{"id":1826,"date":"2015-04-08T15:20:48","date_gmt":"2015-04-08T13:20:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.atquerivista.it\/wp\/25-262002lempatia-5\/"},"modified":"2015-04-15T17:28:00","modified_gmt":"2015-04-15T15:28:00","slug":"25-262002lempatia-5","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.atquerivista.it\/wp\/25-262002lempatia-5\/","title":{"rendered":"25-26\/2002 <br>L\u2019EMPATIA"},"content":{"rendered":"<h6>Fabrizio Desideri, <strong>\u201cEmpatia e distanza\u201d<\/strong>\/Aldo Giorgio Gargani, <strong>\u201cIl valore cognitivo delle emozioni\u201d<\/strong>\/Silvano Tagliagambe, <strong>\u201cEmpatia e rappresentazione della conoscenza\u201d<\/strong>\/Carlo Sini, <strong>\u201cEmpatia e comprensione\u201d<\/strong>\/Marino Rosso, <strong>\u201cIl fumo e il fuoco\u201d<\/strong>\/Luigi Aversa, <strong>\u201cL\u2019analista, l\u2019empatia e l\u2019inconscio\u201d<\/strong>\/Mario Rossi-Monti, <strong>\u201cEmpatia psicoanalitica ed empatia naturale\u201d<\/strong>\/Mauro La Forgia, <strong>\u201cEmpatie radicali e distali\u201d<\/strong>\/Antonio Trizzino, <strong>\u201cEmpatia e introiezione\u201d<\/strong>\/Stefano Fissi, <strong>\u201cI territori selvaggi e proibiti della soggettivit\u00e0 dell\u2019analista\u201d<\/strong>\/Giovanni Stanghellini, <strong>\u201cIl s\u00e9 vulnerabile\u201d<\/strong>\/Amedeo Ruberto, <strong>\u201cTempo, memoria, empatia\u201d<\/strong><\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol>\n<li>Nella tradizione filosofica occidentale le emozioni e gli affetti sono stati trattati in maniera subordinata. Il secondo libro della <em>Retorica<\/em> di Aristotele \u00e8 un\u2019analisi del flusso delle emozioni e delle passioni ma in posizione marginale, come entit\u00e0 di terza classe rispetto alla conoscenza e alla volont\u00e0. Non veniva riconosciuta una diffusivit\u00e0 delle emozioni nell\u2019\u00e0mbito del pensiero come invece veniva attribuita alla volont\u00e0. Per esempio S. Agostino nel <em>De civitate Dei<\/em> dichiara che \u00ab<em>la<\/em> <em>volont\u00e0 <\/em><em>\u00e8 <\/em><em>in tutti i moti dell\u2019animo, anzi tutti i moti dell\u2019animo non sono<\/em> <em>altro che volont\u00e0<\/em>\u00bb (S. Agostino, <em>De Civitate De Libri xxii, <\/em>Teubner, Lipsia 1863, xiv, 6). In quella tradizione le emozioni vengono celebrate nella misura in cui sono espressioni di uno stato o condizione morale vicini o aderenti alla razionalit\u00e0, per esempio Kant celebra nella <em>Critica della Ragion Pratica<\/em>, \u00abMoventi della ragion pura pratica\u00bb, il dovere definito \u00abnome sublime e grande\u00bb e al tempo stesso definisce le emozioni \u00abmalattie dell\u2019anima\u00bb. Le emozioni vengono relegate a un \u00e0mbito non cognitivo dove vengono a costituire la matrice dell\u2019appagamento o del soddisfacimento affettivo e, non a caso, delle valutazioni estetiche considerate come sprovviste di valenza conoscitiva.<\/li>\n<\/ol>\n<p><!--more--><\/p>\n<p>Le cose mutano fra la fine del secolo xix e l\u2019inizio del secolo xx in cui affiorano le pi\u00f9 diverse tendenze. La fenomenologia apre il discorso sulle emozioni in quanto queste ultime costituiscono un accesso all\u2019ontologia e alla ricerca del senso; per William James le emozioni sono una conseguenza e un\u2019elaborazione affettiva dei comportamenti (per esempio, prima si scappa e poi si ha paura); per Dewey le emozioni si manifestano in presenza di difficolt\u00e0 di adattamento; questa posizione \u00e8 largamente ripresa nell\u2019attuale psicologia e antropologia delle organizzazioni nelle quali l\u2019emozione \u00e8 provocata da un\u2019interruzione imprevista delle procedure e dei comportamenti usuali. Questa interruzione suscita l\u2019arousal (Cfr. K. Weick, <em>Senso e significato