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La rivista “atque” continua la sua pubblicazione in formato cartaceo per i tipi di Moretti & Vitali di Bergamo, ma d’ora in poi gli articoli di tutti i fascicoli – esclusi quelli degli ultimi due anni – sono leggibili (in formato pdf) su questo sito e scaricabili in maniera completamente gratuita.

Sicché i fascicoli di “atque” dal 1990 (anno della sua fondazione) sino a quelli di due anni fa sono ad accesso libero e quindi aperti a ogni forma di ricerca, mentre gli altri hanno un “embargo”, per l’appunto, di due anni – naturalmente il formato cartaceo di tutti i fascicoli rimane disponibile presso le librerie (vedi “librerie amiche”) e ordinabile all’editore (ordini@morettievitali.it).

Essendo digitalizzato l’intero archivio storico, per individuare gli articoli e poterne fare le ricerche sia per autore che per parola chiave, basta consultare questo indice articoli e qualora interessi scaricare il file pdf, cliccare sul titolo.

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L’analista, l’empatia e l’inconscio

di Luigi Aversa
«atque», 25-26, 2002, pp. 117-126

1. Il potere dell’analista

Carl Gustav Jung, parlando del complesso e articolato processo dell’esperienza analitica, ha usato alcune metafore di grande pregnanza simbolica per cercare di illustrarne gli aspetti più profondi e oscuri; per descrivere quel sottile gioco di proiezioni reciproche che vanno tecnicamente sotto i nomi di ‘transfert’ e ‘controtransfert’ e per spiegarne l’utilizzazione in senso trasformativo ha usato come metafora l'”alchimia”, quell’antica scienza precorritrice della chimica che aveva per fine la padronanza delle leggi “sottili” della natura e che dava il “potere”, a chi possedeva quest’arte, di (altro…)

La questione dell’etica in Freud e Jung

di Umberto Galimberti
«atque», 27-28, 2003, pp. 107-124

In ogni tempo si è assegnato ali’etica il massimo valore

come se tutti se ne aspettassero importanti conseguenze.

Ed è vero che l’etica, come è facile riconoscere,

tocca il punto più vulnerabile di ogni civiltà. (altro…)

Simbolo ‘vero’/simbolo ‘falso’: il dilemma clinico del simbolo diabolico

di Giorgio Caviglia
«atque», 1 n.s., 2006, pp. 101-114

Introduzione 

«La contrapposizione di segno e simbolo […] potrebbe essere applicata opportunamente alla dualità di destino e progetto». Così scrive Mario Trevi nel suo scritto su Il lavoro psicoterapeutico del 1993.

E ancora: «Il mio corpo, le disposizioni psichiche che forse eredito, la società che mi ospita e la cultura che tutto questo avvolge rappresentano il mio destino […]. Ma l’individuo in tanto è “mobile” in (altro…)

Empatia psicoanalitica ed empatia naturale

di Mario Rossi-Monti
«atque», 25-26, 2002, pp. 127-138

Gli imbrogli dell’empatia

Il termine empatia si è col tempo appesantito di incrostazioni che lo hanno reso quasi improponibile. Se non altro per la genericità e la vaghezza con cui è stato spesso tirato in ballo da approcci psicoterapici di carattere “romantico”, ma anche per qualità onnipotente di “toccasana” che gli è stata spesso attribuita. Tuttavia la parola “empatia” continua ad indicare (ma anche in qualche misura a nascondere) un ambito di studio di grande interesse, all’interno del quale si intrecciano differenti prospettive: fenomenologia, psicoanalisi, psicopatologia, neuroscienze. (altro…)

Freud e Pavlov, e la Neuropsicoanalisi. Tre note storiche

di Luciano Mecacci
«atque», 27-28, 2003, pp. 125-138

 

