Articoli

La rivista “atque” continua la sua pubblicazione in formato cartaceo per i tipi di Moretti & Vitali di Bergamo, ma d’ora in poi gli articoli di tutti i fascicoli – esclusi quelli degli ultimi due anni – sono leggibili (in formato pdf) su questo sito e scaricabili in maniera completamente gratuita.

Sicché i fascicoli di “atque” dal 1990 (anno della sua fondazione) sino a quelli di due anni fa sono ad accesso libero e quindi aperti a ogni forma di ricerca, mentre gli altri hanno un “embargo”, per l’appunto, di due anni – naturalmente il formato cartaceo di tutti i fascicoli rimane disponibile presso le librerie (vedi “librerie amiche”) e ordinabile all’editore (ordini@morettievitali.it).

Essendo digitalizzato l’intero archivio storico, per individuare gli articoli e poterne fare le ricerche sia per autore che per parola chiave, basta consultare questo indice articoli e qualora interessi scaricare il file pdf, cliccare sul titolo.

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Tipo
Anno
Fascicolo

Creatività

di Silvano Tagliagambe
«atque», 12, 1995, pp. 25-46

Vedere la realtà con gli occhi dell’arte 

«Ciò che danno la pittura e la grafica viene apprezzato, al limite, co me scoperta di un’autentica realtà “altra”, che una volta conosciuta attraverso l’artista riconosciamo poi da soli, perché la vediamo attraverso i nostri propri occhi».

Così il grande pensatore russo Pavel Florenskij, matematico e filosofo, teologo e teorico dell’arte definisce e inquadra la funzione specifica della creatività artistica, il cui carattere essenziale, a suo (altro…)

C’è ancora un senso nella psicopatologia?

di Eugenio Borgna
«atque», 13, 1996, pp. 51-60

Una   premessa 

Non so se abbia ancora un senso parlare di psicopatologia in un contesto storico in cui, nei paesi nord americani ma anche in quelli europei, sembra dominare una psicologia biologica (una farmacopsichiatria nel migliore dei casi) estranea, radicalmente estranea, alla dimensione psichica delle esperienze psicotiche e neurotiche e intesa alla loro riduzione, alla loro nientifìcazione, in schemi (in funzioni) neurofisiologici e neurochimici. (altro…)

L’attualità come vincolo interpretativo

di Maria Ilena Marozza
«atque», 14-15, 1996, pp. 91-108

Non ode, o ode in modo sbagliato,

solo colui che ascolta costantemente se stesso.

H.G. Gadamer

 

Vorrei iniziare queste brevi considerazioni sul colloquio clinico con un’osservazione che mi sembra un truismo, ma che forse merita di essere sottolineata, e cioè che il colloquio clinico, avendo (altro…)

La visibilità da conquistare: note sull’immaginazione in analisi

di Paolo Aite
«atque», 12, 1995, pp. 47-62

Il potere di evocare immagini in assenza

continuerà a svilupparsi

in un’umanità sempre più inondata

dal diluvio delle immagini prefabbricate? (altro…)

Il sé e i sé. Quale tipo di realtà?

di Paolo Francesco Pieri e Daniel C. Dennett
«atque», 9, 1994, pp. 193-196

Firenze, 27 gennaio I994

 

Caro Professor Dennett,

 

a partire dalla lettura di Consciousness Explained recentemente tradotto in italiano [Coscienza. Che cos’è, Rizzoli, Milano, I 993], de sidero formulare alcune considerazioni e sottoporLe una domanda.