nell\u2019organizzazione, <\/em>Raffaello Cortina Editore, Milano 1997, pp. 46-47) ossia un\u2019attivazione, che instaura una condizione affettiva di un certo tipo in attesa della risposta riparativa. Respingendo ogni riferimento a processi di natura introspettiva, il behaviorismo classico di Watson, riduce l\u2019emozione alle condizioni necessarie e sufficienti a riconoscere un comportamento di un certo tipo. Per la <em>Gestaltheorie<\/em> l\u2019emozione \u00e8 una condizione psicologica suscitata dalla percezione di una buona forma. Secondo l\u2019interpretazione fisiologica, l\u2019emozione \u00e8 una forma di energia liberata dal sistema nervoso centrale accompagnata da funzioni corporee come secrezioni adrenaliniche, batticuore, alterazione della pressione sanguigna, alterazione del ritmo del respiro, sospensione dell\u2019attivit\u00e0 digestiva. Contro l\u2019interpretazione comportamentista e quella fisiologica \u00e8 stato argomentato che vi possono essere stati emotivi indipendenti da sensazioni o da comportamenti specifici (per il rimorso). Per la scuola cognitivista, per esempio per K.H. Pribram, in polemica contro la scuola fisiologica e l\u2019interpretazione comportamentista, l\u2019emozione insorge quando una strategia di comportamento, attivata dalla mente per far fronte ad una condizione di disequilibrio con l\u2019ambiente, non funziona. Per la teoria psicoanalitica logico-insiemistica di I. Matte Bianco l\u2019emozione \u00e8 il flusso affettivo inconscio che assume un sottoinsieme o un elemento di un sottoinsieme come espressione di una classe universale (una donna come simbolo di tutte le donne, una stanza vuota come simbolo della fine del mondo).<\/p>\n<p>Molte di queste discussioni, specie quelle legate alle tendenze fisiologiche e comportamentiste, risentono di quella che io definirei una logica del doppio, ossia una tendenza fondazionalista che reduplica i termini dell\u2019universo del proprio discorso. Cos\u00ec, in questo senso, \u00e8 posto in modo falso il problema del rapporto fra la sensazione e il suo concetto, ossia il rapporto fra la sensazione e la parola che la esprime, in quanto sensazioni, percezioni, emozioni non sono entit\u00e0 indipendenti dai concetti e dai simboli linguistici dai quali vengono filtrati. Come osserva Wittgenstein in <em>Letzte Schriften \u00fcber die<\/em> <em>Philosophie der Psychologie<\/em>, se \u00abio dovessi caratterizzare la paura con un solo termine, io dovrei recitare la paura (<em>so m\u00fcsste ich die Angst spielen<\/em>)\u00bb (L. Wittgenstein, <em>Uber die letzten Schriften uber die Philosophie der Psychologie, <\/em>Blackwell, Oxford 1982, i, sez. 24; L. Wittgenstein, <em>Ultimi scritti. La filosofia della psicologia, <\/em>trad. it. di A.G. Gargani, Laterza, Roma-Bari 1998, p. 11). Emozioni, affetti non sono custoditi in un museo interiore e introspettivo, ma nell\u2019intreccio delle relazioni simboliche e comportamentali che connettono i soggetti umani. \u00abDio, se avesse guardato nelle nostre menti, non avrebbe potuto vedere di chi stavamo parlando\u00bb (L. Wittgenstein, <em>Ultimi scritti <\/em>cit., p. 24). La conversione delle categorie semantiche di significato, referenza e verit\u00e0 da un criterio rappresentazionalista, fondato sull\u2019<em>adequatio intellectus et rei<\/em> , a un criterio relazionale, basato sul consenso linguistico condiviso, si accompagna a un differente modo di considerare e di analizzare la sfera delle emozioni. E si accompagna anche a una loro diversa valutazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li>Il punto che voglio focalizzare non \u00e8 per\u00f2 la rivalutazione delle emozioni, degli affetti e delle pulsioni rispetto a una tradizione culturale come la nostra che le ha relegate in una classe marginale dove risultavano privilegiate invece la conoscenza e la volont\u00e0. In questa direzione, infatti, nella cultura contemporanea vi \u00e8 un largo riconoscimento del valore delle emozioni che ha ottenuto un particolare riscontro nella psicoanalisi, nella filosofia e pi\u00f9 recentemente nelle neuroscienze.