Fascicoli

La rivista “atque” continua la sua pubblicazione in formato cartaceo per i tipi di Moretti & Vitali di Bergamo, ma d’ora in poi gli articoli contenuti in tutti i fascicoli – esclusi quelli degli ultimi due anni – sono leggibili (in formato pdf) su questo sito e scaricabili in maniera completamente gratuita.

Sicché i fascicoli di “atque” dal 1990 (anno della sua fondazione) sino a quelli di due anni fa sono ad accesso libero e quindi aperti a ogni forma di ricerca, mentre gli altri hanno un “embargo”, per l’appunto, di due anni – naturalmente il formato cartaceo di tutti i fascicoli rimane disponibile presso le librerie (vedi “librerie amiche”) e ordinabile all’editore (ordini@morettievitali.it).

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11 n.s./2012
PERVASIVITÀ DEL CONTATTO

a cura di Anna Gianni, Roberto Manciocchi e Amedeo Ruberto

 

PREFAZIONE Paolo Francesco Pieri/INTRODUZIONE Anna Gianni, Roberto Manciocchi, Amedeo Ruberto/PARTE PRIMA – INTENZIONALITÀ, RELAZIONALITÀ, ESPERIENZA/Luca Vanzago, “Le relazioni naturali. Il relazionismo di Whitehead e il problema dell’intenzionalità”/Roberto Ferrari, Ricardo Pulido, “L’esperienza animale del contatto. zoo-fenomenologia e addestramento meditativo”/Anna Fusco di Ravello, “Il giro della prigione”/Amedeo Ruberto, “Dell’impossibilità del non essere in contatto. Contributo allo sviluppo della psicologia analitica”/PARTE SECONDA – CONTATTO SIMBOLICO, RIMANDO, ASSENZA/Enrico Castelli Gattinara, “Zero come simbolo: uno sconfinamento indeterminato”/Attilio Scarpellini, “L’impronta. Trattenere i corpi, toccare le immagini”/Roberto Manciocchi, “Pratiche del contatto, pratiche del contagio”/PARTE TERZA – QUALE CORPO PER IL CONTATTO/Roberto Diodato, “The touch beyond the screen”/Massimo Caci, “Contatto vs perdita del contatto. Per una antropologia dell’ambiente da Eugène Minkowsky a Gilles Deleuze”/Anna Gianni, “Andirivieni di contatti tra corpo e mente”

 

Viviamo un mondo dispiegato dal nostro linguaggio e le relative pratiche.

Facendo un elenco un po’ alla rinfusa, posso dire che nel mondo delle pratiche psicologiche e gli ambiti confinanti, la fanno attualmente da padroni termini e concetti come: ‘relazione’, ‘differenziazione’, ‘individuale’, ‘spiegazione’, ‘distanziazione’, ‘astratto’, ‘mediatezza’, ‘segno’, ‘aut-aut’, ‘mente’, ‘oggetto’, ‘conscio’, ‘sapere’, ‘confini’. (altro…)

10 n.s./2012
L’ORDINARIETÀ DELL’INATTESO

a cura di Paola Cavalieri, Mauro La Forgia e Maria Ilena Marozza

 

PREFAZIONE/Paolo Francesco Pieri/INTRODUZIONE/Paola Cavalieri, Mauro La Forgia, Maria Ilena Marozza/PARTE PRIMA – FILOSOFIA/Enrico Castelli Gattinara, “Piccole grandi cose: fra ordinario e straordinario”/Felice Cimatti, “Quanto fa 25×20? Per una logica del cambiamento psichico”/Graziella Berto, “La cura della singolarità”/Ferdinando G. Menga, “L’inatteso e il sottrarsi dell’evento. Vie d’accesso filosofiche fra domandare e rispondere”/Tonino Griffero, “Alle strette. L’atmosferico tra involontarietà e superattese”/Elena Gigante, “Nòstoi inauditi. Dalla percezione sonora fetale all’ascolto analitico”/PARTE SECONDA – PSICOTERAPIA/Maria Ilena Marozza, “Dove la parola manca il segno. Negli interstizi trasformativi della talking cure”/Mauro La Forgia, “Fenomenologia e clinica dell’ordinario”/Giovanni Foresti, “Esperable uberty. Gli interventi clinici dell’analista come ipotesi di ricerca”/Paola Cavalieri, “Fenomenologia del primo incontro. Vissuti di estraneità e capacità di improvvisare del terapeuta”/Giovanni Stanghellini, Alessandra Ambrosini, “Karl Jaspers. Il progetto di chiarificazione dell’esistenza: alle sorgenti della cura di sé”