Una conversazione improbabile

Freud e Pavlov personalmente non si sono mai incontrati e attraverso i rispettivi libri e articoli si sono sicuramente conosciuti poco . In tutte le sue opere Freud cita Pavlov una volta sola, a proposito degli esperimenti pavloviani “sulle secrezioni di saliva”, e comunque senza alcun riferimento al significato delle ricerche sui riflessi condizionati per la psicologia e la psichiatria. Riferimenti a Freud e alla psicoanalisi si trovano invece in Pavlov, ma non tanto nelle pubblicazioni, nei libri o negli articoli, quanto nelle trascrizioni delle “conversazioni del mercoledì” tenute con gli allievi, appunto (altro…)

Empatie radicali e distali

di Mauro La Forgia
«atque», 25-26, 2002, pp. 139-152

 

Iniziamo con una definizione: «L’empatia è una modalità conoscitiva adatta specificamente alla percezione di configurazioni psicologiche complesse».

La definizione appare in Narcisismo e analisi del sé, e cioè in quel testo a cui Heinz Kohut affida una prima sistematica trattazione delle novità da lui apportate alla teoria della tecnica psicoanalitica. Vale la pena di riconsiderarla, a trent’anni di distanza dalla sua formulazione, perché due locuzioni che vi compaiono -e cioè la locuzione «modalità conoscitiva» e il riferimento a «configurazioni psicologiche complesse» – tendono indubbiamente a esprimere una prospettiva epistemologica che faticheremmo ad associare ad alcune, correnti, utilizzazioni cliniche dell’empatia. Taluni esiti (altro…)

La dimora estranea. Note su Freud e Tausk

di Antonino Trizzino
«atque», 27-28, 2003, pp. 139-158

Quanto, infine, resta sconosciuto, è ciò che,

nello stesso momento, riconosco:

sono io stesso, nel momento sospeso della certezza,

io stesso nell’apparenza dell’essere amato, (altro…)

Empatia e introiezione

di Antonino Trizzino
«atque», 25-26, 2002, pp. 153- 170

semi di tutto ciò che ho inmente,

li trovo ovunque.

J. G. Hamann

 1. Delirio e dialogo 

Ricomporre attraverso il contagio affettivo la linea spezzata tra io e mondo e quindi donare senso all’esperienza psicotica è insieme il metro e il fine dell’empatia. È questo lo spazio in cui isolamento (altro…)

Il silenzio del corpo e l’autismo. Dopo oltre cent’anni dalla Psicopatologia della vita quotidiana

di Maria Fiorina Meligrana e Roberto Manciocchi
«atque», 27-28, 2003, pp. 159-172

 

Introduzione

Sono passati oltre cent’anni da quando Freud ha pubblicato “Psicopatologia della vita quotidiana”. Indubbiamente uno dei principali meriti che ancora oggi è possibile riconoscergli come pensatore è quello di aver modificato i confini del “patologico” e del “normale”, mettendo così in discussione l’idealistica immagine unitaria del soggetto autocosciente.

Certo, a partire dall’isteria molta strada è stata fatta passando per il conflitto, per il deficit, per le relazioni oggettuali, per le proposte accomodanti. Oggi appaiono ribaltati diversi problemi. Non si (altro…)

I territori selvaggi e proibiti della soggettività dell’analista

di Stefano Fissi
«atque», 25-26, 2002, pp. 171-198

La via è come la si percorre.

Il Talmud

Il paradosso dello schermo opaco e della soggettività dell’analista

Nello stesso scritto in cui paga apertamente un debito a Jung, riconoscendogli il merito di aver posto l’accento sulla necessità dell’analisi didattica per emendare i residui nevrotici che come una “macchia cieca” affievolirebbero la percezione dell’analista, Freud conia a proposito di quest’ultimo un’altra celebre metafora, quella dell’essere opaco come una lastra di specchio, che rimanda al paziente soltanto ciò che gli viene mostrato . L’idea di Freud è che il processo analitico è localizzato primariamente nel paziente ed è soltanto facilitato dall’analista: perciò, il più importante (altro…)