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Nella psicoanalisi, se \u00e8 pur vero che gli affetti, le pulsioni sono state tematizzate fin dalle origini di questa disciplina, va pure osservato che oggi, nella misura in cui la psicoanalisi affronta le psicosi, essa riconosce una funzione decisiva all\u2019analisi delle emozioni di carattere generale, vago e non specificato come pesantezza, slancio, leggerezza, respiro, peso, soffocamento e di carattere specifico quali tristezza, gioia, contentezza, rimorso, timore e simili, in quanto risulta preliminarmente decisivo nel trattamento delle psicosi la ricostruzione e il consolidamento di un nucleo affettivo nel paziente che precede l\u2019eziologia e la categorizzazione della patologia. Una strategia di questo tipo naturalmente implica un rapporto emotivamente sintonizzato di valutazione e di apprezzamento del paziente attraverso una valida relazione comunicativa<strong> (<\/strong>Cfr. A. Correale, <em>Le terapie analiticamente orientate delle psicosi, <\/em>in A. Correale e L. Rinaldi (a cura di), <em>Quale psicoanalisi per le psicosi, <\/em>Raffaello Cortina Editore, Milano 1997, pp. 36-37; L. Boccanegra, <em>L\u2019origine condivisa: il gruppo dei colleghi come interlocutore appropriato nei casi difficili, <\/em>ivi, p. 264).<\/p>\n<p>Nell\u2019\u00e0mbito filosofico, nell\u2019opera del grande filosofo americano Nelson Goodman, \u00e8 possibile reperire il riconoscimento delle emozioni e del loro valore cognitivo sulla base di un\u2019operazione di decostruzione della retorica del vero che ha afflitto tutta la tradizione culturale occidentale. Goodman mostra come filosofia e scienza non abbiano in realt\u00e0 come loro fondamentale obiettivo la verit\u00e0, perch\u00e9 ci\u00f2 che in effetti ricerca lo scienziato non \u00e8 la verit\u00e0, ma la conferma di un\u2019ipotesi, il suo valore predittivo, l\u2019ampiezza delle sue applicazioni, le sue propriet\u00e0 pragmatiche e estetiche. Come per Rorty (Cfr. R. Rorthy, <em>Philosophy and the Mirror of Nature, <\/em>Blackwell, Oxford 1980, p. 9; Id., <em>Truth and Progress, <\/em>Cambridge University Press, 1998, pp. 1 sgg.) anche per Goodman (Cfr. N. Goodman, <em>Vedere e costruire il mondo, <\/em>trad. it. Laterza, Roma-Bari 1988; Id., <em>Problems and Projects, <\/em>The Bobbs-Merrill Company, Indianapolis and New York 1972) \u201cvero\u201d \u00e8 un <em>complimento<\/em> che noi paghiamo ad una teoria in quanto essa ha potere predittivo: \u00e8 maneggevole, coerente, consistente, in quanto assolve a criteri pragmatici e a requisiti estetici. Non \u00e8 casuale che filosofi come Rorty e Goodman affianchino il valore cognitivo delle emozioni ad una revisione critica della retorica del vero e a una riscoperta e a un riconoscimento del valore conoscitivo dell\u2019arte. Per entrambi vale la metafora del poeta americano Wallace Stevens, \u00abit was when I said,\/ there is no such thing as the truth,\/That the grapes seemed fatter,\/The fox ran out of the hole\u00bb (\u00abFu quando io dissi che non c\u2019\u00e8 la verit\u00e0, che i grappoli d\u2019uva sembrarono piu grandi\/ e la volpe usc\u00ec dalla sua tana\u00bb, <em>The Collected Poems, <\/em>New York, Vintage 1990, p. 203).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li>Il punto \u00e8 ora: in che consiste il valore cognitivo delle emozioni? Non basta rivalutare le emozioni, non basta dire che bisogna ricompattarle con la rimanente parte delle nostre conoscenze. Occorre cercare di precisare o forse addirittura di scoprire in che cosa consiste il potere conoscitivo delle emozioni, dei sentimenti e degli affetti.