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La rivista “atque” continua la sua pubblicazione in formato cartaceo per i tipi di Moretti & Vitali di Bergamo, ma d’ora in poi gli articoli di tutti i fascicoli – esclusi quelli degli ultimi due anni – sono leggibili (in formato pdf) su questo sito e scaricabili in maniera completamente gratuita.

Sicché i fascicoli di “atque” dal 1990 (anno della sua fondazione) sino a quelli di due anni fa sono ad accesso libero e quindi aperti a ogni forma di ricerca, mentre gli altri hanno un “embargo”, per l’appunto, di due anni – naturalmente il formato cartaceo di tutti i fascicoli rimane disponibile presso le librerie (vedi “librerie amiche”) e ordinabile all’editore (ordini@morettievitali.it).

Essendo digitalizzato l’intero archivio storico, per individuare gli articoli e poterne fare le ricerche sia per autore che per parola chiave, basta consultare questo indice articoli e qualora interessi scaricare il file pdf, cliccare sul titolo.

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I neuroni specchio e l’ipotesi neurale: dalla simulazione incarnata alla cognizione sociale

di Vittorio Gallese
«atque», 6-7 n.s., 2009, pp. 181-219

  1. Introduzione

 

Il punto di vista tradizionale nelle scienze cognitive sostiene che gli esseri umani sono capaci di comprendere il comportamento degli altri nei termini dei loro stati mentali – intenzioni, credenze e desideri – sfruttando ciò che comunemente si chiama “psicologia ingenua”. Secondo una veduta ampiamente condivisa, i primati non umani, scimmie incluse, non si affidano ad approcci fondati sul mentale per quanto riguarda il comportamento reciproco. Questo punto di vista prefigura una netta distinzione fra le specie non umane, confinate alla lettura del comportamento, e la nostra specie, per la quale la cognizione sociale fa uso di un livello diverso di spiegazione: la lettura della mente. L’indagine neuro scientifica della supposta esclusiva capacità umana di leggere la mente, tuttavia, (altro…)

Sulla polarità tra ‘estetica e poietica’: intorno al Discorso sull’estetica di Paul Valéry

di Fabrizio Desideri
«atque», 8-9 n.s., 2011, pp. 121-144

  1. Polarità generative e metafore paradigmatiche 

La difficoltà di comprendere nella sua unità e coerenza di sviluppo un pensiero indubbiamente proteiforme quale quello di Paul Valéry è spesso resa insormontabile dalla pretesa di ricondurlo nella cornice di un unico paradigma teorico-concettuale o almeno di un unico un tema fondamentale. Mono-paradigmaticità e mono-temati smo son in conflitto, nel caso di Valéry, con l’evidente poliritmia della sua riflessione e con la pluralità di direzioni e di piani del suo pensiero e della sua opera. L’esigenza in questione può però venire soddisfatta, con le dovute cautele, qualora si (altro…)

Riflessioni su L’altro maestro

di Gerardo Botta
«atque», 6-7 n.s., 2009, pp. 223-234

Non posso resistere a una considerazione generale, anche se breve, sull’evento-incontro che ci riunisce oggi: è una di quelle occasioni che, nella sua novità, si costituisce come un piccolo ma significativo segno dei tempi: l’indizio di qualcosa che cambia e si fa avanti in una scuola analitica che mostra un vero interesse per quanto hanno da dire gli allievi che in essa si formano.

La sensibilità coraggiosa, che attraverso questa occasione la scuola manifesta, è forse l’indice di una capacità di tollerare la propria messa in discussione senza considerarla una minaccia, né teme, così facendo, una perdita di autorevolezza, aggrappandosi a una vuota autoreferenzialità. (altro…)

Dalla magia naturale del sogno all’ars dell’esitazione in Paul Valéry

di Felice Ciro Papparo
«atque», 8-9 n.s., 2011, pp. 145-160

 

a Bianca Maria,

al suo inesausto desiderio di sognare

 

Perché vede più certa la cosa l’occhio nei so

gni, che colla immaginazione stando desto.

Leonardo (altro…)

Il linguaggio dell’apparenza. Note a partire dalla lettura junghiana di Joyce

di Giovanni Matteucci
«atque», 5 n.s., 2008, pp. 213-221

 

Nel suo celebre saggio del 1932 dedicato all’Ulisse di James Joyce, Carl Gustav Jung solleva alcune questioni che possono essere utilizzate per impostare il problema del rapporto difficile tra ap parenza sensibile e linguaggio. A interessare qui non è il giudizio che Jung esprime sul capolavoro di Joyce, ma solo quei passaggi nei quali egli esamina l’Ulisse fornendo spunti che contribuiscono a mettere a fuoco in quale senso l’apparenza metta in scacco almeno parziale la funzione proposizionale e predicativa del linguaggio.

