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La rivista “atque” continua la sua pubblicazione in formato cartaceo per i tipi di Moretti & Vitali di Bergamo, ma d’ora in poi gli articoli di tutti i fascicoli – esclusi quelli degli ultimi due anni – sono leggibili (in formato pdf) su questo sito e scaricabili in maniera completamente gratuita.

Sicché i fascicoli di “atque” dal 1990 (anno della sua fondazione) sino a quelli di due anni fa sono ad accesso libero e quindi aperti a ogni forma di ricerca, mentre gli altri hanno un “embargo”, per l’appunto, di due anni – naturalmente il formato cartaceo di tutti i fascicoli rimane disponibile presso le librerie (vedi “librerie amiche”) e ordinabile all’editore (ordini@morettievitali.it).

Essendo digitalizzato l’intero archivio storico, per individuare gli articoli e poterne fare le ricerche sia per autore che per parola chiave, basta consultare questo indice articoli e qualora interessi scaricare il file pdf, cliccare sul titolo.

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Tipo
Anno
Fascicolo

Sulle origini della coscienza e del sé

di Mauro Mancia
«atque», 20-21, 1999, pp. 87-106

 

1. Questo mio contributo comporta due vertici di osservazione relativamente alla coscienza, vertici che cercherò di collegare tra loro. Un vertice neurobiologico che riguarda in particolare la coscienza di base (o crude consciousness) e quelle funzioni come la veglia, l’attenzione, la percezione, la stessa memoria, che a questa coscienza si col legano. Un vertice psicologico e psicodinamico che investe in parti colare la coscienza di ordine superiore o coscienza di sé o autocoscienza (o differentiated consciousness ). Il collegamento che ho promesso di fare tra questi due vertici riguarda un vecchio irrisolto problema: quello della relazione tra mente e cervello e cioè tra psicodinamica e neuroscienze. (altro…)

Karl Jaspers: l’inattuale attualità della psicopatologia

di Alberto Gaston
«atque», 22, 2000, pp. 79-96

Quanto più elabora la sua materia in concetti,

quanto più vi riconosce alcunché di tipico e costante, tanto più

riconosce che in ogni singolo individuo si nasconde qualche co

sa di inconoscibile. Come psicopatologo gli basta sapere che (altro…)

Le parole dell’efficacia nella clinica psicoanalitica

di Mauro La Forgia
«atque», 18-19, 1998, pp. 105-116

Curavo un bambino particolarmente interessante,

che all’inizio non parlava affatto.

Quando cominciò a parlare

si mise a soffiare tra le labbra. Quando gli chiesi: “Perché lo fai?”, (altro…)

Trauma e dissociazione alla luce della teoria dell’attaccamento

di Giovanni Liotti
«atque», 20-21, 1999, pp. 107-126

 

L’ultima edizione del Diagnostù: and Statistic Manu al o/ Mental Disorders (DSM-IV) propone, rispetto all’edizione precedente, di cancellare l’antico termi­ ne di Personalità Multipla – considerato a lungo adatto ad indicare il più completo ed emblematico fra i disturbi dissociativi della coscienza – e di sostituirlo con quello di Disturbo Dissociativo dell’Identità ( Dissociative Identity Disorder ). Invece che ad un essere umano con due o più personalità, la nomenclatura proposta dalla nosografia psichiatrica corrente ci invita dunque a pensare ad una identità dissociata, composta da due o più “stati di persona lità” (personality states) fra loro diversi, e non integrabili nella memoria di sé. (altro…)

Appunti su ‘verità e efficacia’ nel lavoro psicoterapeutico

di Amedeo Ruberto
«atque», 18-19, 1998, pp. 117-128

 

  1. Supponiamo che ci si presenti un individuo sostenendo di essere un cavallo: come potremmo accertarne la verità?

Probabilmente la maggior parte di noi, se non è medico, provvederebbe ad accompagnare il poveretto da uno specialista o lo inviterebbe caldamente a recarvisi al più presto. Se medico, metterebbe in vece mano al ricettario per prescrivere una congrua dose di farmaci. Una più esigua minoranza forse proverebbe a convincerlo dell’impossibilità di quello che sta affermando e qualche buon intenzionato magari cercherebbe di incastrarlo con un sillogismo del tipo: (altro…)

Livelli di coscienza e sensibilità clinica

di Mauro La Forgia
«atque», 20-21, 1999, pp. 127-136

 

  1. Esiste una critica “esterna” alla psicoanalisi, che, sul piano teorico, pone in risalto il carattere desueto della teoria neurologica e, più estesamente, biologica che sottende la psicoanalisi e che, sul piano metodologico, contesta le procedure di raccolta dei dati, oltreché di verifica empirica, tipiche delle versioni “tradizionali” della disciplina.