 

  1. Questo fascicolo di Atque nasce dall’idea di indagare su quelle fasi del lavoro psicoterapeutico nelle quali ci si affida all’esperienza ordinaria, all’immediatezza dei vissuti e dei comportamenti, affrancandosi da forme di lettura dell’altro (e di sé) trasmesse da teorie o tradizioni di riferimento. È nostra convinzione che questi luoghi di indagine abbiano da sempre segretamente caratterizzato ogni psicoterapia; che essi siano stati, e siano ancora, travolti da rappresentazioni e resoconti dogmaticamente fantasiosi di ciò che avviene in una seduta; che, viceversa, una maggiore attenzione a essi, e a ciò che in essi si insinua o si produce, possa costituire la via règia del contatto con quanto di sottilmente pervasivo e nascosto ci attraversa, ci lega agli altri e (nel rapporto con gli altri) ci costituisce.

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8-9 n.s./2011
LA COSCIENZA E IL SOGNO. A PARTIRE DA PAUL VALÉRY.

A cura di Paolo Francesco Pieri

 

INTRODUZIONE/Paolo Francesco Pieri/PARTE PRIMA – DAL SOGNO ALLA COSCIENZA/Paul Valéry, “Frammenti del Cahier Somnia”/Benedetta Zaccarello, “Viatico après coup. Note di accompagnamento alla traduzione”/Carlo Sini, “Il sogno e la coscienza (Peripezie del sapere)”/Silvano Tagliagambe, “La vita è sogno”/Eugenio Borgna, “Sogno ed esistenza. Note su Binswanger”/Stefano Catucci, “‘Reimparare a sognare’. Note su sogno, immaginazione e politica in Michel Foucault”/PARTE SECONDA – IL SOGNO A PARTIRE DA PAUL VALÉRY/Fabrizio Desideri, “Sulla polarità tra ‘estesica’ e ‘poietica’: intorno al Discorso sull’estetica di Paul Valéry”/Felice Ciro Papparo, “Dalla magia naturale del sogno all’ars dell’esitazione in Paul Valéry”/Masanori Tsukamoto, “Gradi del disegno. Per una poetica del sogno in Paul Valéry”/Atsuo Morimoto, “Il sogno e la po(i)etica in Paul Valéry”/PARTE TERZA – I SOGNI NEI RIVERBERI DELLE NOSTRE PRATICHE/Amedeo Ruberto, “Coscienza e sogno in psicoterapia”/Mauro La Forgia, “Psicoterapia e sogno come pratiche retoriche”/Roberto Manciocchi, “Stati di sonnolenza. Ovvero quando sonno e veglia non sono fenomeni uniformi ma ampie classi di fenomeni”

 

Dentro il solco di un dialogo ormai ultraventennale tra esponenti della pratica filosofica e di quella psicoterapeutica, questo fascicolo raccoglie differenti saggi che ruotano intorno al sogno, che la psicologia moderna – come già Platone e Aristotele – assume come l’azione dell’immaginazione nel sonno. Rispetto a questo, i saggi di cui il fascicolo si compone, si (altro…)

6-7 n.s./2009
FARE E PENSARE IN PSICOTERAPIA. COSA FANNO GLI PSICOTERAPEUTI E COSA PENSANO MENTRE LO FANNO

a cura di Paolo Francesco Pieri

 

PARTE PRIMA – PSICOTERAPIA/Giovanni Jervis, “Naturalità e innaturalità delle psicoterapie”/Paolo Francesco Pieri, “La terapia attraverso il linguaggio: dall’approccio analitico a quello simbolico”/Enzo Vittorio Trapanese, “Sfondi della psicoterapia analitica”/Maria Ilena Marozza, “La psicoterapia, l’ironia, l’onestà”/Giovanni Stanghellini, “Per una psicoterapia fenomenologica”/Mauro La Forgia, “L’apparente specificità della clinica”/PARTE SECONDA – FILOSOFIA E SCIENZA/Fabrizio Desideri, “Del comprendere. A partire da Wittgenstein”/Giuseppe Vitiello, “Essere nel mondo: io e il mio doppio”/PARTE TERZA – NEUROSCIENZE/Vittorio Gallese, “I neuroni specchio e l’ipotesi dello sfruttamento neurale: dalla simulazione incarnata alla cognizione sociale”/APPENDICE/Gerardo Botta, “Riflessioni su L’altro maestro”/Gianfranco D’Ingegno, “L’analizzabilità del candidato-analista nel terzo millennio. Una professione in via di estinzione?”/Margherita Vannoni, “La personalità dell’analista come principale strumento del lavoro analitico. Ma quale formazione?”