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Nell\u2019\u00e0mbito della filosofia di carattere non analitico e non positivista, Heidegger ha pi\u00f9 di ogni altro tematizzato le emozioni. In <em>Essere e Tempo<\/em> situazione affettiva (<em>Befindlichkeit<\/em>) e comprensione (<em>Verstehen<\/em>) sono cooriginariamente determinate dal discorso. Perfino la persistente mancanza di emozioni non \u00e8 vuoto emotivo, perch\u00e9 in quella condizione l\u2019esistenza risulta essere un peso (<em>Last<\/em>). La tonalit\u00e0 affettiva costituisce l\u2019orizzonte di apertura dell\u2019ente che \u00e8 l\u2019uomo rispetto a se stesso e al mondo; il suo esser-ci, il \u2018ci\u2019 dell\u2019esserci (<em>Dasein<\/em>), sono determinati e dipendono esclusivamente dall\u2019emotivit\u00e0. L\u2019affettivit\u00e0 non \u00e8 n\u00e9 un \u201cfactum brutum\u201d, non \u00e8 la fatticit\u00e0 della nuda presenza, n\u00e9 \u00e8 una determinazione categoriale. L\u2019emotivit\u00e0 \u00e8 un auto-sentimento, che non \u00e8 assorbito dalla razionalit\u00e0 o dalla fede religiosa (M. Heidegger, <em>Essere e Tempo, <\/em>trad. it. Bocca, Milano 1953, pp.147-149). L\u2019emotivit\u00e0 proietta l\u2019uomo al di l\u00e0 della dicotomia o del dilemma razionalismo\/irrazionalismo: \u00abl\u2019irrazionalismo come contrapposto del razionalismo non fa che discorrere da guercio di ci\u00f2 intorno a cui questo \u00e8 cieco\u00bb (lvi, p. 149). L\u2019emotivit\u00e0 scopre l\u2019uomo in un percorso che non \u00e8 una ricerca di qualcosa, bens\u00ec in una fuga da qualcosa. L\u2019emotivit\u00e0 scopre l\u2019uomo a se stesso nello stato di un enigma. Ci\u00f2 che caratterizza l\u2019emotivit\u00e0 per Heidegger \u00e8 infatti l\u2019irraggiungibilit\u00e0 della sua origine e del suo manifestarsi. La tonalit\u00e0 affettiva sorprende l\u2019uomo, non proviene n\u00e9 dall\u2019interno, n\u00e9 dall\u2019esterno, emerge dall\u2019essere al mondo da parte dell\u2019uomo. Nella emotivit\u00e0 \u00e8 riposta la matrice affettiva fondamentale della filosofia. Come osserver\u00e0 Heidegger in <em>Problemi fondamentali della filosofia<\/em>, lo stupore, la meraviglia costituiscono la matrice del discorso filosofico. \u00abLo stupore \u00e8 la dismisura dell\u2019indecisione tra quel che l\u2019ente nella sua totalit\u00e0 \u00e8 in quanto ente e quel che si spinge avanti come ci\u00f2 che non ha stabilit\u00e0, non ha struttura e che costantemente \u00e8 trascinato via, ossia, qui, nel contempo, ci\u00f2 che subito si sottrae\u00bb (M. Heidegger, <em>Domande fondamentali della filosofia, <\/em>trad. it. Mursia, Milano 1988, p. 114). Il nesso emotivit\u00e0-conoscenza, il nesso affettivit\u00e0-comprensione si manifestano nella capacit\u00e0 di riconoscimento che \u00e8 aperta e determinata esclusivamente dalla modalit\u00e0 affettiva di ricezione degli eventi. Nulla potrebbe risultare minaccioso o attraente agli occhi della razionalit\u00e0 o dell\u2019intuizione come tali. \u00c8 la modalit\u00e0 affettiva che scopre il significato della presenza, il senso di ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 (Cfr. M. Heidegger, <em>Essere e Tempo, <\/em>cit., p. 151). Perci\u00f2 Heidegger dichiara che \u00abAlles Verstehen ist immer befindliches (ogni comprensione \u00e8 sempre emotiva)\u00bb e che \u00abAlles Verstehen ist gestimmtes (ogni comprensione \u00e8 emotivamente tonalizzata)\u00bb (M. Heidegger, <em>Sein und Zeit, <\/em>Niemayer, Halle 1927, p. 265).