disturbi dell’umore. Infatti essi rinviano per la clinica psichiatrica a due grandi (altro…)

Dialogo, scienze, verità

di Sebastiano Ghisu
«atque», 14-15, 1996, pp. 39-70

Il concetto di verità è un campo di battaglia. Esso ha costituito la spazio di lotte incruente, dibattiti, polemiche. Riflesso, talvolta, di conflitti aspri e violenti che altrove mietevano vittime e generavano carnefici.

Quella battaglia sembra tuttavia cessare, o forse è già cessata, senza che vi siano né vinti né vincitori, senza l’efficacia di un accordo che sancisca il raggiungimento di un avvenuto consenso.

Le forze in campo paiono piuttosto aver esaurito le proprie energie o utilizzare delle armi ormai usurate dal tempo. E ciò, nonostante siano state costan temente riparate o rinnovate di continuo. (altro…)

Intenzionalità psicoterapeutica

di Gaetano Benedetti
«atque», 13, 1996, pp. 31-50

1. Da quando, con Sigmund Freud, lo psichiatra ha studiato l’ammalato psichico dal punto di vista del suo esperire, ossia da poco più di cento anni a questa parte, il compito classico dello psichiatra si è esteso al polo opposto di quello iniziale, che era anzitutto descrizione del comportamento abnorme nello sforzo di contrapporlo alla norma. Da Freud in poi, il discorso nell’incontro con il malato psichico non è altrimenti concepibile che entro una continua dialettica fra quello che il fenomeno psicopatologico significa per noi e quello che il paziente esperisce nella relazione con noi. Il capovolgimento operato da Freud è immediatamente visibile nel fatto che mentre da un canto attraverso la comprensione dell’esperire del malato si è avuta la psicologizzazione della malattia (altro…)

Il dialogo ermeneutico per Gadamer

di Amedeo Marinotti
«atque», 14-15, 1996, pp. 71-90

A proposito di nessi e di mediazione ermeneutica

 

La pubblicazione dei seminari di Zollikon, in cui Heidegger ribadi sce, in effetti contro Binswanger, la distanza fra l’ontologia fonda mentale e la psichiatria, sembra aver convinto che non basta soffer marsi su singoli aspetti di una ricerca, ma che occorra considerarla nel suo complesso, ed anche dare ascolto al suo autore.

Gadamer, secondo la fortunata espressione di Habermas, ha “urbanizzato l’ermeneutica”; infatti l’ha restituita al linguaggio comune, mentre l’ermeneutica heideggeriana dell’essere, nei suoi esiti (altro…)

Creatività

di Silvano Tagliagambe
«atque», 12, 1995, pp. 25-46

Vedere la realtà con gli occhi dell’arte 

«Ciò che danno la pittura e la grafica viene apprezzato, al limite, co me scoperta di un’autentica realtà “altra”, che una volta conosciuta attraverso l’artista riconosciamo poi da soli, perché la vediamo attraverso i nostri propri occhi».

Così il grande pensatore russo Pavel Florenskij, matematico e filosofo, teologo e teorico dell’arte definisce e inquadra la funzione specifica della creatività artistica, il cui carattere essenziale, a suo (altro…)

C’è ancora un senso nella psicopatologia?

di Eugenio Borgna
«atque», 13, 1996, pp. 51-60

Una   premessa 

Non so se abbia ancora un senso parlare di psicopatologia in un contesto storico in cui, nei paesi nord americani ma anche in quelli europei, sembra dominare una psicologia biologica (una farmacopsichiatria nel migliore dei casi) estranea, radicalmente estranea, alla dimensione psichica delle esperienze psicotiche e neurotiche e intesa alla loro riduzione, alla loro nientifìcazione, in schemi (in funzioni) neurofisiologici e neurochimici. (altro…)

L’attualità come vincolo interpretativo

di Maria Ilena Marozza
«atque», 14-15, 1996, pp. 91-108

Non ode, o ode in modo sbagliato,

solo colui che ascolta costantemente se stesso.

H.G. Gadamer

 

Vorrei iniziare queste brevi considerazioni sul colloquio clinico con un’osservazione che mi sembra un truismo, ma che forse merita di essere sottolineata, e cioè che il colloquio clinico, avendo (altro…)

La visibilità da conquistare: note sull’immaginazione in analisi

di Paolo Aite
«atque», 12, 1995, pp. 47-62

Il potere di evocare immagini in assenza

continuerà a svilupparsi

in un’umanità sempre più inondata

dal diluvio delle immagini prefabbricate? (altro…)