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La rivista “atque” continua la sua pubblicazione in formato cartaceo per i tipi di Moretti & Vitali di Bergamo, ma d’ora in poi gli articoli di tutti i fascicoli – esclusi quelli degli ultimi due anni – sono leggibili (in formato pdf) su questo sito e scaricabili in maniera completamente gratuita.

Sicché i fascicoli di “atque” dal 1990 (anno della sua fondazione) sino a quelli di due anni fa sono ad accesso libero e quindi aperti a ogni forma di ricerca, mentre gli altri hanno un “embargo”, per l’appunto, di due anni – naturalmente il formato cartaceo di tutti i fascicoli rimane disponibile presso le librerie (vedi “librerie amiche”) e ordinabile all’editore (ordini@morettievitali.it).

Essendo digitalizzato l’intero archivio storico, per individuare gli articoli e poterne fare le ricerche sia per autore che per parola chiave, basta consultare questo indice articoli e qualora interessi scaricare il file pdf, cliccare sul titolo.

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Tipo
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Fascicolo

La verità come efficacia

di Umberto Galimberti
«atque», 18-19, 1998, pp. 19-34

In ogni filosofare non si è trattato per nulla,

fino a oggi, di “verità”, ma di qualcos’altro,

come salute, avvenire, sviluppo, potenza, vita …

F. Nietzsche, La gaia scienza, 1882, (altro…)

Il problema dell’autodeterminazione: Freud, Hegel, Kierkegaard

di Ernst Tugendhat
«atque», 14-15, 1996, pp. 231-260

 

Nella discussione seguita all’ultima lezione si è visto come le mie interpretazioni di Wittgenstein sono ben lontane dall’essere sufficienti per comprendere i predicati-φ. Al termine della lezione avevo accennato al fatto che anche le azioni sono degli stati-φ, e mi era stato chie­ sto come si conciliava questo con il fatto evidente, che si può avere coscienza di fare qualcosa sebbene non la si faccia: ad esempio uno può dire, senza essere insincero, “io sollevo la mia gamba sinistra” e poi constatare che la gamba non si solleva.

Questa obiezione riguarda non solo le azioni, ma anche i movimenti: anche i movimenti di una persona sono stati-φ, se il criterio per definire uno stato-φ è quello che chi si trova in quello stato pos (altro…)

La psicopatologia delle passioni nella medicina antica

di Mario Vegetti
«atque», 17, 1998, pp. 7-20

  1. C’è un dato di fatto in apparenza paradossale. La psicopatologia delle passioni, o invero la psicopatologia nel suo insieme, non costituisce per la medicina antica un campo autonomo di conoscenza e di problematizzazione eziologica, diagnostica e terapeutica. La questione della psicopatologia entra nella medici na molto tardi e, come vedremo, per influenze allogene; certamente, essa è estranea alla prima grande stagione della medicina antica, quella che si suole chiamare tradizionalmente ‘ippocratica’ (fra quinto e quarto secolo avanti Cristo).

Non che, naturalmente, non siano presenti negli scritti ippocratici riferimenti a quadri morbosi a carico delle funzioni mentali, come le ‘freniti’, la mania (follia) o l’epilessia; ma si tratta in ogni caso (altro…)

Verità e pratiche sociali

di Ubaldo Fadini
«atque», 18-19, 1998, pp. 35-50

È stato G. Deleuze a sottolineare come la produzione teorica di Foucault presenti una particolarità molto interessante: quasi tutti i suoi libri contribuiscono alla determinazione di una sorta di archivio, mediante strumenti decisamente originali e creativi, su “oggetti” come l’Ospedale generale nel XVII secolo, sulla clinica nel secolo successivo, sulla prigione nell’Otto cento; sulla soggettività nella Grecia antica e nel cristianesimo. Ma accanto a ciò, si deve prestare grande attenzione alla massa imponente dei colloqui che sempre hanno accompagnato la pubblicazione dei libri, riassumendosi nella dinamica dell’attualizzazione, vale a dire nella domanda su cosa “ne è oggi della follia, della prigione, della sessualità”, sulle “nuove modalità di soggettivazione”, che non sono (altro…)

Coscienza plurale

di Paolo Francesco Pieri
«atque», 16, 1997, pp. 7-10

Questo fascicolo di «Atque» propone la problematicità di una ricognizione della coscienza: e cioè dei significati di questa parola, e delle teorie e spiegazioni di questo oggetto, all’interno di quei programmi di ricerca sulla mente, che si sono andati moltiplicando nei variegati ambiti della psicologia e della filosofia, e non soltanto in essi (prima fra tutti gli altri, la fisica).