 

  1. Lo psicoterapeuta che intenda definire la propria pratica con l’espressione “psicologia analitica” sta adottando la denominazione che Carl Gustav Jung assegnò nel 1911 parlando di una psicologia delle relazioni tra la coscienza e l’inconscio, e di una psicologia che nel suo darsi è capace di riflettere su se stessa e quindi di ripensare i metodi e le verità che in quella stessa pratica vanno emergendo. Nell’esercizio della sua pratica egli ha certamente acquisito una serie di sensibilità: egli considera che ogni suo processo conoscitivo dell’altro mostra il legame circolare con la conoscenza di se stesso, che ogni conoscenza di sé e dell’altro è positivamente critica non soltanto di sé come parlante ma anche della cultura che gli permette di pronunciare le parole nel senso in cui le dice, e che ogni evento veritativo è non solo in relazione con sé e la sua cultura, ma è impegnativo per lui, che quelle verità esprime.

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5 n.s./2008
CORPO-LINGUAGGIO

a cura di Paolo Francesco Pieri

 

PREFAZIONE Paolo Francesco Pieri/PARTE PRIMA – MODI DEL LINGUAGGIO/Fabrizio Desideri, “Interni. Quattro variazioni quasi dialettiche intorno a sensibilità e linguaggio”/Maria Ilena Marozza, “Di che parla la talking cure? Lo sfondo sensibile del discorrere in analisi”/Mauro La Forgia, “Le forme del dire”/Marianna Bergamaschi Ganapini, “Asserzione ed espressione”/Roberto Manciocchi, “Il pensabile e l’impensabile fra Wittgenstein e Bion”/PARTE SECONDA – MODI DELLA PERCEZIONE/Alberto Voltolini, “Varietà di esperienza percettiva: ‘vedere-in’ vs. scambiare qualcosa per un’altra”/Marco Mazzeo, “Alla scoperta dell’America: cecità, sinestesia e plasticità percettiva”/Felice Cimatti, “Il paradosso del ricordare. La memoria e il segreto del corpo”/PARTE TERZA – IL CORPO DEL SENSO/Helmuth Plessner, “Die Einheit der Sinne”/Alessia Ruco, “Sensibilità, psiche e linguaggio nella riflessione estetica e antropologica di Helmuth Plessner”/Barbara Scapolo, “Creare attraverso le ‘parole’ lo ‘stato di mancanza delle parole’. Di alcuni motivi in Paul Valéry”/Giovanni Matteucci, “Il linguaggio dell’apparenza. Note a partire dalla lettura junghiana di Joyce”

 

Il tema di questo fascicolo della nuova serie di “atque” è il linguaggio, assunto nel senso ampio di ciò che contrassegna e intercetta gran parte delle nostre – per così dire – prestazioni cognitive, performative e non solo.

Il fascicolo raccoglie una serie di saggi che insistono e persiston (altro…)

3-4 n.s./2008
IL PRESENTE

a cura di Paolo Francesco Pieri

 

PREFAZIONE/Paolo Francesco Pieri, “Il presente rappresentato”/POLITICA E RETORICA DEL PRESENTE/Silvano Tagliagambe, “Il presente e l’ontologia delle relazioni”/Fabrizio Desideri, “Uno sguardo sul presente: relativismo, pluralismo e identità umana”/Roberto Finelli, “Il presente come soap-opera”/Riccardo Scarcia, “Fermare il tempo. Applicazioni di cronografia romana”/Daniel Dennett e Marcel Kinsbourn , “Il tempo e osservatore. Il dove e il quando della coscienza nel cervello”/Enzo Vittorio Trapanese, “La tirannide del presente”/ESSENZA DEL PRESENTE/Roberta De Monticelli, “Alla presenza delle cose stesse. Saggio sull’attenzione fenomenologica”/Antonino Trizzino, “Tempo in abbandono”/Daniela Palliccia, “Bachelard e la ‘rottura’ fenomelogica dell’istante immaginale”/PSICOLOGIA E PSICOPATOLOGIA DEL PRESENTE/Mario Rossi Monti, “Psicopatologia e figure del presente”/Luciano Perez, “Il tempo del puer”/Elena Cristiani, “Il presente in analisi”/Vittorio Lingiardi e Francesco De Bei, “Al punto fermo del mondo che ruota”/Benedetto Farina, “Il presente dissociato”/Anna Sabatini, “Terrorismo suicida come patologia psico-sociale”/Arnaldo Benini e Claudio Bassetti, “Il senso del tempo e i disturbi neurologici del presente”

