{"id":1825,"date":"2015-04-08T15:20:47","date_gmt":"2015-04-08T13:20:47","guid":{"rendered":"http:\/\/www.atquerivista.it\/wp\/23-242001la-paura-5\/"},"modified":"2015-04-15T17:30:36","modified_gmt":"2015-04-15T15:30:36","slug":"23-242001la-paura-5","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.atquerivista.it\/wp\/23-242001la-paura-5\/","title":{"rendered":"23-24\/2001 <br>LA PAURA"},"content":{"rendered":"<h6>Vladimir Jank\u00e9l\u00e9vitch, <strong>\u201cL\u2019angoscia dell\u2019istante e la paura dell\u2019al di l\u00e0\u201d<\/strong>\/Enrica Lisciani-Petrini, <strong>\u201cPaura dell\u2019al-di-l\u00e0 o angoscia del quasi niente?\u201d<\/strong>\/Alfonso M. Iacono, <strong>\u201cPaura e fame di futuro\u201d<\/strong>\/Ubaldo Fadini, <strong>\u201cLa paura e il mostro. Linee di una \u2018filosofia della simpatia\u201d<\/strong>\/Nicoletta Salomon, <strong>\u201cRadici antiche della paura\u201d<\/strong>\/Ines Testoni, <strong>\u201cPaura della morte e anoressia\u201d<\/strong>\/Claudia Mattalucci, <strong>\u201cTab\u00f9, paure e soggettivit\u00e0\u201d<\/strong>\/Amedeo Ruberto e Antonella Leonelli, <strong>\u201cAnsia, paura e panico tra psicologia e neurofisiologia\u201d<\/strong>\/Eleonora Cannoni, <strong>\u201cCapire la paura\u201d<\/strong>\/Donatella Poggiolini, Vanna Valoriani, Paola Benvenuti, Adolfo Pazzagli, <strong>\u201cAnsia in gravidanza: una condizione di normalit\u00e0?\u201d<\/strong>\/Filippo Accurso, <strong>\u201cFreud e Wittgenstein: mitologia del quotidiano e linguaggio della scienza\u201d<\/strong><\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Se c\u2019\u00e8 un autore che si \u00e8 occupato con una meditazione inesausta e martellante del problema della morte, questo \u00e8 senz\u2019 altro Jank\u00e9l\u00e9vitch.<\/p>\n<p>Ma \u2013 significativamente \u2013 in un libro di oltre cinquecento pagine dedicato a <em>La mort<\/em>, riserva uno smilzo paragrafo, quello qui tradotto, e giusto sul finire del libro stesso al tema della paura di fronte a tale evento. Significativamente, dicevamo. Perch\u00e9 a quello che da sempre viene considerato l\u2019atteggiamento normale e persino \u201cmorale\u201d dell\u2019uomo di fronte alla morte \u2013 la paura appunto \u2013 Jank\u00e9l\u00e9vitch non solo non ascrive nessuna o comunque un\u2019importanza del tutto irrilevante, ma soprattutto <!--more-->attribuisce un significato di pura copertura di ben altro. Ed \u00e8 intorno a questo \u2018altro\u2019, invece, che egli fa insistentemente ruotare la propria riflessione \u2013 nella complessit\u00e0 dei percorsi tracciati nel libro e che ovviamente vanno tenuti sullo sfondo di questo paragrafo \u2013 disfacendo a una a una, quasi lavorando di fioretto, tutte le mistificazioni che la paura, con una paradossale forma di rassicurazione per dir cos\u00ec rovesciata, copre.<\/p>\n<p>Nei fatti \u2013 sintetizza Jank\u00e9l\u00e9vitch, andando al sodo delle questioni nel suo stile notoriamente antiretorico, dissacratorio e persino irriverente rispetto a qualsiasi paludata idealizzazione \u2013 sia che si tratti di religioni, sia che si tratti di raffinate speculazioni filosofiche, le cose vengono sistemate secondo una doppia scansione, squisitamente meta-fisica, nei confronti della quale sono state tradizionalmente adottate due modalit\u00e0 d\u2019atteggiamento, in apparenza opposte, in realt\u00e0 entrambe molto pacificanti e molto \u201cragionevoli\u201d: costruite, potremmo dire, sul \u2018principio di ragione\u2019, sul primato della <em>ratio<\/em>. In breve: s\u2019immagina un \u201cal-di-l\u00e0\u201d e un \u201cal-di-qua\u201d, il cui punto di \u201cpassaggio\u201d ovvero di \u201csalto\u201d \u00e8 costituito dall\u2019\u201distante mortale\u201d. Ora, di fronte a questa doppia dimensione, un atteggiamento, per lo pi\u00f9 tipicamente religioso, ma presente anche nelle filosofie che ammettono l\u2019idea di un \u201cal-di-l\u00e0\u201d ipostatizzato, \u00e8 quello volto a spostare tutta la paura della morte su quest\u2019ultimo \u201ccon le sue minacce\u201d (ovvero le sue ricompense). L\u2019\u201cal-di-l\u00e0\u201d, in altri termini, acquista una consistenza meta-empirica, viene visto come una sorta di seconda patria, di successiva dimora, e anzi tanto pi\u00f9 temibile o allettante a seconda che costituisca una punizione o una ricompensa. In tal modo la paura diventa il \u201cragionevole\u201d e molto \u201cmorale\u201d comportamento di chi <em>con ragione<\/em> teme l\u2019al-di-l\u00e0. E di conseguenza l\u201d\u2019istante mortale\u201d diventa l\u2019oggetto di una \u201cfobia motivata\u201d o di una indifferenza ragionata.