<\/p>\n<p>Questa condizione corrisponde a ci\u00f2 che in tutt\u2019altra area di ricerca \u00e8 stato osservato da antropologi e psicologi americani, e cio\u00e8 che nessuno stimolo determina o affetta semplicemente l\u2019organismo umano, dal momento che \u00e8 propria della risposta di questo organismo la funzione di modificare la natura e il senso della causa che \u00e8 all\u2019origine della risposta. Ed \u00e8 per questa ragione che noi non cogliamo mai lo stimolo che stimola, la domanda che domanda, la risposta che risponde (Cfr. M.P. Follett, <em>Creative Experience, <\/em>Longmans Green, New York 1924, p. 60; K. Weick, <em>Senso e significato nell\u2019organizzazione, <\/em>cit<em>., <\/em>p. 33). L\u2019affettivit\u00e0 strappa l\u2019uomo da se stesso, <em>colpendolo<\/em> lo fa evadere da se stesso, e da questo punto si originano i destini dell\u2019uomo che pu\u00f2 lasciarsi travolgere dal mondo dalla banalit\u00e0 della vita quotidiana, dalla sfera del <em>si dice<\/em> e del <em>si fa<\/em>, del \u00abman macht\u00bb e del \u00abman sagt\u00bb nella deiezione (<em>Verfallen<\/em>) (Cfr. M. Heidegger, <em>Essere e Tempo, <\/em>cit., p. 193) della chiacchiera, della curiosit\u00e0 e dell\u2019equivoco perch\u00e9 il mondo deiettivo, osserva Heidegger, \u00e8 tentatore e al tempo stesso tranquillizzante. Oppure l\u2019uomo pu\u00f2 dirigersi nella direzione dell\u2019autenticit\u00e0 riconoscendosi come quell\u2019ente la cui essenza \u00e8 quella di interrogarsi sul proprio essere al mondo. Ma una cosa \u00e8 certa, due f\u00eclosof\u00ec cos\u00ec lontani e eterogenei fra loro come Heidegger e Nelson Goodman asseriscono che le emozioni vanno effettivamente sentite, e non semplicemente menzionate. Goodman scrive in <em>Problems and Projects<\/em> che \u00abindeed, emotions must be felt &#8230; \u00bb (N. Goodman, <em>Problems and Projects, <\/em>cit., p. 108). Secondo Heidegger la paura esprime ci\u00f2 che \u00e8 essere al mondo, l\u2019esserci dell\u2019uomo. \u00abSolo avendo paura \u00e8 possibile alla paura, osservando espressamente, \u201cveder chiaro\u201d in ci\u00f2 che fa paura\u00bb (M. Heidegger, <em>Essere e Tempo, <\/em>cit., p. 153). Ossia, possiamo dire con parole diverse da quelle di Heidegger, che <em>la conoscenza \u00e8 inaugurata dalla tematizzazione delle emozioni<\/em>. Le emozioni costituiscono il repertorio delle modalit\u00e0 secondo le quali l\u2019uomo recepisce il mondo, ossia l\u2019orizzonte delle sue possibilit\u00e0. L\u2019emotivit\u00e0 costituisce il paradigma esistenziale dell\u2019uomo. Da questo punto in poi l\u2019uomo non \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 delle sue possibilit\u00e0 ma neanche \u00e8 qualcosa di meno, perch\u00e9 ci\u00f2 che nel suo poter essere non \u00e8 ancora, esistenzialmente lo \u00e8. \u00abWerde, was du bist\u00bb, conclude Heidegger, divieni quello che sei. E naturalmente si tratta di una forte assunzione teorica come tale, ma \u00e8 anche la sua segreta risposta a Nietzsche che scriveva di <em>come<\/em> si diventa quello che si \u00e8. Attraverso il filtro dell\u2019emotivit\u00e0 Heidegger riconnette parti e componenti dell\u2019essere al mondo che una tradizionale quanto sterile dicotomia aveva separato, ossia il mondo delle cose come esse sono in s\u00e9, fredde, nude e obiettive, e la sfera valoriale portata avanti dall\u2019uomo. No, non \u00e8 che qualcosa si faccia avanti come una pura presenza, come un nudo fatto che successivamente viene caricato di un\u2019interpretazione, qualcosa di freddo e obiettivo che successivamente viene predicato come una porta, un tavolo o un libro. Comprensione e interpretazione procedono insieme, di conserva. Non \u00e8 che, come credevano filosofi metafisici e filosofi positivisti, da un lato ci siano i fatti nudi e obiettivi da un lato e dall\u2019altro noi, soggetti umani, che tappezziamo i fatti con valori.