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La rivista “atque” continua la sua pubblicazione in formato cartaceo per i tipi di Moretti & Vitali di Bergamo, ma d’ora in poi gli articoli di tutti i fascicoli – esclusi quelli degli ultimi due anni – sono leggibili (in formato pdf) su questo sito e scaricabili in maniera completamente gratuita.

Sicché i fascicoli di “atque” dal 1990 (anno della sua fondazione) sino a quelli di due anni fa sono ad accesso libero e quindi aperti a ogni forma di ricerca, mentre gli altri hanno un “embargo”, per l’appunto, di due anni – naturalmente il formato cartaceo di tutti i fascicoli rimane disponibile presso le librerie (vedi “librerie amiche”) e ordinabile all’editore (ordini@morettievitali.it).

Essendo digitalizzato l’intero archivio storico, per individuare gli articoli e poterne fare le ricerche sia per autore che per parola chiave, basta consultare questo indice articoli e qualora interessi scaricare il file pdf, cliccare sul titolo.

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Paura della morte e anoressia. Mistica del digiuno tra Caterina Benincasa e Simone Weil

di Ines Testoni
«atque», 23-24, 2001, pp. 59-72

Uno dei destini fondamentali del corpo è la vita, l’altro è la sua morte. Tra le due certezze oscilla la paura, emozione che si radica nel terreno del più abissale sentimento -l’angoscia di morte – su cui si edificano sistemi di conoscenza atti ad affrontare l’antico ed eccellente problema dell’uomo, quello del senso da attribuire all’esistenza e a ciò che la segue. L’angoscia, morsa entro cui il pensiero soffoca e l’azione implode, si rende visibile allo sguardo quando l’esistenza sia considerata in relazione alla morte. La paura è il sentimento da cui trapela la siderea oscurità da cui nasce il bisogno dell’uomo di definire le cause della sofferenza e le strategie per prevenirle o curarle. Qui si indaga il rapporto tra la paura della morte e una delle tecniche atte a ridurre il dolore che essa segnala: il (altro…)

Da Jaspers a Jung. Il ripensamento dell’esperienza come base della teoria clinica

di Maria Ilena Marozza
«atque», 22, 2000, pp. 125-150

 

La storia del pensiero psicologico ci ha consegnato una divaricazione radicale, di metodo e d’oggetto, tra le due più profonde, intense e innovative teorie che hanno dominato la ricerca psicologica del XX secolo. Fenomenologia e psicoanalisi hanno sviluppato autonome visioni del comprendere psicologico appoggiate a prospettive epistemologiche e a concezioni antropologiche senz’altro incompatibili.

Semplificando, forse eccessivamente, potremmo dire che lo scalino che separa il procedimento fenomenologico da quello analitico è l’atteggiamento verso la comprensione dell’esperienza psichica, in (altro…)

Tabù, paure e soggettività. Un percorso antropologico

di Claudia Mattalucci
«atque», 23-24, 2001, pp. 73-94

In uno dei suoi saggi, Michel de Montaigne osservò come la paura, la “strana passione” che alternativamente mette le ali ai piedi o paralizza, non colpisca soltanto il volgo ma anche i guerrieri più valorosi. E se essa è comprensibile presso l’uomo comune, per il quale il mondo è popolato di fantasmi, morti viventi, lupi mannari, folletti e altre chimere, sorprende che anche gli eroi, i soldati e i gentiluomini possano esserne preda. La paura ottunde le loro qualità distintive: la prontezza, il coraggio, l’onestà e la capacità di giudizio. L’addestramento militare e la cultura non sono dunque di per sé sufficienti a mettere al riparo gli uomini da questa passione capace d’avere la meglio sugli altri sentimenti e sulla ragione stessa. Talvolta, afferma l’autore, i privilegi sono fonte di paura e (altro…)

Note su Per la critica della psicoanalisi di Karl Jaspers

di Vania Berlincioni e Enrico Petrella
«atque», 22, 2000, pp. 151-164

 

L’avversione di Karl Jaspers per la psicoanalisi trova espressione in vari luoghi delle sue opere, ma è sinteticamente puntualizzata in modo definitivo in un breve e veemente scritto del 1950. Il saggio si intitola “Per la critica della psicoanalisi”. Jaspers sessantasettenne, celebrato esponente del pensiero filosofico europeo e insieme celebre ideatore della Psicopatologia generale, offre in omaggio questo saggio al neuropsichiatra tedesco Hans W. Gruhle, in occasione del suo set­tantesimo compleanno. Il lavoro fu pubblicato su “Nervenartz”, e può essere letto in italiano nella raccolta jaspersiana Il medico nel!’età della tecnica (1986). In questo succoso volumetto è associato agli scritti sulla psicoterapia, estratti dalla sua Psicopatologia generale, e ad altri tre saggi sulla medicina e (altro…)

