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La rivista “atque” continua la sua pubblicazione in formato cartaceo per i tipi di Moretti & Vitali di Bergamo, ma d’ora in poi gli articoli di tutti i fascicoli – esclusi quelli degli ultimi due anni – sono leggibili (in formato pdf) su questo sito e scaricabili in maniera completamente gratuita.

Sicché i fascicoli di “atque” dal 1990 (anno della sua fondazione) sino a quelli di due anni fa sono ad accesso libero e quindi aperti a ogni forma di ricerca, mentre gli altri hanno un “embargo”, per l’appunto, di due anni – naturalmente il formato cartaceo di tutti i fascicoli rimane disponibile presso le librerie (vedi “librerie amiche”) e ordinabile all’editore (ordini@morettievitali.it).

Essendo digitalizzato l’intero archivio storico, per individuare gli articoli e poterne fare le ricerche sia per autore che per parola chiave, basta consultare questo indice articoli e qualora interessi scaricare il file pdf, cliccare sul titolo.

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Asimmetrie che contano. Wittgenstein sul dolore, la prima persona e le altri menti

di Gabriele Tomasi
«atque», 23 n.s., 2018, pp. 47-81

In questo saggio presenterò alcune delle intuizioni di Wittgenstein sul provare dolore. Si tratta di uno stato in cui sembra farsi avanti il modo distintivo in cui gli stati “mentali” si presentano al soggetto che li vive. Commentando alcuni passi del celebre “argomento del linguaggio privato” e altre osservazioni sulla filosofia della psicologia, mostrerò che Wittgenstein, criticando la cosiddetta “immagine cartesiana” della mente, nel caso del dolore non concepisce la distinzione tra prima e terza persona come un’asimmetria epistemologica. Egli sembra piuttosto pensare che il punto di vista di prima persona sia definito da un senso di appartenenza, dell’esser-mio del dolore che provo perché io sono la persona che lo può esprimere. Dirò anche qualcosa sulla parallela tesi di Wittgenstein, che gli altri spesso riescono a sapere se provo dolore, mostrando che essa non esclude un senso (praticabile) della privatezza del dolore.

 

Parole chiave: Wittgenstein, dolore, “dualismo cartesiano”, espressione, prima e terza persona, privatezza e linguaggio privato

 

Le prime pagine di questo articolo non ancora pubblicato online, si trovano nello sfogliabile cliccando qui – l’intero articolo è ovviamente reperibile nel fascicolo in formato cartaceo presso le “librerie amiche” ed è ordinabile all’indirizzo ordini@morettievitali.it

Per un’ontologia del vissuto

di Luca Pinzolo
«atque», 23 n.s., 2018, pp. 83-110

Si tenta una lettura ontologica del vissuto, attraverso una costellazione di spunti teoretici che vengono fatti girare attorno ad alcuni aspetti della riflessione di Levinas. In primo luogo, si cerca di impiegare il “trauma”, e la sua temporalità, come paradigmatico per mostrare come il “vissuto” sia solo eco di qualcosa che si è prodotto altrove e in un altro tempo. In un secondo momento, il “corpo proprio”, anziché luogo o sede privilegiata dei vissuti, viene concepito come crocevia di flussi ambientali – elementi o atmosfere – che lo circondano e lo sovrastano. Si cerca, quindi, di delineare per sommi capi la via verso un’ontologia materialista dell’esteriorità, in cui il motivo naturalistico, pur in certo modo presente, non si chiude in sé stesso, ma apre a una dimensione etica e politica: i vissuti, eventi pre-individuali e a-soggettivi, si producono “tra” i corpi, disegnandoli nei loro profili, certo, ma anche definendone legami e alleanze.

