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La rivista “atque” continua la sua pubblicazione in formato cartaceo per i tipi di Moretti & Vitali di Bergamo, ma d’ora in poi gli articoli di tutti i fascicoli – esclusi quelli degli ultimi due anni – sono leggibili (in formato pdf) su questo sito e scaricabili in maniera completamente gratuita.

Sicché i fascicoli di “atque” dal 1990 (anno della sua fondazione) sino a quelli di due anni fa sono ad accesso libero e quindi aperti a ogni forma di ricerca, mentre gli altri hanno un “embargo”, per l’appunto, di due anni – naturalmente il formato cartaceo di tutti i fascicoli rimane disponibile presso le librerie (vedi “librerie amiche”) e ordinabile all’editore (ordini@morettievitali.it).

Essendo digitalizzato l’intero archivio storico, per individuare gli articoli e poterne fare le ricerche sia per autore che per parola chiave, basta consultare questo indice articoli e qualora interessi scaricare il file pdf, cliccare sul titolo.

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Fascicolo

Un passato che non passa. Bachelard e la fine dell’abitare

di Stefano Catucci
«atque», 1 n.s., 2006, pp. 219-234

Dobbiamo porci di fronte allo spaccato di un edificio

e fornirne una spiegazione:

il piano superiore è stato costruito nel XIX secolo,

il pianterreno è del XVI secolo e un esame più minuzioso della costruzione (altro…)

Morire dal ridere. Quattro figure del Comico

di Antonino Trizzino
«atque», 2 n.s., 2007, pp. 79-92

Caduta. Fenomenologia di Willy il Coyote

 

Nettuno ha sposato Venere sul tardi.

Si scherza mica tutti i giorni in casa degli Dei.

L.-F. Céline, Scandalo negli abissi, 1959

 

Nel riso cade la necessità di un supporto. Di un suolo precedente qualsiasi iscrizione e disponibile alle iscrizioni che lo segneranno. Il taglio che si apre sotto di me è un antidoto alla ragione. Getta nel (altro…)

Il paradigma dialogico nella conoscenza e nella cura psicologica. Considerazioni sul pensiero di Mario Trevi

di Paolo Francesco Pieri
«atque», 1 n.s., 2006, pp. 237-268

C’è […] da domandarsi se l’analisi, questo prodotto

quasi casuale della psicologia del nostro secolo,

non debba […] proporsi come semplice modello paradigmatico

dell’incontro umano suscitatore di arricchimento psichico, (altro…)

Inconscio e conscio in Dostoevskij

di Silvano Tagliagambe
«atque», 27-28, 2003, pp. 17-64

 

1. L”‘uomodel sottosuolo” e la logica a base riflessa

Di Fedor Dostoevskij, Freud se ne occupò nello scritto Dostojewski und die Vatertèitungl che si articola in due parti. Nella prima egli prende in esame, in modo specifico, l’ultimo romanzo del grande scrittore russo e riconducendone l’essenza al complesso edipico lo pone in relazione con altri due capolavori della letteratura mondiale- l’Edipo re di Sofocle e l’Amleto di Shakespeare – che hanno come argomento l’uccisione del padre compiuta dallo stesso protagonista o da altro individuo con cui quest’ultimo di identifica.Nella seconda prende spunto dall’irrefrenabile passione di Dostoevskij (altro…)

Il simbolo: orma del sacro

di Umberto Galimberti
«atque», 1 n.s., 2006, pp. 41-60

A Mario Trevi, in occasione del suo ottantesimo compleanno,

dedico questo mio contributo sul simbolo,

oggetto delle sue incomparabili e radicali riflessioni.

E questo in segno di riconoscenza per il suo insegnamento (altro…)

Tra Adler e Freud rammentando Jung

di Gian Giacomo Rovera
«atque», 27-28, 2003, pp. 65-80

1. Quando nel 1902 il trentaduenne Adler (1870-1937) incontra il quarantasettenne Freud (1856-1939), Jung (1975-1961) ha ventisette anni e lavora con Bleuler al Burghölzli. In questo clima particolarmente creativo Freud è riconosciuto quale fondatore di una complessa teoria psicologica e psicopatologica, nonché di innovative metodiche psicoterapeutiche. L’originalità del suo pensiero, la ricchezza degli studi e il fascino esercitato dalla persona specie sui giovani colleghi è notevole. Il capostipite della psicoanalisi accomuna discepoli e genera dottrine in qualche modo compatibili fra loro, in quanto hanno una base dinamica comune che si dispiega in molteplici rami del sapere negli aspetti clinici, linguistici, simbolici, relazionali, culturali, artistici.Progressivamente, tuttavia, si (altro…)

Riflessioni sul simbolo in, e oltre, Freud

di Francesco Saverio Trincia
«atque», 1 n.s., 2006, pp. 61-86

 

Intendo indagare quali siano il significato formale e la funzione del simbolo nella teoria freudiana del sogno. Lo farò nella forma più piana e più ‘ingenua’ possibile, seguendo il duplice criterio di circo scrivere l’esame ad alcune pagine (assumibili, con qualche prudenza, come esemplari nel senso di paradigmatiche) della Interpretazione dei sogni e dunque escludendo programmaticamente il grande numero di luoghi nei quali Freud parla di simboli e ne utilizza il concetto, e, d’altra parte, decidendo di concentrare l’attenzione sull’essenza ideale del simbolo, allo scopo di sottoporre a tensione critica quellà che si mostra con evidenza la sua funzione costitutiva. Questa sembra consistere nel rinvio a quell’altro da sé, cui esso ‘allude’ in virtù della sua strutturale dinamicità (altro…)

L’inconscio è il mondo. Jean-Luc Nancy legge Sigmund Freud

di Federico Leoni
«atque», 27-28, 2003, pp. 81-106

Nancy était un jour tombé en arret,

paralysé d’émotion devant!adite phrase de Freud

“Psyche ist ausgedehnt, weiss nichts davon”

Jacques Derrida (altro…)

La rimozione del simbolo

di Marco Innamorati
«atque», 1 n.s., 2006, pp. 87-100

 

L’idea che il simbolo sia il rimosso del nostro tempo è stata proposta da Mario Trevi in uno dei suoi libri più noti e citati, vale a dire in Metafore del simbolo. Il presente scritto trae la propria ispirazione da tale idea e intende offrire un argomento a favore della sua plausibilità a partire da una riflessione storico-critica sul pensiero psicoanalitico. La tesi di fondo di chi scrive è che la storia del main­ stream psicoanalitico postfreudiano mostri un’apertura progressiva – sensibile quanto inconsapevole – alle istanze critiche del progetto della psicologia analitica, salvo ignorare completamente la concezione junghiana del simbolo. Si vorrebbe sostenere che questo fenomeno non sia privo di ragioni e proporre una spiegazione che comunque, essendo le premesse non certe, (altro…)

L’analista, l’empatia e l’inconscio

di Luigi Aversa
«atque», 25-26, 2002, pp. 117-126

1. Il potere dell’analista

Carl Gustav Jung, parlando del complesso e articolato processo dell’esperienza analitica, ha usato alcune metafore di grande pregnanza simbolica per cercare di illustrarne gli aspetti più profondi e oscuri; per descrivere quel sottile gioco di proiezioni reciproche che vanno tecnicamente sotto i nomi di ‘transfert’ e ‘controtransfert’ e per spiegarne l’utilizzazione in senso trasformativo ha usato come metafora l'”alchimia”, quell’antica scienza precorritrice della chimica che aveva per fine la padronanza delle leggi “sottili” della natura e che dava il “potere”, a chi possedeva quest’arte, di (altro…)