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La rivista “atque” continua la sua pubblicazione in formato cartaceo per i tipi di Moretti & Vitali di Bergamo, ma d’ora in poi gli articoli di tutti i fascicoli – esclusi quelli degli ultimi due anni – sono leggibili (in formato pdf) su questo sito e scaricabili in maniera completamente gratuita.

Sicché i fascicoli di “atque” dal 1990 (anno della sua fondazione) sino a quelli di due anni fa sono ad accesso libero e quindi aperti a ogni forma di ricerca, mentre gli altri hanno un “embargo”, per l’appunto, di due anni – naturalmente il formato cartaceo di tutti i fascicoli rimane disponibile presso le librerie (vedi “librerie amiche”) e ordinabile all’editore (ordini@morettievitali.it).

Essendo digitalizzato l’intero archivio storico, per individuare gli articoli e poterne fare le ricerche sia per autore che per parola chiave, basta consultare questo indice articoli e qualora interessi scaricare il file pdf, cliccare sul titolo.

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Tipo
Anno
Fascicolo

Le parole dell’efficacia nella clinica psicoanalitica

di Mauro La Forgia
«atque», 18-19, 1998, pp. 105-116

Curavo un bambino particolarmente interessante,

che all’inizio non parlava affatto.

Quando cominciò a parlare

si mise a soffiare tra le labbra. Quando gli chiesi: “Perché lo fai?”, (altro…)

Trauma e dissociazione alla luce della teoria dell’attaccamento

di Giovanni Liotti
«atque», 20-21, 1999, pp. 107-126

 

L’ultima edizione del Diagnostù: and Statistic Manu al o/ Mental Disorders (DSM-IV) propone, rispetto all’edizione precedente, di cancellare l’antico termi­ ne di Personalità Multipla – considerato a lungo adatto ad indicare il più completo ed emblematico fra i disturbi dissociativi della coscienza – e di sostituirlo con quello di Disturbo Dissociativo dell’Identità ( Dissociative Identity Disorder ). Invece che ad un essere umano con due o più personalità, la nomenclatura proposta dalla nosografia psichiatrica corrente ci invita dunque a pensare ad una identità dissociata, composta da due o più “stati di persona lità” (personality states) fra loro diversi, e non integrabili nella memoria di sé. (altro…)

Appunti su ‘verità e efficacia’ nel lavoro psicoterapeutico

di Amedeo Ruberto
«atque», 18-19, 1998, pp. 117-128

 

  1. Supponiamo che ci si presenti un individuo sostenendo di essere un cavallo: come potremmo accertarne la verità?

Probabilmente la maggior parte di noi, se non è medico, provvederebbe ad accompagnare il poveretto da uno specialista o lo inviterebbe caldamente a recarvisi al più presto. Se medico, metterebbe in vece mano al ricettario per prescrivere una congrua dose di farmaci. Una più esigua minoranza forse proverebbe a convincerlo dell’impossibilità di quello che sta affermando e qualche buon intenzionato magari cercherebbe di incastrarlo con un sillogismo del tipo: (altro…)

L’identità è il destino dell’uomo

di Silvano Tagliagambe
«atque», 16, 1997, pp. 93-126

  1. L’io come soggetto collettivo

Nella sua Introduzione a un recente, bel libro di Do­rato, sul quale avremo occasione di ritornare, Bodei ricorda un enigmatico frammento di Eraclito (119 DK), secondo cui ethos anthropo daimon, “il carattere dell’uomo è il [suo] destino”.

Forse questo passo, bellissimo e incisivo, può oggi apparirci meno oscuro, qualora si tengano presenti alcuni degli esiti cui è recentemente approdata l’analisi del problema dell’identità personale e (altro…)

Bruciar d’amore

di Primo Lorenzi
«atque», 17, 1998, pp. 101-144

 

Può sembrare presuntuoso il proporsi di catalogare le varianti abnormi della esperienza passionale amorosa. E questo almeno per due ordini di motivi.