 

Il presente cui questo fascicolo fa riferimento, attiene soprattutto alla vita della mente e quindi al presente dell’esistenza, al presente della coscienza, al presente della percezione, al presente dell’esperienza, al presente della memoria.

Occorre, però, innanzitutto (altro…)

2 n.s./2007
PERCHÉ SI RIDE. UMORISMO, COMICITÀ, IRONIA.

a cura di Paolo Francesco Pieri

 

PREFAZIONE/Paolo Francesco Pieri, “Umorismo e innovazione della conoscenza. La transizione dei codici simbolici e lo sconquasso nel corpo dei saperi”/PARTE PRIMA/Vladimir Jankélévitch, “L’umorismo è la rivincita dell’uomo debole”/Carlo Sini, “Umorismo alla lettera”/Enrico Ghidetti, “Verso una poetica dell’esistenza: L’umorismo di Pirandello”/Luca Lupo, “Il pozzo e la scala. L’umorismo etico di Wittgenstein”/PARTE SECONDA/Antonino Trizzino, “Morire dal ridere. Quattro figure del Comico”/Adriano Fabris, “Sul ridere in alcune prospettive religiose”/Antonello Sciacchitano, “Perché nella scienza non si piange e non si ride?”/PARTE TERZA/Mauro La Forgia, “Note su ironia, consapevolezza e processo conoscitivo”/Giuseppe Di Giacomo, “Ironia e romanzo”/Davide Sparti, “Tea for two. L’ironia nel jazz di Thelonious Monk”/DIALOGO con Vladimir Jankélévitch

 

[…] Attraverso quanto si è detto si perviene all’idea che il sistema psichico inconscio svolge una funzione fondamentalmente critica del sistema conscio, e che i suoi simboli, rivestendo l’intero processo mentale, hanno la funzione di dare da pensare i segni della realtà, ovvero quei segni che nel loro rappresentare stabilmente la realtà, configurano i nostri saperi certi e le verità su cui ci fondiamo.

Per questa loro funzione che implica non già il negare le conoscenze (altro…)

1 n.s./2006
SIMBOLO, METAFORA, ESISTENZA. SAGGI IN ONORE DI MARIO TREVI

PREFAZIONE Bruno Callieri/L’INEFFABILE ESPERIENZA DEL SIMBOLO/Emilio Garroni, “Simbolo e linguaggio”/Umberto Galimberti, “Il simbolo: orma del sacro”/Francesco Saverio Trincia, “Riflessioni sul simbolo in, e oltre, Freud”/Marco Innamorati, “La rimozione del simbolo”/Giorgio Caviglia, “Simbolo ‘vero’/simbolo ‘falso’: il dilemma clinico del simbolo diabolico”/Angiola Iapoce, “Il tempo affettivo del simbolo”/LE METAFORE DELLA PRESENZA/Maria Ilena Marozza, “La clinica tra modello e metafora”/Enzo Vittorio Trapanese, “Le due metafore istitutive della psicoterapia”/Luigi Aversa, “Le figure etiche dell’esperienza analitica: identità, alienità, alterità”/Paulo Barone, “‘Pensare dialetticamente e non dialetticamente a un tempo’. Quindi ‘rompere’ (con) questo stesso tempo”/Stefano Catucci, “Un passato che non passa. Bachelard e la fine dell’abitare”/L’ESISTENZA E L’ARTE DELLA CURA/Paolo Francesco Pieri, “Il paradigma dialogico nella conoscenza e nella cura psicologica. Considerazioni sul pensiero di Mario Trevi”/Amedeo Ruberto, Roberto Manciocchi, “La forza teorica del complesso. Modernità e specificazioni”/Mauro La Forgia, “Prospettive cliniche dell’intenzionalità”/Vincenzo Caretti, “La solitudine del curante, la scissione mente-corpo e il deficit della simbolizzazione”/DIALOGO CON MARIO TREVI (a cura di Luigi Aversa)