Jung attribuisce all’Ulisse un’uniformità monocorde di registro, essendo un’opera che a suo parere è volta a ribadire esclusivamente e all’infinito, sottraendosi a ogni partnership dialogica con il (altro…)

L’analizzabilità del candidato-analista nel terzo millennio. Una professione in via di estinzione?

di Gianfranco D’Ingegno
«atque», 6-7 n.s., 2009, pp. 235-248

Negli anni del pluralismo in psicologia clinica, della libera com mercializzazione, il prodotto “psicoterapia” è divenuto a tutti gli effetti un prodotto di mercato regolato da meccanismi pubblicitari. Il paziente sta divenendo sempre più un cliente, non nel senso indicato dalla psicologia umanistica rogersiana, ma nel senso di essere divenuto terreno di conquista per l’esercito degli psicoterapeuti. Non so lo, ma negli ultimi anni si è addirittura assistito ad un aumento vertiginoso di pratiche d’ascolto che, pur non definendosi terapeutiche, difficilmente possono evitare sconfinamenti in altri territori, come nel caso del cosiddetto counseling filosofico, che nel sito web della Società italiana di counseling filosofico così si definisce: (altro…)

Gradi del disegno. Per una poetica del sogno in Paul Valéry

di Masanori Tsukamoto
«atque», 8-9 n.s., 2011, pp. 161-182

 

Valéry rifiuta categoricamente di assimilare il sogno alla poesia. Basta dare uno sguardo alle note che, a proposito del sogno, ha scritto nei Cahiers e l’evidenza di questo rifiuto balza subito agli oc chi. Per esempio: «La confusion Rêve-Poésie est chose récente — Origine romantique —». E tuttavia, soprattutto a partire dagli anni Dieci, Valéry prende a sfumare questo punto di vista e a mescolare al suo generale disprezzo per la confusione fra sogno e poesia un’affermazione che a esso si oppone: «Rêve encore —/ Il y a positive ment une fonction formative — une fonction dont le résultat est scènes, choses, images, drames…»; «J’admettrai — qu’il existe une Vis formativa — une attitude formative d’images — d’ailleurs le rêve y contraint».  È certo che quando riapre il (altro…)

Naturalità e innaturalità delle psicoterapie

di Giovanni Jervis
«atque», 6-7 n.s., 2009, pp. 11-20

 

«L’analisi – dice Freud – con la propria pretesa di curare le nevrosi assicurando il controllo delle pulsioni, ha sempre ragione in teoria, ma non sempre in pratica». Fra i fattori che intervengono a complicare le cose, egli cita, come è noto, in primo luogo la personalità dell’analista. Qui si inserisce la frase famosa: «è incontestabile che gli analisti non sempre hanno raggiunto nella loro stessa personalità quel tanto di normalità psichica alla quale intendono educare i loro pazienti». Nelle stesse pagine Freud non trascura di fare riferimento, sia pure in modo sommario, a un problema parallelo e però diverso da quello dell’equilibrio di personalità, che è il problema delle motivazioni dell’analista stesso. (Naturalmente il termi ne “motivazione” è moderno, e fa parte della (altro…)

La personalità dell’analista come principale strumento del lavoro analitico. Ma quale formazione?

di Margherita Vannoni
«atque», 6-7 n.s., 2009, pp. 249-258

Il tema della formazione in psicologia analitica è molto ampio e la letteratura sull’argomento è comprensiva di posizioni che arrivano ad essere diametralmente opposte; le considerazioni che seguono su tale complesso, difficile e inesauribile tema riguardano solo alcuni aspetti vissuti come significativi durante la mia formazione analitica, ad oggi in corso. Quanto segue si limita quindi ad avere il valore del l’esperienza e della riflessione personale.  (altro…)

Il sogno e la po(i)etica in Paul Valéry

di Atsuo Morimoto
«atque», 8-9 n.s., 2011, pp. 183-197

Introduzione

 

Il sogno è una delle nozioni chiave della po(i)etica di Valéry. Per comprendere ciò, è necessario in primo luogo precisare che l’i dea valeriana di poïétique fu concepita per rinnovare radicalmente quella che era la nozione per così dire tradizionale di poetica, mettendo piuttosto in rilievo il momento della composizione o, in un senso ancora più generale, quello dell’atto che risiederebbe nella creazione della poesia. (altro…)