Il primo è semplicemente quello di pensare che l’enorme variabilità di una delle esperienze più soggettive e creative possa essere raccolta in alcuni preordinati contenitori categoriali. Non si può che concordare, almeno parzialmente, con questa obiezione, in quanto per poter trovare tratti comuni bisogna senz’altro fare operazioni di scotomizzazione talvolta molto ampie nell’espressività fenomenica delle esperienze osservate. Costringere cioè un’esperienza multiforme come quella amorosa in una sorta di “letto di Procuste” definito da alcuni «assi» comportamentali o esperienziali. (altro…)

Distinzione e riflessione

di Giuseppe Trautteur
«atque», 16, 1997, pp. 127-142

In un volume nato da un convegno sulla coscienza, i curatori (Marcel e Bisiach, 1988) sentirono la necessità di difendere la legittimità del loro oggetto di studio. Qualche anno dopo, l’incredibile aumento e il largo consenso delle pubblicazioni sull’argomento ci hanno liberato dalla necessità di una tale giustificazione. E tuttavia il venire meno di questa necessità porta ancora con sé una certa inquietudine. Per qua le motivo se ci si occupa della coscienza si sente il bisogno di spiegare meglio cosa ciò significhi al nostro collega che magari sta lavorando, per dire, alla teoria dell’omotopia, mentre egli non sente la stessa esigenza? Credo che la ragione sia che lo studio della coscienza è in larga misura ricerca intorno a ciò che “coscienza” significa. Peggio: non vi è alcuna metodologia (altro…)

L’affettività

di Eugène Minkowski
«atque», 17, 1998, pp. 145-162

 

 

 

Ai nostri giorni si parla di psicologia e di psicopatologia affettive. In passato, i fattori affettivi non sono certo stati trascurati completamente, ma si trovavano immediatamente subordinati ad altre facoltà, in primo luogo alle facoltà intellettuali e cognitive, all'”‘essere pensante”, in una parola. Come corollario, per quanto riguarda i disturbi mentali era questione di disordine, di anarchia, di vagabondaggio del pensiero, o, più tardi, di disturbi delle associazioni. Oggi non più.

Naturalmente, quando si tratta della nostra vita mentale, non possiamo stabilire caselle dai limiti nettamente definiti, separando radicalmente un versante dagli altri: tutti, toccandosi da vicino, si (altro…)

La coscienza secondo Hegel

di Italo Valent
«atque», 16, 1997, pp. 143-170

1. Hegel, pensatore della razionalità a tutto tondo, non si è tuttavia lasciato stregare dalla purezza abbagliante della ragione: «La pura luce e la pura oscurità son due vuoti, che son lo stesso. Solo nella luce determinata – e la luce è determinata dall’oscurità -, quindi solo nella luce intorbidata, si può distinguere qual cosa». Una riserva di tal genere investe anche la pretesa luminosità della coscienza, ovvero di quella condizione umana che si vorrebbe per definizione com pos sui, trasparente, vigile, e che per ciò stesso sareb be sinonimo di certezza e realtà, come reclamava il cartesiano “cogito ergo sum”. Eppure, secondo una antichissima convinzione, desti e dormienti si appartengono tanto quanto giorno e notte: una tesi eraclitea, questa, che inciderà nel profondo il progetto filosofico (altro…)

Passione e contraddizione materiale: un modello

di Andrea Zhok
«atque», 17, 1998, pp. 163-196

 

Queste pagine propongono un’analisi del concetto di “passione”, che ha altrove la sua ragione teoretica fondante e che, nei presenti limiti, si può proporre solo come un modello, uno strumento euristico. In questo senso il testo mira a presentare, con la massima densità e concisione, e rinunciando a supporti bibliografici, un sistema di argomentazioni giudicabile essenzialmente in termini di coerenza interna, e lascia invece spesso a livello di suggerimento per l’ingegno del lettore benevolo la sua valenza di tesi ontologica.

Cos’è una passione? (altro…)

Dissipazione e coscienza

di Giuseppe Vitiello
«atque», 16, 1997, pp. 171-198

  1. Verso una scienza della coscienza

Nel 1994 e nel 1996 si sono tenuti a Tucson in Arizona due Congressi internazionali dedicati al tentativo di inquadrare in un contesto scientifico unitario ricerche e studi sulla coscienza che vengono condotti in settori disciplinari diversi (medicina, psicologia, filosofia, fisica, biologia, neuroscienze etc.). In queste note cercherò di illustrare uno dei temi della discussione che ha forse maggiormente attirato l’attenzione dei convenuti, e cioè l’uso di modelli basati su teorie quantistiche. A questo scopo introdurrò alcuni concetti della teoria quantistica dei campi applicata alla materia vivente; (altro…)