 

Parole chiave: Levinas, fenomenologia, neofenomenologia. transindividualità, ontologia, atmosferologia, interfaccia

 

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Linguaggi della vaghezza. Oltre il mito dell’interiorità

di Maria Ilena Marozza
«atque», 23 n.s., 2018, pp. 111-131

Dopo aver discusso i rimandi semantici dei termini “incertezza”, “indeterminatezza” e “indefinitezza”, nel saggio ci si chiede in che modo queste dimensioni possano rappresentare un valore positivo per la talking cure. Vengono esplorate le diverse posizioni di Freud e di Jung. Quindi ci si sofferma sui modi di intendere il profondo legame tra l’indefinitezza atmosferica e l’indefinitezza linguistica. L’introduzione del concetto di atmosfera come ambito precategoriale consente di superare la netta distinzione psicoanalitica tra mondo interno e mondo esterno, proponendo piuttosto la co-appartenenza di ogni processo di soggettivazione al mondo di cui fa parte.

 

Parole chiave: incertezza, indeterminatezza, indefinitezza, linguaggio, atmosfera

 

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Sulle tracce dell’esperienza. Walter Benjamin tra critica del vissuto e uomo nuovo

di Marina Montanelli
«atque», 23 n.s., 2018, pp. 133-146

Il presente saggio si propone di ripercorrere le tappe essenziali della riflessione di Walter Benjamin sul concetto di esperienza. Prende pertanto le mosse dai primi testi benjaminiani degli anni universitari che si confrontano con la filosofia kantiana e il neokantismo e con la fenomenologia di Husserl, dunque col problema dello statuto della dimensione trascendentale e del rapporto tra esperienza e linguaggio. Successivamente vengono analizzati i lavori più tardi che affrontano il tema dell’indice storico dell’esperienza e della critica al concetto di Erlebnis della filosofia della vita, mostrando la necessità di ridefinire la nozione di esperienza a partire dalle trasformazioni storiche imposte dalla modernità.

 

Parole chiave: Walter Benjamin, experience, language, transcendental, Erlebnis, history

 

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Cavalli e asini, muli, bardotti e carpe. Storia, invenzione, memoria e verità in psicoanalisi

di Fausto Petrella
«atque», 23 n.s., 2018, pp. 147-189

L’accento, posto in epoca postmoderna, sugli aspetti interattivi, inventivi, esplorativi dell’analisi, ha offuscato l’idea di verità, e il peso specifico della realtà storica, facendo apparire superflua o superata la tensione concettuale e metodologica tra il vero, il falso e il congetturale, così presente in Freud e nella psicoanalisi durante la prima metà del secolo passato. Il lavoro ripercorre alcuni momenti nodali dello sviluppo freudiano e postfreudiano circa la storia, confrontandoli con aspetti del dibattito storiografico attuale. Il lavoro mostra che il riferimento alla storia appare in Freud tutt’altro che ingenuo, senza tuttavia che egli sia disposto a liquidare o ridurre l’idea di obiettività e di realtà in nome di una visione psicologistica, relativistica e puramente soggettiva dell’esperienza e del lavoro clinico.

 

Parole chiave: storia, après-coup, trauma psichico, narrazione, verità, diventare soggetto

 

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Vedere l’irreale. Vissuto d’immagine, vissuto di fantasia

di Claudio Rozzoni
«atque», 23 n.s., 2018, pp. 191-209

Le analisi husserliane relative alla fantasia e alla coscienza d’immagine contenute nella Husserliana xxiii (1980) possono offrire un fondamentale contributo al più recente dibattito sulle teorie dell’immagine (queste ricerche sembrano persino anticipare – e poter dialogare con – alcune decisive questioni sollevate dalle filosofie dell’immagine sviluppatesi in ambito analitico). Di particolare importanza è il modo in cui Husserl tratta il rapporto fra il vissuto d’immagine e il vissuto di fantasia, arrivando a mettere in questione la nozione di “immagine mentale”. A partire da questa soglia critica, Husserl propone una teoria della fantasia in quanto presentificazione intuitiva non fondata su un medium iconico.