Esiste, poi, un dibattito “interno” alla psicoanalisi, che ha posto in discussione alcuni fondamenti della teoria della clinica, in primo luogo i concetti di interpretazione e di insight, indebolendone o, addirittura, eliminandone significatività e incidenza nel processo terapeutico. (altro…)

Verità ed efficacia in una prospettiva junghiana

di Marco Innamorati e Mario Trevi
«atque», 18-19, 1998, pp. 129-138

Interrogarsi sul significato dei termini ‘verità’ ed ‘efficacia’, dal punto di vista dello psicologo, equivale innanzi tutto a porre in questione un assunto assai spesso surrettiziamente sottinteso dai professionisti della terapia analitica: l’assunto di una stretta correlazione o addirittura di una completa corrispondenza tra tali termini.

Si presuppone cioè che la verità sia di per sé efficace e che all’inverso l’efficacia sia prova di verità. Calando i freddi princìpi nella concretezza della psicoterapia, ciò equivale a dìre che si è portati a ritenere che una tecnica terapeutica rettamente fondata porti all’ottenimento di risultati positivi sul piano clinico e che l’ottenimento di tali risultati possa rinforzare l’opinione del terapeuta di aver (altro…)

La psicopatologia in Théodule Ribot

di Marco Innamorati
«atque», 20-21, 1999, pp. 137-152

 

La figura di Théodule Ribot appare segnata da un singolare paradosso storiografico. Riconosciuto in generale come protagonista chiave nello sviluppo della psicologia come disciplina scientifica da tutti gli storici della psicologia, da Boring a Brett, da Ellenberger a Berrios, egli risulta dedicatario di un nu mero proporzionalmente limitatissimo di studi monografici. Non esiste a tutt’oggi una sua biografia dettagliata, mentre l’ultima monografia sulla sua opera, intitolata Le philosophe Théodule Ribot (Du gas, 1924) risale a più di settantacinque anni orsono.

L’apporto storico di Ribot può essere apprezzato già soltanto prendendo in considerazione i suoi sin golari “primati” e scorrendo un sommario elenco dei suoi allievi e dei personaggi da lui (altro…)

L’esperienza antinomica della psicoterapia

di Luigi Aversa
«atque», 18-19, 1998, pp. 139-148

Confrontarsi con la visione del mondo è un compito che la psicoterapia as

segna immancabilmente a se stessa, anche se non tutti i pazienti si spingono

fino alle questioni fondamentali che esso comporta. La questione del metro

con cui valutare, e dei criteri etici a cui informare la nostra azione deve tro

vare una qualche risposta; poiché ilpaziente può in dati casi chiederci con (altro…)

La coscienza nella metapsicologia postmoderna

di Stefano Fissi
«atque», 20-21, 1999, pp. 153-178

 

  1. Crisi della razionalità psicoanalitica e dimensione postmoderna

 

Vi è nella psicologia del profondo una corrente che si dice postmoderna, e come tale mette in discussione i principi di razionalità e di illimitata progressione del sapere dai quali deriva il paradigma psicoanalitico, e tenta un recupero e una riattualizzazione di aspetti precedentemente criticati del passato. Il termine ‘postmoderno’ è ripreso dall’architettura, dove indicava l’opposizione ai valori stilistici del periodo “moderno” (dagli anni Venti agli anni Quaranta), contestandone i principi di razionalità e funzionalità in nome di una più ampia libertà di soluzioni stilistiche; è entrato nella discussione filosofica nel 1979, con la pubblicazione della Condizione postmoderna di ]. F. Lyotard. L’ironia e un rinnovato storicismo eclettico ne sono i tratti salienti, assieme alla tematizzazione (altro…)