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La rivista “atque” continua la sua pubblicazione in formato cartaceo per i tipi di Moretti & Vitali di Bergamo, ma d’ora in poi gli articoli di tutti i fascicoli – esclusi quelli degli ultimi due anni – sono leggibili (in formato pdf) su questo sito e scaricabili in maniera completamente gratuita.

Sicché i fascicoli di “atque” dal 1990 (anno della sua fondazione) sino a quelli di due anni fa sono ad accesso libero e quindi aperti a ogni forma di ricerca, mentre gli altri hanno un “embargo”, per l’appunto, di due anni – naturalmente il formato cartaceo di tutti i fascicoli rimane disponibile presso le librerie (vedi “librerie amiche”) e ordinabile all’editore (ordini@morettievitali.it).

Essendo digitalizzato l’intero archivio storico, per individuare gli articoli e poterne fare le ricerche sia per autore che per parola chiave, basta consultare questo indice articoli e qualora interessi scaricare il file pdf, cliccare sul titolo.

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La passione della verità

di Carlo Sini
«atque», 17, 1998, pp. 31-42

 

 

Le passioni sono fenomeni ‘interiori’, soggettivi. La verità, invece, è quella che è, ovvero qualcosa di oggettivo, qualcosa che non dipende dalle nostre passioni. Questo diffuso modo di pensare ha le sue ragioni; tuttavia vorrei mostrare che anche la verità è essenzialmente una passione e anzi che non c’è nulla più della verità che lo sia. Per farlo, dovrò necessa riamente ‘smontare’ quella opinione diffusa che ritiene la verità come qualcosa di ‘oggettivo’: operazione fastidiosa e pericolosa, perché essa indurrà molti a pensare che, ‘inverità’, colui che diffonde siffatti dubbi sulla verità ‘oggettiva’ ha da essere un nichilista, un irrazionalista, un nemico della ragione logico-scientifica, un volgare sofista, un idealista o una sottospecie degli attuali patiti per l’ermeneutica, e insomma un “uomo (altro…)

Il velo dell’autocoscienza: Kant, Schiller e Novalis

di Fabrizio Desideri
«atque», 16, 1997, pp. 27-42

1. La ricerca di Iside percorre in maniera spesso sotterranea (occulta) tutta la storia della cultura europea. È però nell’ambito dell’Illuminismo che questa ricerca per così dire emerge, si rende maggiormente visibile nella preoccupazione, comune a quest’epoca del pensiero, di trovare la fonte di ogni sapienza e con essa di ogni mitologia. Inquesta preoccupazione possiamo distinguere due aspetti tra loro strettamente correlati. Anzitutto, interrogando la figura di Iside, la Dea egiziana sposa-sorella di Osiride, l’Illuminismo europeo è alla ricerca di un simbolo che possa ricondurre Cristianesimo (Maria Vergine come tra sformazione-trasmigrazione dell’antico simbolo) ed Ebraismo ad una comune matrice e, proprio in virtù di questa riconduzione, permetta di “naturalizzare” il (altro…)

Noia

di Riccardo Dalle Luche
«atque», 17, 1998, pp. 43-66

PRIMA PARTE 

Parlare della noia

La noia non è una passione, ma quell’esperienza che in determinate persone (in determinati temperamenti) è prodotta dall’assenza di passioni; la noia non è l’a-patia, l’indifferenza, ma piuttosto l’inclinazione a patire per l’a-patia o l’anestesia affettiva appena esse si annunciano. L’annoiato ha un bisogno estremo di sentire, e solo appassionandosi può ripristinare, col contatto con l’ambiente e col mondo, quello con se stesso. La noia è quindi una sorta di negativa, oppure di matrice delle passioni, è il sentimento non della mancanza di sentimenti, ma di oggetti che possano suscitarne di (altro…)

Materia, forma, mente e coscienza

di Stefano Fissi
«atque», 16, 1997, pp. 43-72

Le forme del tutto esistono nella forma

dell’ intelletto che le abbraccia.

Ibn Gabirol, filosofo e poeta ebreo

dell’XI secolo.

