Articoli

La rivista “atque” continua la sua pubblicazione in formato cartaceo per i tipi di Moretti & Vitali di Bergamo, ma d’ora in poi gli articoli di tutti i fascicoli – esclusi quelli degli ultimi due anni – sono leggibili (in formato pdf) su questo sito e scaricabili in maniera completamente gratuita.

Sicché i fascicoli di “atque” dal 1990 (anno della sua fondazione) sino a quelli di due anni fa sono ad accesso libero e quindi aperti a ogni forma di ricerca, mentre gli altri hanno un “embargo”, per l’appunto, di due anni – naturalmente il formato cartaceo di tutti i fascicoli rimane disponibile presso le librerie (vedi “librerie amiche”) e ordinabile all’editore (ordini@morettievitali.it).

Essendo digitalizzato l’intero archivio storico, per individuare gli articoli e poterne fare le ricerche sia per autore che per parola chiave, basta consultare questo indice articoli e qualora interessi scaricare il file pdf, cliccare sul titolo.

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Fascicolo

Al punto fermo del mondo che ruota

di Vittorio Lingiardi e Francesco De Bei
«atque», 3-4 n.s., 2008, pp. 355-390

Qualunque sia il tempo che si usa, tutto ciò che si dice

è un atto presente. Il ricordo è sempre ora.

George Steiner, Dopo Babele

 

Non ho bisogno di tempo per sapere come sei: (altro…)

Alla scoperta dell’America: cecità, sinestesia e plasticità percettiva

di Marco Mazzeo
«atque», 5 n.s., 2008, pp. 117-130

In che senso è corretto affermare che l’Homo sapiens è un anima le plastico? Quale aspetto della sua corporeità garantisce agli umani un grado di variabilità di comportamento così elevato che anche il naturalista più riduzionista non può evitare di notare?

Nella letteratura di taglio neuroscientifico e cognitivo circolano nozioni di plasticità sensoriale, molto diverse tra loro. La mia impressione è che, intorno alla nozione di plasticità, sia necessario fare un lavoro di chiarificazione filosofica, per evitare che il vaticinio di Wittgenstein a proposito della ricerca psicologica contemporanea (“metodi sperimentali e confusione concettuale”) continui a (altro…)

Il presente come soap-opera

di Roberto Finelli
«atque», 3-4 n.s., 2008, pp. 99-112

 

La cattiva infini

 

Le società che hanno la sventura di esercitare uno scarso o stentato senso della storia compensano in genere tale mancanza di senso con la moltiplicazione e l’ipertrofia di narrazioni, in cui alla serie causale degli eventi, secondo la scansione del tempo, si sostituisce la giustapposizione del fantasticare e dell’associare soggettivo. All’autorevolezza della storia come magistra vitae, all’oggettività del passato, subentra l’attitudine antioggettivistica del revisionismo storico, secondo la quale il passato è un deposito caotico di eventi che possono essere ordinati e ricostruiti a piacimento dal visitatore- (altro…)

Il presente dissociato

di Benedetto Farina
«atque», 3-4 n.s., 2008, pp. 391-418

Una psiche per la psichiatria

 

Cominciamo con la conclusione. Da Il momento presente di Daniel Stern:

 

Sono il presente e la coscienza i centri di gravità, non il passato e l’inconscio […] ritengo che questa nuova prospettiva, legata al momento presente, modificherà sotto molti aspetti le nostre concezioni di fare terapia. (altro…)

Il paradosso del ricordare. La memoria e il segreto del corpo

di Felice Cimatti
«atque», 5 n.s., 2008, pp. 131-147

 

C’è un gatto famoso, nella storia della scienza, il cosiddetto gatto di Schrödinger, che sembra essere – finché lo lasciamo in pace, finché non lo andiamo a cercare nella scatola dove l’abbiamo rin chiuso – contemporaneamente vivo e morto. Proprio così, potrebbe essere nello stesso tempo vivo e nello stesso tempo morto. Si tratta di un famoso esperimento mentale ideato nel 1935 dal fisico Erwin Schrödinger (lo scopo dell’esperimento qui non ci interessa, a noi interessa il gatto!). In una stanza ermeticamente chiusa ci sono: un gatto, un atomo radioattivo e una fiala di un veleno. Sappiamo già che lo stato dell’atomo, a una certa ora, avrà la stessa probabilità di essere decaduto oppure no (50% decade, 50% non decade). (altro…)

Fermare il tempo. Applicazioni di cronografia romana

di Riccardo Scarcia
«atque», 3-4 n.s., 2008, pp. 113-130

Fly envious Time, till thou run out thy race,

Call on the lazy leaden-stepping hours,

Whose speed is but the heavy Plummets pace;

And glut thy self with what thy womb devours,

Which is no more then what is false and vain […], (altro…)

Terrorismo suicida come patologia psico-sociale

di Anna Sabatini Scalmati
«atque», 3-4 n.s., 2008, pp. 421-446

dall’inatteso arriva la paura

Frammento di Archiloco, VII sec. a.C.

 

Le guerre che dilaniano le regioni del pianeta, la scienza piegata alla politica, la pervasività dell’economia e l’industria culturale e ideologica chiedono alle scienze umane di cimentarsi con una visione olistica, un sapere che superi le scissioni, le unipolarità delle posizioni manichee e si apra a situazioni extraterritoriali, al disagio della civiltà segnato dall’inquietante discontinuità prodotta (altro…)

Il procedimento sintagmatico del linguaggio e il problema della traduzione

di Helmut Plessner
«atque», 5 n.s., 2008, pp. 151-166

 

Già discutendo le modalità dell’intuizione abbiamo riconosciuto che la funzione del linguaggio consiste nel fatto che attraverso la designazione essa rende interindividuale anche ciò che di natura non è o non è soltanto precisabile, analogamente all’aspetto qualitativo della dimensione psichica. Anima e linguaggio hanno pertanto una funzione in comune, anche indipendentemente dal fatto che il linguaggio designi lo psichico. L’eloquenza naturale senza segni, suoni o qualche altro gesto che ha come significato qualcosa mostra l’anima nei movimenti espressivi del corpo. Uno sguardo, un arrossire, un ritrarsi, sono sufficienti per il dialogo dell’anima, senza che siano i segni convenzionali a procurare il rapporto reciproco. La mimica che produce significati, che afferra l’importo di (altro…)

Il dove e il quando della coscienza nel cervello

di Daniel C. Dennett e Marcel Kinsbourn
«atque», 3-4 n.s., 2008, pp. 131-182

Non sono davvero sicuro se gli altri non riescano a percepirmi o se, una frazione

di secondo dopo che il mio volto abbia interferito con il loro orizzonte,

un milionesimo di un secondo dopo che essi abbiano posato il loro sguardo

su di me, subito inizino a cancellarmi dalla loro memoria: dimenticato prima (altro…)

Il senso del tempo e i disturbi neurologici del presente

di Arnaldo Benini
«atque», 3-4 n.s., 2008, pp. 445-459

Quid est tempus? Si nemo

ex me querat, scio; si

quaerenti esplicare velim,

nescio […]. Nam si et ibi futura sunt, nondum ibi (altro…)