<\/p>\n<p>Con gli sviluppi della fisica teorica a partire dai principio del secolo xx viene riconosciuto il ruolo dell\u2019emozione nella ricerca scientifica. Einstein dichiarava che la teoria fisica non si esaurisce in un sistema ipotetico-deduttivo di inferenze logico-matematiche a partire da una manciata di assiomi. All\u2019origine della relativit\u00e0 sussisteva il fenomeno della singolarit\u00e0 della luce a orientare l\u2019organizzazione della teoria. Sul piano metodologico pi\u00f9 generale, Einstein sosteneva che alla base della scienza fisica deve esistere un\u2019emozione, un\u2019empatia, precisamente l\u2019<em>Einfuhlung<\/em> da parte dello scienziato nei confronti dei fenomeni naturali, la quale precede l\u2019elaborazione matematicosperimentale. \u00abII fine pi\u00f9 alto del fisico \u2013 scriveva Einstein \u2013 \u00e8 quello di pervenire a quelle leggi universali che permettono la ricostruzione dell\u2019universo per via deduttiva. Nessuna via logica conduce a queste leggi universali; soltanto l\u2019intuizione, fondata sulla comprensione simpatetica (<em>Einfuhlung<\/em>) dell\u2019esperienza, pu\u00f2 condurre ad esse ( &#8230; ). Il mondo empirico determina praticamente il sistema teorico, nonostante il fatto che non esista alcun ponte logico fra i fenomeni e i loro principi teorici\u00bb. Psicologicamente, sosteneva Einstein, gli assiomi poggiano sulle esperienze, \u00abma non esiste alcun cammino logico che conduca dalle esperienze agli assiomi, bens\u00ec soltanto una connessione intuitiva. Morale: se non si pecca contro la ragione, non si combina nulla (<em>Moral, wenn man gar nicht gegen Vernunft sundigt, kommt man uberhaupt zu nichts<\/em>)\u00bb (Cfr. A. Einstein, <em>Lettres <\/em><em>a <\/em><em>Maurice Solovine, <\/em>Aubier, Paris 1956, pp. 120 e 128).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"4\">\n<li>Per cogliere il valore cognitivo delle emozioni occorre uscire sia dalla visione retorica e raziocinante della sfera affettiva, sia dalla fusionalit\u00e0 immediata. La funzione cognitiva delle emozioni pu\u00f2 essere colta soltanto a livello delle procedure costruttive del sistema pensiero-parola. Sono le emozioni che tessono le connessioni fra i concetti e le parole nei quali costruiamo i mondi della conoscenza. L\u2019emozione \u00e8 infatti il principio motore che connette un simbolo ad un simbolo, un concetto ad un altro. \u00c8 l\u2019emozione che illumina nuovi aspetti della realt\u00e0. Questo non accade quando dico \u201cquesta \u00e8 una bottiglia\u201d, ossia quando semplicemente riconosco un paradigma grammaticale; ma se dico \u201cil sorriso di quest\u2019uomo fa pensare a un azione criminosa di cui egli sarebbe capace\u201d qui \u00e8 all\u2019opera un\u2019emozione che connette i termini, che promuove discorso, che organizza un discorso. Tutto ci\u00f2 diventa pi\u00f9 chiaro se cominciamo ad abituarci all\u2019idea che i concetti non sono etichette di oggetti (oggetti logici, estetici, matematici, etici, religiosi) ma sono, come ha osservato Cora Diamond, \u00aborganizzatori di discorsi\u00bb( Cfr. C . Diamond, <em>Wittgenstein, Mathematics and Ethics, <\/em>in H. Sluga e D. Stern (a cura di), <em>The Cambridge Companion to Wittgenstein, <\/em>Cambridge University Press 1996, pp. 247-248). Come osserva Karl Weick in <em>Sense and Sense-making in the Organizations<\/em> la memoria cognitiva connette esperienze, eventi tra i quali non c\u2019\u00e8 alcuna somiglianza, e la ragione \u00e8 che non sono gli eventi ad essere eguali o simili, bens\u00ec le emozioni e le loro tracce mnestiche. Come hanno messo in risalto l\u2019epistemologia e la filosofia analitica, ma come hanno anche osservato economisti e sociologi dell\u2019organizzazione aziendale quali Herbert Simon e Karl Weick, le cose non sono connesse e ordinate fra loro, perch\u00e9 tra esse c\u2019\u00e8 un \u00abloose coupling\u00bb, un legame allentato; ed \u00e8 solo l\u2019iniziativa costruttiva dei soggetti umani che introduce con strategie mirate quei nessi che poi riconosciamo come \u00abtight coupling\u00bb (Cfr. H. Simon, <em>Il comportamento amministrativo, <\/em>il Mulino, Bologna 1958; G. Bonazzi, <em>Dire, fare, pensare. Decisione e creazione di senso nelle organizzazioni, <\/em>Angeli, Milano 1999, p. 157).