La coscienza, come si sa, era già stata riscoperta come oggetto le gittimo di studio dalle prospettive teoriche sorte in questi anni sessanta, ma ancora oggi – in questa speciale fin de siècle -non è suffi cientemente conosciuta, e da più parti è messa in dubbio la sua esistenza o ci si chiede quale tipo di esistenza attribuirgli (si pensi, tra l’altro, che il termine “coscienza” non esiste in alcune lingue non (altro…)

Macchine e passioni. Il modello di Galeno

di Jean Starobinski
«atque», 17, 1998, pp. 21-30

Il modello dell’orologio

Il metodo, la geometria, la dimostrazione. Queste parole di Galeno sono le stesse che troviamo in Descartes. Quale similitudine terminologica! Nessun’altra potrebbe permettere meglio di evidenziare differenze decisive. Quando Galeno descrive l’orologio idraulico, egli ne propone la costruzione come un esempio di ragionamento analitico sintetico: questa tecnica è sostenuta come paradigma di un discorso ben condotto, i cui risultati sono prevedibili e certi. È il prototipo dei processi razionali e analitici, che conviene applicare in tutti i campi. A Galeno non viene tuttavia l’idea di sviluppare (altro…)

Il mito della doppia trasduzione

di Daniel C. Dennett
«atque», 16, 1997, pp. 11-26

Vi ricordate di Woodstock? Ora so come doveva sentirsi un poliziotto a Woodstock. Anche a Woodstock ci saranno stati buoni e cattivi poliziotti e mi sarebbe piaciuto essere un buon poliziotto, uno di quelli che andavano in giro dicendo «fumate pure ciò che vi pare e divertitevi senza dar fastidio a nessuno; fra un po’ sarà tutto passato. Possono volerci vent’anni, ma andate e lasciate che sboccino fiori dal deserto». Sono lieto che questo convegno abbia luogo perché rappresenta una grande opportunità di esporre alla luce abbagliante del deserto un’ampia varietà di idee, la maggior parte delle quali si dimo streranno sbagliate. Ma è giusto che sia così: è questo il modo in cui riusciamo a fare progressi nel campo di cui ci occupiamo. Il mio personale punto di vista, come ha (altro…)

La passione della verità

di Carlo Sini
«atque», 17, 1998, pp. 31-42

 

 

Le passioni sono fenomeni ‘interiori’, soggettivi. La verità, invece, è quella che è, ovvero qualcosa di oggettivo, qualcosa che non dipende dalle nostre passioni. Questo diffuso modo di pensare ha le sue ragioni; tuttavia vorrei mostrare che anche la verità è essenzialmente una passione e anzi che non c’è nulla più della verità che lo sia. Per farlo, dovrò necessa riamente ‘smontare’ quella opinione diffusa che ritiene la verità come qualcosa di ‘oggettivo’: operazione fastidiosa e pericolosa, perché essa indurrà molti a pensare che, ‘inverità’, colui che diffonde siffatti dubbi sulla verità ‘oggettiva’ ha da essere un nichilista, un irrazionalista, un nemico della ragione logico-scientifica, un volgare sofista, un idealista o una sottospecie degli attuali patiti per l’ermeneutica, e insomma un “uomo (altro…)

Il velo dell’autocoscienza: Kant, Schiller e Novalis

di Fabrizio Desideri
«atque», 16, 1997, pp. 27-42

1. La ricerca di Iside percorre in maniera spesso sotterranea (occulta) tutta la storia della cultura europea. È però nell’ambito dell’Illuminismo che questa ricerca per così dire emerge, si rende maggiormente visibile nella preoccupazione, comune a quest’epoca del pensiero, di trovare la fonte di ogni sapienza e con essa di ogni mitologia. Inquesta preoccupazione possiamo distinguere due aspetti tra loro strettamente correlati. Anzitutto, interrogando la figura di Iside, la Dea egiziana sposa-sorella di Osiride, l’Illuminismo europeo è alla ricerca di un simbolo che possa ricondurre Cristianesimo (Maria Vergine come tra sformazione-trasmigrazione dell’antico simbolo) ed Ebraismo ad una comune matrice e, proprio in virtù di questa riconduzione, permetta di “naturalizzare” il (altro…)

Noia

di Riccardo Dalle Luche
«atque», 17, 1998, pp. 43-66

PRIMA PARTE 

Parlare della noia

La noia non è una passione, ma quell’esperienza che in determinate persone (in determinati temperamenti) è prodotta dall’assenza di passioni; la noia non è l’a-patia, l’indifferenza, ma piuttosto l’inclinazione a patire per l’a-patia o l’anestesia affettiva appena esse si annunciano. L’annoiato ha un bisogno estremo di sentire, e solo appassionandosi può ripristinare, col contatto con l’ambiente e col mondo, quello con se stesso. La noia è quindi una sorta di negativa, oppure di matrice delle passioni, è il sentimento non della mancanza di sentimenti, ma di oggetti che possano suscitarne di (altro…)