Resti inesprimibili. Transiti estetici nella talking cure

di Maria Ilena Marozza
«atque», 28-29 n.s., 2021, pp. 115-134

Nelle diverse teorie del linguaggio che hanno sostenuto la pratica della talking cure è rimasto sempre problematico un punto che riguarda il modo di intendere ciò che non è dicibile: quegli aspetti che stentano a entrare in una dinamica virtuosa del gioco interattivo tra immagine, sensibilità, affetti e parola, segnando così un confine insuperabile per una pratica che si qualifica attraverso le potenzialità dell’atto del parlare. Come si presenta l’inesprimibile? Quali limitazioni pone? Coincide con l’indicibile? E se no, in che rapporti è con esso? Ha a che vedere con l’irrappresentabile? È una categoria assoluta o tollera sfumature ed evoluzioni? Queste domande incidono profondamente sull’atteggiamento clinico che assumiamo di fronte ai limiti della capacità di parlare, nostra e dei nostri pazienti, e la risposta che diamo è molto influente rispetto alla nostra capacità di attendere, di accettare il silenzio, di mantenere una fiducia nelle possibilità evolutive di una cura che, attraverso la parola, s’afferra alle esperienze profonde, del passato e del presente vissuto.

 

Parole chiave: talking cure, inesprimibile, indicibile, irrappresentabile, estetica

 

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