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La rivista “atque” continua la sua pubblicazione in formato cartaceo per i tipi di Moretti & Vitali di Bergamo, ma d’ora in poi gli articoli di tutti i fascicoli – esclusi quelli degli ultimi due anni – sono leggibili (in formato pdf) su questo sito e scaricabili in maniera completamente gratuita.

Sicché i fascicoli di “atque” dal 1990 (anno della sua fondazione) sino a quelli di due anni fa sono ad accesso libero e quindi aperti a ogni forma di ricerca, mentre gli altri hanno un “embargo”, per l’appunto, di due anni – naturalmente il formato cartaceo di tutti i fascicoli rimane disponibile presso le librerie (vedi “librerie amiche”) e ordinabile all’editore (ordini@morettievitali.it).

Essendo digitalizzato l’intero archivio storico, per individuare gli articoli e poterne fare le ricerche sia per autore che per parola chiave, basta consultare questo indice articoli e qualora interessi scaricare il file pdf, cliccare sul titolo.

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Shahrazàd e la psicoterapia

di Gianfranco Trippi
«atque», 5, 1992, pp. 25-44

Dove nulla può avere un esito,

il risultato non è che la prova

del non risultato previsto e, insieme,

del Nulla. (altro…)

La psicoterapia delle psicosi e le sue premesse filosofiche

di Eugenio Borgna
«atque», 6, 1992, pp. 45-58

La questione di fondo

Non c’è psichiatria senza una impostazione filosofica che la tematizzi: lo ha scritto a suo tempo con drastica chiarezza H. Tellenbach  in pagine che sono decisive in ordine al problema delle connessioni fra psichiatria e filosofia.

In particolare, la psichiatria è stata profondamente influenzata dal pensiero di Martin Heidegger; e la pubblicazione di Essere e tempo è stata colta, ed è stata vissuta, da Ludwig Binswanger come la (altro…)

Percezione e conoscenza

di Lucia Pizzo Russo
«atque», 4, 1991, pp. 45-90

Assumendo l’e che congiunge percezione e conoscenza come atque -con tutta la ricchezza semantica che le pertiene -mi pare opportuno partire dalle cosiddette illusioni ottico-geometriche, che «riem piono pagine e pagine dei manuali di psicologia». Tenterò di rendere conto di un percorso che ha inizio con Guillaume, si chiude (nel senso di un ritorno all’inizio) con Bozzi ed è intervallato da una variega ta molteplicità, in cui acquistano un rilievo particolare, per i miei interessi presenti e passati, Arnheim e Piaget.

Il Manuale di Psicologia di Paul Guillaume, libro di testo all’università, è il riferimento iniziale. Certo, mi era già nota la massima del buon senso comune sull’apparenza che inganna, e al liceo avevo (altro…)

Dall’‘Accademia Spagnola’ al romanzo storico. Appunti sulla spiegazione e sulla messa in intreccio nell’opera di Freud

di Mario Lavagetto
«atque», 5, 1992, pp. 45-70

1. L’ Accademia Spagnola

La prima tra le grandi amicizie che costellano l’esistenza di Freud e ne segnano il percorso è quella con Eduard Silberstein. Le lettere che ci restano coprono un arco di dieci anni, e costituiscono una testimonianza non solo sulla vita, ma anche sulla formazione culturale e intellettuale di Freud. Nel loro insieme sono (possono essere considerate) i verbali di un’associazione segreta, stipulata tra due adolescenti e retta da statuti minuziosi e circostanziati per proteggerla dall’esterno. Una società che i due fondatori hanno battezzato Accademia Spagnola assumendo a loro volta, secondo le (altro…)

La verità di rango superiore. Considerazioni sui Seminari di Zollikon

di Carlo Sini
«atque», 6, 1992, pp. 59-70

I Seminari di Zollikon, recentemente apparsi in traduzione italiana , registrano, come si sa, gli incontri tenuti da Martin Heidegger con un gruppo di medici, psichiatri e analisti tra il 1959 e il 1969. Fu Medard Boss, medico e analista svizzero scomparso un anno fa, il promotore di questi ormai celebri incontri seminari, svoltisi per lo più nella sua stessa casa. Di essi viene fornito il protocollo, corretto e approvato dallo stesso Heidegger. La parte seconda del volume contiene lo stenogramma delle conversazioni private che lo stesso Boss ebbe con Heidegger tra il 1961 e il 1972. Segue una raccolta di lettere inviate da Heidegger a Boss, e infine un articolo e una conferenza di quest’ultimo rispettivamente dedicati a Binswanger e al significato del pensiero di Heidegger per la (altro…)