 

Materia e mente nella scienza

 La scienza moderna si è costituita quando, con Galileo  e la creazione della fisica matematica, si è delimitato  l’oggetto d’indagine a ciò che era quantitativamente moderna misurabile, e per (altro…)

Clinica della nostalgia e patologia del Nestos

di Romolo Rossi e Piera Fele
«atque», 17, 1998, pp. 67-82

Il processo analitico è in qualche modo fondato sulla nostalgia, dato che si gioca sul filo dell’allora e dell’adesso, e lo sguardo rivolto indietro costituisce una condizione indispensabile per il suo sviluppo. Una componente nostalgica permea l’evolversi e il procedere dell’analisi, è un ingrediente fondamentale della relazione transferale, e rappresenta l’ostacolo forse più rilevante alla sua fine. Ma al di là della sua valenza intrinseca nel funzionamento del processo psicoanalitico, è possibile individuare e seguire il filo nostalgico che segna la vita di ognuno, su cui si fonda la tendenza a ipervalutare il passato e a costituire una mitologica età dell’oro verso cui tendere, e ad alimentare in ognuno, in diversa misura, una vena di laudatores temporis acti connessa al rimpianto di un (altro…)

Psicodinamica intenzionale

di Mauro La Forgia
«atque», 16, 1997, pp. 73-92

Un’overdose d’amore,

un’overdose anche per me

Zucchero (Sugar) Fornaciari, 1990

 

  1. Alcune occorrenze cliniche esemplificative

Un uomo sogna di vivere sott’acqua; abita una villa di stile spagnolesco che ricorda Cent’anni di solitudine; da qualche parte, una pietra osmotica consente il mantenimento di una bolla d’aria che (altro…)

Inquadramento antropologico dell’esperienza d’incontro con lo psicotico

di Bruno Callieri
«atque», 13, 1996, pp. 61-86

Un secolo fa lo psichiatra, determinato univocamente nell’ambito positivista e dal modo di pensare naturalistico, finiva per esaurire tutto il suo agire psichiatrico nell’atto dell’obiettivazione, reificando il paziente, spersonalizzandolo e soffocandolo in toto nell’anonimato di categorie etiopatogenetiche e nosologiche, di classi e classificazioni, secondo i canoni di un pensiero puramente nomologico.

Tale atto soddisfaceva appieno il suo operare, che restava essenzialmente adialogico, tutto conchiuso nella “spiegazione” e nell’identificazione causale psiche-cervello. La nota tesi griesingeriana (1863) “le malattie mentali sono malattie del cervello” veniva indebitamente assolutizzata, in un’ottica di medicalizzazione radicale dell’uomo sofferente psichicamente e/o disturbato nel (altro…)

Il colloquio di ricerca tra conversazione e colloquio clinico

di Chiara Nicolini
«atque», 14-15, 1996, pp. 109-130

Il mio interesse al problema se si possa insegnare il colloquio risale ad una decina di anni fa, quando mi accorsi che il colloquio come strumento di indagine era molto usato ma molto poco insegnato agli studenti di Psicologia. Iniziai così a condurre dei seminari di training al colloquio (con una ventina di studenti) all’interno dell’insegnamento di “Psicologia Dinamica”. Inizialmente ogni studente era da me singolarmente intervistato sullo stesso argomento di ricerca che egli avrebbe poi indagato con altri soggetti. I colloqui condotti con gli studenti venivano poi discussi all’interno del gruppo con particolare attenzione alle aspettative e alle reazioni emotive che gli studenti avevano provato durante il colloquio; veniva così messo in luce come un argomento di ricerca anche (altro…)

L’immaginazione all’origine della realtà psichica

di Maria Ilena Marozza
«atque», 12, 1995, pp. 63-78

1 L’immaginazione come fondamento del “liberopensiero “ 

Conflitti dell’anima infantile è un piccolo saggio scritto da Jung nel 1909, con l’intento di supportare il materiale descritto da Freud nel caso clinico del Piccolo Hans. Inesso, Jung parla dello sviluppo della curiosità sessuale di una bambina di quattro anni, Anna, impegnata nella comprensione dell’enigma della nascita di un fratellino. Il tipico procedere della comprensione infantile tra piccole crisi di angoscia fobica, osservazioni pertinenti, elaborazioni fantastiche ed oniriche fu in questo caso intercalato da spiegazioni paterne tendenti a ridurre l’angoscia e il proliferare nella bambina di fantasie distorte, metten dola al corrente della verità scientifica riguardo al concepimento ed alla nascita. (altro…)

Nora: un’immagine letteraria dell’esaltazione

di Giacomo Calvi e Lorenzo Calvi
«atque», 13, 1996, pp. 87-96

È noto che Binswanger ha dedicato molta attenzione al teatro di Ibsen e che ne ha tratto alcuni elementi di riflessione, soprattutto nella preparazione degli studi sulla esistenza mancata e sulla proporzione antropologica. Abbiamo pensato di affrontare anche noi almeno un dramma del medesimo autore per calarci nella stessa atmosfera culturale e partecipare più intensamente allo spirito della Daseinsanalyse. Abbiamo riletto Una casa di bambola, trovando nel personaggio di Nora un’immagine stupenda della esaltazione.

Per riassumere brevemente il dramma di Nora, basterà ricordare che si tratta d’una giovane donna, madre di due bimbi e moglie d’un uomo in carriera. La sua casa è una casa di bambola, perché (altro…)