Storia

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La rivista semestrale “atque”, fondata a Firenze da Paolo Francesco Pieri nel 1990, nasce con l’intento di raccogliere materiali e ricerche nell’ambito delle pratiche psicoterapeutiche e insieme a queste, quelle filosofiche – così come il suo sottotitolo recita.

Come titolo della rivista è stata scelta la congiunzione latina atque, e ciò per la sua serie di virtù semantiche. Secondo una certa etimologia che la fa derivare dall’unione di –que, una particella enclitica che serve a coordinare strettamente, con at, una blanda avversativa che si rende in italiano con ‘ma’ o ‘d’altra parte’, atque sarebbe uno strumento logico flessibile, paragonabile a una specie di ‘e/ma’ e quindi a un ‘e/o’. Secondo un’altra etimologia che la fa derivare dall’unione di –que con ad, preposizione che nel latino più antico doveva avere una funzione avverbiale e un senso aggiuntivo, atque sarebbe un ‘e inoltre e per di più’. Per comprendere le sue potenzialità semantiche, oltre che volgersi alle sue origini, inevitabilmente incerte, è utile cogliere atque nel suo campo di applicazione, perché è proprio nel suo uso che si rilevano le possibilità che dispiega. Fondamentalmente le sue funzioni sono due e risultano collegate tra loro. Una prima funzione sta nell’esprimere un’intensità relazionale e quindi una coordinazione intensificata: ‘e d’altra parte, e per di più’. Con tale nesso coordinativo, atque consente di trattenere l’attenzione, seppure per un attimo (ma non è poco), sull’importanza che intercorre tra un dato e un altro: ‘si è addormentato, e ubriaco anche’; ‘dentro le mura, e proprio nel cuore della città’; ‘questo, e altro ancora’; “unum atque idem”. Una sua seconda funzione sta nell’esprimere un nesso di comparazione tra termini diversi. È comunque probabile che le due diverse funzioni, quella di un nesso a carattere comparativo e quella di un nesso a carattere coordinativo, abbiano in comune un motivo: vale a dire che la marcata coordinazione (‘e d’altra parte’) somigli piuttosto a un gesto logico di confronto. È in questo senso che atque si trova ad accompagnare aggettivi e avverbi: ‘uguale a’; ‘altro da’; ‘non diversamente da’; ‘più bello di’. Ed è in tutte queste relazioni che per la forza coordinativa/comparativa che assume, atque viene usata come un ponte che, come tale, crea un passaggio fra termini relativamente differenti.

 

Foto 20 copertine

 

C’è da dire a questo punto che dalla sua fondazione, “atque” insegue non già l’attualità, bensì cerca di farne e averne esperienza, quell’esperienza che, con Walter Benjamin, si trova in quel continuo andirivieni tra tempi e “infratempi”, ovvero tra momenti di adesione alla vita e momenti di pausa, dove la stessa vita che ancora si svolge, può davvero essere rivisitata e compresa. È dentro l’esperienza di questi “passaggi” o di queste “soglie” cui la stessa scelta del titolo rinvia, che “atque” si trova ad affrontare, attraverso fascicoli monografici, questioni centrali che attraversano (e costituiscono) il pensiero degli psicoterapeuti e dei filosofi.

È così che nel corso del tempo, “atque” ha potuto mettere in primo piano molteplici questioni che attengono criticamente alla psicologia, alla psichiatria, alla psicoterapia e con queste, alla filosofia, e nel farlo non ha esitato a presentare anche saggi di studiosi provenienti da altri ambiti più o meno confinanti: dalla letteratura all’arte e l’estetica, dalla filosofia della mente alla linguistica, dalla semiologia alla matematica, la fisica e la biologia.

A partire dall’immagine classica e insieme attuale del medico-filosofo, “atque” intende infatti stimolare e raccogliere ricerche e studi in quello spazio intermedio che la pratica psicoterapeutica e quella filosofica vengono a determinare e contemporaneamente non possono che dare a pensare.

Proprio in quanto si offre come un darsi del pensare, i potenziali lettori di “atque” sono gli psicoterapeuti di vario orientamento (freudiano, junghiano, adleriano, cognitivista – e non solo) e insieme a loro i filosofi, e quindi tutti coloro chi intendano assumere criticamente i propri saperi formalizzati e la tradizione di ricerca cui finirebbero quasi involontariamente con l’appartenere.

In particolare, i membri delle numerose e più recenti scuole di psicologia e di psicoterapia oltre che di quelle di maggiore tradizione in Italia, sono quei lettori cui “atque” intende rivolgersi ponendosi nel contempo in discussione.

Merita ricordare che “atque” ha sempre deciso di mantenersi completamente libera da qualsiasi vincolo istituzionale, universitario e non universitario, e una tale scelta costituisce un’altra sua specificità non marginale – con tutti i potenziali vantaggi ma non senza quegli oneri che materialmente le discendono.

 

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