<\/li>\n<\/ol>\n<p>L\u2019ineffabilit\u00e0 \u00e8 molto spesso un mito metafisico perch\u00e9 in realt\u00e0 essa maschera l\u2019insufficienza dei vocabolari trasmessi e l\u2019esigenza di un cambiamento di vocabolario destinato a introdurre un nuovo ordine simbolico. Episodi quali lo scacco del linguaggio nei <em>Turbamenti del giovane Torless<\/em> o di Ulrich nell\u2019<em>Uomo senza Qualit\u00e0<\/em> di Musil (Cfr. A.G. Gargani, <em>Il filtro creativo, <\/em>Laterza, Roma-Bari 1999, p. 135; Id., <em>Linguaggio e mistica delle cose nell\u2019opera di Robert Musil<\/em>, in \u00abCultura Tedesca\u00bb, 3, 1995, p. 56), le connessioni fra l\u2019onda del mare di Bretagna e i profili scoscesi di una cattedrale gotica a Balbec in <em>All\u2019Ombra delle fanciulle in fiore<\/em> di Proust (Cfr. A.G. Gargani, <em>Stili di analisi, <\/em>Feltrinelli, Milano 1993, pp. 54-55), il rituale scozzese di Beltane per salutare l\u2019avvento dell\u2019estate, interpretato (Cfr. A.G. Gargani, <em>Lo stupore e il caso, <\/em>Laterza, Roma-Bari 1992, pp.183- 185) come traccia di un sacrificio umano, sono tutti eventi implementati dalla sopravvenienza di un\u2019emozione che mette in movimento il linguaggio e il discorso e che attraverso il simbolismo costruisce un nuovo ordine della realt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Aldo Giorgio Gargani<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fabrizio Desideri, \u201cEmpatia e distanza\u201d\/Aldo Giorgio Gargani, \u201cIl valore cognitivo delle emozioni\u201d\/Silvano Tagliagambe, \u201cEmpatia e rappresentazione della conoscenza\u201d\/Carlo Sini, \u201cEmpatia e comprensione\u201d\/Marino Rosso, \u201cIl fumo e il fuoco\u201d\/Luigi Aversa, \u201cL\u2019analista, l\u2019empatia e l\u2019inconscio\u201d\/Mario Rossi-Monti, \u201cEmpatia psicoanalitica ed empatia naturale\u201d\/Mauro La<span class=\"ellipsis\">&hellip;<\/span><\/p>\n<div class=\"read-more\"><a href=\"https:\/\/www.atquerivista.it\/wp\/25-262002lempatia-5\/\">Continua a leggere &#8250;<\/a><\/div>\n<p><!-- end of .read-more --><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1944,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[7],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.atquerivista.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1826"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.atquerivista.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.atquerivista.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.atquerivista.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.atquerivista.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1826"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.atquerivista.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1826\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3919,"href":"https:\/\/www.atquerivista.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1826\/revisions\/3919"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.atquerivista.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1944"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.atquerivista.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1826"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.atquerivista.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1826"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.atquerivista.it\/wp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1826"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}