 

Parole chiave: fantasia, percezione, immagine, raffigurazione, presentificazione

 

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Contro il fanciullino. Infanzia cronica e sindrome di Peter Pan

di Marco Mazzeo
«atque», 23 n.s., 2018, pp. 211-225

Il mito dell’interiorità si avvale spesso di una figura coniata dal poeta italiano Giovanni Pascoli: il fanciullino. L’articolo ne illustra le fattezze criticando la lettura proposta da Giorgio Agamben. Il saggio, infine, propone di stabilire un legame tra questa figura poetica e il ruolo che nel capitalismo contemporaneo gioca la cosiddetta sindrome di Peter Pan.

 

Parole chiave: Agamben, capitalismo, neotenia, Pascoli, Wittgenstein

 

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Pereživanie: tema centrale della psicologia e psicoterapia nella Russia contemporanea. Breve nota storica

di Luciano Mecacci
«atque», 23 n.s., 2018, pp. 227-241

Il concetto di pereživanie (corrispondente, in termini generali, alla parola tedesca Erlebnis e all’espressione «esperienza vissuta») è uno dei temi principali del pensiero filosofico e psicologico russo. Sono illustrati in particolare i contributi di K. Stanislavskij, L.S. Vygotskij, G.G. Špet e F.E. Vasiljuk allo sviluppo teorico di questo concetto, mostrando la dimensione esistenziale e spirituale che esso ha assunto nella psicologia e psicoterapia contemporanea russa.

 

Parole chiave: pereživanie, vissuto, Stanislavskij, Vygotsky, Vasilyuk

 

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La verità oltre la soglia

di Giuseppe Vitiello
«atque», 22 n.s., 2018, pp. 17-32

In fisica la nozione di soglia è ricorrente in diverse accezioni. Energia di soglia nell’effetto fotoelettrico; soglia come velocità limite in relatività speciale, soglia che marca il dualismo onda/corpuscolo in teorie quantistiche, come rendimento massimo nella produzione di lavoro in termodinamica; regione di transizione tra regimi dinamici nei sistemi al non-equilibrio e in biologia; in linguistica nella transizione sintassi/semantica e nell’attività cerebrale nell’atto di coscienza, nella costruzione di conoscenza e nella funzione di valutazione della verità. Espressioni del tipo processo a soglia, essere sulla soglia, varcare la soglia, e altre ancora, acquistano in fisica una connotazione formale, anche matematica, precisa.

 

Parole chiave: soglia, effetto fotoelettrico, velocità della luce, massimo rendimento, sintassi, semantica, rottura della simmetria, ordine, verità, il Doppio

 

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La soglia e il tempo della sensazione: sulla critica della psicofisica di Hermann Cohen

di Astrid Deuber-Mankowsky
«atque», 22 n.s., 2018, pp. 33-44

Il saggio ha per tema la critica di Hermann Cohen alla psicofisica che da un lato, interpretava la sensazione come reazione a uno stimolo considerando le variazioni delle sensazioni come correlate alla forza dello stimolo, e dall’altro, sosteneva la tesi di una soglia differenziale tra sensazione e stimolo, assumendola come il passaggio tra vita soggettiva e mondo esterno. Muovendo dall’analisi di luoghi fondamentali de Il principio del metodo infinitesimale, il saggio assume come punto di partenza una diversa interpretazione della sensazione, illustrando: 1. come la sensazione non segua la legge della soglia perché è originariamente movimento e non già qualcosa di statico e definito come lo stimolo; 2. come lo stimolo sia non già l’origine della sensazione bensì la grandezza intensiva oggettivata e come tale sia sensazione oggettivata; 3. come la soglia vada “deterritorializzata” in quanto nella conoscenza scientifica non si ha mai a che fare direttamente con i dati perché essi sono sempre componenti e prodotti del metodo scientifico stesso.

 

Parole chiave: psicofisica, sensazione, stimolo, soglia, conoscenza scientifica, critica della conoscenza

 

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