<\/p>\n<p>Insomma, la paura \u00e8 ora il nome che serve \u2013 paradossalmente \u2013 a rassicurare sull\u2019esistenza di un \u201cal-di-l\u00e0\u201d che, anche se da temere, comunque appare come una garanzia di futuro. L\u2019altro atteggiamento \u00e8 quello adottato invece per lo pi\u00f9 da alcuni filosofi, ricorda Jank\u00e9l\u00e9vitch, ma non meno immunizzante rispetto all\u2019angoscia dell\u201d\u2019istante mortale\u201d. Daccapo si riparte dalla scansione metafisica al-di-l\u00e0\/al-di-qua, ma con la fondamentale differenza di pensare l\u2019al-di-l\u00e0 come un \u201cpuro niente\u201d, sicch\u00e9 \u2013 conclusione impeccabile quanto tranquillizzante \u2013 \u201cnon c\u2019\u00e8, alla lettera, niente da temere\u201d: l\u2019al-di-l\u00e0 non esiste e dunque !\u201d\u2019istante mortale\u201d viene ridotto a un banale, irrisorio \u201cbrutto momento da passare\u201d. In questo caso, l\u201d\u2019uomo razionale\u201d sa <em>con ragione<\/em> che non ha niente da temere e che sarebbe del tutto \u201cirragionevole\u201d e dunque persino disonorevole aver paura! In altri termini: nell\u2019un caso l\u2019al-di-l\u00e0 viene a completare l\u2019al-di-qua offrendogli lo sfondo di un infinito futuro; nell\u2019altro caso l\u2019al-di-l\u00e0 diventa il niente che chiude e perimetra la compiutezza dell\u2019al-di-qua. Cos\u00ec l\u2019istante mortale assurge o a soglia di passaggio verso altra e miglior vita, oppure a confine che sigilla una pienezza. Davvero \u201cun gran bel gioco\u201d \u2013 commenta Jank\u00e9l\u00e9vitch.<\/p>\n<p>Quale il risultato ultimo di tutta questa raffinata e secolare strategia? Come si diceva prima, l\u2019immunizzazione dell\u2019angoscia connessa all\u201d\u2019istante mortale\u201d, ovvero a quella particolarissima soglia, a quel margine che de-finisce la nostra esistenza. Ed \u00e8 qui che, invece, vuol ricollocarsi Jank\u00e9l\u00e9vitch. In vista di tutt\u2019altro pensiero. Poich\u00e9 proprio quella soglia, lungi dall\u2019essere un \u201cpassaggio\u201d o un \u201csalto\u201d, \u00e8 piuttosto un \u201cquasi-niente\u201d, cio\u00e8 un limine che segna il nostro sostare su un \u201cquasi\u201d appunto, che sporge su \u201cqualcosa\u201d di indefinibile: un \u201cnon-so-che\u201d che sfugge ad ogni possibile parola (come dimostra<\/p>\n<p>la sua stessa \u2018definizione\u2019 che non lo definisce affatto: \u201cnon-so-che\u201d) e si sottrae dunque a qualsiasi spiegazione o ragionamento. A qualsiasi \u2018principio di ragione\u2019 che lo riduca a \u201csostanza\u201d e quindi a \u201ccausa\u201d. Ecco perch\u00e9 si tratta di qualcosa che mai pu\u00f2 costituire la causa o la ragione o il motivo di una paura. Ma al contrario costituisce l\u2019irragionevole e immotivato \u2013 e perci\u00f2 \u201cinconfessabile\u201d e persino un po\u2019 immorale e \u201cindecente\u201d (si pensi alle pagine, in questo stesso libro, di Jank\u00e9l\u00e9vitch su <em>La morte di Ivan Illitch <\/em><em>di Tolstoj<\/em>) \u2013 \u201cniente\u201d di un\u2019angoscia. Ma tutto questo, sembra incalzare il filosofo, sta a svelarci o ricordarci un senso della nostra vita alla lettera \u201cacutamente tagliente\u201d. Ossia che la nostra esistenza, lungi dal costituire una pienezza, un tutto compiuto, \u00e8 un \u201cquasi-niente\u201d, che porta sempre in\/con s\u00e9 una nullit\u00e0 ineliminabile, e dunque \u00e8 scavato, tagliato, reso concavo e \u2018finito\u2019 da una incompiutezza mai medicabile che lo \u2018finisce\u2019.<\/p>\n<p>\u00c8 questa finitezza, \u00e8 questo taglio \u2013 che (de-)finisce ogni vita ci\u00f2 che l\u2019\u201cistante mortale\u201d sempre di nuovo riporta al pensiero. Ma, appunto, il taglio dal quale con angoscia ci ritraiamo, per poterlo \u2013 grazie alla paura \u2013 dimenticare.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">Enrica Lisciani-Petrini<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vladimir Jank\u00e9l\u00e9vitch, \u201cL\u2019angoscia dell\u2019istante e la paura dell\u2019al di l\u00e0\u201d\/Enrica Lisciani-Petrini, \u201cPaura dell\u2019al-di-l\u00e0 o angoscia del quasi niente?\u201d\/Alfonso M. Iacono, \u201cPaura e fame di futuro\u201d\/Ubaldo Fadini, \u201cLa paura e il mostro. 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