Ansia, paura e panico tra psicologia e neurofisiologia

di Amedeo Ruberto e Antonella Leonelli
«atque», 23-24, 2001, pp. 95-108

Come già accade per moltissimi termini di natura specialistica, anche per “ansia”, “paura” e “panico” l’uso popolare sviluppa significati per lo più generici e confusivi, con ampie aree di sovrapposizione e immancabili difficoltà di comprensione. Che il problema ci sia e che si estenda ben oltre il senso comune e il quotidiano colloquiare, si capisce anche dalle difficoltà che s’incontrano nella somministrazione (e, ovviamente, ancor più nell’autosomministrazione) di scale di valutazione in cui si chiede “quanto spesso si è stati ansiosi” supponendo, forse troppo ottimisticamente, che chi risponde sappia con chiarezza di cosa si sta parlando. Poiché, d’altra parte, è pur vero che non si può chiedere ai soggetti intervistati di attenersi nelle risposte ai criteri del (altro…)

Conoscenza e osservazione in psicologia. Due voci del Dizionario junghiano, Bollati Boringhieri

di Paolo Francesco Pieri
«atque», 22, 2000, pp. 165-182

CONOSCENZA (ingl. Knowledge;ted. Kenntnis; fr. Connaissance)

 

L’accertamento tecnico di un qualsivoglia oggetto, ma anche la disponibilità e il possesso della relativa attrezzatura metodologica; disponibilità e possesso che in vario modo si danno sia nell’ambito delle differenti pratiche collettive sia nell’ambito personale e privato. 

In una simile definizione generalissima fanno questione i seguenti elementi, che si richiamano tra loro: 1) ilrapporto tra l’accertamento tecnico dell’oggetto e l’oggetto stesso; 2) la relazione tra il (altro…)

Capire la paura. Lo sviluppo della rappresentazione della paura tra i cinque e i dodici anni

di Eleonora Cannoni
«atque», 23-24, 2001, pp. 109-134

Chi conosce Vladimiro/il vampiro che di sera/

esce dalla sua tomba/con una gran brutta cera?/

È vestito di un nero mantello,/sulla testa ha un largo cappello./

Con i suoi denti aguzzi/il sangue vuol succhiare,/ (altro…)

Jaspers, le rovine di Nietzsche

di Fabio Polidori
«atque», 22, 2000, pp. 183-196

Serve un breve preambolo. Per dire anzitutto che forse, per parlare del Nietzsche di Jaspers e prima di far entrare in scena quest’ultimo, si dovrebbe partire da Nietzsche. Incominciando cioè da quella impressione, magari vaga e strana, che si riceve leggendolo; e soprattutto leggendolo attraverso i percorsi segnati da tutte, o tante delle interpretazioni che Nietzsche ha avuto. L’impressione che – al di là delle molte, nel suo caso moltissime versioni che ne abbiamo ereditate, pur estreme e tra loro in contrasto – qualcosa sia sempre riuscito a sottrarsi, come nucleo residuo, come sostanza, come identità. Qualcosa che comunque ci permette di riconoscere Nietzsche, un suo testo o una certa quale aria nietzscheana, subito, da appena un accenno. Niente di strano, si potrebbe subito (altro…)

Ansia in gravidanza: una condizione di normalità?

di Donatella Poggiolini, Vanna Valoriani, Paola Benvenuti e Adolfo Pazzagli
«atque», 23-24, 2001, pp. 135-158

1. Introduzione

È osservazione comune che durante una normale gravidanza si manifestino nella donna stati di ansia, anche intensa e duratura, spesso in coincidenza con alcune fasi dell’evoluzione gestazionale, che trovano scarso accoglimento da parte delle fìgure sanitarie deputate ad assisterla ma che costituiscono un’esperienza signifìcativa nella rappre sentazione dell’identità personale. La presenza di ansie comuni a tutte le donne, non si deve comunque considerare né un indicatore di disturbi psichici nella madre, né un qualcosa che predice particolari difficoltà nelle relazioni con il bambino. Anzi, essa (altro…)

Lo stato di emarginazione della psicopatologia. Quali responsabilità per gli psicopatologi?

di Mario Rossi-Monti
«atque», 22, 2000, pp. 197-214

La psichiatria comunitaria e il suo fondamento inespresso

 

Un importante storico della scienza ha scritto: “più vi spingerete verso il cuore di un problema storico strettamente delimitato, più finirete per incontrare, in quello stesso problema qualcosa che vi spingerà al di fuori, aldilà dei suoi confini” (Lovejoy, 1960). Approfondire il tema dell’influenza della psicopatologia fenomenologica sullo sviluppo della psichiatria comunitaria o territoriale significa immergersi in una congerie di influenze problematiche, di contatti e di ramificazioni che rimandano al clima culturale che fece da sfondo alla nascita della legge 180: dalle in fluenze della psichiatria (altro…)