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La rivista “atque” continua la sua pubblicazione in formato cartaceo per i tipi di Moretti & Vitali di Bergamo, ma d’ora in poi gli articoli di tutti i fascicoli – esclusi quelli degli ultimi due anni – sono leggibili (in formato pdf) su questo sito e scaricabili in maniera completamente gratuita.

Sicché i fascicoli di “atque” dal 1990 (anno della sua fondazione) sino a quelli di due anni fa sono ad accesso libero e quindi aperti a ogni forma di ricerca, mentre gli altri hanno un “embargo”, per l’appunto, di due anni – naturalmente il formato cartaceo di tutti i fascicoli rimane disponibile presso le librerie (vedi “librerie amiche”) e ordinabile all’editore (ordini@morettievitali.it).

Essendo digitalizzato l’intero archivio storico, per individuare gli articoli e poterne fare le ricerche sia per autore che per parola chiave, basta consultare questo indice articoli e qualora interessi scaricare il file pdf, cliccare sul titolo.

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Fascicolo

Il presente rappresentato

di Paolo Francesco Pieri
«atque», 3-4 n.s., 2008, pp. 9-13

È assolutamente nel falso chi prende coscienza

del presente soltanto col negare il passato.

L’oggi non ha senso se non è posto tra l’ieri e il domani.

L’oggi è un processo di transizione, (altro…)

Le due metafore istitutive della psicoterapia di orientamento junghiano

di Enzo Vittorio Trapanese
«atque», 1 n.s., 2006, pp. 165-196

 

Il ruolo euristico delle metafore

 

A partire dagli anni Sessanta del XX secolo, l’epistemologia ha accettato di «fare i conti con il ruolo di una figura retorica propria della linguistica, della poetica e del testo letterario», ossia con il ruolo che la metafora sembra svolgere nei processi di costruzione, revisione e cambiamento delle teorie e dei concetti scientifici. Inoltre, non solo epistemologici e filosofi di vario orientamento, ma anche studiosi appartenenti ad altri campi disciplinari (quali la psi colinguistica, l’antropologia, la semiotica, la psicoanalisi, la sociolin guistica, ecc.) interrogano oggi sempre più frequentemente la (altro…)

Umorismo alla lettera

di Carlo Sini
«atque», 2 n.s., 2007, pp. 41-48

 

L’umorismo, dice Vladimir Jankélévitch nelle sue ammirevoli notazioni, è indispensabile ai filosofi. Infatti, egli dice anche, «è l’intero pensiero che è rivestito di umorismo». L’umorismo è una forma di «metacoscienza». È un atto che si rivolge su di sé, che applica anzitutto a sé ciò che fa valere per gli altri. L’umorismo, potremmo aggiungere, caratterizza eminentemente la figura del soggetto proprio nel senso in cui Wittgenstein nel Tractatus scrive che «Il soggetto non appartiene al mondo, ma è un limite del mondo» (5.632); e poi significativamente aggiunge: «L’io filosofico non è l’uomo, non il corpo umano o l’anima umana della quale tratta la psicologia, ma il soggetto metafisico, il limite – non una parte – del mondo» (5.641). In questo senso si può allora dire che (altro…)

Il presente e l’ontologia delle relazioni

di Silvano Tagliagambe
«atque», 3-4 n.s., 2008, pp. 17-68

 

  1. Tempo e spazio

Almeno da quando Immanuel Kant, congiuntamente e indissolubilmente, li considera elementi costitutivi e cardini della nostra esperienza fenomenica, tempo e spazio sono spesso accomunati in un unico destino e posti sul medesimo livello.

In realtà, le cose non sembrano stare propriamente così per vari aspetti e soprattutto per le modalità di archiviazione e codificazione, nel nostro cervello, delle informazioni corrispondenti allo spazio (altro…)

Le figure etiche dell’esperienza analitica

di Luigi Aversa
«atque», 1 n.s., 2006, pp. 197-204

La sincerità senza limiti che viene richiesta

come condizione maggiore e indispensabile al paziente

non sarebbe che morbosa passività o compiaciuto e pigro arrendersi

alla più facile delle modalità di colloquio (altro…)

Verso una petica dell’esistenza: l’‘umorismo’ di Pirandello

di Enrico Ghidetti
«atque», 2 n.s., 2007, pp. 49-54

 

1907: Luigi Pirandello, spinto da un’emergenza di carriera – il concorso per accedere al ruolo di professore ordinario presso l’Istituto Superiore di Magistero di Roma – mette mano contraggenio a due libri che appariranno quasi contemporaneamente nel 1908: una raccolta di pagine critiche di diversa data (Arte e scienza, Roma, Modes) e il saggio L’Umorismo (Lanciano, Carabba), ricavato dagli appunti presi a lezione da una solerte allieva.