Complessità e autoorganizzazione nella percezione

di Riccardo Luccio
«atque», 4, 1991, pp. 91-108

Il tema che intendo affrontare in questo lavoro è quello dei livelli a cui operano i processi percettivi. Si tratta di un tema centrale nella ricerca sui rapporti tra percezione e processi cognitivi in genere, e le domande a cui ha dato origine hanno ricevuto risposte molto diverse, a seconda dei riferimenti concettuali degli autori che se ne sono occupati. Disgraziatamente, molto spesso la scarsa definizione di termini utilizzati in contesti diversi con differenti significati ha anche portato a introdurre nel campo un bel po’ di rumore. Questa nota vorrebbe essere allora anche un modesto contributo a una chiarificazione del campo; per usare un’espressione che diverrà più chiara in seguito, vorrebbe fungere da filtro per giungere almeno a un buon “abbozzo primario” del problema. (altro…)

Arte combinatoria e processi di pensiero nelle Città invisibili di Italo Calvino

di Bruno Ferraro
«atque», 5, 1992, pp. 71-98

Esaminerò gli elementi strutturali e emblematici delle Città Invisibili, dopo aver evidenziato alcuni aspetti della poetica di Calvino contenuti nel racconto Il conte di Montecristo ed in altri saggi ora raccolti in Una pietra sopra. Nel saggio La sfida al labirinto (1962) Calvino visualizza il groviglio, la complessità, la molteplicità delle rappresentazioni del mondo con la forma di un labirinto, “l’archetipo delle immagini letterarie del mondo”, come lui stesso la definisce. E, sempre nello stesso saggio, Calvino dice: “Da una par te c’è l’attitudine oggi necessaria per affrontare la complessità del reale, rifiutandosi alle visioni semplicisti che non fanno che confermare le nostre abitudini di rappresentazione del mondo; quello che oggi ci serve è la mappa del labirinto la più particolareggiata (altro…)

Il giro della parola. Da Heidegger a Lacan

di Pier Aldo Rovatti
«atque», 6, 1992, pp. 71-80

In una recente discussione a proposito di Lacan e Heidegger, o meglio di Lacan con ljeidegger, Gerard Granel ha parlato di “fraternità” tra scritture. E noto e ampiamente documentato (cfr. le ricostruzioni di Elisabeth Roudinesco) l’interesse di Lacan per Heidegger; altrettanto risaputo è il sospetto di Heidegger per questo “psichiatra” che gli invia due volumi di “scritti” baroccheggianti e che forse lui stesso avrebbe bisogno dello psichiatra. Fatto sta che i loro pochi incontri avvengono nel registro di un silenzio più imbarazzato che pieno di promesse. Qualcosa come una collisione: come di due tempeste che si affrontano, secondo l’immagine di Granel, che vuole così suggerirci che, se di una consonanza si tratta, essa va trovata dentro un turbinio oppositivo. Il “dire” di Lacan e (altro…)

I molti problemi insoluti della percezione che rivolve i problemi

di Stefano Tognozzi
«atque», 4, 1991, pp. 109-128

La percezione di fronte ai problemi

Gli innegabili progressi compiuti negli ultimi decenni nel campo della percezione visiva hanno dato una lunga serie di risposte parziali, ma hanno eluso alcune questioni fondamentali. La strada verso la spiegazione della percezione quotidiana, ovvero della situazione in cui ognuno di noi si trova per circa due terzi dell’esistenza, è ancora in buona parte da percorrere.

Le difficoltà in questo settore della ricerca sono state amplificate da un uso spesso equivoco dei termini chiave, a partire da quello stesso di “percezione”. Con questa etichetta si sono indicati di volta (altro…)

L’arte e il pensiero. Il pensiero dell’arte

di Franco Rella
«atque», 5, 1992, pp. 99-110

1. Arte e filosofia

Schopenhauer nel XIX secolo dichiara, riassumendo una lunga tradizione, che la pittura è la meno filosofica di tutte le arti. I pittori sono sempre stati, nei secoli, più o meno concordi con questa affermazione, ribadita nel nostro secolo anche da Savinio pittore e filosofo. Siamo, a questo proposito, ancora nel l’ambito definito dal pensiero platonico, per il quale soltanto la filosofia sa “smembrare l’oggetto, seguendone le nervature” e poi “abbracciarlo in uno sguardo d’insieme e ricondurre tutto a un’unica forma”, che non è più la “figura” dell’oggetto stesso ma la sua idea, la sua (altro…)