In quel testo sembrano intrecciarsi una teoria del cervello ed una teoria della mente. La prima è di tipo homuncolare, la seconda -dichiaratamente più astratta -fa esplicito riferimento all’idea del Sé (altro…)

Identità

di Giovanni Jervis
«atque», 11, 1995, pp. 45-52

Vorrei in queste righe limitarmi a esporre, in modo schematico, quali mi sembrano essere i contorni generali del tema psicologico dell’identità. L’argomento meriterebbe peraltro di essere trattato nei suoi aspetti più complessi e problematici, ma per fare questo ho l’impressione che occorrerebbe saltare subito dal livello d’impegno di un breve articolo alle dimensioni di un volume, e neanche così smilzo. Per alcuni anni dedicai al tema una fetta dei miei corsi e seminari universitari: ne è anche uscito un libro, Presenza e Identità (Garzanti, Milano, 1983), certamente non esauriente e che ora riscriverei, penso, in modo già un po’ diverso. (altro…)

Università e primi viaggi: un’autobiografia

di Paul K. Feyerabend
«atque», 10, 1994, pp. 9-26

Mio padre era rimasto solo sin dalla scomparsa della mamma. Era sopravvissuto ai bombardamenti, ed era rimasto per settimane senza luce, riscaldamento e cibo a sufficienza; per risparmiare i soldi e le cose dormiva su coperte anziché su lenzuola e continuava a indossare solo la parte davanti di camicie già lise finché anche queste diventavano troppo logore per andarci ancora in giro. Come membro del partito nazista dovette iscriversi a un elenco ufficiale; temeva di essere licenziato e perdere la pensione.

(altro…)

L’identità come relazione

di Italo Valent
«atque», 11, 1995, pp. 53-72

1. L’identità attorno a cui qui s’intende argomentare, pur attraverso un consistente sfocamento del tema, si riferisce all’esperienza umana. E anzitutto a quel precipitato della nostra esperienza che solitamente designamo con il nome di “persona”. Il concetto di persona è venuto affermandosi, come ben si sa, qua le presupposto canonico tanto nei giudizi che decidono del conferimento-adempimento di ogni forma di responsabilità quanto nell’analisi tesa a determinare le condizioni ultime di ogni possibile processo cognitivo ed emotivo. Più in generale ancora, vi si trova stampata la rappresentazione del principio (inizio e insieme fondamento) di ogni atto umano oggettivamente e soggettivamente rilevante – la rappresentazione di un vero e proprio motore immobile, di (altro…)

P.K. Feyerabend: un ricordo e una riflessione

di Paolo Rossi
«atque», 10, 1994, pp. 27-40

È sempre difficile stabilire se si ha un debito più profondo verso co loro che hanno scritto pagine con le quali ci si è immediatamente senti ti in sintonia oppure verso coloro che hanno scritto pagine capaci di sti molare la riflessione sostenendo tesi con le quali sembrava opportuno o addirittura necessario polemizzare. Con Feyerabend mi è capitata la seconda cosa. Nel 1974 si svolse a Capri un convegno i cui Atti vennero pubblicati a New York l’anno successivo’. Nella mia relazione, dedi­cata al tema dei rapporti fra la cosiddetta “tradizione ermetica” e la “rivoluzione scientifica”2 prendevo fortemente le distanze dalle tesi sostenute dai seguaci di Popper e, in particolare, da Feyerabend. Mi sembra va (e per la verità ancora mi sembra) che nelle loro discussioni i personaggi storici (altro…)

‘Sono io, questo?’ Ovvero, il Selbst nel pensiero di C. G. Jung

di Paolo Francesco Pieri
«atque», 11, 1995, pp. 73-92

Tratto esplicitamente dalla filosofia orientale, il Selbst ricorre nel pensiero di C.G. Jung per denominare l’insieme complesso dei fenomeni psichici, per cui si può dire che in generale il termine riunisce gli oggetti dell’esperienza (e quindi tutti i fenomeni della coscienza ossia i contenuti e i fattori coscienti), e insieme a questo presuppone ciò che in quell’ambito ancora non c’è (e quindi tutti i contenuti e fattori dell’inconscio, ovvero tutti quei fenomeni di quella parte della psiche rimasta, per la coscienza stessa, ancora inconoscibile e non delimitabile). Nell’intera letteratura junghiana e già negli stessi volumi delle Opere pubblicate in lingua italiana, moltissimi risultano gli usi del termine ma le definizioni che esso di volta in volta apre, possono es sere così raggruppate e distinte: 1. (altro…)