Articoli

La rivista “atque” continua la sua pubblicazione in formato cartaceo per i tipi di Moretti & Vitali di Bergamo, ma d’ora in poi gli articoli di tutti i fascicoli – esclusi quelli degli ultimi due anni – sono leggibili (in formato pdf) su questo sito e scaricabili in maniera completamente gratuita.

Sicché i fascicoli di “atque” dal 1990 (anno della sua fondazione) sino a quelli di due anni fa sono ad accesso libero e quindi aperti a ogni forma di ricerca, mentre gli altri hanno un “embargo”, per l’appunto, di due anni – naturalmente il formato cartaceo di tutti i fascicoli rimane disponibile presso le librerie (vedi “librerie amiche”) e ordinabile all’editore (ordini@morettievitali.it).

Essendo digitalizzato l’intero archivio storico, per individuare gli articoli e poterne fare le ricerche sia per autore che per parola chiave, basta consultare questo indice articoli e qualora interessi scaricare il file pdf, cliccare sul titolo.

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Tipo
Anno
Fascicolo

Essere nel mondo: io e il mio doppio

di Giuseppe Vitiello
«atque», 6-7 n.s., 2009, pp. 157-178

  1. Il dilemma di Lashley

 

Negli anni quaranta, sulla base delle sue esperienze di laboratorio Karl Lashley osservava: «Qui è il dilemma. Impulsi nervosi sono trasmessi (…) da cellula a cellula attraverso definite connessioni cellulari. Eppure, tutto il comportamento sembra essere determinato da masse di eccitazioni (…) entro campi generali di attività, senza riferimento a particolari cellule nervose (…). Quale tipo di organizzazione nervosa può mai rendere conto di configurazioni di eccitazioni [che si propagano] senza ben definiti e specializzati canali di comunicazione cellu lare? Il problema è quasi universale nell’attività del sistema nervoso». Lashley arrivava così alla formulazione dell’ipotesi dell’azione di massa nel memorizzare e nel ricordare informazioni da parte del cervello. Le osservazioni (altro…)

Il senso del tempo e i disturbi neurologici del presente

di Arnaldo Benini
«atque», 3-4 n.s., 2008, pp. 445-459

Quid est tempus? Si nemo

ex me querat, scio; si

quaerenti esplicare velim,

nescio […]. Nam si et ibi futura sunt, nondum ibi (altro…)

Sensibilità, psiche e linguaggio nella riflessione estetica e antropologica di Helmut Plessner

di Alessia Ruco
«atque», 5 n.s., 2008, pp. 167-184

  1. Antropologia filosofica e linguaggio 

Nell’opera fondativa della sua antropologia filosofica, I gradi dell’organico e l’uomo, Plessner inserisce la questione del linguaggio all’interno del capitolo sull’immediatezza mediata (vermittelte Unvermitteltheit), che insieme all’artificialità naturale e al luogo utopico costituisce uno dei tre criteri che contraddistinguono l’uomo in quanto essere vivente posizionato eccentricamente rispetto al proprio sé e al proprio campo esperienziale. (altro…)

La tirannide del presente

di Enzo Vittorio Trapanese
«atque», 3-4 n.s., 2008, pp. 183-216

Se consideriamo […] il tratto di tempo che intercorre tra il sorgere del sole e il

successivo sorgere del sole, poiché uniforme è il genere di movimento su cui ci

basiamo, si individua un intervallo di tempo determinato quantitativamente e

così utilizziamo questo mezzo come misura; misura del tempo però, infatti il (altro…)

Prefazione

di Paolo Francesco Pieri
«atque», 5 n.s., 2008, pp. 9-10

  

Il tema di questo libro della nuova serie di “atque” è il linguaggio, assunto nel senso ampio di ciò che contrassegna e intercetta gran parte delle nostre – per così dire – prestazioni cognitive, perfor mative e non solo.

Il libro raccoglie una serie di saggi che insistono e persistono nel solco di un lavoro (ventennale) che sin qui ha prodotto il dialogo tra esponenti della pratica filosofica e di quella psicoterapeutica.