Il saggio reca una epigrafica dedica – «Alla buon’anima/ di/ Mattia Pascal/ bibliotecario» – che suonava irridente nei confronti del costume accademico del tempo. L’autore dedicava infatti solenne (altro…)

‘Pensare dialetticamente e non dialetticamente a un tempo’. Quindi ‘rompere’ (con) questo stesso tempo

di Paulo Barone
«atque», 1 n.s., 2006, pp. 205-218

 

  1. Quando si parla di identità (delle opposizioni) si tocca una figura che attraversa da cima a fondo l’intera tradizione culturale. Le variazioni su questo tema sono state molteplici: indistinto momento totale e panico della natura, essere in assoluto, Nulla, unità senza contrasti, fusione confusionale e indifferenziata, Uno fuori da tutto, Uno dentro tutto, en-kai-pan, e così via. Ciò che preme qui sottolineare, però, non è tanto il valore che di volta in volta gli è stato asse gnato in determinate configurazioni – se si sia trattato di un ‘luogo’ da cui fuggire soltanto oppure al quale fare ritorno il più presto possibile, se abbia occupato un posto letterale oppure soltanto metaforico, ecc.. Quanto piuttosto il fatto che l’identità sia stata generalmente trattata dando per scontato che una distanza da essa fosse senz’altro possibile. Ciò che è qui in questione, in altri termini, è che l’identità sia stata per lo più pensata in funzione di un’apertura cui essa avrebbe dato origine, in funzione di un movimento di allontanamento da essa. L’identità rimaneva così localizzata, dando simultaneamente spazio a qualcosa di relativamente altro da lei. In questo senso si è sempre parlato di ‘identità’ e ‘differenza’, di ‘stesso’ e ‘altro’, di ‘uno’ e ‘due’, e quindi di intemporalità e tempo, di inconscio e coscienza, di essenza ed esistenza e via discorrendo. Impossibile, alla fin fine, rinunciare all’uno o all’altro dei due termini messi in coppia. In una simile struttura polare della realtà acquista senso solo ciò che si muove e si mantiene tra i due lembi, che sa passare dall’uno all’altro, senza identificarsi né con l’uno né con l’altro. Non a caso la categoria che ha assunto un peso sempre maggiore è quella della rela­zione: relatività di tutto con tutto.

(altro…)

Il pozzo e la scala. L’umorismo etico di Wittgenstein

di Luca Lupo
«atque», 2 n.s., 2007, pp. 55-75

L’inesprimibile (ciò che mi appare pieno di mistero

e che non sono in grado di esprimere)

costituisce forse lo sfondo sul quale

ciò che ho potuto esprimere acquista significato. (altro…)

Un passato che non passa. Bachelard e la fine dell’abitare

di Stefano Catucci
«atque», 1 n.s., 2006, pp. 219-234

Dobbiamo porci di fronte allo spaccato di un edificio

e fornirne una spiegazione:

il piano superiore è stato costruito nel XIX secolo,

il pianterreno è del XVI secolo e un esame più minuzioso della costruzione (altro…)

Morire dal ridere. Quattro figure del Comico

di Antonino Trizzino
«atque», 2 n.s., 2007, pp. 79-92

Caduta. Fenomenologia di Willy il Coyote

 

Nettuno ha sposato Venere sul tardi.

Si scherza mica tutti i giorni in casa degli Dei.

L.-F. Céline, Scandalo negli abissi, 1959

 

Nel riso cade la necessità di un supporto. Di un suolo precedente qualsiasi iscrizione e disponibile alle iscrizioni che lo segneranno. Il taglio che si apre sotto di me è un antidoto alla ragione. Getta nel (altro…)