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La rivista “atque” continua la sua pubblicazione in formato cartaceo per i tipi di Moretti & Vitali di Bergamo, ma d’ora in poi gli articoli di tutti i fascicoli – esclusi quelli degli ultimi due anni – sono leggibili (in formato pdf) su questo sito e scaricabili in maniera completamente gratuita.

Sicché i fascicoli di “atque” dal 1990 (anno della sua fondazione) sino a quelli di due anni fa sono ad accesso libero e quindi aperti a ogni forma di ricerca, mentre gli altri hanno un “embargo”, per l’appunto, di due anni – naturalmente il formato cartaceo di tutti i fascicoli rimane disponibile presso le librerie (vedi “librerie amiche”) e ordinabile all’editore (ordini@morettievitali.it).

Essendo digitalizzato l’intero archivio storico, per individuare gli articoli e poterne fare le ricerche sia per autore che per parola chiave, basta consultare questo indice articoli e qualora interessi scaricare il file pdf, cliccare sul titolo.

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C’è ancora un senso nella psicopatologia?

di Eugenio Borgna
«atque», 13, 1996, pp. 51-60

Una   premessa 

Non so se abbia ancora un senso parlare di psicopatologia in un contesto storico in cui, nei paesi nord americani ma anche in quelli europei, sembra dominare una psicologia biologica (una farmacopsichiatria nel migliore dei casi) estranea, radicalmente estranea, alla dimensione psichica delle esperienze psicotiche e neurotiche e intesa alla loro riduzione, alla loro nientifìcazione, in schemi (in funzioni) neurofisiologici e neurochimici. (altro…)

L’attualità come vincolo interpretativo

di Maria Ilena Marozza
«atque», 14-15, 1996, pp. 91-108

Non ode, o ode in modo sbagliato,

solo colui che ascolta costantemente se stesso.

H.G. Gadamer

 

Vorrei iniziare queste brevi considerazioni sul colloquio clinico con un’osservazione che mi sembra un truismo, ma che forse merita di essere sottolineata, e cioè che il colloquio clinico, avendo (altro…)

La visibilità da conquistare: note sull’immaginazione in analisi

di Paolo Aite
«atque», 12, 1995, pp. 47-62

Il potere di evocare immagini in assenza

continuerà a svilupparsi

in un’umanità sempre più inondata

dal diluvio delle immagini prefabbricate? (altro…)

Inquadramento antropologico dell’esperienza d’incontro con lo psicotico

di Bruno Callieri
«atque», 13, 1996, pp. 61-86

Un secolo fa lo psichiatra, determinato univocamente nell’ambito positivista e dal modo di pensare naturalistico, finiva per esaurire tutto il suo agire psichiatrico nell’atto dell’obiettivazione, reificando il paziente, spersonalizzandolo e soffocandolo in toto nell’anonimato di categorie etiopatogenetiche e nosologiche, di classi e classificazioni, secondo i canoni di un pensiero puramente nomologico.

Tale atto soddisfaceva appieno il suo operare, che restava essenzialmente adialogico, tutto conchiuso nella “spiegazione” e nell’identificazione causale psiche-cervello. La nota tesi griesingeriana (1863) “le malattie mentali sono malattie del cervello” veniva indebitamente assolutizzata, in un’ottica di medicalizzazione radicale dell’uomo sofferente psichicamente e/o disturbato nel (altro…)

Il colloquio di ricerca tra conversazione e colloquio clinico

di Chiara Nicolini
«atque», 14-15, 1996, pp. 109-130

Il mio interesse al problema se si possa insegnare il colloquio risale ad una decina di anni fa, quando mi accorsi che il colloquio come strumento di indagine era molto usato ma molto poco insegnato agli studenti di Psicologia. Iniziai così a condurre dei seminari di training al colloquio (con una ventina di studenti) all’interno dell’insegnamento di “Psicologia Dinamica”. Inizialmente ogni studente era da me singolarmente intervistato sullo stesso argomento di ricerca che egli avrebbe poi indagato con altri soggetti. I colloqui condotti con gli studenti venivano poi discussi all’interno del gruppo con particolare attenzione alle aspettative e alle reazioni emotive che gli studenti avevano provato durante il colloquio; veniva così messo in luce come un argomento di ricerca anche (altro…)