La prima parte prova ad analizzare i modi del linguaggio sia, in generale, nelle nostre pratiche quotidiane sia, nello specifico, nelle pratiche psicoterapeutiche. Alle ampie quanto precise riflessioni (altro…)

Creare attraverso le ‘parole’ lo ‘stato di mancanza di parole’

di Barbara Scapolo
«atque», 5 n.s., 2008, pp. 185-212

Le langage n’étant qu’intermédiaire,

il ne faut pas […] s’arrêter à lui.

On ne s’arrête enfin qu’à

ce qui étonne le corps.

P. Valéry, 1911

 

in memoriam Ludovico Gasparini

 

 

 

Questo contributo aspira a fornire le coordinate di riferimento entro le quali intendere, in maniera specifica, la ricerca sul linguaggio intrapresa, senza soluzione di continuità, da Paul Valéry e, più in generale, la sua ricerca di una forma atta a esprimere e comprendere– nel senso forte di “tenere insieme” – l’homme total, secondo tutte le sue contraddizioni e “multivocità”. Si tenterà di mettere in (altro…)

Alla presenza delle cose stesse. Saggio sull’attenzione fenomenologica

di Roberta De Monticelli
«atque», 3-4 n.s., 2008, pp. 219-240

 

C’è una frase molto bella che potremmo assumere a filo conduttore di questa riflessione: «guardare il mondo con occhi spalancati». Una frase che si trova nell’Introduzione alla filosofia di Edith Stein, e la scelta di questa autrice nel vasto corpus dei fenomenologi non è casuale, benché non di autori qui vogliamo parlare, ma delle cose stesse. Colui che guarda il mondo con occhi spalancati è il filosofo. Il filosofo è tutt’occhi, il filosofo è l’occhio spalancato, se prendiamo la frase alla lettera, ganz offenes Auge”; o forse, il filosofo è tutt’occhi, non è altro che sguardo. L’immagine giusta, qui, è piuttosto quella degli occhi sgranati del bambino che quella dello sguardo indagatore del detective o dello sguardo circospetto dell’uomo prudente, o perfino dello sguardo potenziato dalla lente del (altro…)

Interni. Quattro variazioni quasi dialettiche intorno a sensibilità e linguaggio

di Fabrizio Desideri
«atque», 5 n.s., 2008, pp. 13-32

Il comportamento più sottilmente articolato dell’essere

umano è forse il linguaggio insieme al tono della voce e

alla mimica facciale.

Ludwig Wittgenstein

 

Premessa

 

In un passo dei Cahiers Paul Valéry introduce un’opportuna differenziazione all’interno del concetto di sensibilità, distinguendo tra una sensibilità “oggettiva e specializzata”, volta verso l’esterno, (altro…)

Tempo in abbandono

di Antonino Trizzino
«atque», 3-4 n.s., 2008, pp. 241-256

Ciò che sono perdona a ciò che fui.

Paul Celan, Sudario

  

A mezzogiorno il cielo è già tutto chiuso. Sulla croce, al buio, Gesù lancia un grido: «Eloi, Eloi, lama sabactani? [Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?]». La vita, per chi sospetta di essere capitato per sbaglio in questo mondo, è dolorosa e impervia. Inutile credere che la felicità sia desiderabile. Il messaggio cristiano è chiaro: senza abbandono, nessuna garanzia di esistenza. Perché il destino dell’uomo risponde non alla necessità, ma a una decisione che lo continua. Esige una vittima. (altro…)

Di che parla la talking cure? Lo sfondo sensibile del discorrere in analisi

di Maria Ilena Marozza
«atque», 5 n.s., 2008, pp. 33-50

  1. Una questione di stile

Ed è così che accade: se non cerchi di dire ciò che è indicibile, niente va perduto.

Ma l’indicibile sarà contenuto, indicibilmente, in ciò che è stato detto! 

Ludwig Wittgenstein

 

Questo pensiero di Ludwig Wittgenstein è espresso in una lettera inviata nel 1917 all’amico Paul Engelmann come commento a una poesia di Ludwig Uhland, Il biancospino del conte Eberardo, da (altro…)