 

A Mario Trevi, la figura più significativa dello junghismo italiano, dobbiamo la profonda revisione critica del pensiero di Jung, del suo innatismo archetipale e di un certo suo sostanzialismo; ma soprattutto cogliamo sempre più la sua meditata e convincente attenzione a valorizzare l’individuazione (la Selbstwerdung) (altro…)

27-28/2003
LA COSTRUZIONE DELL’ANIMA. FREUD E…

Carlo Sini, “Quando gli alberi non rispondono: Platone e Freud”/Silvano Tagliagambe, “Inconscio e conscio in Dostoevskij”/Gian Giacomo Rovera, “Tra Freud e Adler rammentando Jung”/Federico Leoni, “L’inconscio è il mondo. J.-L. Nancy legge S. Freud”/Umberto Galimberti, “La questione etica in Freud e Jung”/Luciano Mecacci, “Freud e Pavlov, e la psicoanalisi. Tre note storiche”/Antonino Trizzino, “La dimora estranea. Note su Freud e Tausk”/Maria Fiorina Meligrana e Roberto Manciocchi, “Il silenzio del corpo e l’autismo. Dopo oltre cento anni dalla psicopatologia della vita quitidiana”/Yamina Oudaï Celso, “Antipsicologismo e anticoscienzialismo freudiano. Spunti comparativi”/Adriano Bugliani, “Terapia e fenomenologia. Hegel e la psicoanalisi”

 

Una conversazione improbabile

Freud e Pavlov personalmente non si sono mai incontrati e attraverso i rispettivi libri e articoli si sono sicuramente conosciuti poco. In tutte le sue opere Freud cita Pavlov una volta sola, a proposito degli esperimenti pavloviani “sulle secrezioni di saliva”, e comunque senza alcun riferimento al significato delle ricerche sui riflessi condizionati per la psicologia e la psichiatria (S. Freud, Il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio (1905), tr. it. in Opere, v. 5, Boringhieri, Torino 1972, p. 176). (altro…)

25-26/2002
L’EMPATIA

Fabrizio Desideri, “Empatia e distanza”/Aldo Giorgio Gargani, “Il valore cognitivo delle emozioni”/Silvano Tagliagambe, “Empatia e rappresentazione della conoscenza”/Carlo Sini, “Empatia e comprensione”/Marino Rosso, “Il fumo e il fuoco”/Luigi Aversa, “L’analista, l’empatia e l’inconscio”/Mario Rossi-Monti, “Empatia psicoanalitica ed empatia naturale”/Mauro La Forgia, “Empatie radicali e distali”/Antonio Trizzino, “Empatia e introiezione”/Stefano Fissi, “I territori selvaggi e proibiti della soggettività dell’analista”/Giovanni Stanghellini, “Il sé vulnerabile”/Amedeo Ruberto, “Tempo, memoria, empatia”

 

  1. Nella tradizione filosofica occidentale le emozioni e gli affetti sono stati trattati in maniera subordinata. Il secondo libro della Retorica di Aristotele è un’analisi del flusso delle emozioni e delle passioni ma in posizione marginale, come entità di terza classe rispetto alla conoscenza e alla volontà. Non veniva riconosciuta una diffusività delle emozioni nell’àmbito del pensiero come invece veniva attribuita alla volontà. Per esempio S. Agostino nel De civitate Dei dichiara che «la volontà è in tutti i moti dell’animo, anzi tutti i moti dell’animo non sono altro che volontà» (S. Agostino, De Civitate De Libri xxii, Teubner, Lipsia 1863, xiv, 6). In quella tradizione le emozioni vengono celebrate nella misura in cui sono espressioni di uno stato o condizione morale vicini o aderenti alla razionalità, per esempio Kant celebra nella Critica della Ragion Pratica, «Moventi della ragion pura pratica», il dovere definito «nome sublime e grande» e al tempo stesso definisce le emozioni «malattie dell’anima». Le emozioni vengono relegate a un àmbito non cognitivo dove vengono a costituire la matrice dell’appagamento o del soddisfacimento affettivo e, non a caso, delle valutazioni estetiche considerate come sprovviste di valenza conoscitiva.

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