L’immaginazione all’origine della realtà psichica

di Maria Ilena Marozza
«atque», 12, 1995, pp. 63-78

1 L’immaginazione come fondamento del “liberopensiero “ 

Conflitti dell’anima infantile è un piccolo saggio scritto da Jung nel 1909, con l’intento di supportare il materiale descritto da Freud nel caso clinico del Piccolo Hans. Inesso, Jung parla dello sviluppo della curiosità sessuale di una bambina di quattro anni, Anna, impegnata nella comprensione dell’enigma della nascita di un fratellino. Il tipico procedere della comprensione infantile tra piccole crisi di angoscia fobica, osservazioni pertinenti, elaborazioni fantastiche ed oniriche fu in questo caso intercalato da spiegazioni paterne tendenti a ridurre l’angoscia e il proliferare nella bambina di fantasie distorte, metten dola al corrente della verità scientifica riguardo al concepimento ed alla nascita. (altro…)

Nora: un’immagine letteraria dell’esaltazione

di Giacomo Calvi e Lorenzo Calvi
«atque», 13, 1996, pp. 87-96

È noto che Binswanger ha dedicato molta attenzione al teatro di Ibsen e che ne ha tratto alcuni elementi di riflessione, soprattutto nella preparazione degli studi sulla esistenza mancata e sulla proporzione antropologica. Abbiamo pensato di affrontare anche noi almeno un dramma del medesimo autore per calarci nella stessa atmosfera culturale e partecipare più intensamente allo spirito della Daseinsanalyse. Abbiamo riletto Una casa di bambola, trovando nel personaggio di Nora un’immagine stupenda della esaltazione.

Per riassumere brevemente il dramma di Nora, basterà ricordare che si tratta d’una giovane donna, madre di due bimbi e moglie d’un uomo in carriera. La sua casa è una casa di bambola, perché (altro…)

Intermezzo sul significato

di Alberto Peruzzi
«atque», 14-15, 1996, pp. 131-154

Due punti di vista insaturi

Le teorie del significato possono essere distinte in due classi, a seconda che adottino un punto di vista esterno o uno interno al sistema di rappresentazione che si suppone correli le espressioni linguistiche a ciò che esse denotano.

Nelle teorie che adottano il primo punto di vista (le teorie “esternaliste”), il riferimento (fissato social mente o in altro modo) è la componente primaria del significato, i vincoli ambientali giocano un (altro…)

I molti e l’uno in alchimia: l’immaginatio come luogo di integrazione e di confusività della materia psichica

di Stefano Fissi
«atque», 12, 1995, pp. 79-106

Da En Soph, ossia dall’Uno più generale, fu prodotto l’Universo, che è Adarn Kadmon,

ilquale è Uno e Molti e dal quale

e nel quale sono tutte le cose.

K. von Roserothl

 

Tu non realizzerai mai l’Uno, che tu cerchi, (altro…)

Psicopatologia e psicoterapia

di Nora D’Agostino e Mario Trevi
«atque», 13, 1996, pp. 97-120

1.  Psicopatologia e psicoterapia: disgiunzione e rapporto

Psicopatologia e psicoterapia appaiono – soprattutto oggi -come regioni relativamente indipendenti del sapere che si sviluppa attorno all’ambiguo termine di “psiche”, disgiunte dall’appartenenza dell’u na all’atteggiamento tendenzialmente neutro della descrittiva e dal 1’appartenenza dell’altra all’atteggiamento necessariamente coinvolto e per lo più dubbioso e sperimentale della pratica. Della prima si può cercare legittimamente un’epistemologia e una metodologia critica, della seconda si potrebbe dare, a rigore, solo una “dossologia” (scienza dell’opinione, della congettura) se la (altro…)